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Capitolo 35 [Grande giorno]

Qualche giorno dopo Eren si ritrovava davanti allo stesso altare dove si era sposata Miki che ora stringeva fra le braccia il proprio bambino, beh alla fine erano due gemelli, una bambine e un bambino, la piccola era in braccio al padre.

Il suo testimone fu Armin, era lui che lo aveva aiutato e da subito c'era stata una forte intesa, ora il suo compito era quello di impedirgli di andare tutto a monte e correre dal suo amato.

Ma non ce ne fu bisogno perché presto si fece vedere accompagnato da Hanji, i suoi capelli neri, perfetti come sempre, creavano un forte contrasto con il suo compito bianco candido, camminava a testa alta come il più fiero tra gli uomini e il sorriso del più felice.

Era nervoso, entrambi lo erano, ma nell'istante esatto in cui si erano ritrovati fianco a fianco l'ansia era sfumata lasciando il totale spazio alla gioia, forse una delle più grandi della loro vita.

Si scambiarono gli anelli mentre i loro sorrisi si facevano sempre più larghi e poi le parole che avevano aspettato fin da'inzio «Suggellate il vostro legame divino con un bacio davanti alle quattro divinità » e non se lo fecero certamente ripetere.

Le loro labbra combaciarono come se fossero state separate per anni, le loro lingue si intrecciarono in una frenetica e dolce danza mentre riuscivano a sentire il cuore del loro partner battere velocissimo.

Tutti applaudirono, tutti tranne Petra, si, c'era anche lei, lui l'aveva invitata ed era certamente l'ultima cosa che tutti si aspettavano, tutti tranne la sua amica che lo conosceva da tanto tempo, troppo perché non prevedesse una sua piccola ma spietata vendetta.

Fu tutto magico, alla fine la rossa si arrese, vedere come erano felice le aveva fatto sciogliere il cuore e l'aveva fatta sentire in colpa, tremendamente in colpa e in fine era andata da loro e gli avevcamicia  i suoi migliori e sinceri auguri per il miglior futuro che avesse potuto attenderli.

«Auguri ai due sposini» disse scherzando Rinosuke mentre la sua bambina sorrideva contenta fra un sue braccia facendo venire a Levi una voglia irrefrenabile di tenerla in braccio che però represse «Uh, io direi auguri per quel povero letto che vi ospiterà ragazzi » intervenne Michaela facendo calare un silenzio che esplose in risate fragorose.

Restarono al ricevimento fino a tardi poi però sparirono, solo dopo un po' si accorsero che al matrimonio mancavano ora gli sposi e Miki sorrise, era felice che Eren finalmente fosse in pace.

«Allora, il nuovo signor Jeager è d'accordo sull'andare a vivere a casa mia? » «Dai, Eren, non trattarmi come una ragazza » sbuffó Levi «Comunque si» poco dopo venne baciato dolcemente «Mi perdoni?» chiese con lo sguardo di un cucciolo abbandonato «Sei scorretto, scorretto e meschino» borbottó il moro per poi baciarlo ed entrare nella casa che li avrebbe ospitati.

Salirono velocemente in camera da letto fra un bacio e l'altro, era come che se avessero aspettato ancora sarebbero esplosi a causa del grande amore che provavano l'uno nei confronti dell'altro.

Avevano vissuto cose orribili per compiere il loro destino, il destino che li aveva fatti incontrare, innamorare e unire.

Le labbra calde di Eren baciarono ogni centimetro della pelle esposta del suo ragazzo, poi lentamente lo liberò dalla sua camicia riempiendolo di baci mentre gli accarezzava il ventre con le mani, adorava come la sua pelle candida  si riempisse di brividi ad ogni suo tocco.

Adorava come cercava di nascondere l'imbarazzo, il rossore sulle sue gote tirando indietro la testa o nascondendola sotto i cuscini, adorava come si impegnava per non gemere.

Questa volta Levi voleva aver il controllo, almeno per una volta voleva essere lui a condurre i giochi, così ribaltò le posizioni privando Eren degli indumenti che ricoprivano quel corpo muscoloso e ne baciò ogni centimetro fino a sfiorate il lobo del suo orecchio con le labbra «Lasciami condurre, ti prego» soffiò lentamente ottenendo un cenno come risposta.

Le loro labbra si scontrarono ancora una volta, si muovevano sinuose le une sulle altre senza poter smettere di sorridere neppure per un secondo, le loro lingue umide si cercavano e avanzavano l'una in cerca dall'altra aggrovigliandosi fra di loro.

Bacio dopo bacio le loro labbra si facevano sempre più gonfie e rosse ma non sembrava mai essere abbastanza.

