Cap 33 Parte 2
"Mi ha chiesto di prendermi cura di te, ma non di curare la tua malattia, che pensava oramai incurabile" Steve guardò Andrea negli occhi, drizzò la schiena come a farsi coraggio e concluse: "Mi ha chiesto di proteggerti..."
Lo sguardo della ragazza si fece per un istante vacuo, fissava Steve, ma il suo cervello cercava di capire quali erano state le ultime parole rimaste lì, tra di loro, come una nuvola di fumo. Le sentiva risuonare nella mente, ma continuavano a rimanere prive di significato.
Continuò a fissarlo, mentre il ragazzo abbassava lo sguardo, si passava le mani tra i capelli incolti, visibilmente dispiaciuto per ciò che le aveva confessato.
Tutto il loro rapporto si basava dunque su una bugia?
Una bugia...
Una fottuta bugia!
Come un urlo lontano, esplosero nelle sue orecchie le parole di Simon:
"E tu pensi che Steve sappia qualcosa di questa storia?"
Ricordò con dolore il modo in cui aveva aggredito il suo migliore amico. I suoi occhi sgranati dalla sorpresa di una reazione così violenta da parte sua.
E tu pensi che Steve sappia QUALCOSA di questa storia...
Il suo errore di interpretazione... Aveva davvero pensato che Simon stesse accusando Steve, di che cosa? Di conoscere le persone che la stavano terrorizzando? Sì...
E tu pensi che STEVE SAPPIA qualcosa...
Errore? Simon non si era neanche lontanamente avvicinato a un pensiero così drammatico, ma lei sì...
E TU PENSI che Steve sappia...
Perché? Perché in fondo non era mai riuscita a fidarsi di lui? Veramente era tutta una bugia, anche lei lo era...
Anche i suoi sentimenti?
Questo pensiero la trafisse, le bruciò la carne, la trapassò come la lama di una spada. Ne sentì il freddo tra i muscoli.
Si accorse però, solo con un leggero ritardo, che una forza disumana le stava estraendo la lama dal corpo e ricuciva con rabbia la ferita e pompava il sangue bollente nelle vene.
Fu allora che tutto divenne chiaro. I suoi pensieri ritornarono limpidi, i suoi battiti regolari, le sue labbra si schiusero in un debole, caldo sorriso.
Che stupida!
La vera bugia era adesso.
Poteva negare a sé stessa di aver sempre saputo che Steve nascondeva qualcosa?
Poteva sinceramente affermare di essere ignara di tutto?
No, non poteva.
Poteva forse contestare che fino a quel momento non le era importato nulla? Che in quell'istante, anche in quell'istante, di fronte alla certezza di ciò che aveva sempre sospettato, non poteva dubitare del loro rapporto?
Questa sarebbe stata la vera bugia!
Era fermamente consapevole che Steve l'amava, nessuno avrebbe saputo fingere così bene, nemmeno lei! Tutto era reale in lui, anche il suo non dire mai. Quell'aria triste, a tratti distaccata, tutto parlava di qualcosa di più. Forse avrebbe voluto, ma non era comunque riuscito a nascondersi a lei. Soprattutto non era riuscito a fermarsi di fronte a ciò che provava per lei.
Anche adesso era lì perché stava cercando il modo per distaccarsi da lei, ma continuava a rimanere! Steve era ancora lì, colpevole, ma in attesa...
No, non era stata un'illusione: i loro cuori si erano toccati, si erano amati.
Non era vero che non si fidava, al contrario! In realtà, si fidava ciecamente di lui, perché il loro amore continuava a rimanere saldo, nonostante i segreti che lo circondavano. Perché con lui continuava a non avere paura!
Era arrivato il momento di scoprire tutte le carte, aveva bisogno di sentire la verità dalle sue labbra. Non aveva mentito, quando gli aveva giurato che non avrebbe mai rinunciato a lui, qualunque cosa avrebbe mai scoperto della sua vita. Adesso però, voleva sentirselo dire in faccia, quanto grande era il sentimento che li univa.
