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Capitolo 9

-Skyler pov's

Butto la testa sotto il cuscino quando la sveglia del cellulare suona. Va bene che è appena iniziata la scuola ma io non ne posso già più! Il nervoso mi sale solo al pensiero di stare nella stessa classe di Trevor. Almeno sa che non seve mettersi contro di me.

Alla porta della mia camera da letto bussano e io come risposta mi giro dall'altra parte.

«Tesoro, è pronta la colazione. Quando ti sei svegliata completamente vieni giù. Ci siamo tutti.» dice la mamma. E con tutti intente lei e il suo nuovo fidanzato multimiliardario, amministratore delegato della Smith Corporation che vomita soldi come io sbatto le palpebre.

«Okay, ora arrivo.» rispondo. Non so quando abbai sentito per via della coperta sulla bocca.

La porta si richiude così posso alzarmi dal letto in santa pace. Il telefono continua a suonare per tutto il tempo in cui mi tolgo il pigiama e mi metto i vestiti che mi ha comprato mia madre. Sono orribili: tutti sulle tonalità del rosa confetto. Va bene che sono una ragazza ma non mi deve vestire come una bambola.

Nel mondo ce ne sono migliaia di ragazze la quale solo vista di quel colore provoca la morte, come Max. Lei lo odia e lo vorrebbe abolire, cosa contraria per Caroline che vorrebbe convincere il presidente degli stati uniti d'America a dipingere la statua della libertà con il rosa accesso.

Io lo sopporto a malapena. E tutta colpa di quella psicopatica della mia compagna di stanza. Lenzuola rosa, copriletto rosa, vestiti e scarpe rosa, scrivania, libreria e tappeto rosa. Rosa, rosa, rosa, rosa rosa rosa e ancora rosa.

Da non chiedersi com'è la sua vera camera da letto. Infilo al volo una maglietta rossa con sopra il giacchettino di pelle e i jeans neri con le solite scarpe da ginnastica.

Prendo il cellulare, appoggiato sul comodino, e lo sblocco. Ci sono diverse chiamate perse da un numero sconosciuto e almeno dieci messaggi dallo stesso emittente.

DA SCONOSCIUTO:

-Ti prego perdonami.

-Non le penso davvero, volevo dire un'altra cosa.

-Ti prego richiamami, ho bisogno di spiegarti come stanno vernante le cose.

-Non sei al dormitorio. Devo venirti a prendere?

-Sto iniziando a preoccuparmi, dimmi dove sei e vengo subito a prenderti.

-Skyler non farmi chiamare Caroline o i tuoi fratelli, ti prego.

-Chiamo la polizia.

-Okay non l'ho chiamata, ma se hai letto i messaggi puoi almeno scrivere un semplice okay, mi basta anche un  ok se è troppo.

Ma questo è Killian! Come fa ad avere il mio numero di telefono? Passo ai prossimi messaggi che sono della mia migliore amica.

DA CAROLINE SCOTT:

-Perché murder ti cerca ovunque e tu non rispondi?

-Non sei al dormitorio?

Mi sento in colpa, in parte, per aver fatto preoccupare la mia amica ma so che è troppo ossessiva. Ma per Killian no, non m'importa se è preoccupato io non cedo. Ha detto cose brutte ieri e non ho voglia di affrontarlo. Il mio stomaco brontola, okay non lo voglio affrontare affamata ma sono comunque arrabbiata.

Apro la porta della mia spaventosa camera rosa e scendo le scale dell'attico di Jack, il fidanzato di mamma.

Sono tutti e due seduti al tavolo del soggiorno con Emiliana, la governante, che è in cucina.

Mi vado a sedere davanti alla mamma, dove c'è apparecchiato. Jack mi sorride così ricambio anch'io solo per gentilezza e per avermi fatto rimanere qui stanotte. E anche per la splendida colazione che Emiliana mi sta per portare. Di solito a casa mangio solo cereali e latte mentre qui c'è yogurt ai frutti rossi, frutta e pane tostato accompagnato da the al limone.

«Grazie.» dico a Emiliana.

«Si figuri, signorina Clark. Sono molto contenta di cucinare per lei. Mi hanno detto che è di bocca buona anche se non si direbbe visto il suo fisico. Ma cosa le danno da mangiare al college?» dice retoricamente.

«Ha ragione Emiliana» si mette in mezzo la mamma. «sei troppo magra. Va bene che fai educazione sportiva ma così è veramente troppo. Dovresti mangiare di più e mettere su peso.»

