CAPITOLO 7
"Feeling my way through the darkness
Guided by a beating heart
I can't tell where the journey will end
But I know where to start"
Le prime note di Wake me up di Avicii mi svegliano dal mondo dei sogni e, quando afferro il cellulare per spegnere la sveglia, vedo sul display 4 messaggi: uno da parte di mamma, uno di Carolina, uno di Fabio e uno di Lorenzo, che mi augurano buona fortuna... buona fortuna per cosa? Oh Signore, oggi è il mio primo giorno di scuola! Salto giù dal letto e mi precipito in camera delle gemelle: è ancora tutto buio.
"Ragazze, cosa fate ancora a letto?" urlo, aprendo le persiane.
"Lu, calmati sono solo le 7:00" mi risponde Camilla, guardando l'orologio.
"Solo?!" chiedo.
"Guarda che non siamo in Italia, qui le lezioni iniziano alle 8:30!" mi dice Aurora ridendo.
"Fa lo stesso, ma io sono in ansia, non so cosa indossare, se devo lasciare i capelli sciolti o legarli, se..."
"Ma Lu, tranquillizzati! Ora ci alziamo e ti aiutiamo noi, va bene?" mi interrompe Cami, stiracchiandosi.
Andiamo in camera mia, apro l'armadio e dico: "Fate vobis!".
"Cara classicista, siamo a San Francisco, qui non si parla arabo!" mi dice Aurora.
"Auri, era latino!" rispondo ridendo.
"Beh, poco cambia".
"Comunque ho detto: fate voi".
"Subito!" mi rispondono loro scambiandosi uno sguardo d'intesa.
Ed ecco che in quattro e quattr'otto il mio completo è pronto: jeans blu, t-shirt bianca dell'Hard Rock e all star alte dello stesso colore della maglietta.
"Ecco qui, Lu!" esordisce Camilla.
"Grazie mille ragazze, è un abbigliamento molto semplice, lo so, ma stamattina sono troppo in ansia per fare un abbinamento decente!" rispondo.
"Non ti preoccupare, è normale che sia così" mi tranquillizza Aurora.
"E comunque quella bella chioma mossa castano chiara tienila sciolta, hai dei capelli così belli che è un peccato legarli!" aggiunge Cami "Noi ci mettiamo anche un filo di mascara, aggiusta sempre!" prosegue.
"E così sia allora, niente coda e un po' di mascara" concludo io.
Dopo mezz'ora sono pronta, così vado in cucina per fare colazione e quando finiamo tutte e tre, sono le 7:50.
"Se fossi a Verona, a quest'ora dovrei già essere in classe!" dico.
"Mamma mia, entrate veramente presto!" interviene Monica "Comunque oggi, visto che è il primo giorno di scuola, Sandro vi porterà prima, così avrai il tempo di visitare un po' il tuo nuovo istituto".
"Siete pronte ragazze?" chiede il loro papà, entrando in sala da pranzo con le chiavi in mano.
"Certo, possiamo andare!" risponde Aurora.
"Ciao! In bocca al lupo a tutte, soprattutto a te Lu!" dice la loro Mamma.
"Ciao!" la salutiamo noi "E crepi il lupo!" aggiungo io.
Quando l'auto si ferma in un piazzale, Camilla mi dice che siamo arrivati.
Appena scendo mi guardo attorno spaesata: non capisco dove mi trovo.
"Lu, vieni, la scuola è da questa parte!" mi dice Aurora.
"Ah ecco!" rispondo ridendo.
Dopo aver percorso un viale alberato, inizio a vedere tantissimi ragazzi e capisco di essere arrivata: di fronte a me, infatti, vi è un enorme edificio bianco, immerso nel verde, si vedono campi da basket, da calcio, da tennis, da baseball, c'è persino una piscina!
"Ragazze! Queste sono le classiche high school americane che ho sempre visto nei film, è così strano sapere che, da oggi in poi, questa sarà la mia scuola!" dico rivolta alle gemelle.
"Sono sicura che ti piacerà molto, Lu!" mi rassicura Camilla.
"Ehi!" ci salutano Austin e Cameron, che ci stanno venendo incontro, seguiti da Schelley e Richard, mano nella mano.
"Ciao a tutti!" rispondiamo noi insieme.
"Tutto a posto Lu?" mi chiede la biondina.
"Sì, grazie!" rispondo.
"Vi va se andiamo in classe? Così scegliamo i posti che preferiamo" suggerisce Cameron.
"Certamente!" diciamo.