Decise di giocarsi l'ultima carta.
Si sollevò stancamente dal divano, dirigendosi verso la camera. Sembrava spossata.
Senza guardarlo, sussurrò: "Sono stanca, vado a letto..."
Steve, preso dal panico, si alzò di scatto, corse ad abbracciarla da dietro, per trattenerla:
"Ti prego non andartene!" la supplicò.
Non era ancora pronto a vederla uscire dalla sua vita. Nonostante tutti i discorsi di incoraggiamento di Simon, rimaneva drammaticamente consapevole che non avrebbe mai potuto stare con Andrea. Quella sera però, quell'incontro senza più veli, lo avrebbe trattenuto nel cuore per i momenti peggiori, quelli in cui la miseria della sua esistenza prendeva il sopravvento sulla ragione e la disperazione lo affogava. In quei momenti, avrebbe avuto il ricordo di lei, del suo profumo, della sua pelle, della sua luce.
"Perché? Hai paura del buio?" chiese con cattiveria lei, senza muoversi e senza divincolarsi.
"Il buio è la mia vita..." confessò disperato.
"Allora non hai bisogno di me! Che cosa credi che possa cambiare?" Andrea si voltò e lo guardò con occhi di sfida.
"Nulla, non cambia mai nulla..." lei fece per distaccarsi dalla sua stretta e il dolore strappò finalmente le parole dall'anima di Steve "...ma quando ci sei tu, tutto per un attimo sembra così bello: il mondo diventa colore e profumo! Io divento forte e coraggioso e tutto è perfetto. Lascia che io ne goda ancora per un momento..." spiegò malinconico, cercando la forza per andarsene da lei, invano. Rimanendo drammaticamente stretto a lei, il naso tra i suoi capelli, le braccia a stringerla a sé. Era questo il suo addio.
Andrea ebbe davvero paura che stesse per lasciarla e il suo cuore esplose, lasciando che i suoi sentimenti si spargessero nel mondo, che la sua forza investisse Steve e la sua desolazione.
"No..." le lacrime le strozzarono le parole in gola "Steve, io sono più rotta di te, anzi, forse sto diventando pazza; però so che voglio amarti, so che ho bisogno di accendere la luce nella tue stanze buie." gesticolando, si divincolò da lui cercando volutamente di non guardarlo "Io ti voglio con me! Non me ne frega un cazzo del resto. Credi forse che io non abbia paura? Credi che non sia terrorizzata all'idea di non riuscire a renderti felice?"
Steve abbassò lo sguardo a terra, vergognandosi ancora di se stesso.
"E' per questo che non possiamo stare insieme..." concluse per lei.
"NO!!! SMETTILA DI DIRE COSì!!!" si mise le mani nei capelli: era sull'orlo della disperazione. "Io ho bisogno di te!" ansimava "Possibile che sia così difficile da capire? Sei una merda? Chissenefrega! Sei la feccia della terra? Non mi importa, cazzo! IO VOGLIO TE, SEMPRE. PERCHE' SONO FELICE SOLO CON TE!!!" per un istante nel suo sguardo passò una scintilla d'odio per quell'uomo ottuso, che non riusciva a capire quale fosse la verità.
La stanza piombò nel silenzio. Andrea fece un passo verso di lui, ma fu colta dal panico e si voltò pronta per fuggire. Solo che, prima che i suoi piedi la facessero correre lontana da lui e da quel dolore, si bloccò. Smise di respirare. Non riusciva a rinunciare, non trovava davvero la forza di lasciarlo andare via. Non poteva...
Passarono diversi minuti. Steve era ancora in piedi alle sue spalle, lo sguardo a terra.
Per la ragazza, fu come aspettare una sentenza di morte o di vita.
Alla fine, lo sentì sospirare. Quando parlò, la voce di lui uscì però ferma, decisa.
