CAP 29 COME IN TO MY LIFE
La prima cosa che percepì ritornando cosciente, fu un dolore pulsante alla tempia sinistra, come se un ignaro cow boy avesse deciso di costruire, con paletti di legno, la staccionata per le sue mandrie, iniziando proprio da lì, dalla sua testa.
Passò diversi secondi a respirare con il naso, cercando di contrastare il dolore. Solo dopo, iniziò a chiedersi il perché di quel malessere.
Proprio nell'istante in cui trovava la forza di fare mente locale sulla realtà, un rumore sconosciuto attirò la sua attenzione e i suoi sensi allenati si misero subito in allerta.
Analisi della situazione senza dare segni di coscienza:
tatto, sicuramente posizione distesa su qualcosa di sufficientemente comodo da poter essere paragonato ad un divano;
udito, leggero rumore di sottofondo, costante e ripetitivo, facilmente identificabile in un leggero russare di un uomo;
odorato, vago odore di legno, pungente odore di alcool, sudore e carne arrosto;
sensazioni extrasensoriali, atmosfera tranquilla, in perfetta quiete;
conclusione, casa di Simon dopo la sbronza di ieri sera, con Jake che dorme accanto sul divano letto.
Pericoli: un leggero sorriso fiorì spontaneo sulle sue labbra, mentre il cervello realizzava la fortunata realtà che, lì con i suoi nuovi amici, era al sicuro.
Steve aprì gli occhi lentamente e, appoggiandosi su un gomito, si sollevò a guardarsi in giro.
Un leggero fruscio alle sue spalle riportò i suoi sensi in allerta e, nell'esatto momento in cui qualcosa gli carezzò la spalla, le sue mani scattarono veloci verso l'alto, afferrarono qualunque cosa si fosse avvicinata a lui di soppiatto, la strattonarono con energia in avanti, fino a che non cadde rovinosamente sul letto o, per meglio dire, sopra al bell'addormentato Jake.
"Ma che cazzo...?" fu il suono che giunse dall'intreccio di gambe e braccia.
"Simon, ma sei rincoglionito?" fu invece la voce della sorpresa, che provenne da una bocca incastrata tra la schiena dell'amico e il cuscino.
Steve osservò la scena un istante di più, quasi godendosela e poi, scoppiò in una risata incontenibile.
I due compagni allora si voltarono a guardarlo:
"Dì, ma sei scemo? Di primo mattino? Ti sembrano scherzi da fare?" chiese Jake, ancora mezzo perso nel sonno.
"Scusate ragazzi, ma non è colpa mia!" continuò a sbellicarsi il ragazzone. "E' lui che mi ha aggredito alle spalle." si giustificò indicando Simon.
"Io? Io mi sono solo sporto verso di te, perché ti ho visto sveglio e volevo offrirti il caffé! Ma che problemi hai? Neanche fossi un agente della CIA!" lo prese in giro il biondo, mentre le labbra di Steve si sollevavano in un leggero sorriso.
"Beh, almeno la prossima volta sai che prima di avvicinarti, sarà meglio chiamarmi per nome! E poi, scusa, ma parli tu che non fai neanche rumore mentre cammini!" si schernì il ragazzone, mentre Jake se la rideva sotto i baffi.
"Comunque buongiorno!" lo presero in giro gli altri due.
"Che ore sono?" chiese facendo una smorfia il poliziotto, ancora poco presente.
"Le due del pomeriggio." rispose deciso Simon.
"Cazzo! Allora vi lascio di corsa. Ho giusto il tempo per ritornare in me e andare in centrale." rispose trafelato il moro, alzandosi così di scatto da buttare giù dal letto anche Simon, al suo fianco, che dopo essere atterrato come un sacco di patate, si massaggiò il fondo schiena e con evidente divertimento chiese: "Ma che avete tutti in questi giorni, che non fate che buttarmi a terra!" scatenando di nuovo l'ilarità degli altri due.
"E' che hai i riflessi lenti!" lo prese in giro lo psicologo.
