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Capitolo 9 [passato pt.3]


Era la fine del giro e toccava ad Eren raccontare e probabilmente la sua era la storia più triste fra tutte oltre ad essere la più complicata e più dolorosa.

Chiese a Miki di preparare un tè o qualsiasi altra cosa calda perché poi avrebbe avuto bisogno di rilassarsi, lei sapeva quanto difficile fosse per lui e perciò non fu un problema.

Conosceva molto bene ogni dettaglio di quella storia perciò decise di acconsentire e preparare del tè nero, lei lo amava e sapeva di non essere l'unica e tornò dopo qualche istante con un vassoio su cui erano appoggiate delle tazzine, una zuccheriera e una teiera in infusione di una porcellana raffinata che posizionò sul basso ed elegante tavolinetto in vetro che si trovava a qualche passo dal divano nero.

Eren aveva cambiato posto, si era messo a sedere sullo sgabello non troppo distante da Levi che lo osservava incuriosito mentre questo si passava una mano fra i capelli castani e dopo essersi inumidito le labbra prese parola <Io sono nato da Carla e Grisha, inizialmente abitavano dall'altra parte del paese, in una villa di campagna completamente immersa dalla natura ma dall'età di due anni iniziò tutto.

Mio padre era uno scienziato a tempo perso che iniziò a rintanarsi sempre più spesso nel suo laboratorio nei sotterranei diventando  isterico  e violento, sembrava avesse perso la ragione.

Picchiava mia madre e poi tornava ai suoi diabolici esperimenti sulle persone, nessuno di noi lo sapeva, ed io ero troppo piccolo per capire la situazione.

Al compimento dei miei cinque anni quell'uomo iniziò a picchiare sempre più spesso mia madre che non poteva più neppure uscire di casa, lui razionava il nostro cibo come se fossimo delle cavie e spesso lei rinunciò a gran parte della sua porzione per me ma ancora non capivo, o meglio, mi rifiutato di farlo.

Non mettevo mai il naso fuori di casa, l'unica persona con la quale parlavo oltre a mia madre era una ragazza che mio padre un giorno portò a casa, il suo nome era Mikasa.

Passavo l'ottanta percento del mio tempo a leggere e così sviluppai un intelletto molto superiore alla media, ciò mi salvò da mio padre per un bel pò almeno fino ai miei undici anni.

Poi mio padre iniziò a picchiare anche me e mia madre era messa troppo male per fare qualunque cosa, era appena cosciente gran parte delle volte.

Quell'uomo mi trascinò nel suo laboratorio che odorava di morte e iniziò a fare vari esperimenti su di me, sulla mia muscolatura sulla mia resistenza e sulla mia costituzione fisica mentre mi iniettava veleni e altra roba per la quale sarei dovuto essere già morto.

Scoprii, qualche anno dopo, che era diventato il leader di un gruppo, era diventato ricco sfondato e aveva filiali ovunque con uomini cge lo seguivano, i cacciatori.

Era tanto ricco da potersi permettere delle guardie e così  io e mia sorella, era quello che era diventata Mikasa per me ovvero una sorella, iniziammo a proteggere nostra madre e a fare in modo che si ristabilisse mentre lui si concentrava su di noi.

Persi il conto di tutte le volte che fui mandato in fin di vita, persi il conto di tutte le volte che che ero arrivato ad essere poco più di una carcassa e di conseguenza iniziai a spegnere lentamente ogni emozione.

Il tutto continuò così fino ai miei diciassette anni quando mio padre mi iniettò un siero che mi rese forte,  tanto che avrei potuto aprite a metà un leone o anche un alligatore a mani nude e senza sforzo.

L'uomo aveva intenzione di vendere quella cosa ma ben presto si rese conto che aveva funzionato solo su due soggetti su un milione: me e Miki, per questo si arrabbiò e si richiuse in una stanza a studiare i componenti di quel siero.

Ne approfittammo per scappare insieme, sapevamo quando le guardie si scambiavano di turno e dove nostro padre teneva soldi, armi e tutto il resto.

Questo ci permise, per un anno, di avere una vita normale, felice, come le belle famiglie sorridenti che si vedono nei film.

Mia madre e Mikasa vivevano con la costante paura che lui ci trovasse ma io no e a Miki non sembrava importare.

Non provavo più nulla.

Un giorno Carla rimase coinvolta in un incidente mentre tornava dal supermercato con Miki e le morì fra le braccia, del conducente nessuna notizia ma è anche troppo ovvio che è stato di lui.

Ma non potevamo fare nulla e  così passò ancora del tempo fino a quando Mikasa disse di essere  innamorata di me e io la rifiutai.

Era come una sorella per me e in oltre ero vuoto, privo di sentimenti e non volevo certo farle del male mentendole spudoratamente ma il giorno dopo lei sparì.

Lentamente riacquistai, almeno un pò, la capacità di provare delle emozioni, non che ora sia chissà quanto emotivo e il resto lo sapete> 

Lo sguardo del ragazzo per un attimo si perse nel vuoto  mentre Levi lo osservava triste sentendo di volere bene a quel ragazzo, anche troppo per qualcuno che aveva incontrato così recentemente e ciò lo spaventava.

Era spavento perché aveva paura di essere ferito, aveva paura che la cosa avrebbe preso una strana piega ma soprattutto paura di perderlo anche se ancora quei suoi confusi sentimenti non erano così forti.

Fu riportato alla realtà dalla voce della rossa < No, Eren, il resto non lo sai neppure tu, il vero motivo per il quale tuo padre ha sposato tua madre. >

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