Capitolo 2
Skyler pov's
Oggi devo partire per andare al college e mio fratello si è intestardito che non vuole lasciarmi andare. Stavamo facendo colazione quando Sean ha ricordato a tutti e tre un piccolo momento passato assieme, provocando a Zake un attacco di coccole. In questo preciso istante mi sta abbracciando, ma non è quello che mi da fastidio però sono dieci minuti che siamo in questa posizione e le braccia iniziano a farmi male.
«Non voglio che te ne vai. Sei ancora la mia pulcina.» dice triste Zake.
«Torno la settimana prossima, e poi ci possiamo vedere tutte le volte che vuoi. E non chiamarmi più così!»
«Non è la stessa cosa. Io ti voglio sotto il mio tetto. Voglio darti il bacio della buonanotte e quello del buongiorno, voglio rimboccarti le coperte e svegliarti alla mattina, prepararti la colazione, urlarti di muoverti che se no fai aspettare Caroline, voglio farti arrabbiare come ieri sera e continuare a chiamarti con quello stupido soprannome che odi tanto. Lo sai vero che tu sei una parte di me e della mia giornata?»
«Anche tu fai parte della mia giornata. Prometto che ti verrò a trovare presto.» la sua stretta intorno al mio corpo si allenta, dandomi il permesso di guardarlo negli occhi, blu notte come quelli di mamma.
«Mi mancherai pulce. » dice, facendo finta di asciugarsi una lacrima.
Gli do un bacio sulla guancia e gli sussurro: «Ci vediamo presto fratellone.»
Esco di casa e vedo Sean che sta mettendo dentro la macchina le mie valige. Non so come fanno ad entrare in quella topaia; in totale ne ho preparate tre. Due valige e un borsone, senza considerare lo zaino e le borsette a mano.
«Sono pronto. Partiamo? » chiede con falso sorriso. Annuisco e vado a sedermi davanti, di fianco a lui.
Per tutto il viaggio rimaniamo in silenzio. Non sappiamo nemmeno cosa dirci, vorrei romperlo io ma non riesco ad aprire bocca che incomincia lui.
«Ti accompagno fino in camera, così ti porto le borse. Okay? »
«Si, grazie. »
«Lo sai vero che puoi tornare a casa quando vuoi, vero? »
«Si, lo so. Mi mancherete moltissimo. » ammetto, con la voce incrinata.
«Piccola non piangere. Sei al college ora, devi farti riconoscere da tutti. » scherza, provocandomi un sorriso.
Entriamo nel campus, precisamente nel terzo dormitorio femminile. Ci facciamo tre piani fino ad arrivare alla mia camera, la 326. Apro la porta e trovo dentro una ragazza con i capelli biondi ossigenati, vestita come una principessa che sta disfacendo le valige. Sean entra prima di me e appoggia le borse un po' sul mio letto e per terra.
La ragazza si gira verso di noi con un sorriso che si spegne appena i nostri occhi si incontrano.
«Piacere di conoscerti, io sono Debrah Green. » dice porgendomi la mano. L'afferro sorridendole.
«Ciao, Skyler Clarke. »rispondo imbarazzata. Mi giro verso mio fratello che è visibilmente a disagio. Sto per dirgli qualcosa quando bussano alla porta. Debrah non se lo fa ripetere due volte ed apre la porta. Io, intanto, apro le valige cercando di mettere nella cassettiera i vestiti.
«Deb, che bella che sei oggi. » dice una voce che ho già sentito.
<<Erik, piantala di fare lo sciocchino. Killian, tu cosa ne pensi? » chiede l'oca... volevo dire quella brava ragazza.
«Uhm... è okay. »
Mi giro verso di loro e quando vedo il ragazzo di colore con i dread e il riccioluto con gli occhi azzurri, mi lascio scappare un sussulto che viene sentito da tutti. Tutti gli occhi sono su di me, quando Sean si mette davanti a me e mi scuote per un braccio.
«Tutto okay? » chiede.
«Si, certo. » rispondo. I due ragazzi mi stanno ancora fissando, lo so e da come li guarda Sean, vuol dire che se ne è accorto anche lui.
