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16° Recensione: Resilience

(Tralasciando per un attimo il mio classico e pessimo umorismo, vorrei ricordare a chiunque che i miei commenti sono pareri personali atti ad aiutare gli autori. Nulla di quello che leggerete è nato con l'intento di essere offensivo, di far deprimere o di far in modo che un autore smetta di perseguire il proprio sogno. Come ho detto più volte in precedenza, non sono una professionista, ma una lettrice accanita che, come ogni aspirante scrittore, vuole ottenere il risultato migliore dalle opere che legge e scrive.

Le gif inserite servono solo per mettere un pò di humour, i miei commenti -girati in vari modi- servono per una crescita personale. Non saranno graditi insulti o cattiverie immotivate, se ciò che leggete non vi piacerà, cercate di esprimerlo con modi e toni maturi. 
Sono sempre disponibile per un confronto con gli autori e chiarimenti, ma se non sarete educati, non pretendete da me alcun rispetto.
Grazie per la cortese attenzione.)

Autore: daisyfitzgerald

Genere: Storie d'amore

Capitoli: 7

Copertina e Titolo:

Non inizierò questa sezione con la classica fiabetta di una ragazza che entra in libreria, perchè ho un conflitto interiore che mi sta logorando: Ania vs il mercato letterario.

Personalmente direi che la composizione della copertina e l'insieme in generale, è assai buona, mi piace da impazzire. Sì, questo look un pò tumblr da parte dell'immagine scelta, è sulla mia lunghezza d'onda, ma appunto perchè si rifà alla moda di questo social tanto in voga, dissocia completamente dall'aspetto che avrebbe se fosse un cartaceo.  

Dannazione se sono in difficoltà!

Okay, facciamo così allora: se fosse impostato più come "1q84", di Murakami, sarebbe il perfetto connubio tra le due fazioni che combattono dentro di me. Va bene tutto poi -font del titolo, citazione, pesi visivi etc-, ma serve qualcosa che la distacchi dall'idea di blog personale e l'associ ad un contesto più professionale, soprattutto visto il genere a cui si rifà.

Punteggio: 5/8

Trama:

"/re·si·lièn·za/ «In psicologia, la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà.»Il ritrovamento di una vecchia lettera fa riaffiorare in Momoko una ferita che credeva di aver ormai chiuso per sempre. Attraverso le parole sulla carta, sulla quale il tempo si era cristallizzato a sette anni prima, il fantasma di Eiji sembra voler sconvolgere il presente di Momoko. Lasciandosi abbandonare ai ricordi della sua prima giovinezza, Momoko riscopre in quel ragazzo lo spirito vitale che fino a quel momento sembrava aver seppellito sotto fitti strati di tristezza e apatia. È per questo che decide di intraprendere un viaggio che la porterà da Takayama, sulle montagne giapponesi, fino a Eiji. Un viaggio in cui passato e presente si fondono, un viaggio destinato a cambiarle la vita per sempre, alla ricerca di quell'amante scomparso troppo in fretta. E quella parte di lei stessa, scomparsa insieme con lui. 

«Quella luce non si trovava lì, a Takayama: non si trovava nella mia casa, non si trovava tra le montagne, non c'era nell'estate, nella brezza mattutina, nei fiori, nei libri che leggevo alla casa editrice, nelle storie d'amore senza senso. Quella luce si trovava in Eiji. E lui se l'era portata via con sé.»

«Perdonami, infine, perché voglio chiederti un'ultima cosa, Momoko: non dimenticarti mai di me. Tornerò, questa è una promessa.»"

Vediamo un pò di spiegare ciò che ho evidenziato e poi di illustrarvi come, a parer mio, questa trama possa funzionare meglio.

Riaffiorare: una cosa che "riaffiora", riemerge e torna alla luce. In questo caso, una ferita chiusa, non può ricomparire, ma al massimo riaprirsi. Ci restano le cicatrici, solchi sulla pelle che sì, sono più morbidi ed inclini a lacerarsi, ma comunque ci resta qualcosa, sennò non possono aprirsi nuovamente.

Sulla: già ad una parola di distanza, ritroviamo lo stesso termine, e vi assicuro, c'è un modo più evocativo per sviare a questa ripetizione.

A: toglietelo pure, non serve.

Momoko: giri di parole, ragazzi miei, imparate a farne uso. La frase prima, troviamo questo nome, la frase dopo, pure, quindi in quella di mezzo si potrebbe tranquillamente evitare di citarlo.

Fino a: ma anche un semplice "ad" funzionerebbe meglio.

Viaggio: voi non mi vedete, ma io sto scalciando. Via le ripetizioni, ci sono modi e modi per inserirle ed in questo caso, non ci sta.

E quella: dopo un punto? No. Ma non perchè ci sia la "e" ad iniziare la frase, bensì perchè suona proprio male e se fosse una frase unica, regalerebbe all'insieme più armonia.

Stessa: non è necessario, perchè c'è già il lei che ci fa ben capire.

Con: "scomparsa insieme a lui"

"/re·si·lièn·za/ «In psicologia, la capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà.»Il ritrovamento di una vecchia lettera fa riaprire in Momoko una ferita che credeva di aver ormai chiuso per sempre. Attraverso le parole incise nella carta, sulla quale il tempo si è cristallizzato sette anni prima, il fantasma di Eiji sembra voler sconvolgere il presente della ragazza. Lasciandosi abbandonare ai ricordi della sua prima giovinezza, Momoko riscopre in quel ragazzo, lo spirito vitale che fino a quel momento sembrava aver seppellito sotto fitti strati di tristezza e apatia. È per questo che decide di intraprendere un viaggio che la porterà da Takayama, sulle montagne giapponesi, ad Eiji. Un viaggio in cui passato e presente si fondono, un percorso destinato a cambiarle la vita per sempre, alla ricerca di quell'amante scomparso troppo in fretta e di quella parte di lei, scomparsa insieme a lui. 

«Quella luce non si trovava lì, a Takayama: non si trovava nella mia casa, non si trovava tra le montagne, non c'era nell'estate, nella brezza mattutina, nei fiori, nei libri che leggevo alla casa editrice, nelle storie d'amore senza senso. Quella luce si trovava in Eiji. E lui se l'era portata via con sé.»

«Perdonami, infine, perché voglio chiederti un'ultima cosa, Momoko: non dimenticarti mai di me. Tornerò, questa è una promessa.»"

Escludendo per un attimo gli errori che ho riscontrato, la trama funziona, profuma di romanzo vero e proprio, trasmettendoci una sorta di malinconia che difficilmente ci si scrolla di dosso. Le informazioni ci sono tutte e servono a farci capire il giusto, senza comunque scendere nei dettagli. Anche le citazioni ci stanno bene, ma forse ne lascerei solo una, perchè troppe, finiscono con il distrarre e basta.

Punteggio: 6.5/10

Storia:

Con una lentezza quasi pesante, la storia ci viene introdotta in un Giappone degli anni 70' dove l'estate sembra essere una persona alle prese con gli sbalzi d'umore. La ricchezza di descrizioni, di metafore e similitudini, fa sembrare il testo un vero e proprio romanzo e colma ampiamente la mancanza di dialoghi, presenti raramente e molto scarni. 
Nei sette capitoli presenti, se ne passa quasi la metà a crogiolarsi tra le introduzioni di Momo, che nella sua nostalgica apatia, inizia a parlarci di cosa l'ha spinta ad arrivare fino al punto in cui le cose, per lei, ricominciano a muoversi. Scritto quasi come un diario, saltiamo tra Tokyo e Takayama, tra un prima ed un presente, finendo con il sentirci parte di un film alla Nynphomaniac o Lezione 21, dove si hanno scorci di un'altra storia, mentre viviamo la nostra.

C'è davvero poco, di cui parlare, qui.  Nonostante la pienezza degli aggiornamenti, tutto lo spazio è occupato da descrizioni e sensazioni che non ci parlano di avventure o colpi di scena, ma ci iniziano al viaggio interiore che Momoko compirà presto, rivivendo parti di un passato che aveva cercato di dimenticare.