"Non riesco a concepire niente di più bello, che passare la mia vita cercando di renderti felice..." alzò lo sguardo verso di lei, nell'istante in cui Andrea si voltò verso di lui.
"Ti prometto che non ci sarà respiro, non ci sarà passo, che non sia per te; non ci sarà niente altro in me, se non la mia totale devozione a te. Non so tu cosa vedi, ma alla fine, non importa. Se tu davvero mi vuoi, se davvero mi permetterai di vivere al tuo fianco, io sono qui. Sono tuo dal primo istante che i tuoi occhi hanno incontrato i miei. Se io sono un buco nero, tu sei l'unico sole che può colmarlo di luce." la sua voce adesso era serena. Parlava in modo pacato, nel suo sguardo non c'era titubanza: il suo giuramento era sincero.
Andrea si morse il labbro inferiore per trattenere le lacrime, senza successo. Aveva sempre avuto ragione: Steve sapeva come renderla felice, sapeva come spazzare via tutte le sue insicurezze e paure, solo che non se ne rendeva conto.
"Io ti amo..." nella voce della ragazza adesso c'era una mare di dolcezza e di immenso sollievo "Non puoi chiedermi di non amarti più o di, semplicemente, far finta che io non ti appartenga. Questi giorni senza di te, è stato come respirare fumo... Io so che possiamo farcela, io e te, insieme, semplicemente uno accanto all'altra. Tu devi crederci".
Steve si avvicinò a lei con calma, con circospezione, come se quel poco spazio che li separava, fosse ricoperto di spine e trabocchetti. Quando le arrivò sufficientemente vicino, le prese lentamente una mano, se la posò sulla guancia e socchiuse gli occhi dal piacere. Sospirò per quel risultato. I suoi occhi sembravano ambra fusa, stravolti dall'emozione. Infine, le sue palpebre si chiusero, non riuscendo più a sopportare la vista di quella ragazza così luminosa da accecarlo.
Quell'istante di stasi però, diede nuovo slancio ad Andrea. Avvicinò il volto di lui al suo, con urgenza, senza che lui potesse in alcun modo prevederlo, e posò con violenza le labbra su quelle morbide e calde di Steve.
Per una frazione di secondo, il ragazzone rimase interdetto, ma subito dopo si lasciò possedere da quel bacio, senza riserve. Aprì la bocca e Andrea ne approfittò per rubare il sapore della sua lingua. Era quasi violenta, perché tutta la paura, tutta la rabbia degli ultimi giorni, si riversò in quel bacio. Steve accettò tutto senza opporsi.
Si lasciò assaporare da Andrea, perché quella fu la sensazione: come se lo stesse mangiando a piccoli, ma profondi morsi. Solo che, ad ogni morso, non era il suo corpo ad essere devastato, bensì era il suo animo ad essere risanato.
La sentì abbracciarlo stretto a sé, sollevare una gamba e avvolgerla al suo fianco, perché non potesse più scappare da lei, perché era lì che doveva rimanere: strozzato tra le sue grinfie! E le sentiva tutte le sue bellissime unghie, conficcarsi con forza nella pelle della sua schiena, graffiarlo, mentre lui la sollevava da terra e la circondava con le sue lunghe braccia, fino a quasi stritolarla.
Se avessero potuto, si sarebbero fusi uno nell'altro, per quanto devastante fu il bisogno di ribadire l'appartenenza totale uno all'altra.
Infine Andrea si staccò dalle labbra del suo ritrovato amore, portando con sé il suo labbro inferiore tra i denti, così con forza che quasi lo ferì. Steve si lasciò sfuggire un gemito e sogghignò.
"Spero di essere stata abbastanza chiara: TU SEI MIO E NON HAI IL PERMESSO DI ANDARE DA NESSUNA PARTE!"