I due ragazzi rimangono lì fino a quando non ho finito di disfare le valige. Sean mi lascia dandomi un abbraccio e un bacio sulla guancia, avvisandomi che mi avrebbe chiamato questa sera con Zake per sapere come andava.
Mi giro e distendo tutti i miei accessori sulla scrivania aspettando che le mie amiche mi vengano a chiamare. Qualsiasi cosa piuttosto che stare con i due ragazzi e la vanitosa che continuano a fissarmi. Lo so, lo so. Non giudicare un libro dalla copertina ma se io dico questi aggettivi: Manhattan, Debrah, abiti firmati da principessa, risata da oca, comportamento da stupita... si capisce com'è! Non voglio farmi una cattiva idea subito ma di certo la prima impressione è andata in fumo.
«Ragazzi lei è Skyler Clarke, la mia coinquilina. » ci presenta la ragazza. Mi giro nella sua direzione forzando un sorriso. «Loro, mia cara, sono Erik Lee e Killian Davis. »
«Ciao. » li saluto.
«Tu sei quella del fast-food di ieri? » chiede incredulo Erik. Annuisco, abbassando lo sguardo.
«Si sono io. » sussurro più a me stessa che a loro.
«Wow , forte. » ribatte ridendo. Forte? Perché ha detto forte?
Due teste, una rossa e una bionda, sbucano dalla porta salvandomi da questo momento estremamente imbarazzante.
«Sky dobbiamo andare. Ho finito con le valige e devo prendere l'orario. » mi dice Max.
«Si arrivo subito. Non sai chi ho visto ieri. » ammetto sedendomi sul letto con le mani nei capelli.
Max e Caroline si avvicinano a me, ignorando Debrah e i due ragazzi.
«Che è successo? » chiede la rossa preoccupata.
«Douglas e Wiky, verranno qui. Al college. »
«Scherzi? Ma non era in carcere? » urla Max. Scuoto la testa. La mia coinquilina e i due ragazzi si zittiscono sentendo la parola carcere. Che c'è, non sanno cos'è?
«No, ieri lei è venuta da me minacciandomi di non provare ad avvicinarmi a Douglas. Se sapesse cosa mi ha fatto non credo che penserebbe che gli voglio rubare il ragazzo. »
«Dovrebbe sapere che tu lo odi totalmente e non sei nemmeno interessata ad un ragazzo. Vero?» chiede dopo un secondo di esitazione. Annuisco senza vergogna. Non ho trovato ancora quello giusto e per il momento voglio solo aspettare che arrivi il momento giusto.
«Okay, di lei parliamo dopo. Jeremy ci aspetta fuori o meglio aspetta te. » ribatte Max, sorridendomi maliziosamente. Alzo gli occhi sul ragazzo riccioluto. Non so perché, ma avevo bisogno di vedere i suoi occhi azzurri. Mi alzo dal letto a malavoglia mentre vengo trascinata fuori dalla stanza. Mi lamento tutto il tempo, non sono nemmeno presentabile! Indosso la felpa bianca di mio fratello e i pantaloni a cavallo basso da tuta blu. Per non parlare delle converse bianche slacciate.
Arriviamo giù nella sala delle riunioni, dove tutte le ragazze del campus si riuniscono per prendere decisioni.
«Ma l'hai visto? » domanda Caroline urlando, strattonandomi il braccio.
«Di cosa stai parlando? O meglio di chi stai parlando? »
«Il ragazzo dagli occhi azzurri. » sussurra di colpo.
«Ah, non l'ho notato. »mento. In realtà l'ho notato eccome.
«Ma davvero? » chiede maliziosamente. «E dimmi, come mai sembravate già conoscervi? »
«Ieri al lavoro l'ho visto. Con il suo amico. »spiego brevemente.
«Ma avete visto il suo amico? Gli si vedono i muscoli da sotto la maglia. » dice Max ridendo. Si l'avevo notato.
«Chi avete in stanza? » chiedo. Caroline sbuffa leggermente infastidita, mentre Max non sembra importargli.
