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Capitolo 1

- Sei sicura di voler fare questa cosa da sola?

Gabe guardava sua moglie con ansia, sperando che gli chiedesse di accompagnarla.

- Sono sicura. - rispose invece lei.

Jess lisciò la gonna blu notte e sistemò la camicetta azzurro chiaro, poi mise la Chanel color caffelatte sottobraccio e uscì dall'appartamento, situato in uno dei più bei palazzi di Manhattan.

Salì su un taxi e si preparò mentalmente a prendere un volo di sei ore per Miami e a ripercorrere tutti i luoghi che le erano stati a cuore fino a meno di un anno prima.

Al termine del lungo viaggio, Jess fu contenta di sapere che poteva trovare Anthony allo stesso indirizzo. Al primo impatto provò anche una fitta di nostalgia per quella che era stata la sua amata casa per tanto tempo.

Tribulante, suonò il campanello e persino quel piccolo gesto le sembrò assurdo.

Si presentò alla porta un uomo alto, dai capelli castano scuro e gli occhi verdi, un po' spenti. Non vi era accenno di barba, e quello era un buon segno, pero' con un minimo di immaginazione si sarebbero potuti intravedere alcuni capelli bianchi e qualche piccola ruga.

Anthony era spento, sulla via dell'invecchiamento precoce a causa dell'anima triste.

Sentirsi direttamente responsabile di tale fenomeno non incoraggiò Jess a parlare.

Per qualche istante fissò la sorpresa nell'espressione di Anthony, che rimase impalato sulla porta di casa.

- Ciao Anthony. - sussurrò infine.

Anthony parve non ascoltare neanche.

- Posso... entrare?

Lentamente, lui si fece da parte.

La invitò a sedersi con un gesto della mano e andò a finire il caffé che aveva lasciato sull'isola della cucina.

Posò la tazza sul ripiano e il rumore parve riscuoterlo.

Tornò in salotto più curioso che sorpreso.

Che cosa era venuta a fare Jess a casa sua dopo tanti mesi di separazione?

- Come stai, Anthony? - domandò lei, cercando di instaurare un clima più tranquillo nella stanza.

La risposta giusta sfuggiva ad Anthony.

La sua natura razionale e riflessiva l'aveva un po' bloccato in quello stato di digestione ardua delle delusioni che aveva ricevuto.

Non si sarebbe aspettato che un uomo sarebbe stato capace di soffiargli la ragazza in appena un mese di tempo. Poco importava che fosse una vecchia conoscenza, il dolore c'era lo stesso e non aveva nessuno con cui condividerlo.

La casa gli era parsa vuota senza la presenza vivace di Jess, quella donna particolare e diversa che l'aveva catturato. Senza di lei il mondo aveva perso la brillantezza dei colori e la punta di sapore.

Era come se tutto fosse un po' più sbiadito.

La sensazione di abbandono lo logorava dall'interno ogni notte, quando dormiva senza un corpo caldo e minuto da stringere con tenerezza ed amore.

- Tutto sommato, bene. - fu la risposta infine.

Jess non gli credette, non poteva farlo. Era troppo evidente quanto stesse mentendo.

Annuì soltanto. Non era lì per confortarlo, cosa comunque alquanto impossibile dal suo punto di vista, ma per dirgli che avevano una figlia e che doveva dirle come aveva intenzione di comportarsi.

- C'è una cosa che... Che ti devo dire. È importante e puoi capirlo benissimo, perché ho fatto un lungo viaggio. Non invano, naturalmente.

Stava diventando nervosa.

Anthony fu incuriosito.

Jess prese un profondo inspiro.

Stabilì un contatto visivo per tastare il terreno, poi si decise a parlare.

Via la striscia, via i peli.

- Noi... Noi abbiamo una figlia. - disse.

Anthony rimase paralizzato.

- Una figlia? Cosa? Come? Sei seria? Jess, per l'amor del Cielo, dimmi che...

- Mai stata più seria. - lo interruppe lei.

