Capitolo 4
Ok davvero, mi faceva abbastanza pena.
So che è una cosa stupida, perché Lui è l'ultima persona per cui provare un sentimento del genere. Anche perché se lo sapesse, non esiterebbe ad ammazzarti.
Però non so il perché, ma vederlo lì svenuto e sanguinante, mi faceva provare una strana sensazione nel petto, quasi come se il mio cuore, fosse stritolato in una morsa.
No ok un attimo. Riprenditi subito, ma cosa stai pensando?!
Prima di aver il tempo per rifletterci più a fondo, il rosso iniziò a scuotere la testa per riprendersi.
Si guardò con un sopracciglio alzato, cercando di capire i suoi eventuali danni.
Dopo di questo, tirò fuori qualche parola, che sconvolsero enormemente l'altro.
"E adesso che facciamo" inizio Chuuya.
"Ma, come? Non hai intenzione di andartene?"
"E dimmi tu come dovrei fare, bastardo?"
All'improvviso lo colse l'illuminazione.
"Non è che tu vieni rapito così tante volte, da rendere indispensabile portarsi dietro una forcina, giusto?"
Aveva colto nel segno. Mentre lui dormiva e l'altro lo osservava, farneticando qualcosa sui sentimenti, le sue mani si muovevano abilmente a liberarlo di quegli strani strumenti, che definiva al quanto di doppio gusto.
"Cosa te lo fa pensare?" domandò con un sorriso enorme.
"Il tuo stramaledetto sorriso, ecco cosa"
Allora non fece più finta di niente, e fece scivolare le mani fuori dalle manette, iniziando ad avvicinarsi all'altro.
Prima di liberarlo, lo avvertì di una cosa.
"Ti faccio uscire, solo se mi dici perché a te hanno legato le gambe e a me no.
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Ok, era piuttosto doloroso. Dopo averlo liberato, l'aveva preso per i fianchi, facendolo alzare e appoggiare a lui. E faceva un male della madonna.
"Stai bene?" chiese l'altro con un tono che sembrava, quasi preoccupato. Ma, era Dazai, e non poteva essere preoccupato.
"Benissimo" rispose a denti stretti.
Iniziarono a camminare, dopo aver scassinato anche la serratura della porta, iniziarono a salire anche le scale, e si ritrovarono finalmente all'aperto.
Andava tutto abbastanza bene, se non fosse che l'allarme iniziò a suonare. Ok, questa è propio la sfiga che si trova con i personaggi degli anime.
Uno squadrone di non so quanti uomini, credo almeno duecento, corse loro incontro, con le pistole puntate su di loro.
"E adesso che facciamo" chiese il rosso.
"Be, non abbiamo possibilità di fuga, e tu sei troppo stanco per utilizzare il tuo potere"
Un momento, ma certo! Il potere!
Si scrollò dall'altro bruscamente, e iniziò ad avanzare con passo malfermo verso l'armata, mentre intanto si toglieva i guanti, gli unici indumenti, a parte i pantaloni e la camicia, che gli erano rimasti. Gli avevano persino tolto la collana, si fa per dire perché sembra più un collare, che portava al collo.
Iniziò a sussurrare queste parole:"Voi, concessori dell'oscura sciagura, non dovete svegliarmi di nuovo."
Gli iniziarono a spuntare dei tentacoli rossi su tutto il corpo, le sue iridi e pupille si strinsero, e gli spuntò un sorriso diabolico.
Con forza soprannaturale, si scagliò contro i nemici, facendoli a pezzi uno dopo l'altro. Anche se credo propio che ci mise un po' troppa enfasi con il capitano ed il torturatore.
Dopo aver finito, iniziò a dedicarsi alla nave.
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Iniziò a correre verso l'altro, ma invece che prendergli solo una mano come al suo solito, visto che era inciampato sui suoi passi mentre si fermava, lo placco e caddero tutti e due a terra.
Guardò il ragazzo sotto ti lui, per accertarsi che stesse bene, e quel che trovò non lo rassicurò.
Ora che erano alla luce del sole, notò che i sui capelli, un tempo di un bel rosso fuoco, ora erano di una arancione chiaro, a causa probabilmente dello stato in cui si trovava. Inoltre la sua pelle, solitamente di un bel bianco latte, era quasi trasparente, e si vedevano tutte le vene. Le sue labbra erano viola. Un momento. Perché stava guardando le sue labbra?
Si riprese e carico l'altro sulle spalle, così sarebbe stato più comodo.
Corse giù al porto. Fortuna che la nave era ancora in preparazione. Se fosse stato così, per loro ci sarebbe stato poco da fare.
Corse lungo il ponte, alla ricerca di un qualche posto dove riposare, e magari mangiare qualcosa.
Un attimo, quello è un ponte, si è perfetto.
Lo fece stendere per terra, ed iniziò a guardare lo stato delle sue ferite.
Gli tolse la camicia, ormai inutilizzabile, visto che era a brandelli, e fece un sospiro.
Poco sopra il cuore, c'era un brutto squarcio, con del sangue essiccato intorno.
Iniziò a srotolarsi le bende, tanto lui non aveva ferite aperte. Gliele avvolse intorno al busto e alla schiena. Ne strappo una per bendare gli avambracci, ed iniziò a dedicarsi alle gambe. Tanto ormai, neanche dei pantaloni rimaneva molto. Prima che glieli sfilasse, una mano lo blocco.
"Cosa staresti cercando di fare?!"
Spazio autrice
Ormai siamo al quarto capitolo, grazie per leggere questa storia. Ci vediamo 🤗
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