"O forse carburo lentamente appena sveglio. Cosa che, evidentemente, non è un tuo problema" si sentì rispondere, mentre le labbra di Simon si stringevano in una smorfia tra la sorpresa e la perplessità.
"Già, forse..." fu la risposta evasiva di Steve. "Comunque, mi farebbe comodo quel caffè, adesso."
Mentre Simon e Steve si sedevano a tavolino con le tazze in mano, Jake si avviò alla porta.
"Ciao ragazzi, a domani." si soffermò un istante di più su Steve, che capì al volo.
"Sì, a domani. Non sparisco più, te lo prometto!"
"Ci conto" furono le parole del poliziotto, un attimo prima di essere inghiottito dal vano della portone.
I due ragazzi bevvero il caffè in silenzio, senza guardarsi una sola volta, fino a quando, la quiete iniziò a macchiarsi di parole non dette, ma comunque molto nitide. C'erano ancora molte cose da chiarire, problemi da risolvere e, soprattutto, qualcuno da riconquistare. Alla fine fu Simon a trarre le conclusioni:
"Steve, tu devi capire che Andrea è una ragazza complicata..." lo guardava fisso, perché era il momento di affrontare la realtà dei fatti.
"Mai messo in dubbio." fu la risposta sconsolata. "Solo che ha detto che non poteva perdonarmi, l'hai sentita anche tu." le parole pronunciate con un filo di voce, senza traccia di meraviglia, su dove erano andati a finire i suoi pensieri silenziosi e di come Simon lo avesse capito in pieno.
"No, ha detto che non poteva... o meglio, pensava di non essere in grado, ma non di perdonarti..." spiegò il biondo, sparecchiando e riflettendo.
"Allora cosa intendeva?" cercò di farsi spiegare Steve.
Simon cercò le parole adatte, le meno crude possibili.
"Andrea ha solo paura..." alzò una mano per non farsi interrompere. "Andrea ha sempre paura di non essere abbastanza, per questo la strafottenza."
"Abbastanza per cosa?" lo pressò Steve.
"Abbastanza per aiutarti... cazzo Steve, per essere uno psicologo, fai acqua da tutte le parti! Andrea pensa di sé di aver bisogno di aiuto, di essere un orologio rotto... no, più che altro, incastrato, manomesso da qualcosa. Questo le impedisce di essere ciò che vorrebbe, di amare come vorrebbe, di aiutare le persone che ama come vorrebbe..." scosse la testa, quasi a ribadire la sofferenza racchiusa in quelle poche frasi.
"Veramente, pensavo di essere io quello che deve aiutare lei, non il contrario!" rispose perplesso il ragazzone.
"Vero, ma non fino in fondo dal suo punto di vista." rispose accigliato il bagnino, appoggiandosi alla cucina. "Vedi, tu non l'hai conosciuta prima. Andrea non sopportava il mondo come lo viviamo noi, rassegnati al dolore. Per lei non esisteva bianco o nero, ma solo bianco. Sapeva spostare le montagne con la sola forza del suo cuore. Io l'ho vista. E' andata al tribunale dei minori per me, ha urlato contro tutta la commissione per me, li ha strapazzati talmente tanto, con argomenti così lineari, precisi, taglienti, che alla fine..." sogghignò alzando le spalle, quasi non riuscisse neanche lui a spiegarselo "Non saprei... o hanno avuto paura di lei, oppure hanno dovuto ammettere che aveva ragione! Sta di fatto che l'ha spuntata e mi ha portato via con sé..." Gli occhi di Simon erano pieni di così tante emozioni, che abbagliò il suo amico.
"L'ami molto, vero?" chiese rassegnato alla fine Steve.
Simon però, cominciò a scuotere la testa. "No, non so se potrai mai capire. Andrea è la mia vita, è tutta la mia vita, letteralmente. Dove sarei io adesso se non avessi avuto lei?" confessò sull'orlo delle lacrime.
"Posso farti una domanda senza che ti incazzi?" chiese titubante lo psicologo.
"Spara..." rispose sicuro il biondo, fissandolo negli occhi.
