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Capitolo 26 [vendetta]

[Punto di vista di Levi]

Quando ripresi conoscenza mi guardai attorno, non riconoscevo quel luogo mi stavo agitando, avevo paura che le cose sarebbero andate come l'ultima volta per me.

Era una foresta, forse, gli alberi erano o neri come la pece o bianchi come la neve, la luna era rossa come il sangue e mi trovavo in una stanza decorata completamente con nero e bianco.

Ero stato adagiato su un letto morbidissimo accanto ad un'imponente vetrata che lasciava filtrare i raggi rossastri della luna.

L'atmosfera che aleggiava in quel luogo non aveva nulla di rassicurante, decisamente nulla, sembrava come intriso di voglia di uccidere, di brama di sangue e sete di potere e la cosa non mi piaceva neppure un po'.

La grande porta bianco candido si aprì lentamente, mentre scricchiolava tetramente sentii il cuore balzarmi in gola, ero così spaventato che mi sorpresi perché non era mai stato da me...

Non riuscivo a capire come mai fossi cambiato così tanto da quando quei schifosi cacciatori mi avevano violato e torturato, dopotutto ero sempre io.

Fui scosso dai miei pensieri dal rumore di un paio di tacchi che pichiettavano sulla superficie dura delle piastrelle bianche e nere in marmo che firmavano il pavimento.

La figura, ora chiaramente femminile, rimase in penombra per un bel po' prima di mostrarsi completamente con quel suo sorriso indecifrabile.

«Non devi preoccuparti Levi, ho solo intenzione di vedicarmi di quel bastardo del tuo ragazzo, non ti farò del male ma gliela farò fare sotto» disse sedendosi sul materasso affiancandosi «Insomma ha deciso tutto da solo, poteva almeno cercare di convincermi, tanto alla fine sarei stata costretta a farlo tornare al suo posto...» disse mentre metteva il broncio gonfiando le guance, proprio come una bambina capricciosa.

«Io ti slego se mi prometti che Mk reggerai il gioco, il tuo ragazzo deve imparare a controllare le proprie azione e a ragionare meglio sulle cose o prima o poi finirà ucciso»  «Va bene, ma dove siamo?» «Siamo nella foresta del giudizio, questo posto è quasi impossibile da trovare e prima di arrivare qui ci sono delle... sentinelle» «Non ne ho mai sentito parlare, nemmeno nei libri c'era scritto nulla, parlo di quelli che hai dato a tutti noi»

Ero curioso e avevo intenzione di aiutarla, in fondo aveva ragione, Eren sarebbe potuto morire a causa della sua impulsività e io non lo avrei mai sopportato ne superato.

«Già, perché questo posto è hai confini far vita e morte, sai l'oscura mietitrice non è immortale così, a caso...» fece una pausa mentre mi slegava i polsi e le caviglie «Io o meglio tutte quelle che hanno ricevuto e riceveranno questo titolo, siamo incaricate di giudicare delle anime come quelle di un demone potente o comunque entità di un certo spessore e decidere dove collocarle e se c'è bisogno di una punizione siamo noi a darla...»

Osservandola meglio notai che uno dei suoi occhi era nero con l'iride rosso sangue e a posto delle unghie sembrava avere degli artigli piuttosto affilati, così la osservati ponendone un mito interrogativo.

«L'anima risiede nel cuore e quando è stato reintegrato nel mio corpo ho reintegrato la mia anima totale, con tutte le sue caratteristiche, io sono a metà fra animale e demone, è questo che siamo noi oscure mietitrici, entità di mezzo » spiegò accarezzandomi i capelli donandomi una alma inaspettata.

«Te l'ho già detto non ho intenzione di farti del male, Levi, calmati » io la guardai e lei mi mostrò un dolce sorriso che mi accarezzò l'anima dolcemente, a quel punto gli occhi mi si riempirono di lacrime che non sapevo di star trattenendo e scoppiai.

Lei mi strinse contro il suo petto lasciando che il battito del suo cuore calmo e dolce mi calmasse, almeno abbastanza da spiegarle cose avessi.

«Cose c'è?» «É che i-io mi sento così s-sporco e ho paura di t-tutto da quando...» balbettai fra un singhiozzo e l'altro disperati, avevo trattenuto tutto per non far preoccupare Eren ma non ce la facevo più.

«Dovresti parlarne con lui, è molto più bravo di me a consolare le persone, sai Levi» mi stacco un po' da se per mostrarmi il suo sorriso che aveva lo stesso calore di quello di una madre mentre mi accarezzava la testa con gentilezza.

«Non ti odierà mai, mi immagino la sua faccia in questo momento, penso che stia per collassare...» rise appena «Sei diventato il centro del suo mondo e farebbe di tutto pur di saperti felice e al sicuro quindi non avere paura.»

Io mi staccai soffiandomi il naso con il mio fazzoletto, la guardai ancora incerto «Ne sei sicura?» «Certo che ne sono sicura e poi, Levi, per il fatto di sentirti sporco, non è colpa tua, non puoi farci nulla, so come ci si sente...» disse guardandomi con sguardo triste.

«Ora riposa, ti farà bene dormire un po'» «Io faccio sempre lo stesso incubo...» «Lo so, anche io ci sono passata, sogni quelle mani schifose che al contatto con la tua pella la fanno diventare marcia, vero?» «Si» «Quando il tuo cuore sarà in pace, quando non avrai più dubbi su quel citrullo di Eren svanirà, dopotutto lui è la tua persona speciale»

Dopo qualche secondo ebbi un dubbio e volli sapere «Tu...» «Continuo a fare quell'incubo tutte le notti e credo che continuerò così per l'eternità, letteralmente, questo cuore non è fatto per amare, non più, non riesco neppure a ricordarmi cose si prova» disse sparendo detto la porta candida chiudendosela alle spalle.

Chiusi gli occhi e sprofondai nelle profondità del mondo di Morfeo senza incubi e senza sogni, solo un sonno ristoratore di cui la mia mente e il mio corpo avevano assoluta necessità.

Quando mi svegliai uno scheletro vestito come una domestica mi portò la colazione e quasi mi venne un infarto saltando sul posto.

Dietro di "lei" sentii Miki ridere, anzi si stava sganasciando dalle risate, aveva persino le lacrime agli occhi mentre teneva la pancia.

«Oddio Levi, ah ah ah ah, la tua faccia, ah ah ah ah, dovresti vedere la tua faccia!» «Molto divertente, sul serio...» «Beh, è bello poter manovrare qualsiasi cosa qui e fare queste cose» finì ridendo beccandosi uno schiaffetto sul braccio da parte mia.

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