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Capitolo 25 [motivo]

Lui la abbracciò, le aprì il suo cuore e fu facile grazie alla sua abilità farle percepire dopo decadi quella cosa chiamata "pietà", quella chiamata " compassione " e quella chiamata "affetto".

Erano tutte ben lontane dal vero e proprio amore e questo perché non ce n'era, ma lui voleva ugualmente che lei fosse la sua compagna per far proseguire la specie e forse aspettava soltanto qualcuno che avrebbe vissuto tanto quanto lui.

Lei svenne a causa delle percezioni contrastanti e lui la legò, era per il bene di tutti li dentro e quando notò che stava per riprendere conoscenza chiamò tutti lì.

Appena lei aprì gli occhi si sentì malissimo, poi rise, era strano ma riprovare tutto quello le aveva fatto ricordare il passato e si trovava patetica per non aver mai reagito.

«Bel modo di aiutarmi, grazie Eren» «Di niente» «Fanculo stronzetto, ora che ho di nuovo le mie emozioni posso anche avere una forte inclinazione nel picchiarti» ringhió adirata come mai prima d'ora.

«C-ciao sorella» «Oh, ma guarda sei sopravvissuto dopo che mi hanno strappato il cuore, anche se ti ho visto morire e mi hai pure riconosciuta, vuoi un premio? » chiese sarcastica.

«Datele un po'di tempo » sussurrò Rinosuke facendo loro capire che era meglio lasciarli soli per un po'.

«Perché lo hai fatto?» «Perche è stato Hiro a chiedermelo e ha messo da parte il suo orgoglio facendolo, non lo avrebbe fatto nemmeno per se stesso» a causa di quelle parole un dolce calore si propagò nel suo petto facendola stare bene dopo tanto tempo, non fu molto, durò pichi secondi prima che quel live bagliore venisse ancora una volta coperto dall'oscurità.

«E cosa te ne vine in cambio?!» «Avrò il tempo per farti innamorare di me» «Non contarci, non di uno così debole come te »

Lui rise e si abbassò alla sua altezza con quel sorrisino sexy e strafottente e si avvicinò al suo orecchio sensualmente «Hai sbagliato i tuoi calcoli perché io stavo rilasciando solo un quinto della mia essenza, la differenza fra noi non è così grande » poi se ne andò consapevole che la sua tecnica gli avrebbe fatto guadagnare in bel po' di punti.

«Che succederà ora?» «Non possiamo saperlo, ognuno reagisce in modo diverso ma ci avverto che potrebbe essere terribile da vedere o sentire...»

E proprio quando Rinosuke finì la frase delle urla strazianti e disumane mischiate a dei ringhi selvaggi spezzarono la quiete che regnava in quel luogo.

Hiro, un po' tremante e un po' titubante si avvicino alla vecchia porta osservando sua sorella che si dimenava senza sosta, i suoi occhi erano infettati di sangue e piangevano lacrime rosso vivo, il suo volto si stava trasformando in quello di una tigre ma solo parzialmente.

Guardando miglio notò come delle venature nere percorrevano ogni centimetro del suo corpo, i suoi muscoli erano tesi e cercava di liberare le proprie braccia nel vano tentativo di liberarsi una volta per tutte del suo cuore.

Non riuscì a guardare ancora quel macabro spettacolo, sviò infatti lo sguardo uscendo da quella cantina angusta con il cuore in tormento, sapeva bene che era tutto per il suo bene ma quello era troppo per lui.

La sua voce non era neppure più riconoscibile, un suono distorto e disturbante che supera morte e vita, umano, demone e tigre, sembrava che ogni confine fosse stato spezzato e che persino lei li avrebbe fatto, a breve.

Eren obbligò il suo ragazzo a uscire di li e di affiancare Hiroto, lo sguardo duro che era impresso sul suo volto non lasciò spazio a repliche, dopotutto non voleva che assistesse a qualcosa di simile.

Ma improvvisamente tutto piombò in un oscuro e tenebroso silenzio, lei aveva smesso di muoversi e sembrava morta, ma non lo era ed Eren lo sapeva bene, la conosceva.

Infatti Miki cominciò a muoversi come una bambola rotta ancora legata a dei fili attorcigliati, la sua essenza era così forte e oppressiva che Rinosuke si sentì quasi schiacciato e fu perciò costretto a liberare la sua essenza totale.

L'albina aveva il volto coperto dai suoi lunghi e ben curati capelli candidi mentre le pareti si tinsero di un nero assoluto, assolutamente spaventosa.

Senza fatica spezzò le sue costrizioni e finalmente lasciò ai presenti la possibilità di osservarla, i suoi occhi erano neri con la pupilla rossa, le zanne molto pronunciate e le unghie della sua mano pronunciate.

La ragazza, ora irriconoscibile, roteó il collo e sciolse le articolazioni delle proprie spalle quasi avesse appena rimesso piede nel proprio corpo e poi rugì, la sua voce possente era invariata e così controllo se andasse tutto bene.

Hiroto e Levi si precipitarono dagli altri e la videro, così uguale eppure così maledettamente diversa da come la ricordavano, da come era e da come era mai stata.

«S-sorella?» «Che avete tutti, il mio aspetto è diverso perché ora la mia anima è nel mio corpo, che vi aspettavate da una che ha l'anima simile a quella di un demone?» chiese piuttosto infastidita mentre con i suoi artigli, affilati come rasoi, si tagliava i lunghi capelli candidi fino a metà schiena.

Poi mostrò uno strano sorriso, spaventoso e per nulla rassicurante «Beh, Eren dovevi aspettarti che te l'avrei fatta pagare cara, lo sai...»

Appena pronunciò la frase il suolo cominciò a muoversi e vennero tutti imprigionati eccetto Levi, lui venne invece lasciato fuori da quella scatola buia e momentaneamente inespugnabile.

Il castano era estremamente allarmato, lì infatti non riusciva a percepire un bel niente, dentro i fuori, non riusciva a sentire nulla, ad odorare nella o anche solo distinguere nulla con la propria vista.

I tre si scagliarono con tutta la loro forza contro quelle pareti senza riuscire neppure a incrinarle ma non di arresero e ci riprovarono fino a quando, dopo infiniti tentativi, riuscirono a buttar giù una delle quattro pareti.

Ma quando lo fecero non trovarono nessuno lì, solo un biglietto piegato accuratamente a terra con la calligrafia della tigre che diceva "Dovresti sbrigarti Eren, il tempo scorre e se non fai presto la tua punizione sarà eterna, se capisci quello che intendo".

Il ragazzo digrignó i denti, non sapeva cosa poteva aspettarsi da lei, per quanto era imprevedibile non sapeva dire se era solo un bluff oppure aveva davvero intenzione di uccidere il suo amato Levi.

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