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Capitolo 8 [passato pt.2]

Hanji interruppe quel silenzio angosciante dicendo che forse sarebbe stato meglio che ognuno raccontasse la sua storia, giusto in modo da potersi fidare totalmente fra loro.

La sua era abbastanza tranquilla come quella di Mike fino a quando si incrociano con quella di Levi, poi toccò a lui.

Il castano lo guardava attentamente mentre aspettava che il ragazzo iniziasse la sua storia, era stranamente curioso ed interessato a tutto quello che lo riguardava senza che ne comprendesse il motivo, cosa che fece ghignare Miki .

< Allora, io sono nato il venticinque dicembre, il giorno di natale.

Ho sempre vissuto solo con mia madre Kuchel che da sempre aveva vissuto nella città sotterrane e per vivere era dovuta diventare una prostituta ragione per cui non so neppure chi sia mio padre e sinceramente non voglio saperlo.

Qualche anno mia madre dopo morì a causa di una malattia contratta a causa del suo lavoro.

A quel punto iniziai a vivere per conto mio fin da piccolissimo, ero diventato un ragazzino senza emozioni che si preoccupava solo di sopravvivere e un giorno, in un vicolo piuttosto buio vidi un uomo seduto a terra che aveva il braccio mozzato e aveva perso tanto, troppo sangue ed ora ovvio che sarebbe morto.

Aveva come l'odore della morte su di se e con le lacrime agli occhi mi pregò di aiutarlo o di fare qualcosa per lui, io estrassi una pistola e gliela punti sulla fronte ed era l'unica cosa che restava da fare  sinceramente.

Ma ero solo un bambino e per lui fu facile sbattermi a terra, mi sfilo l'arma dalle mani e portò una sua mano sul mio collo, abbastanza grande da afferrarlo tutto per strangolarmi dato che ero così magro e malridotto che anche un neonato avrebbe potuto uccidermi

Ma prima che ciò accadesse sotto di lui vidi la sua testa venir trapassata da un coltello da lancio... ero un mostro che aveva provato euforia nel vedere un uomo perdere una gran quantità di sangue e morire proprio sopra di se, ero un mostro ben conscio di esserlo.

Velocemente scivolai via da sotto il corpo inanimato e afferrai nuovamente la pistola poco distante da li, alle mie spalle apparve un uomo con un ridicolo cappello, lo sguardo di uno psicopatico e le mani piene di coltelli da lancio che rise per poi liberare una mano scompigliandomi i capelli dicendo che ero nato per uccidere e che sarei stato sotto la sua ala.

Ciò fino all'età di quindici anni.

Io ero diventato mille volte più bravo di "zio Kenny" e quando venni a sapere che era il fratello di mia madre e che avrebbe potuto aiutarla la rabbia mi invase e finii con l'ucciderlo senza pietà; il suo volto era irriconoscibile.

Dopo averlo fatto sparii per un pò, fui costretto a farlo perché nessuno avrebbe lasciato correre la morte di un mafioso come lui.

Allora mi spostai dalla parte opposta della città dato che non era possibile uscire senza pagare una grande somma di denaro, motivo per il quale iniziai a rubare e a crearmi una sorta di lavoro come guardia del corpo e grazie a ciò incontrai Hanji.

Lavorava in un bordello dove un mio cliente era andato e mi raccontò che odiava quel lavoro ma lo avrebbe fatto fino a quando avrebbe accumulato abbastanza per poter uscire e vedere il cielo, lo stesso disse Mike che lavorava come guardia di sicurezza per le ragazze e i ragazzi minacciati continuamente .

Iniziammo a conoscerci e diventammo amici e senza troppa fatica mettemmo assieme tutto quello che eravamo riusciti e così qualche mese fa siamo riusciti ad uscire da là e ad avere abbastanza soldi da vivere per un pò.

Ma non ho parlato dei miei due amici scomparsi che mi ero fatto durante la mia carriera da ladro ovvero: Fralarn ed Isabel.

Lui è morto e questo lo so per certo dato che trovai il suo cadavere in una delle vie della città, mentre la ragazza non si sa che fine abbia fatto, continuo a sperare che sia viva.

Se vi state chiedendo perché Petra è con noi è molto semplice, lei aveva già raccolto molto denaro e per questo ci sembrò una buona idea allearci per uscire anche se è appiccicosa come del nastro adesivo.>

I suoi occhi solitamente freddi erano ricoperti da una patina lucida che li rendeva ancora più belli agli occhi Eren.

Le lacrime minacciavano di scendere ma lui continuava a ricacciarle indietro, aveva promesso che non avrebbe pianto e non lo fece.

Prese un enorme respiro e riacquistò la calma mentre il castano lo scrutava attentamente in volto, lo trovò bellissimo persino sul punto di piangere e  rimase stupito da quei suoi pensieri.

Si chiese come era passato dal non provare assolutamente nulla al trovare un ragazzo che aveva conosciuto da neppure un mese così attraente, certo, sapeva molte cose di lui, persino quelle che lui non gli aveva detto.

Eren le sapeva perché aveva ascoltato la sua amica occhialuta e perché aveva letto il linguaggio del suo corpo oltre al fatto che aveva imparato a leggere tra le righe, righe che permettevano al corvino di esprimersi data la sua indole non proprio estroversa.

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