Questa scuola è davvero grande, pur avendo attraversato tre lunghissimi corridoi, due rampe di scale ed essere giunta al terzo piano, non sono ancora arrivata a destinazione. Gli altri girano a destra e io li seguo, meno male che Auri e Cami sono al mio fianco, altrimenti, con tutte le persone che ci sono qui, li avrei già persi di vista da un po'. Finalmente si fermano, entrano in un'aula e non appena varco la soglia della porta mi dicono in coro: "Benvenuta nella tua nuova classe, Lu!".
"Grazie ragazzi" rispondo ridendo.
"Finita la festicciola di benvenuto da bambini delle elementari?" chiede qualcuno in tono polemico.
"Oh ciao Max, che piacere rivederti!" gli risponde Richard ironico.
Pensavo che non ci fosse ancora nessuno, ma ora che guardo bene vedo un ragazzo seduto in ultima fila vestito di nero, con gli occhiali e i capelli legati in un codino, intento a rollare una sigaretta.
Anche la disposizione dei banchi è diversa: nel mio liceo erano da due, a volte anche da tre, mentre qui sono tutti singoli.
L'ultima fila è occupata, a partire da sinistra, da Max, Richard, Austin, Cameron e poi ce n'è uno vuoto.
Io e le ragazze decidiamo di sederci davanti a loro: Schelley davanti a Richard, Aurora davanti a Austin, Camilla davanti a Cameron, e io davanti a quello libero, perché non ho nessuna intenzione di mettermi vicino a quell'antipatico di Max, che non mi ha neanche degnata di uno sguardo.
Appena mi siedo sento i maschi urlare: "Eccolo!" e li vedo saltare addosso a un ragazzo.
"Ciao belle!" saluta le mie amiche, dando ad ognuna di loro un bacio sulla guancia.
Poi si accorge di me: mi guarda dritto negli occhi e mi fa l'occhiolino.
È un ragazzo alto, muscoloso, con i capelli biondi, ricci, gli occhi azzurri: ha l'aria di uno sicuro di sè, sa di essere carino e credo che alle ragazze piaccia.
"Ehi, ma tu sei nuova" dice rivolto a me con un sorriso.
"Ehm sì" rispondo.
"Piacere, io sono Sebastian, Sebastian Hands, ma chiamami Hands" si presenta porgendomi la mano.
"Piacere Hands, io sono Lucrezia" dico stringendogliela.
"Come mai in questa scuola?" mi chiede.
"Ho deciso di frequentare l'anno all'estero, io sono Italiana" rispondo vaga.
Non ho certo voglia di raccontare ad un estraneo i fatti miei.
"Ah davvero? Parli benissimo in inglese!"
"Ho origini americane, praticamente lo parlo da quando sono nata"
"Bella e in gamba la mia nuova vicina di banco" dice sedendosi dietro di me.
"Beh, grazie..." rispondo accennando un sorriso.
Sento la campanella suonare, la classe si sta riempiendo, stanno entrando varie persone: c'è chi mi guarda storto, chi mi accenna un sorriso e chi non mi vede nemmeno.
Dopo poco arriva anche una signora sulla cinquantina d'anni, minuta, con i capelli biondi mossi che le cadono sulle spalle, che indossa un grazioso vestito viola e le ballerine dello stesso colore: credo sia la professoressa. Infatti lo è, perché di colpo cala silenzio, tutti si alzano in piedi e in coro dicono: "Buongiorno!".
"Buongiorno ragazzi! Trascorso buone vacanze?" chiede.
"Sì! Lei?" rispondono i miei compagni all'unisono.
"Anche, grazie! Come avete potuto notare, quest'anno abbiamo una nuova alunna, Lucrezia" oh mamma no, il mio incubo si sta avverando "Io sono Miss Puppets, l'insegnante di lingua inglese, ti va di dirci qualcosa su di te?" si rivolge a me sorridendo.
Ho gli occhi di tutti puntati addosso.
"Sì, certo" dico, alzandomi "Ciao a tutti, io mi chiamo Lucrezia Brookmel, ho 17 anni, vengo da Verona e..."
Qualcuno che apre la porta interrompe la mia presentazione: "Ecco a lei le fotocopie" dice alla professoressa.
"Oh, grazie mille, Jason!" gli risponde lei "Si stava presentando la tua nuova compagna, Lucrezia, finora ci ha detto che ha 17 anni e che arriva da Verona" continua indicandomi.
Quando il ragazzo si gira, mi rendo conto che non è uno qualunque: è il ragazzo del bar! Mi sta guardando e sorride: il mio viso deve avere lo stesso colore di un peperone.