"Perché non sei geloso di me? Credi davvero così fermamente che tra me e Andrea non funzionerà?" lasciò che le parole fluissero così com'erano nel suo animo, con dolore, nostalgia e rassegnazione.
Simon scosse la testa, di nuovo, sorridendo amaro.
"Non ci arrivi neanche tu, eh?" lo sguardo cioccolato di Simon si perse nel panorama fuori della finestra. "Io amo Andrea, è vero, ma non ha niente a che vedere con quello che pensi tu. Lei, per me, è la luce del sole, ma anche la notte più buia. Una volta, da ragazzo, ho pensato di esserne innamorato: era così bella, così pura..." sospirò con amarezza "Ma non ci riesco. Noi saremo sempre uniti, come due fratelli gemelli: ognuno dipendente dalla vicinanza dell'altra. Di questo sì, ne devi essere consapevole. Solo che..." una smorfia di sofferenza gli deformò il sorriso "Non so neanche perché lo vengo a dire proprio a te... La verità è che... non lo so... forse alla fine, sono solo un egoista!"
"Ma se la coccoli, la proteggi, corri sempre da lei come chiama!" lo schernì Steve, incredulo.
"Se è per questo, me la sono portata a letto per anni!" rispose acido Simon, con una punta di cattiveria.
I pugni di Steve si strinsero sopra il tavolo, le nocche diventarono bianche, nello sforzo di contenere la rabbia:
"Quindi...?" rispose laconico.
"E non ti sei chiesto perché, nonostante tutto, io e lei non stiamo insieme?" fu la domanda che tagliò l'aria, divenuta acido ed elettroni pronti ad esplodere.
"Perché tu non vuoi una ragazza malata per moglie, ma non sai dirle di no, perché le devi troppo?" fu la risposta maligna, stavolta di Steve.
"Stronzo!" pronunciò Simon a denti stretti.
"Allora perché?" chiese di nuovo lo psicologo, alzandosi di scatto e puntandogli gli occhi in faccia, mentre le nocche cominciavano a dolergli per quanto le mani erano strette.
Simon sostenne lo sguardo rabbioso di Steve per diversi istanti, poi il suo cioccolato divenne liquido e la malinconia prese il sopravvento. Era giusto dire la verità a questo nuovo amico, perché non aveva dubbi che, dopo quella notte, le loro vite sarebbero rimaste intrecciate per sempre.
Con un sorriso desolato, finalmente spiegò:
"Perché io non sono abbastanza per lei e lei non è abbastanza per me. Siamo come due pellegrini che si sostengono lungo il cammino. Non ci completiamo. Riusciamo però a spalleggiarci, mentre andiamo alla ricerca di qualcuno che sappia renderci davvero felici..."
Steve, lentamente, mise le mani nelle tasche dei jeans, ritrovando la calma e, guardando a terra, ipotizzò sconsolato:
"E se non lo trovaste mai...?" era sul bordo del precipizio. Stavolta però non era più solo. Simon si mosse fulmineo, lo raggiunse e gli afferrò la maglietta sul petto, iniziando a strattonarlo con forza:
"Andrea lo ha già trovato, lo vuoi capire o no?"
Steve rimase pietrificato dalla rudezza con cui lo aveva aggredito, quasi inebetito delle sue parole.
L'amico però non aveva finito:
"Possibile che non riesci a vedere? Andrea mi aiuterà sempre, io la sosterrò sempre, senza chiedere nulla in cambio, ma con te è un'altra cosa. Quella ragazza ha bisogno di te. In questi giorni era un animale ferito, persa in un limbo, completamente senza pelle!"
Due grosse lacrime iniziarono ad affacciarsi sul bordo delle ciglia di Steve.
"Non è vero... l'ho osservata per giorni: era in equilibrio!" ribatté con voce spezzata.
"Questo perché è una grande attrice e sì, ha una grande forza." lo contraddisse cattivo Simon. "Non vuol dire essere felici Steve. Noi siamo i suoi amici, siamo gli unici a cui si mostra, l'amiamo con tutto il cuore, ma non le è sufficiente. Andrea adesso vive per te, ti è così profondamente legata, da non poter più sopportare niente senza di te!"