Alzo gli occhi al cielo. Avremmo fatto questa conversazione almeno un centinaio di volte quindi mi chiedo perché deve insistere così tanto.

«Sono contenta del mio peso. Ho già fatto tutti i controlli e ho appurato che il mio corpo è perfettamente in forma. » e lo sapresti se ti fossi interessata a me almeno una volta in questi anni lo sapresti bene. Non sono grassa ma nemmeno anoressica: sono nella media di una ragazza di diciotto anni che pratica molto sport.

Mia madre si ferma di mangiare e mi fissa intensamente mentre io do il primo boccone la pane tostato con sopra lo yogurt. E ora che ho fatto?

«Ti sembra il modo di mangiare così?»

Jack le mette una mano sul suo dorso e gliela accarezza. «Tesoro, stai calma. È maggiorenne e può fare quello che vuole e poi capiscila. Lei è abituata ad altri stili di vita, diversi dalla nostra.»

Il mio mento si alza sentendo l'ultima frase. «Che tipo di stile di vita? Quella di una persona che deve andare a lavorare dall'altra parte del paese e che ha risparmiato una vita intera per una stupida borsa di studio? O forse quella si un amministratore delegato che ha tutti i soldi che vuole e che non pensa minimamente all'altra metà della popolazione che fa mille sacrifici come la mia famiglia?» faccio una pausa e riprendo fiato. «Le ragazze della mia età a non pensano a come aiutare i fratelli con le bollette, pensano a come deve essere bello incontrare il primo amore a scuola, al ballo e al sesso.»

La mamma strabuzza gli occhi mentre Jack si strozza con il caffè. «Hai capito bene. Io non ho fatto una vita come le altre. Non sono andata a fare shopping con le mia amiche per il ballo perché dovevo lavorare per aiutare Sean con le spese della casa. Non ho curato il mio aspetto per essere notata da un ragazzo, il quale mi avrebbe chiesto di andare al prom e poi avrebbe prenotato una stanza d'albergo per fare sesso con la sua scelta. E sai perché io non ho fatto tutto questo? Perché ho avuto la sfortuna di avere un padre non presente e una madre che ha cercato un uomo ricco pur di stare bene abbandonando ben tre figli.»

Per descrivere lo sguardo di mia madre non esistono parole. L'odio delle mie parole deve avergli attraversato le vene perché se potesse mi fulminerebbe. «Vattene.»

Corrugo la mente. Cosa?

«Ti ho detto di andartene.» la sua voce sembra calma ma nei suoi occhi c'è l'inferno.

«Okay.» Mi alzo e prendo la borsa che è sull'appendiabiti.

«Ho sempre detto ai tuoi fratelli di venire qui, ma la loro risposta è sempre stata no. Ringrazia loro della tua infelicità non me.» mi blocca.

«Chi l'ha detto che ero infelice? Sono stati anni duri ma bellissimi. Zake e Sean sono i migliori finiti genitori che una ragazza potrebbe mai avere. E tu non lo capisci.» rispondo, con le lacrime agli occhi. Non piangere. «Addio Emiliana, Jack.»

Apro la porta ed esco. L'appartamento di Jack è al ventesimo piano quindi devo scegliere se farmi tutte le scale o prendere l'ascensore. Per la prima volta scelgo l'ascensore. Ho bisogno di sedermi e di pensare.

Premo il bottone con la scritta piano terra e siedo a terra. Con le mani tra i capelli inizio a pensare e ripensare. Ora come ci torno a casa? Non ho ne soldi, ne la macchina. La prima cosa che farò sarà compararmene una perché sono stanca di chiedere favori sempre a tutti.

Quando sento la musichetta dell'arrivo nella hall mi alzo. Un anziano mi guarda mentre gli passo acconto. Non mi ha mai vista qui e da una parte lo capisco che può sembrare strano ma non è necessario guardami come se fosse un extraterrestre.

A Brooklyn c'è il vento freddo e i capelli mi volano davanti alla faccia. Tra le mani ho ancora il cellulare che  quasi scarico così decido di fare la soluzione che probabilmente avrei dovuto fare anche ieri.

Compongo il numero e attendo. Squilla...

«Pronto.» il mio cuore perde colpi sentendo la sua voce.

«Skyler sei tu? Stai bene?»

«Si.» rispondo con la voce incrinata.

«Ehi che succede? Dove sei vengo che a prenderti.» Dopo ieri vuole aver ancora a che fare con me?

