SERO HANTA🌸
Richiesta da: pk_Shoto_ama_la_soba
Spero ti piaccia 🥰
Buona lettura!
T/N Pov
Un'altra giornata piena di complicazioni è iniziata alla scuola per eroi U.A. e tutto questo perché Bakugō non riesce mai a stare zitto senza infastidirmi. La mattinata era partita bene, mi ero svegliata felice, fin quando non mi sono ritrovata in classe, cominciando uno scambio di battute col biondo che, volendo aver ragione a tutti i costi, ha attivato il suo quirk, costringendomi a fare lo stesso.
Ovviamente l'uso dei quirk all'infuori delle esercitazioni o senza l'autorizzazione di un professore è proibito, così siamo stati messi entrambi in punizione da Aizawa-sensei.
Fortunatamente, questa punizione non sembra poi così fastidiosa, alla fine. Dovendo pulire il cortile, destino ha voluto che avessi la compagnia della mia cotta scoppiata poco dopo inizio anno: Sero Hanta.
Se mi chiedessero per quale motivo mi piace Sero, non saprei cosa rispondere con le numerose qualità positive che ha: la sua genuinità, il sorriso allegro che riesce a trasmettere sempre fiducia e calma, la sua risata che riesce a risollevarti il morale o il fatto che è l'unico a trattarmi come avrei sempre voluto.
<<Riesci sempre a metterti nei casini, eh (T/C)?>>
Sbuffo, stringendo il rastrello fra le mani, iniziando a lavorare con rabbia. <<Se quella sottospecie di riccio esplosivo mestruato non mi rompesse sempre le scatole, probabilmente sarei la migliore della scuola.>>
Il corvino mi guarda prima di esplodere in una risata che mi contagia, finendo per accasciarci entrambi a terra.
<<Bella battuta, ti definiresti meglio di Yaomomo?>>
Un brivido mi corre sulla schiena a sentire quel nome. Io e Yaoyorozu non siamo proprio la classica definizione di "amicizia", tutt'altro. Ci odiamo dal primo giorno, non riusciamo a sopportarci e nelle esercitazioni è una fortuna non essere mai finite insieme, onestamente non so proprio come sarebbe andata a finire.
<<Si, mi definisco sicuramente meglio di lei. Almeno io, per quanto benestante possa essere, non mi atteggio o faccio frasi velate per mostrare la mia sfarzosità.>> Sussurro, ricordandomi l'episodio della settimana precedente, in vista degli esami.
Il ragazzo si poggia sullo schienale della panchina con i gomiti, guardandomi.
<<Cosa c'è?>> Chiedo, bloccando il lavoro.
<<Volevo ringraziarti, (T/C)-san.>> Mormora, arrossendo leggermente e lasciando cadere la testa verso il basso, spinta dalla gravità.
<<E per cosa, Sero?>>
<<Per avermi aiutato a studiare, anche se non sono passato comunque, mi dispiace che tu abbia sprecato tempo. Però ho avuto un'insegnante davvero fantastica!>> Dice triste, stringendo i pugni.
Mi avvicino a lui, intenerita, sentendomi quasi in colpa. Poggio una mano sulle sue, timidamente, mostrando un sorriso finto, cercando di nascondere la delusione verso me stessa.
<<Sono io che dovrei chiederti scusa, Sero. Forse non sono stata all'altezza delle tue aspettative o, probabilmente, non ero la più adatta a svolgere questo tipo di incarico. Per colpa mia non hai passato l'esame e ti chiedo scusa!>> Grido le ultime parole, inchinandomi davanti a lui.
Le sue mani si posano sulle mie spalle, guardandomi intensamente negli occhi dopo avermi alzato il busto, quasi sgridandomi silenziosamente.
<<Non pensare mai più una cosa del genere. Tu sei stata perfetta, sei sempre stata perfetta... forse sono io che non sono stato alla tua altezza, non lo sono e.. probabilmente mai lo sarò.>>
Le sue parole mi lasciano momentaneamente confusa, fin quando non realizzo cosa intende.
Sta pensando davvero che io...?
Sto per aprire le labbra prima che mi interrompa lui, slanciandosi in avanti e posando le sue sulle mie, baciandomi.
Sgrano gli occhi sorpresa dalla sua azione improvvisa, la presa sul legno del rastrello mi si allenta, lasciando cadere l'oggetto a terra e il mio cuore inizia a martellarmi nel petto, sempre più forte, rimbombando fino nelle orecchie.
Dopo pochi secondi Sero si allontana, rosso in volto, portando lo sguardo sull'ambiente circostante.
<<E-Ecco.. era già un po' che ci pensavo in realtà.. solo non sapevo come dir->>
Spiega, prima che ricambi il gesto, balzandogli fra le braccia e baciandolo con passione, stringendo le ciocche nere di lui fra le dita affusolate.
Il bacio continua per un momento che sembra quasi eterno, finché, entrambi a corto di fiato, non siamo costretti a staccarci, cercando di riprendere aria.
<<Anche tu mi piaci, Sero. Solo che non sapevo come dirtelo.>>
<<Che ne dici se mi dai un altro bacio, (T/N)-chan?>> Sussurra, montando un sorriso furbo sul volto che fa sussultare il mio cuore.
<<Dico che dovresti darmelo anche tu.>>
Il ragazzo non si fa pregare, prima di baciarmi ancora e ancora. Così passiamo tutto il pomeriggio a scambiarci dolci effusioni sulla panchina del parco della scuola, lontani dagli occhi di tutti, immersi nel nostro amore.
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro