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La stampa arriva subito dopo l'ambulanza, che nel frattempo ha prelevato i corpi e portati all'obitorio.
"La tv no." Commenta Antonio.
"Dove cazzo è il direttore quando serve?" Continua l'uomo.
Il direttore non è mai sul posto di lavoro, e quando succedono queste cose difficilmente esce allo scoperto. Tocca sempre a Antonio, il responsabile dei laboratori, spiegare tutto a polizia e stampa.
"Arriveranno in molti, entriamo." Gli dice il comandante della polizia, Edo.
Nel giro di pochi minuti ogni canale, di qualsiasi radio o canale televisivo sarebbe arrivato a fare domande su quanto accaduto.
Però si sa come sono i giornalisti, molti di loro scrivono quello che gli fa comodo, quello che fa più notizia, è già di per se questa situazione è tragica non serve un giornalista che la peggiori.
Il comandante scorta dentro Antonio e Elisa, sperando che uno dei due risponda ad alcune domande.
"Quando dovrebbero arrivare quelli del dipartimento dei virus?" Chiede il comandante.
"Avevano detto che sarebbero arrivati nel giro di mezz'ora. Quindi ormai saranno qui." Risponde Antonio.
E infatti, finita la frase, due uomini pelati e grassi entrano dalla porta, mostrando il proprio tesserino per non essere fermati dalla polizia a guardia delle porte.
Sono entrambi vestiti di nero, camicia compresa, che dava al tutto un non so che di macabro.
"Finalmente, bene arrivati." Dice Antonio.
"Ho proprio voglia di sentire cosa avete da dire. Un virus del genere...è assurdo" Urla Antonio
"Antonio, calmati." Ringhia il comandante.
"Non siamo qui per parlare con la polizia. Ma con quella gente lì fuori, quindi se volete assistere a quello che diremo dovete andare fuori."
"Mi dispiace, la polizia deve compiere delle indagine, abbiamo solo alcune domande."
"Fuori mi può fare tutte le domande che vuole."
"E risponderà sinceramente davanti a tutti?"
"Sono qui apposta."
L'uomo vestito di nero si gira e torna all'entrata, seguito dal suo amico.
Antonio e Elisa rimangono in disparte dietro al comandante, mentre i due uomini si sistemano sugli scalini di pietra per parlare con i giornalisti.
Le telecamere sono tutte puntate su di loro, i microfoni con lunghe aste gli arrivano davanti alla bocca, e i giornalisti si spingono per avere riprese migliori. Nonostante tutto questo i due uomini, sono calmi, e aspettano che ci sia silenzio per iniziare a parlare.
"È un virus pericoloso?"
"Come è potuto succedere?"
"Che tipo di malattia ha il cane?"
Le voci si sovrappongono l'una con l'altra, e viene fuori solo tanta confusione, senza nessuna risposta in cambio.
"Silenzio" Tuona uno dei due uomini.
La sua voce è cupa e macabra, tanto da far zittire tutti quanti con una sola parola. Cade un silenzio tombale, non vola una mosca.
"Grazie" Continua l'uomo.
"Ora rispondiamo a tutte le vostre domande, per alzata di mano, uno per volta."
Alzano le mani tutti quanti, e i due uomini sono costretti a scegliere una persona a caso dal gruppo.
"Tu." Dicono, indicando una ragazza magrolina che cerca di non essere schiacciata da tutta la massa.
"Con che tipo di virus abbiamo a che fare?" Chiede, spingendo un uomo di fianco a lei.
"È un virus che non dovrebbe esistere. È un errore di laboratorio." Mente l'uomo.
"Non abbiamo modo di preoccuparci però, è solo un placebo, l'effetto dovrebbe essere ridotto. E vi assicuriamo che prenderemo quel cane il prima possibile."
"Errore? Come è possibile che si sbagli su virus letali?" Si fa avanti un uomo.
"Anche noi siamo umani, e sbagliamo, non è nulla di letale, ve lo posso assicurare."
"Sta mentendo." Dice a bassa voce il comandante di fianco a Elisa.
"Come fate a sapere che non è letale se è un errore?" Domanda un ragazzo in fondo alla massa.
L'uomo rimane zitto, forse non si aspettava una domanda intelligente da parte di un giornalista.
"Beh, lo sappiamo. Noi siamo gli esperti."
"Non lo sapete." Urla un anziano alle spalle di Elisa.
"Ci state condannando a morte se quel virus è letale." Continua poi.
"L'intervista è finita." Dichiara l'uomo vestito di nero.
Congedandosi, rientra all'interno del laboratorio di scienze animali, seguito da Elisa, Antonio e Edo.
"Avete mentito spudoratamente. Con cosa abbiamo a che fare?" Chiede Antonio.
"Quel cane va trovato, e sterminato, sperando che non abbia infettato nessun altro animale. Se un virus del genere si diffonde l'umanità è spacciata. Avete somministrato un dose elevata, ed era stata testata su un essere umano. Dopo un giorno l'aggressività era salita alle stelle e parlava di sterminio di massa, se funziona anche con gli animali siamo fottuti."
Dichiara l'uomo.
"Abbiamo riprese delle videocamere? Possiamo vedere gli atteggiamenti del cane!" Continua l'uomo.
"Si, ma dobbiamo aspettare la scientifica, sarà qui a breve." Annuncia Elisa.
"Mi dispiace signori, ma per quello che avete appena dichiarato devo ritenervi in arresto." Dice Edo facendo un cenno con la mano ai due poliziotti vicino all'entrata.
"Avete testato un virus direttamente su un uomo, e questo è punibile per legge." Continua.
"Se volete sperare di uscire illesi da questa storia vi serviamo qui non in un carcere." Dice uno dei due uomini calmo perché sapeva benissimo che nessuno avrebbe arrestato nessuno, servivano più menti possibili.
Il comandate ci pensa su e in effetti aveva ragione non sarebbero mai riusciti a farcela da soli senza conoscere davvero il virus.
"Ok, ma finita questa cosa andrete dritti davanti a un giudice in un aula di tribunale."
L'uomo guarda Elisa, Antonio, Edo e Mario, che li aveva appena raggiunti liberandosi dalle grinfia dei paramedici intenti a controllare i suoi parametri vitali da più di mezz'ora.
"Sappiate, che sei noi affondiamo, voi affondate con noi." Dichiara l'uomo serio.
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