Ogni capitolo è intriso di malinconia, di una calma che si abbina perfettamente alle giornate di pioggia.

Punteggio: 8/10

Grammatica:

Seppur Huston ed io abbiamo concordato non esserci un gran numero errori di grammatica -molti credo siano dovuti a sviste-, non siamo riusciti a farci sfuggire quel fastidioso e continuo ripetersi di termini e nomi. All'inizio del testo non sembrava essere un fattaccio tanto grave, ma poi, proseguendo, la situazione è andata peggiorando, riprendendosi poi verso il quarto capitolo, ma compiendo comunque qualche scivolone. Per essere brevi e far capire in fretta, negli aggiornamenti in cui ci viene presentato Eiji, il nome del ragazzo viene ripetuto all'incirca una frase sì ed una e mezza no. Questo è il male.

Ci sono decine di modi per sviare all'inconveniente delle ripetizioni; i sinonimi, i pronomi, i giri di parole -tutta roba utilissima nella scrittura.

L'autrice, che mi ispira fiducia per via di alcuni passaggi ben studiati, qui cade male e dovrebbe quasi necessariamente dare una controllatina ai suoi abusi. Un conto è dare importanza a determinati elementi, un altro è farli diventare nauseabondi: io ad esempio, ora odio Eiji, senza però avere un motivo personale per farlo.

Punteggio: 7/12

Personaggi:

Concentrarmi su qualcuno al di fuori di Momoko, sarebbe quasi un delitto. Come posso parlare di persone che mi sono state appena accennate, in questi pochi capitoli? No, mi rifiuto di metterci bocca. E allora partiamo di lei, di questa ragazza che è il classico stereotipo della fanciullina nipponica: un pò schiva, timida e riservata. Momo è una cosetta piccina picciò, che se non ci venisse presentata come protagonista, potrebbe passare facilmente inosservata o, usando un termine inglese, sarebbe una wallflower.

Non è un'eroina, men che meno un personaggio invidiabile. E' una figura che finiamo per trovare tenera nella sua perenne malinconia, che osserviamo in silenzio nel torpore della sua routine.

Ci vuole molto impegno, per sviluppare un protagonista del genere e mi sento di fare i complimenti all'autrice, che sicuramente per ora, ha dato sfoggio delle sue capacità narrative.

Punteggio: 8/10

La Conclusione di Ania:

Da feticista del Giappone, non ho potuto che fare piccoli saltelli di gioia ritrovandomi faccia a faccia con questo testo. Solitamente, in un contesto simile, vengono sviluppate FF, light novel e poco altro, non certo storie d'amore. Daisy (l'autrice), ha voluto sfidarsi non solo con l'ambientazione, ma anche con l'impostazione della storia che vuole, certamente, accaparrarsi il titolo di romanzo, esattamente come quelli che troviamo nelle librerie.

Sì, ci sono punti da sistemare e la lentezza con cui questa storia prova a farsi strada nel lettore, può spesso risultare pesante, ma personalmente mi sembra che sia questo, il risultato che si vuole ottenere.

Insomma, è una storia più matura di altre romance che passano su questa piattaforma virtuale e per godersela, bisogna vantare un pò di tempo e la placida solitudine di una casa senza possibili interferenze.

Se volete dare una chance a Resilience, vi conviene farlo subito, in modo da arrivare alla fine di questi sette capitoli e potervi fare un'idea su come la storia andrà inerpicandosi. Non me la sento di indirizzarla su un pubblico ben preciso, perchè sta alla maturità e alla pazienza dei singoli, decretare quanto bellezza possa avere. Certo è, che l'autrice ha grande talento e le descrizioni disegnano bene gli scenari in cui ci muoviamo, facendoci sentire un pò tutti, dei piccoli Momo. 

Detto questo, la storia si guadagna un posto all'interno della collezione Perla, vantando un punteggio di 34,5/50.  Inizio a chiedermi dove siano finite le belle critiche di una volta, quando mi partivano commenti filo-denigratori. Bah!

See you Space Cowboys!

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