Hey boy, What you got for me?
"Voi due vi conoscete?" chiese stupita Elettra, spostando lo sguardo dall'uno all'altra.
"Mah, conoscerci è una parola grossa. Diciamo che lei ha un'opinione abbastanza pessima di me!" sogghigna, guardandomi.
"Perché?"
"Perché mi ritiene uno stronzo" risponde lui, senza spostare lo sguardo dal mio.
"Diciamo che tu sei uno stronzo", sottolineo io.
"Visto?" ribatte lui, volgendo lo sguardo a Elettra, seduta in mezzo a noi leggermente confusa, senza togliersi quel fastidioso sogghigno dalle labbra.
Proprio in quel momento entra in classe il professore zittendo tutti e dando inizio alla lezione, ma comunque si sente Elettra sussurrare, girando la testa prima verso di me e poi verso di lui: "Dopo voglio sapere!"
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Dopo tre ore, finiamo la lezione e ci dirigiamo verso l'uscita: finalmente ha smesso di piovere e si sente quel profumo di asfalto bagnato che impregna l'aria.
"Io mi fermo un attimo al muretto per aspettare il mio ragazzo" comunico a Elettra, facendo finta che non ci sia la presenza di Axel dietro di me. So che c'è, e non solo perché sento i suoi passi sul lastricato dietro di noi, no, percepisco la sensazione dei suoi occhi che si sposta continuamente dalla mia schiena alla mia nuca ed è una cosa davvero, davvero, fastidiosa.
"Grande, allora mi fermo con te così intanto fumo una sigaretta"
"Ti serve un passaggio a casa?" chiede Lucifero all'angelo dark seduta a fianco a me sul muretto umido.
"Va che carino, saresti così gentile da fare un'opera così caritatevole?" chiede Elettra, ironicamente.
"Perché, non me l'avresti chiesto ugualmente?"
"E' probabile"
"No Miss Marvel, è certo!"
"Miss Marvel?" domando io, stranita.
"Quando ero una dolce e ingenua bambina..."
"Dolce?! Ingenua?! È realmente esistito quel periodo?" la interrompe Axel, ridendo.
Dopo averlo guardato male, Elettra riprende il racconto: "Dicevo, quando ero una dolce e ingenua bambina avevo questa ossessione per i fumetti dell'Universo Marvel e verso i 7 anni mi sono imbattuta in questo personaggio di nome Elektra. Ricordo che volevo essere esattamente come lei, soprattutto perché abbiamo il nome simile, anche se il suo è più figo. E da lì, visto che il mio amore per la Marvel è cresciuto a dismisura, Axel ha iniziato a chiamarmi Miss Marvel", terminò di raccontare con un sorriso che le inteneriva i lineamenti.
"Lasciamo perdere!" si intromise Axel prendendo una boccata di fumo dalla sigaretta che si è acceso mentre ascoltavamo, assorti "C'è stato un periodo che non smetteva mai di parlare di quel personaggio. Ho anche provato a nasconderle i fumetti una volta."
"E com'è finita?" domandai io interessata.
"Mi sono beccato il mio primo occhio nero." mi rispose lui, ridendo "Se un giorno hai bisogno di picchiare qualcuno, chiama lei. Se la cava dannatamente bene, per essere una ragazza!" aggiunse, rivolgendomi un occhiolino. Restammo un attimo a guardarci negli occhi e i suoi, con la luce esterna, sembrano tendenti più verso l'azzurro che al verde. Chissà al sole di che colore apparivano.
"Ehi, tesoro!" il nostro contatto visivo viene interrotto da una voce che riconosco molto bene e dei passi che si dirigono verso di noi.
"Ciao Ricky!" sorrido al mio ragazzo appena ci raggiunge "Elettra, Axel, lui è Riccardo. Il mio ragazzo. Ricky, loro sono due miei compagni di corso".
Dopo le varie presentazioni di circostanza, Riccardo mi dà un bacio leggero sulle labbra prima di dirmi "Tesoro, ora vado che devo riprendere. Ci vieni domani al Sound?"
"No Ricky, lavoro. Lo sai."
Lui sbuffa "Potresti anche prendertela una serata libera!"
"Se lavoro ci sarà un motivo, forse?!"
"Si vabbe, ora vado. È stato un piacere conoscervi" sorride agli altri due, che intanto ci guardano: Elettra con curiosità e Axel...con indifferenza? Forse. Fastidio? Sembrerebbe.
"Ci sentiamo più tardi" gli dico, dandogli un bacio sulla guancia.
"Si" risponde semplicemente mentre si alza, prima di andarsene, apparendo disinteressato.
"Beh ragazza, se fossi in te e non fossi lesbica, anche io me lo sarei fatta ad uno così!"
"Cosa devono sentire le mie povere orecchie!" sbuffa Axel.
"Beh, cazzo, guardalo: insomma, castano con occhi castani e riccio. Per non parlare di cosa si nasconde sotto quel golfino nero e, a giudicare dall'ampiezza delle spalle, si direbbe che sia ben messo. E, non so se lo hai visto bene, ma pure il lato B non scherza. Ragazza, non potevi trovare di meglio in mezzo alla banalità che affligge il sesso maschile al giorno d'oggi!". In tutta risposta, non posso fare altro che ridere.
"Ed è anche dolce" sottolineo io.
"Dolce? A me non è sembrato molto dolce!" sottolinea Axel "Cazzo, ha fatto un po' lo stronzo!"
"Davvero Axel? Parli tu?!"
"Davvero bambolina? Vuoi ancora parlare di quella storia?"
"Quale storia?" domanda confusa Elettra.
"Si Axel, ne voglio parlare, perché sei stato uno stronzo con Alice!"
"Chi è Alice?" chiede ancora Elettra, anche se nessuno dei due le presta attenzione.
"Io le ho messo davanti la realtà dei fatti, lei non lo voleva capire. Cosa dovevo fare? Illuderla? Darle false speranze? Usare paroline dolci per scaricarla? No, grazie. Mi piace essere diretto e, soprattutto, mi piace la sincerità", ribatte, rimarcando l'ultima parola.
"Un conto è la sincerità, un altro è il fatto che fai di tutto per farti odiare!"
"Odiare" sbuffa "che parolona!" aggiunge poi, alzando gli occhi al cielo.
"Sei stato insopportabile!"
"Senti..." si passa una mano tra i capelli, scompigliandoli ancora di più "Ero in un locale un sabato sera, mi sono trovata questa bella ragazza con i capelli rossi, spuntata da chissà dove, abbiamo riso e scherzato, gli ho detto che non si doveva aspettare nulla di più, sembrava che le andasse bene e poi, tempo poco, ha iniziato a dare di matto. Vuoi darmene una colpa se sono stato, come dire, uno stronzo? Bene. Non sarai né la prima né l'ultima a dirmelo ma, forse, dovresti aprire un po' gli occhi sulla tua amica e a quanto pare anche sul tuo fidanzato!"
"Perché dovrei?" domando basita io, "Tu non li conosci nemmeno!" aggiungo alterata, alzando leggermente la voce.
"Non serve conoscerli, basta guardare i loro comportamenti!" ribatte alterato anche lui.
"I loro comportamenti? Wow. Da che pulpito!"
Prima che Axel possa avere il tempo di rispondere, si intromise Elettra "Ok ragazzi, direi che possiamo finirla qui, dai. Axel andiamo a casa. Ma prima, Emma, dammi il tuo numero". Dopo averle dettato il numero di telefono, mi fa un cenno della mano e un sorriso per poi voltarsi e dirigersi verso il parcheggio, passando di fianco ad Axel lo avvisa che lo aspetta alla macchina.
Io e lui rimaniamo fermi in piedi uno di fronte all'altra, in silenzio, a studiarci un attimo: solo ora mi rendo conto di quanto possano essere profondi i suoi occhi, di come le sue labbra siano carnose e mostrino un leggero broncio che sottolinea maggiormente i suoi lineamenti mascolini. Di come i suoi capelli, spettinati ad arte come se qualcuno ci avesse passato le mani più e più volte lo rendano ancora più attraente di quello che già sia. Di come...
E grazie al cielo lui interrompe i miei pensieri, già partiti per la tangente, schiarendosi la voce...
"Ok, bambolina. Ci vediamo in giro, allora!"
"Continuerai a chiamarmi così?" chiedo io, infastidita.
"Si bambolina!" ammicca lui, "Salutami il tuo dolce fidanzato!" rimarca sulla parola dolce, prima di sogghignare e girarsi lasciandomi lì imbambolata a guardare la sua camminata da scazzato, come se non avesse nessun tipo di problema al mondo a cui pensare, a parte infastidirmi come nessun'altro è mai riuscito a fare.
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