Gli dico la via e il numero in cui mi trovo e lo sento imprecare quando sente la parola Brooklyn. So che gli ho scombussolato tutti i piani ma è l'unica persona che non mi riproverebbe se gli raccontassi quello che è successo. Caroline ha già dichiarato la sua opinione e odiando mia madre mi urlerebbe contro dicendomi che sono una stupida e che non sarei dovuta andare da lei. Ed ha pienamente ragione.

Rimango fuori per un po' fino a che non vedo un'Alfa Romeo 4C bianca che costeggia davanti a me. Riconosco Killian dalla sua camicia a scacchi rossa. Mi avvicino ad apro la portiera sedendomi al suo interno. Quando la richiudo lui non mette in moto o si gira a guardarmi. È completamente immobile e sembra che il suo petto non si alzi nemmeno per respirare.

Poi accade tutto così velocemente. Le sue braccia mi accolgono in un abbraccio quasi disperato mentre nascondo il mio volto nell'incavo del suo collo. La sua mano mi afferra i capelli attirandomi di più a lui  mentre inala il mio profumo.

«Grazie.» mormoro ancora addosso a lui.

«Mi hai fatto preoccupare. Ero così spaventato.» E fa una cosa che non mi sarei mai aspettata. Mi guarda negli occhi e si avvicina, premendo le sue labbra sulla mia fronte. Quel gesto mi trova impreparata e anche un po' spaventata. Ammetto che mi ha stupito.

Quando, finalmente, si sente pronto per staccarsi da me mette in prima ed accelera.

***

Non so quanto tempo ci impiegammo per arrivare al campus ma una cosa è certa: se dormi per tutti il tempo non lo saprai mai. In realtà non stavo dormento, stavo mettendo in mostra le mie doti di attrice senza che Killian lo sapesse. Un'altra cosa sicura è che ho paura di affrontarlo così questa mi sembra la soluzione più indolore.

Che gli dovrei rispondere poi? Scusa ma mi sono offesa alle tue parole che a quanto dici ho male interpretato? Scusa se ti ho chiamato alle sette del mattino e ti ho disturbato? Oppure, scusa se ho pensato che volessi essere la tua principessa. Cavolo, ma mi sento quando parlo? Io, una principessa? Mi viene da ridere solo al pensiero. Nessuno e sottolineo nessuno dovrebbe pensare a queste. Principi? Principesse? Quelli esistono solo nei cartoni della Disney e negli stati dove c'è ancora la monarchia.

Killian non è il mio principe e con tutta la fortuna che non lo sarà nemmeno in futuro. Ma guardami! Sto già pensando al futuro, mi sembro Caroline quando mi parlava dei tre bellissimi bambini che potremmo avere insieme. Okay, ora vomito.

La mano, calda e cullante di Killian mi risveglia dal mio «sonno« profondo. Apro leggermente gli occhi e mi giro a guardarlo con aria stanca.

«Siamo arrivati, devi scendere.» mi avvisa. Annuisco e prendo un bel respiro ed esco.

Qui il tempo è completamente diverso. A Brooklyn c'erano le nuvole mentre qui c'è addirittura il sole.

Mentre scendo mi guardo bene in torno. Mi sembra che tutto il campus mi stia guardando. Ci, per la precisione. Killian è a pochi centimetri da me e le nostre mani si sfiorano involontariamente.

Lo guardo negli occhi e gli pongo la domanda che ho tenuto per tutto il viaggio sulla punta della lingua. «Perché sei venuto a prendermi?»

«Cosa?» chiede lui, visibilmente confuso.

«Dopo la mia fuga di ieri ho pensato che tu non volessi più avere niente a che fare con una pazza come me, e invece sei venuto a prendermi subito. Perché?»

Mi studia attentamente e poi si posiziona davanti a me guardandomi dritto negli occhi. «Forse perché hai qualcosa che mi attira. Sei l'unica ragazza che mi fa diventare pazzo solo con una frase e sono sicuro che si mi chiedessi di sedermi, scodinzolare o robe del genere lo farei senza indugio e non so il perché. Mi sento attratto da te e questo lo devi sapere.»

«Ti senti attratto da me.» ripeto sconvolta.

«Si.»

«Fisicamente o caratterialmente?»

«Non lo so, ed è questo il problema! Se fosse fisicamente non c'è niente di male perché, c'è, guardati! Sei una bellissima ragazza. Ma se fosse caratterialmente sarei fottuto.» E' ancora davanti a me e non riesco a distogliere lo sguardo dai suoi occhi ipnotizzanti.

«Perché?»

«Perché vorrebbe dire che mi sto innamorando di te.»

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