«La mia si chiama Nancy, è di Manhattan ed è... non lo so, strana. Sta sempre per i fatti suoi. Mi ha salutato e poi non ha detto niente.» dice quest'ultima.
«La mia ha origini francesi, Ivon. Ovviamente di Manhattan ed è una figlia di papà. Non gli ho praticamente rivolto parola, solo per presentarci poi mi ha fatto un commento stupido e io l'ho mandata a quel paese. La odio già. » borbotta la rossa arrabbiata. Una cosa che ho imparato nel stare con lei è che non devi mai contraddirla. L'ho provato sulla mia stessa pelle, quando eravamo piccole.
«Comunque sia, dov'è Jeremy? »chiedo.
<<Non è ancora arrivato. Volevo solo parlarti di quel ragazzo e volevo dirti che oggi ti accompagno io al lavoro. Quindi torniamo in camera e stai al mio gioco. » risponde la rossa.
«Quale gioco? » domando ancora più disperata.
«Oh andiamo! Fidati della tua migliore amica. Vieni dobbiamo mettere in atto il mio mitico piano. E devi darmi ragione su tutto. Okay?>> annuisco, avendo perso ogni speranza di farle cambiare idea, e la seguo fino ad andare in camera mia. C'è ancora l'oca e i due ragazzi e in quel momento inizio ad ingranare le cose.
«Sky, senti dopo ti vengo a prendere io dal lavoro. Voglio andare a vedere Central Park. » recita la mia amica.
«Okay, io finisco alle sei. » rispondo cercando di essere più credibile possibile, anche se è vero che finisco di lavorare per quell'ora.
«Visto che oggi è la nostra prima vera volta qui a Manhattan voglio assolutamente andare in un pub. Voglio divertirmi come non mai.>> dice sedendosi sul mio letto. «Ragazzi conoscete un locale dove possiamo andare? » chiede facendo l'ingenua.
«Certo, il Demons è il migliore in zona. Ci siamo andati un paio di volte. » risponde Erik.
«Bene, Sky, noi andremo lì quindi prepara i vestiti. Ci divertiremo da matti e poi voglio rimorchiare. »
«Non credo che la tua amica sia un tipo da festa.>> osserva il ricciolo. Lo fulmino con lo sguardo. Ma chi si crede di essere per dire cosa sembro o no?
«Già, hai ragione. Ma devo portarla fuori a divertirsi se no mi diventa zitella. » mi prende in giro.
«Sono qui, solo per informarti. Sento tutto quello che stai dicendo. » l'avverto. A che gioco sta giocando?
«Dai, non hai mai avuto un ragazzo è naturale che mi preoccupo per te! » sbotta.
Questo non doveva assolutamente dirlo! Almeno non davanti alla principessina di Manhattan e ai tue ragazzi. Cavolo, che imbarazzo!
«Ehm.. »
<<Aspetta tu non hai mai avuto un ragazzo? Davvero? »chiede il ricciolo.
«No, mai. Perché, ti crea problemi? » rispondo bruscamente. Lui alza le mani fingendosi intimorito. Farebbe bene ad esserlo, non mi conosce. Esco dalla stanza senza girarmi nemmeno un a volta. E forse è meglio così. Sento dei passi che mi seguono e so già a chi appartengono.
«Ti vuoi fermare? » domanda Caroline.
«Perché gliel'hai detto? Non ho mai detto a nessuno le tue cose private! Perché mi hai tradito? »
«Non volevo, davvero. È stato uno sbaglio, mi è scappato. Volevo vedere che effetto facevi sul ragazzo dagli occhi azzurri. » si giustifica rattristendosi.
«Non gliene frega niente di me! Mi conosce da neanche due ore e pensi possa già essere innamorato perso di me? »
«Scusa. Non volevo davvero. » inizia a singhiozzare. Mi avvicino a lei e l'abbraccio. Non voglio avere problemi con nessuno, soprattutto con la mia migliore amica.
«Non farlo mai più. » sussurro.