Finalmente, il sorriso tornò ad illuminare il volto del ragazzo, mentre le sue braccia avvolgevano strette Andrea:
"Non ho altro posto in cui stare..."
La ragazza lo scrutò curiosa, ma sul volto di lui fiorì una nuova immagine, più serena: "E nessun altro posto in cui voglia andare!"
"Bene!" l'ammonì con forza la ragazza e nel dirlo iniziò a scendere dalle sue braccia.
Solo che lui non la lasciò allontanarsi e la strinse ancora di più.
"Sono una merda, è vero! Ma nessuno ti amerà mai quanto me!" confessò finalmente quel ragazzo misterioso, strappandosi di dosso il velo di malinconia che lo aveva caratterizzato fino a quel momento.
Lentamente, mentre le iridi verdi di lei si mescolavano con l'oro di Steve, le sue mani si poggiarono sulle sue guance e lo avvicinò al suo volto. Gli sorrise tenera. Aveva ottenuto quello che voleva, a fatica, ma c'era riuscita.
Emozionata, parlò con voce dolce: "E' per questo che sono tua, che sarò sempre tua, che meriterai sempre il mio rispetto: amami e vivimi, perché quando lo fai, io sono in equilibrio!" e lo baciò di nuovo, stavolta con dolcezza, a coccolarlo, a scaldarlo come lui aveva bisogno.
Finalmente Steve capì che cosa poteva mettere sul suo piatto della bilancia, realizzò che per Andrea c'era un valore che lui aveva e che pesava davvero tanto: il suo amore, quello di cui lei si nutriva, quello che aveva modificato così radicalmente il suo modo di vivere, quello che lo rendeva così importante per lei. Smise di sentirsi un ladro e in silenzio, promise a se stesso che avrebbe sempre sommerso Andrea d'amore, di passione e di devozione infinita. Finché avrebbe potuto.
Quando lo lasciò andare, le sue labbra rosse si incresparono in un tenero sorriso, mentre lo fissava curiosa.
"CIA?"
Il volto di Steve fu illuminato da un sorriso di scherno, mentre sogghignava tra sé:
"Tipo James Bond?" poi la fissò serio e i suoi occhi si incupirono in un cipiglio di tenebre:
"No, non c'è paragone..."
Andrea non capì, lo guardò intensamente, ma non chiese altro. Scese dalle sue braccia e andò a finire le ultime gocce di vino dal suo calice, mentre e con la coda dell'occhio vide Steve recuperare le chiavi e il telefono, abbandonati sulla seduta del divano. Si mossero all'unisono verso l'ingresso, ma nell'esatto istante in cui Steve pensò di doversene andare, la ragazza intrecciò le sue dita con quelle lunghe di lui e lo strattonò verso la parte opposta a quella del portone.
Il ragazzo si voltò a guardarla interrogativo, ma Andrea aveva già imboccato il corridoio e, senza girarsi, chiarì:
"Sarà davvero poca l'aria che respirerai, da oggi in poi, senza il mio profumo..."
Steve in risposta, strinse la sua mano più forte e le baciò le nocche con galanteria:
"Sì, mia signora..." seguendola verso la camera, il cuore che pompava impazzito e una luce intensa nello sguardo.
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Dopo aver passato i mesi estivi cercando di completare il capitolo, oggi vi faccio dono di questo momento di ritrovata felicità fra Andrea e Steve, dopo mesi di sofferenze.
Le cose non sono chiare, Andrea è ancora in pericolo, ma ora c'è Steve con lei e tutto sarà più facile... forse!
Comunque, spero davvero che vi sia piaciuto questo lunghissimo capitolo diviso in due parti, perché da questa scena è nata l'idea del libro e il suo filo conduttore: l'amore non sposta le montagne, ma ti da comunque la forza di provarci!
Nel prossimo capitolo, ho pensato di regalarvi il volto di uno dei protagonisti... non vi dico chi, ma spero tanto che vi piacerà!
A prestissimo
XXX
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