Un singhiozzo uscì inesorabile dalla bocca di Steve.
"Simon, non..." era un pensiero troppo bello per poter, anche lontanamente, pensare che fosse vero.
"Sì invece, Andrea ti ama. E' questa la verità! Ha un bisogno così profondo di renderti felice che stasera ti ha cacciato!" spiegò convinto Simon, stringendo le mani sulle spalle di quel ragazzone, adesso così disperato da sembrare un bambino.
"Se n'è andata perché non mi vuole più!" replicò ancora ostinatamente lui.
Simon allora lo spinse con forza. Steve andò a sbattere contro una delle colonne del salone, gelato.
"Sei uno stupido ottuso, altro che grande psicologo! Andrea ti ha lasciato nelle mie mani, perché ha visto quanto eri perso e ha pensato di non essere abbastanza forte da poterti aiutare!" lo aggredì ancora il biondo.
Infine, resosi conto che gli pizzicavano le mani, accortosi che avrebbe voluto stampare in faccia a quel coglione un bel pugno, si allontanò dall'amico, andandosi a sedere sul bordo del divano letto, rimasto aperto in attesa di essere rifatto.
"Eri sotto casa mentre cantava, vero?" gli chiese senza guardarlo in faccia.
Il ragazzone inspirò con forza, a contenere un pensiero troppo immenso.
"Ha la voce più dolce di una sirena! Non so come avete potuto rimanere lì, in ascolto, senza farvi sopraffare dalla gioia di un tributo così completo... "
Steve per tutto il tempo era rimasto appoggiato alla colonna, lo sguardo a terra, le mani tremanti nascoste nelle tasche. Deglutì, visibilmente conquistato dal ricordo della canzone che Andrea aveva dedicato la sera prima ai suoi amici.
"Quella canzone l'ha cantata a noi, è vero." spiegò, stavolta con dolcezza, Simon. "Ha anche chiarito che era per noi. Solo che non è vero. La verità è che l'ha scritta perché tu gli mancavi da morire e l'avrebbe voluta cantare a te, tutto di lei oramai gira intorno a te e tu non te ne accorgi..." lasciò la frase a morire su quel pensiero, quasi fosse inconcepibile, per Simon, che Steve non capisse quanto l'amava Andrea.
"Non è vero!" rispose strafottente lo psicologo. "Andrea cerca sempre te, ti ho visto andarla a prendere, anche dopo che l'ho lasciata sola al parcheggio..."
"E' solo perché sa che oramai sono abituato ai suoi casini..." rispose pensieroso il biondo, sollevando le spalle. Sospirò, perso in ricordi dolorosi.
"Steve... è giusto che tu sappia che Andrea non è pazza, ma ha dentro di sé..." cercò di confessargli, ma il telefono lo interruppe.
I due ragazzi si guardarono un attimo attoniti, incapaci di decidere se lasciare il discorso sospeso: Simon perché pensava che Steve dovesse sapere, Steve perché aveva bisogno di conoscere ancora troppi dettagli, che solo quel ragazzo così profondamente legato ad Andrea avrebbe potuto chiarire.
Gli squilli però non demordevano e alla fine Simon andò a rispondere.
"Sì..." disse laconico, vedendo il nome di Grace sul display.
"Sei sveglio?" chiese una voce titubante.
"Sì, pallina, ti sto parlando. Che c'è?" rispose con una voce carezzevole.
"Simon... ieri sera..." cercò di spiegare la brunetta. Non sapeva neanche lei come dirglielo e il suo tono fece preoccupare da morire il ragazzo.
"Che cosa ha fatto?" rispose in ansia, mentre la voce diveniva più tremula. "Se ha fatto una cazzata, stavolta non gliela perdono!"
"No, lei non ha fatto niente... è che..." la voce dell'amica era così triste che Simon ebbe bisogno di aiuto, immaginando il peggio. Si appoggiò alla spalla di Steve, avvicinatosi in silenzio.
"C'è Steve qui con me, Grace... credi che ci possa essere d'aiuto?" chiese in evidente agitazione.