«Te lo prometto. Andiamo lo stesso al pub, vero? » annuisco e sul suo volto appare un enorme sorriso. «Okay, ti vengo a prende verso le sei al fast-food. Preparati andiamo subito a prepararci.» esattamente come se non fosse successo nulla.
«E Central Park? » chiedo.
«Chi se ne frega. È un parco, mica una discoteca piena di ragazzi! »urla allontanandosi.
***
Sono al lavoro, e tra poco Caroline verrà a prendermi. Per tutto il tempo non ho fatto altro che pensare a due paia di occhi azzurri. Che diavolo mi prende! Non ho mai pensato tanto ad un ragazzo e non credevo che avrei iniziato adesso. Ho ancora tutta la vita davanti per pensare ai ragazzi e invece ci casco ora. Non sento nemmeno la porta che si apre, nella mia testa c'è solo la faccia di killian, il ricciolo, che avanza verso di me con un sorriso dolce sulle labbra. Perché non sta fermo? Perché si muove? Ma soprattutto, perché sta aprendo la bocca ma io non sento niente?
«Skyler, tutto bene? »
Mi risveglio dal mio stato di trance e mi trovo davanti Killian. Oddio, che figuraccia!
«Ehi, si. Tutto bene, tu? » chiedo imbarazzata.
«Io sto bene. Sei sicura? Sei molto pallida. » nota. Certo che sono sbiancata! Stavo pensando a te e ho scoperto che non solo ti stavo pensato ma ti avevo anche davanti. Una cosa di tutti giorni.
«Certo...ehm va tutto bene. Tranquillo. »
«Okay, mi ha mandato qui Caroline, la tua amica. Mi ha detto che non può venirti a prendere perché è andata a fare compere e c'è stato un'incidente sulla strada e non sarebbe arrivata in orario. » mi avvisa. Maledetta Caroline, me la paga!
«Si, okay. Arrivo subito. » Vado dietro la cucina e saluto i ragazzi, togliendomi il grembiule e quell'orribile cappellino. Torno nella sala e vedo Killian appoggiato al vetro con una sigaretta in mano. Non ci credo che fuma! Esco dalla porta e mi viene incontro.
«Ne vuoi una? » domanda porgendomi il pacchetto di sigarette.
«No, grazie. »rispondo educatamente.
«Non fumi o non la vuoi? »Ma non sa farsi i fatti suoi?
«Non fumo. In verità lo odio.» ammetto guardandomi in torno, per non incrociare i suoi occhi.
«Lo odi? Odi anche i fumatori? »
«Non lo so, se sono dei detective che fanno mille domande a cui non voglio rispondere, si! » ribatto acida. Non consce il detto: chi si fa i fatti suoi, campa cent'anni?
«Cattiva la ragazza. Mi piaci. »dice malizioso.
«Davvero? Tu no. » Beccati questa. Lui non sembra piacere la mia risposta, così butta la sigaretta e mi viene addosso, spingendomi contro il muro. Inizio ad avere veramente paura. Potrebbe essere uno psicopatico, che mi vuole fare del male. Porta la sua bocca accanto al mio collo, strusciando il naso contro la mia pelle. Questa scena l'ho già vissuta e non è finita bene. Almeno per me no.
«Levati immediatamente, o incomincio ad urlare. » lo minaccio. Lui si allontana leggermente da me ma continua a portare un sorriso malizioso sul volto.
«Hai paura? » chiede facendo l'innocente.
Si, certo! Lo spingo leggermente, in modo da poter passare e mi incammino verso l'università.
«Ehi ti devo accompagnare! » urla.
«Preferisco farmi dieci chilometri a piedi che farmi dare un passaggio da te. »
«Dai non fare la bambina! »
«Bambina lo dici ad un'altra! Sei come tutti gli altri! » grido. Per fortuna che leggo molti libri, così so dove colpire un ragazzo. Sentirsi paragonati ad altri li manda fuori di testa. Per non parlare del rifiuto.
Continuo a camminare, pensando a quello che ho detto. Non lo volevo dire, non penso che sia come gli altri, anzi credo che lui sia molto carino. È solo che quando mi fanno mille domande dico cose che non vorrei dire. Mio padre fumava, ecco perché odio il fumo e non mi sono troppo simpatici i fumatori.