Le labbra sottili e leggermente screpolate del corvino scesero fino all'elastico dei pantaloni di Eren e lo abbassò assieme a quello delle mutande, il minimo indispensabile per permettere alla mostruosa erezione del ragazzo si svettare libera.

Levi prese in bocca il membro del suo ragazzo stimolandone la punta con la lingua, anche lui imparava in fretta le cose che l'altro amava.

Eren lo guardava con gli occhi socchiusi e velati di piacere, mentre a volte i loro sguardi eccitati si scontravano, ciò lo rendeva sempre più eccitato mentre si concentrava sui movimenti che venivano compiuti per eccitarlo.

Si lasciò sfuggire qualche ansimo mentre la sua erezione pulsava liberandosi nella bocca di Levi che ingoiò il liquido biancastro per poi leccarsi le labbra e far sentire ad Eren il suo stesso sapore.

Si baciarono con voracità, poi il moro chiese al proprio ragazzo se gli sarebbe piaciuto provare qualcosa di diverso e accettò.

Levi incominciò a stimolare nuovamente il membro di Eren con la bocca mentre lui si dedicava al suo ano, era già tremendamente bagnato, ma quando il castano ci infilò tre dita muovendole in direzione della sua prostata la situazione del moro peggiorò.

Ansimava come un animale in preda alla fatica, ma nel suo caso era piacere, così tanto che la sua mente era diventata bianca, non pensava più a nulla, non pensava e basta.

Sta volta vennero entrambi e Levi sporcó con il suo seme il busto di Eren, ma nessuno dei due ci fece caso, anzi, avevano altro a cui le pensare.

Levi tornò sopra al suo ragazzo, questa volta completamente nudo, infatti Eren gli aveva sfilato boxer e pantaloni precedentemente, lui aveva fatto la stessa cosa per poi far scivolare dentro di se la sua erezione invadente.

Appena la sentì dentro gemette frustando indietro il collo a causa del piacere, aveva la bocca semi aperta con la lingua di fuori mentre ad ogni movimento gemeva sempre più forte.

Quella posizione lo rendeva più sensibile alla panetrazione e gli piaceva, oh, quanto gli piaceva.

Eren osservava come Levi fosse in preda al piacere e ne fu felice perché anche lui lo era e si baciarono come due pazzi che stanno riprendendo la mano con la loro droga preferita.

Il bacino del più basso si muoveva avanti e indietro, su e giù con una velocità quasi disumana, voleva venire così tanto che non pensava più a niente, pensava solo a fare l'amore con il  alpha.

Vennero ed Eren capovolse le posizioni prendendo il controllo «Va bene se comando io, ora?» chiese ansimando mentre stuzzicava i suoi capezzoli ottenendo un si quasi urlato a causa delle scariche elettriche dell'orgasmo da cui era ancora reduce.

Lo fecero finché il sole non fu ben alto mel cielo lasciandosi andate completamente, poi si addormentarono abbracciati con dei grossi sorrisi sul volto.

Si, si amavano sul serio, sapendo bene cosa avrebbe comportato quella notte non usarono alcun tipo di precauzione e così Levi si ritrovò in dolce attesa.

Per nove lunghi mesi Eren gli era stato accanto viziandolo più di quanto avesse mai fatto, faceva qualsiasi così al posto suo e lo trattava come una principessa e a suo malgrado fu costretto ad ammettere che la cosa non gli dispiaceva.

Finita l'attesa venne fuori una gemellata di tre bambini: due maschietti e una femminuccia.

Il maggiore, ovvero il primo che era nato aveva gli occhi verdi come Eren e i capelli neri come Levi, il secondo aveva gli occhi misti fra grigio e verde, uno spettacolo e i capelli erano castano scuro, mentre la femminuccia aveva due enormi occhioni, uno diverso dall'altro, quello destro era di un purissimo verde smeraldo, mentre l'altro era argenteo come la luna con qualche minimo spruzzo d'oro e i suoi pochi capelli erano inaspettatamente biondi.

Da quel loro profondo e vero amore erano nati tre piccoli licantropi che agli occhi dei loro genitori erano tre piccole opere d'arte e lo erano davvero.

Era successo, il loro sogno più grande era diventato realtà avevano una famiglia tutta loro, con dei bellissimi bambini da amare e accudire.

«Quali sono i loro nomi?» chiese l'albina che aveva aiutato Levi nel doloroso e difficile travaglio «Lei si chiamerà Rose, il moro si chiamerà Isaac e il castano di chiamerà Alexander» dissero in coro i due sposini ridendo.

E che dire, questa storia ha un lieto fine, è la classica bella storia felice che si vede di solito nei film, forse un po' più insolita ma semplicemente bellissima e vera.

Come faccio io a sapere che questa storia è vera, come faccio chiedi, chissà...

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