CAPITOLO VII.
- Oh, Asahi! Ciao- prendo la rincorsa e vado verso il ragazzo. Vorrei fare un salto e atterrargli sulla schiena, ma rischierei di fargli male e non voglio. Così mi limito a frenare di fronte a lui.
- Ciao Nishinoya. Come stai?- mi chiede.
- Non mi lamento. Ho avuto qualche dolore al petto e sono venuto a farmi controllare. Tu invece?- gli chiedo.
È passato quasi un mese da quando sono andato a casa sua. Da quella volta, ci siamo sentiti praticamente ogni giorno; è bello poter parlare tranquillamente a qualcuno della propria malattia.
Anche se non abbiamo parlato di... Quello che è successo.
Non che sia successo qualcosa di particolare; però... È stato bello.
Mi è bastato stare al suo fianco per riuscire a rilassarmi. Spesso la notte tutta la fatica del giorno mi crolla addosso, colpendomi con dolori strazianti e una stanchezza fuori dal comune; ma ho riposato meglio, con lui al mio fianco.
- I miei soliti controlli- risponde lui. Annuisco.
- Senti, ti va se domani ci andiamo?- gli chiedo. Lui sembra confuso.
- Dove?- mi chiede.
- A giocare! E poi magari facciamo un'altra cena da te; ti inviterei io, ma non è casa mia- ridacchio.
Lui mi osserva per un attimo.
- Sei... Dimagrito ancora?- mi chiede.
- Ho perso un paio di chili- rispondo, scrollando le spalle. È un'altra cosa con cui ho imparato a convivere. Non che io sia mai stato sovrappeso o cose simili, ma ora sta iniziando a vedersi qualche osso.
- Sicuro di stare bene?- mi chiede. Alzo un sopracciglio.
- Non sono io che svengo minimo tre volte a settimana- gli ricordo e lui sorride.
Anche la sua condizione sta peggiorando... E la cosa mi preoccupa.
Sto ancora cercando di capirlo: preferirei andarmene prima io, lasciandogli la differenza della mia morte, o dovrei subire io quel dolore straziante prima di seguirlo all'altro mondo? Non lo so.
E purtroppo, non è una cosa a cui serve pensare: dopotutto, la morte arriva e basta. Quindi non ha senso rimuginarci su.
- Hey Nishinoya- mi volto e vedo il dottore venire verso di me.
- Oh, salve- lo saluto, voltandomi. Serro leggermente i pugni: non che volessi tenerglilo nascosto ma... Avrei preferito dirglielo dopo la partita.
- Ho avviato le procedure. Tu hai deciso cosa fare nel tuo ultimo giorno libero?- mi chiede.
- Si: farò qualcosa di molto divertente!- esclamo il risposta. Lui sorride.
- Mi raccomando, senza esagerare però- risponde. Annuisco.
- Grazie, dottore-. Lui fa un ultimo saluto, poi se ne va.
- Il tuo ultimo giorno libero?-. Faccio un respiro profondo e mi volto verso Asahi. Sorrido.
- Mi trasferisco- affermo.
- Dove?- mi chiede lui, titubante.
- In ospedale. Com'era previsto, le mie condizioni iniziano a peggiorare e vogliono tenermi più sotto controllo; ma non è ancora una cosa definitiva, non preoccuparti!- affermo, appoggiandogli una mano sulla spalla.
- Per questo vorresti giocare domani?- mi chiede. Annuisco.
- La mattina farò un giro, poi mangerò con Tanaka e Kyoko, farò una bella partita a pallavolo e la sera verrò a cucinare per te. Se riuscirò a fare queste cose, starmene per un po' chiuso qui non sarà così male-.
Non è tanto il fatto dover rimanere in ospedale, quanto più che non potrò fare praticamente niente. Sarò già fortunato se i primi tempi mi faranno passeggiare nel parco qui sotto da solo...
- Be', comunque ci sarò anch'io a farti compagnia- afferma.
- In che senso?- gli chiedo, confuso. Lui sorride.
- Devo fare esami più o meno ogni due giorni, per cui posso passare a trovarti, se ti va- afferma.
- Ne sarei molto felice! Così puoi raccontarmi tante altre cose su di te- affermo, sorridendo.
- Non sarebbe il tuo turno adesso?- mi ricorda. Gli appoggio una mano sulla spalla.
- Vedremo quando sarà il momento- affermo in tono solenne.
- Hai davvero così tanto da dire?- mi chiede. Scoppio a ridere.
- No, ma sembrava una cosa figa. Allora ci vediamo domani, asso-. Lui annuisce.
- A domani-.
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