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Capitolo 21 [conforto]

Prima di lasciare Eren entrare nella stanza Miki fu chiara, gli disse come il ragazzo fosse stato traumatizzato da quell'evento e come avesse respinto tutti, persino Hanji.

Ma questo non sfiorò minimamente il castano, o meglio, non cambiò le sue intenzioni e la sua cognizione delle condizioni del suo ragazzo, l'aveva già visto piangere e implorare per il suo aiuto, era ovvio stesse male.

Però anche se l'albina voleva non poté fermare il suo migliore amico, aveva lo stesso sguardo spaventoso di quando aveva uccido quelle persone e ostentava voglia di uccidere da tutti i pori senza neppure volerlo, però sapeva anche che non avrebbe ferito il corvino perciò si arrese tornando nella sua stanza scrivendo qualcosa...

Eren aprì la porta con lentezza, non voleva di certo spaventare il suo ragazzo e per questo la parola d'ordine era cautela, oltre che gentilezza ed amore, ma quelle le aveva sempre con lui.

Si sedette vicino a Levi steso sul letto, sommerso da coperte e cuscini mentre cercava di smettere di piangere, ma con evidenti scarsi risultati.

Il cuore del più alto quasi si ruppe quando vide quella scena, il suo forte fidanzato tremante, in lacrime con l'intero corpo ricoperto di bende e non poté fare a meno di darsi la colpa per non aver insistito nell'andare con lui come il suo istinto gli aveva suggerito.

Gli accarezzò dolcemente la testa mentre Levi si calmava fiutando nell'aria l'odore di Eren che era però coperto da quello del sangue delle sue vittime e questo lo portò ad alzare il volto.

Gli occhi plumbei che lo caratterizzavano si fissarono in quei ormai freddi e scuri del ragazzo e di spaventò, erano diversi dagli occhi pieni d'amore che aveva visto e quasi credette che la colpa fosse sua.

<Sei arrabbiato Eren?> <Si> rispose il castano senza smettere di accarezzare il piccolo lupo tremante che abbassò lo sguardo e allora Eren capì cosa gli avesse realmente chiesto il suo ragazzo <Si, sono arrabbiato, è vero, ma non con te, come potrei, sono arrabbiato con me stesso per non averti protetto e aver lasciato che quei bastardi ti toccassero >

Levi baciò il proprio ragazzo non sapendo come poterlo confortare, fu un bacio dolce, quasi appena accennato che però era stato necessario.

<Eren è colpa mia per non averti ascoltato, l'unica cosa che possiamo fare è andare avanti, giusto?> chiese il più piccolo cacciando via le lacrime tornando in se.

Non era da lui piangere, dopotutto lui era il freddo e bastardo Levi Ackerman che nessuno riusciva a sopportare, da quando era diventato una donnicciola lamentosa, soprattutto da quando faceva il depresso tanto da sconvolgere il proprio ragazzo?

Eren sospirò e fece un cenno con il capo molto poco convinto, ma doveva provare a superare tutto quello che era sucesso e aiutare il suo ragazzo perché in fondo non era stato lui quello picchiato e stuprato.

Gli occhi del più alto tornarono del loto gioviale colore smeraldo facendo sospirare di sollievo Levi, amava quello sguardo profondo e penetrante che lo scrutava pregno d'amore, amava la sensazione di quello sguardo bellissimo su do se che lo calmava e gli accarezzava dolcemente l'anima.

Levi portò le sue dita tremanti e fredde a intrecciarsi con quelle calde del suo ragazzo in un gesto di conforto ed Eren si avvicinò di più al suo amato accarezzando dolcemente la sua schiena muscolosa fasciata dai bendaggi.

«Sei così freddo Levi...» disse il castano con voce bassa e dolce che fece rabbrividire il più piccolo «Ho perso molto sangue, tu sei così caldo...» rispose con lo stesso tono di voce accennando un pizzico di malizia involontariamente.

Eren con un sorriso appena accennato slegò le loro mani e lo strinse a se, fra le sue braccia forti, lasciandogli sentore il suo caldo respiro sulla pelle e il suo battito accelerato.

«Ti va se restiamo un pò così? » chiese al corvino gentilmente «Si» rispose l'altro affondando il volto nel petto di Eren sprofondando in un dolce sonno, così come l'altro poco dopo.

Chiunque li avesse visti avrebbe detto che quei due erano nati solo per incontrarsi, creati per stare insieme e uniti dal l'invisibile filo del destino che ci lega agli altri e scandisce il nostro tempo su questa terra.

I due innamorati si erano consolati a vicenda dimostrandosi quanto si amavano, utilizzando dolci parole ed esponendo le proprie fragilità all'altro trasmettendo fiducia.

Entrambi avevano bisogno di essere consolati e la loro attenzione era rivolta a poche cose in quel momento, forse davvero troppo poche...

C'era qualcosa che nessuno aveva notato, che nessuno avrebbe mai potuto notare se non chi aveva la vista lunga su certe questioni e forse l'unico che avrebbe potuto notare qualcosa era proprio Eren.

Ma forse neppure lui sarebbe stato in grafo di capire qualcosa, di poter scorgere quel piccolo spiraglio nella corazza impenetrabile della tigre e guardare nella sua anima.

C'era qualcosa che neppure lei avrebbe mai voluto rivelare di se stesa, qualcosa di importante e allo stesso tempo spaventoso, qualcosa che sfida il tempo ed il destino stesso.

Come aveva fatto a sopravvivere ad anni e anni di soprusi, maltrattamenti, torture e test con ogni tipo di cosa e non aver riscontrato o riportato il minimo danno?

Perché suo fratello era morto davanti ai suoi occhi ma lei non aveva neppure una cicatrice?

Perché quello sguardo ambra sembra osservare ogni cosa in modo distaccato, privo di curiosità e coscienza del tempo e della morte?

Queste domande hanno una risposta molto semplice, la risposta alla sua apatia generale e alla sua calma praticamente imperturbabile è sotto lo sguardo di chi vuole vedere ma solo di chi osserva attentamente.

Perché non è detto che chi muore una volta muoia per sempre, così come non è detto che un animale non possa essere demone e non è detto che chi non ha un cuore non può amare ne possiede ideali.

Vi stare te chiedendo a cosa mi sto riferendo giusto, chissà, basterà pazientare un pò e ogni interrogativo avrà la sua risposta, non vorrete mica delle anticipazioni prima del tempo che rovinino la storia, no?

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