Arrivo dopo un'ora al campus. Caroline è fuori dal dormitorio a braccia incrociate mentre si guarda intorno. Appena mi vede fa un sorriso enorme che si spegne vedendomi seria.
«Sky che è successo? » chiede cupa.
«Niente. Prepariamoci per questa sera, voglio divertirmi assolutamente. » rispondo velocemente.
«Piccolo cambio di programma. Andremo ad una festa ma non in un pub. La mia compagna di stanza ha saputo che ce né una qui vicino, ad una confraternita. Che ne dici? »
«Okay, ma entro le due voglio essere a casa a dormire. » l'avviso. Sinceramente non mi andava di andare in una discoteca ma è anche vero che non mi ispira gran ché la confraternita. Ho letto molti articoli che parlano di ragazze che si risvegliano-nude- nel letto di qualcuno senza sapere chi sia per colpa della sbronza. Un'altra cosa che odio. Ubriacarsi non serve assolutamente a niente se non a star male.
Mi prende per il braccio e mi porta nella mia camera. Stranamente Debrah non c'è quindi facciamo con calma. La mia amica apre il cassetto dell'armadio e tira fuori un paio di vestiti. Poi passa alla scarpiera e prende delle sneakers bianche-nere con un po' di tacco. Preso quello che le serve, esce dalla camera senza dire niente. Chiudo la porta e la seguo fino in camera sua.
Una ragazza mora con le gli shatush rosa sta scegliendo i vestiti. Appena entriamo si gira a guardarci ma non dice niente. Aveva ragione Caroline, non è molto socievole. Mette i miei vestiti sul suo letto e poi me li indica.
«Mettiteli e poi passiamo al trucco e all'acconciatura»
Mi incammino verso il letto e rimango stupita dei vestiti che ha scelto. Non sono eleganti per niente. L'intimo di pizzo nero è quello più adatto ad una festa. La maglietta rosa carne tenue è trasparente, in modo che si noti l'intimo. I pantaloni sono lunghi e cavallo basso con due tasche ai lati, il colore è un marroncino molto soft; ed infine le scarpe di prima. Mi piace particolarmente questo look, così decido di metterci anche il cappello nero di mio fratello con le iniziali di New York. Vado in bagno e mi vesto velocemente. Ancora il cappello non me lo metto, la mia amica mi ha detto che mi vuole fare i boccoli anche se ho i capelli non molto lunghi. Dice che i danno un'aria sexy.
«Senti un po'. Dobbiamo dare un soprannome a modo nostro al tizio occhi azzurri. » dice arricciandomi i capelli sulle punte.
«Okay, va bene. Qualche idea? » chiedo speranzosa.
«Si pensavo che potremmo chiamarlo...»
«Fumatore? Ricciolo? » propongo interrompendola.
«No scema. Visto il suo nome ricorda le uccisioni potremmo chiamarlo Murder? »
«No! Si capisce subito! » mi lamento.
«Eddai! Quando ti verrà in mente un nome allora sarà quello per il momento è Murder! » dice divertita.
«Come vuoi. »
«Adesso ti trucco. Vedrai farai colpo su Murder! » ridacchia. Non dico niente, è tempo sprecato! Se vuole aver ragione lei ce l'ha, punto e stop.
Dopo quaranta minuti siamo tutte e due pronte. Abbiamo chiesto a Max di venire ma ci ha liquidato dicendo che i suoi venivano a farle visita, ma ha promesso di esserci per la settimana prossima. E giusto per la cronaca ogni settimana c'è almeno una o due feste a sera. Esatto a sera.
La confraternita non è grande come me l'aspettavo, è solo piena di ragazzi, mezzi svestiti. Caroline indossa un top o come li chiamo io, reggiseno, e un shorts di jeans con le zeppe. I capelli sono raccolti in uno chignon con una treccia intorno.
«Pronta per scatenarti? » domanda entusiasta.
«Certo, ma prima voglio qualcosa di pesante. »
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