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Capitolo 3

"Bene, iniziamo!"

Dazai, iniziò a digitare con furia sulla povera tastiera che aveva davanti, cercando varie informazioni sulla agenzia avversaria della Port, che il rosso aveva distrutto.

"Ahhhhhhh!!" urlò, cercando di trattenere gli insulti. Sullo schermo davanti a lui, campeggiava una scritta, che recita:"Not Information".

Il moro si alzò, mantenendo una finta calma, prese lo spolverino e si diresse verso la porta. Prendere una boccata d'aria gli avrebbe fatto bene, si disse.

Passeggiò la intorno, senza accorgersi di essere seguito. Ma, forse ci fece caso, quando il tipo gli diede un pugno in testa. Certo che stai qua sono fissati col colpire la nuca.

E per l'altro ci fu solo buio.

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Riprese i sensi dopo qualche secondo, o così pareva lui.

Sentiva uno strano dolore al petto, ed alle gambe.                                                                                    Guardò in basso, e gli sfuggì qualche imprecazione, che sono sicura non fosse molto elegante.                          Sul suo petto era visibile il taglio provocato dal coltello, da cui continuava ad uscire sangue, mentre sulle gambe vi erano altri tagli secondari, ma che bruciavano comunque da impazzire.

Sentì di nuovo i famigerati passi sulle scale, ed entrarono dentro il comandante e quel che pareva un dottore, che teneva in mano un orrenda siringa da cavallo in mano. Per chi non sapesse che cos'è, vi dico che non è molto diversa dalle altre, se non fosse che l'ago è lungo una trentina di centimetri.

"Vedo che te la passi bene" si rivolse a lui il capitano, e senza dargli il tempo di lanciargli un qualche insulto fornito da suo repertorio, si avvicinò e lo tenne fermo contro la parete, mentre il dottore si avvicinava.

"Ma, cosa...?" iniziò a dimenarsi con violenza, però l'altro fu più veloce e gli infilò l'ago nel collo.

A quel punto iniziarono a calargli le palpebre, ma prima di addormentarsi del tutto sentì il comandante rivolgergli una frase.

"Buon viaggio"

E poi solo buio.


Qualche ora dopo si ritrovava nella stessa posizione di prima, se non fosse che:                                  A. era in un posto diverso, che a sentire il rumore sembrava una nave
B. questa volta aveva un compagno.

La persona a finco a lui, ad essere precisi un uomo, aveva una folta capigliatura castana ed un orrendo soprabito che gli ricordava quel bastardo, ma d'altronde, lui non è così stupido, da cadere in un qualsiasi tipo di trappola.

Il cosiddetto tirò un forte gemito ed iniziò a svegliarsi. Si accorse di essere incatenato, quando provò ad alzarsi, e si rese conto che i suoi movimenti erano alquanto limitati.

"Ma, dove sono?" sibilò con voce rauca.

Un momento, anche la voce era uguale.

"Batardo?" sussurrò con un fil di voce il rosso.

L'altro alzò lo sguardo. Si era propio lui.

"Chuuya?"

Si fissarono a lungo, cercando di capire cosa stava succedendo.

Sapete tutto il discorso sul l'intelligenza dell'altro, e la sua impossibilità nel cadere in una trappola? Ritiro tutto.

A quel punto il castano rivolse a lui la domanda più stupida che ci sia.

"Ma, perché hai le gambe incatenate?"

"Perché non chiudi quella fogna?"

Appurato che stava bene, l'altro fece una banale constatazione.

"E così eccoci qui"

Prima che il rosso potesse rispondere, entrò  nella cella la solita armata.

                                                                                             
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Dazai aveva un orribile malditesta. E di certo quegli uomini davanti a lui non lo aiutavano. Anzi.

"Buongiorno signor Dazai" rispose quello al centro con tutta l'aria del lecchino.

"Buongiorno" rispose affabile come al solito. Le buone maniere erano un' arte, purtroppo non compresa dal suo ex partner, che sputò con nonchalance a terra. Si sa, Chuuya è un caso disperato.

"Le dispiacerebbe dirmi cortesemente, tutto quel che sa sull'agenzia?"

"Vede, purtroppo sono informazioni riservate, che non posso dire ad anima viva" rispose con finto, anche se velato dispiacere.

L'altro lascio cadere la sua facciata gentile e ringhiò:" Anche tu, eh? Ma, ti lasceremo ancora un po' di tempo per decidere. Sono sicuro che sarai favorevole, dopo che avrai visto quel che succede al tuo amico"

Senza dire altro si voltò ed uscì, con tutta la sua squadra dietro. In cambio però, entrò un uomo davvero brutto, con una orrenda barba e nessun capello in testa.

"Hey bellezza" cinguettò verso il rosso

Il destinatario del commento sputò di nuovo a terra. Certo che è propio un vizio.

"Adesso vuoi dirmi qualcosa sulla Port Mafia?" il suo tono sembrava che sperasse dicesse di no, o così pareva ad il bruno.

"Fottiti"

L'altro ridacchiò e tirò fuori dalla borsa al suo fianco un coltellaccio tutto seghettato.                             Anche solo guardarlo gli mettevano  i brividi.

"E oggi che facciamo? Ma, si. Quello va bene"

Neanche il tempo di reagire, che iniziò a passare il coltello sul braccio, aprendoli la vena in orizzontale, in modo che provasse si dolore, ma che non si dissanguasse. Ripeté l'operazione sull'altro braccio, e passo alla schiena, a cui fece un taglio che partiva da un fianco ed arrivava all'altro. Poi prese un seghettino, e fece altri piccoli taglietti sulle gambe.

Il rosso tirava intanto dei forti gemiti, alternati ad un urlo per la schiena.

Dopo aver finito, l'uomo uscì. Chuuya ormai era svenuto, probabilmente dal dolore, e continuò, il bruno, a fissarlo per tutto il tempo.

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