"Continua pure a parlarci di te" aggiunge l'insegnante.
"Okay" dico, più imbarazzata che mai "Ho deciso di frequentare la quarta superiore all'estero e ho scelto questa scuola, perché durante il mio soggiorno in America, vivrò a casa delle mie due amiche d'infanzia Camilla e Aurora... e niente, non saprei cos'altro dire" concludo sorridendo.
"Allora benvenuta! Sono certa che ti troverai molto bene qui con noi!" mi dice Miss Puppets.
"Grazie" rispondo, sedendomi.
Non ci posso credere, è persino in classe con me! Si chiama Jason, ha pure il nome che mi piace! Cioè, il nome mi piace...
Un dito che mi picchietta la spalla mi fa ritornare sul pianeta Terra: è Hands.
"Sono certo che anche con me ti troverai molto bene" mi dice facendomi l'occhiolino.
"Io e i presuntuosi non siamo mai andati d'accordo in realtà" gli rispondo girandomi.
"Lu! Lu!" sento Cami chiamarmi sottovoce.
La guardo e mi passa un bigliettino: devo stare attenta a non farmi beccare, di solito mi sgamano sempre.
Metto l'astuccio davanti al foglietto e lo apro:
"Vedo che non c'è neanche stato bisogno del mio aiuto ;)"
"A cosa ti riferisci?" scrivo.
"Hands era il primo della lista dei tuoi possibili fidanzati e come ho potuto notare siete già diventati amici"
"A dir la verità non lo sopporto, è troppo pieno di sè!"
"Le più belle storie d'amore nascono sempre da due che si odiano, sai?"
"Se lo dici tu..."
Le due ore di inglese passano piuttosto in fretta, la professoressa è simpatica, fa molte battute e, di conseguenza, la lezione non risulta noiosa.
Ogni tanto guardo il ragazzo del bar, Jason, che è seduto due file più avanti rispetto a me, e una volta l'ho sorpreso a guardarmi. È durato pochi secondi il nostro scambio di sguardi, ma non so perché mi è sembrato più intenso e mi è piaciuto...
Quando la campanella annuncia il cambio d'ora, vedo tutti che si alzano, così, confusa, chiedo: "È già il momento dell'intervallo?".
"No Lu, qui, in America, non sono i professori a cambiare aula, ma gli alunni" mi risponde Auri.
"Già, hai ragione, devo ancora abituarmi" dico.
Controllo il mio orario e leggo che l'ora successiva è di latino: nessuno dei miei amici frequenta quel corso, sono completamente sola.
"Ragazzi, scusate, io ho latino ora... dovrei andare nell'aula 21, ma non so dove si trova, mi potete dare una mano, per favore?"
"Certo, bella, ti accompagno io, non ti preoccupare" dice una voce dietro di me.
Non ho nemmeno bisogno di voltarmi per vedere chi sia, ormai so riconoscerlo.
"Ecco, bravo Hands, accompagnala tu!" interviene Camilla.
"Ciao!" ci salutano tutti e poi spariscono.
"Beh, ecco, non vorrei arrivare in ritardo a lezione, potresti cortesemente dirmi dove devo andare?" chiedo a Sebastian.
"Seguimi" mi risponde.
Obbedisco e dopo poco raggiungo l'aula in cui si terrà il corso di latino.
"Grazie per avermi accompagnata, Hands, buona lezione"
"Non sarà lo stesso senza avere te davanti, comunque me ne farò una ragione" mi dice "A dopo, baby!" conclude e poi se ne va, facendomi l'occhiolino un'altra volta.
Ma cos'ha, un tic? È la terza volta che me lo fa in due ore!
Entro in classe e fortunatamente non vedo ancora nessuno seduto alla cattedra: almeno ho il tempo per sistemarmi.
Decido di accomodarmi in seconda fila, in quest'aula i banchi sono da due, quindi ne scelgo uno vuoto, così non tocca a me scegliere il mio futuro compagno di banco, lasciando la mia sorte in mano al destino.
Mentre tiro fuori dallo zaino il quaderno su cui prenderò gli appunti, sento qualcuno chiedermi: "Ehi, scusa, è occupato o posso sedermi?".
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Ciao a tutti!
Eccoci con il capitolo 7!
Vi è piaciuto?
Chi sarà la nuova/il nuovo vicina/o di banco di Lucrezia?
Grazie di cuore per il continuo sostegno, abbiamo superato le 4000 visualizzazioni!
A presto!
Un bacio,
Auri&Cami♡
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