- Oh, cazzo. Da quanto? Come si chiama? Che cazzo facciamo adesso? Che cazzo di casino. Una figlia? Ppporca troia...

Jess fece fatica a non scomporsi.

Lo osservò andare avanti e indietro per un po' di volte, borbottando le stesse cose.

- Anthony. Anthony, fermati. È una bambina bellissima e la adoro, come sono sicura che la adorerai anche tu. Si chiama Sydney.

- Sydney? Mi aspettavo che la chiamassi Isabella o qualcosa del genere...

- L'ha scelto... Gabe. - sussurrò lei.

Anthony non commentò.

- E com'è? Mi somiglia?

- Sì. Stessi occhi, stessi tratti del viso. È adorabile, te l'ho detto. Il problema è che...

- . - la interruppe Anthony, capendo perfettamente il punto.

Gabe.

Era sempre stato lui il problema.

- Sarebbe bello se la conoscessi e fossi presente per lei... Pero' ci siamo stabiliti a New York e diventa un po' difficile vedersi spesso. Cosa ne pensi?

Anthony soppesò la situazione, cercando di non lasciare che il risentimento verso Gabe, che avrebbe praticamente cresciuto sua figlia, offuscasse la razionalità.

- Sinceramente, non so con esattezza quali siano i miei piani per il futuro. Potrei venire a vederla una volta e poi vedere un attimo come impostare le cose. Una volta che mi sarò stabilito, ti farò sapere. Naturalmente, voglio essere presente per lei.

Jess si sentì sollevata.

Non si aspettava una reazione così pacata da lui, anche se non era mai stato particolarmente aggressivo o passionale.

- Vieni con me a New York questo sabato?

Jess riprese la fotografia in mano e osservò con una punta d'invidia gli stessi occhi verdi nelle due persone ritratte.

Anthony teneva in braccio la piccola Sydney e sorrideva, entusiasta della figlia. La camicia tendente al lilla era in armonia con il grigio dolce dei pantaloni e alla copertina verde mela che avvolgeva la neonata.

Erano passati quindici anni da allora.

Sydney era una newyorkese con un'amore sfrenato per la sua città d'adozione, Roma, dove insisteva sempre per andare a passare le vacanze, ed era un'adolescente curiosa del mondo e di se stessa.

Ogni tanto chiedeva di suo padre Anthony, anche se adorava Gabe, e ne seguiva le vicende sentimentali.

Fino a quattro anni prima, una volta in uno o due mesi andava a fargli visita e a Natale lui veniva per lei a New York. Poi aveva trovato la donna della sua vita, una donna di cui si sapeva poco oltre alla sua mania per la solidarietà verso i disadattati sociali, e aveva avuto una figlia con lei.

Era stato impegnatissimo fra una cosa e l'altra, perciò non si erano più potuti incontrare se non due o tre volte l'anno. Ed era sempre stato Anthony a muoversi, perché sosteneva che la situazione a casa fosse complicata.

Quell'anno si erano visti solo a Natale ed era giugno.

Era finita da poco la scuola e nelle lunghe giornate estive, era difficile non pensare a quello che avrebbe voluto fare.

Le sarebbe piaciuto passare del tempo con suo padre, conoscere la donna che l'aveva preso così tanto e la figlia che avevano avuto.

Aveva sentito che la donna aveva un figlio, nato da una relazione precedente, e che nella casa di campagna dove abitavano c'erano anche i cavalli.

Nella grigia New York di quel giorno di pioggia, immaginò una cavalcata fra i prati morbidi e il cielo soleggiato, con il vento che le accarezzava il viso.

Accarezzò il dorso della cagnolina Minny e sospirò.

Se solo sua madre fosse stata meno incasinata da giovane...

__________

I WISH!

Aggiornamento random.

Presto sapremo di più su Sydney, ma intanto... secondo voi cosa succederà?

Mi viene quasi da ridere perché c'è una cosa talmente prevedibile che mi sotterrerei, pero' mi piace troppo l'idea di scriverla lo stesso e lo farò 😂

Baci❤❤

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