THE GREATEST
La penombra delle persiane abbassate stavolta non basterà. L'unica cosa che vorrei in questo momento è un buio denso e profondo, dolce, in cui potermi annullare fino a dimenticare che esisto. Ma in questo posto non posso nemmeno chiudere le palpebre senza avere paura.
Dicono che casa è dove posi il capo. Il mio cuscino è macchiato dalle lacrime, le mie coperte ne sono ancora intrise.
E non importa se fa caldo, se il ventilatore non serve a nulla o se il sudore mi attacca i vestiti alla pelle: ho bisogno di isolarmi da tutto, di proteggermi il più possibile dall'aria che si respira qui. Un'aria senza ossigeno, in cui mi sembra di annaspare.
Sono passati solo dieci giorni, neanche la metà del tempo che dovrò passare qui, eppure sembrano anni.
Anni in cui tutti gli sforzi, tutto l'impegno, tutti i progressi degli ultimi mesi sono svaniti nel nulla. Perché non importa se evito i conflitti, se resto invisibile, se mi limito a sopravvivere in quella che dovrebbe essere l'estate dei miei vent'anni: lei trova sempre e comunque un modo per distruggermi.
Qualcosa di cui lamentarsi. Qualcosa per cui rimproverarmi. Qualcosa per cui urlarmi addosso. Qualcosa che la legittimi a sputare cattiverie e calunnie mascherate da amore e preoccupazione. Qualcosa che spesso sono respiri troppo forti, piccoli dettagli all'interno di un immenso affresco che mi affanno a dipingere per non essere uccisa.
Tacere è arroganza. Rispondere è offesa. Sbagliare è peccato. Fare bene è motivo di scherno. Vivere è un atto di insolenza. Morire è il gesto teatrale di un animo egocentrico.
Eppure i vecchi pensieri ritornano, mi accarezzano i capelli mentre piango, mi promettono un po' di pace da questo inferno. E, per quanto ora sia in grado di scacciarli via, di ricordare a me stessa che tutto si sistemerà una volta andata via di qui, che fuori da queste mura la vita è un giardino che mi offre i suoi frutti più succosi, tuttavia mi è difficile ignorare i miei demoni.
Gli stessi che mi tormentavano anche un anno fa, per quanto in una casa diversa da questa. I ricordi si riaccendono come stelle al calar della sera, illuminando il mesto oblio che tanto avevo faticato a conquistarmi. Tutto il dolore, tutta la sofferenza di allora si uniscono a quelle di oggi, aggiungendo male a male, perché al peggio non c'è mai fine.
E mi chiedo come sia possibile che le due persone che avrebbero dovuto amarmi di più a questo mondo hanno finito per spingermi così vicino alla fine di ogni cosa.
Per quale forza divina o mortale, per quale colpa di cui mi sono macchiata, ora o in qualche esistenza passata, riesco a ricevere solo un amore violento.
Se verrà mai il giorno in cui qualcuno mi amerà davvero, di un amore gentile e sereno, che non mi faccia sentire sporca o sbagliata, che non porti con sé pene atroci.
Se sono davvero destinata a dispensare amore e ricevere indietro solo rabbia e indifferenza, un tiepido affetto fino a quando sono utile, per poi essere abbandonata come un cane sul ciglio della strada.
Perché, per quanto io sia perfettamente in grado di andare avanti anche così, solo con l'amore che io provo per me stessa, mi rifiuto di credere che io sono stata creata solo per servire e intrattenere, come una bestia da circo.
Perché io sono molto più di questo e dovrà pur esserci qualcuno che riesca a vedermi per quella che sono, ad amarmi per quella che sono, senza prosciugare il mio animo.
E se questo non accadrà mai, beh, vorrà dire che accetterò di dover bastare a me stessa e troverò pace solo con quelli che resteranno miei amici.
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