"Sì!" fu la risposta, con un velo di sollievo. "Fammici parlare!" ordinò in fretta.
Simon attivò il viva voce.
"Grace che cosa c'è?" si affrettò a chiedere lo psicologo, che in un secondo aveva ripreso la sua postura professionale e il tono affabile ed equilibrato.
"Steve..." la ragazza era davvero in difficoltà, ma era evidente che stava cercando un appiglio alla sua disperazione.
"Grace, qualsiasi cosa sia, molto probabilmente me ne sono già accorto da solo, quindi spara!" la rassicurò il dottore, con voce delicata, per tranquillizzarla.
"Okay... non so come sia potuto accadere, ma... ieri sera... Okay! Ieri sera Andrea ha avuto una crisi fortissima, era completamente fuori dalla realtà, ho faticato ore perché riuscisse a percepire il semplice suono della mia voce... E' stato orribile... Litigavano una con l'altra, ma allo stesso tempo sembravano così disperate..." la mulatta dovette interrompersi, perché era senza fiato.
"Okay, Grace... adesso voglio che rifletti bene e poi mi rispondi con precisione." la voce di Steve era ferma, tranquilla, totalmente al di fuori del panico che, invece, sembrava aver preso Simon, che, al fianco dell'amico, si era messo le mani nei capelli.
Il ragazzone gli poggiò la mano su una spalla, per tranquillizzarlo e il biondo deglutì con forza, come a ricacciare indietro la paura.
"Farò del mio meglio..." rispose sicura la ragazza al telefono.
"Chi c'era con lei?" chiese allora Steve scandendo le parole, in modo che fosse chiaro il senso che intendevano. Simon lo guardò allibito e dal telefono non arrivò nessun suono. Per diversi istanti sembrarono tutti congelati dal suono di quelle parole.
Alla fine, si sentì Grace prendere un profondo respiro, prima di parlare con voce rauca e impaurita: "Andy gambelunghe..."
Simon barcollò come se avesse visto un fantasma e si appoggiò con i glutei al bordo del tavolo della cucina, mentre con una mano cercava l'aiuto di Steve, che accortosi dello shock dell'amico, lo sostenne da sotto il gomito e lo fece appoggiare con dolcezza. Si guardarono negli occhi e Steve annuì comprensivo.
"Ne sei sicura?" chiese ancora lo psicologo, l'unico davvero calmo in quel momento.
"Sì. Il tono della voce, il suo bisogno di aggiustare le cose... Era la mia Andy, ne sono sicura." chiarì l'indiana.
"Ho ancora una domanda difficile per te, Grace. Rifletti prima di rispondere, è importante. Pensi che una della due sia più forte dell'altra?"
Simon aveva gli occhi sgranati dal terrore e a quelle parole spalancò anche la bocca.
La voce al telefono, invece, riconoscendo la professionalità di Steve, intuendo che sapeva di cosa stessero davvero parlando, sembrò tranquillizzarsi e rispose più sicura:
"Sono in conflitto, una rimproverava l'altra di un comportamento sbagliato... Una voleva risolvere il problema che le affliggeva e l'altra continuava a ripetere che era tutto inutile... alla fine però, quando è ritornata stabile, è ritornata la fredda Andrea che conosciamo oggi... solo che..." le venne in mente un particolare e allora fece la domanda che l'aveva tormentata tutta la notte.
"Tornerai da lei, Steve? Ho come avuto la sensazione che la tua mancanza sia il problema... per tutte e due..."
Il dottore sorrise amaro a quell'osservazione: non poteva permettersi di credere ad un pensiero così bello, perciò tagliò corto.
"Ti prometto che riusciremo a guarirla, okay? Grazie di averci avvisato. Ora stai tranquilla e cerca di mantenerla serena. Sono sicuro che tutto accada a causa di attacchi di panico che non riesce a controllare. Non lasciarla da sola, ti prego" quelle ultime due parole ebbero un accento così supplichevole, che Grace sentì il suo cuore tremare.
"Certo. Oggi resto con lei. Ora vado, prima che si svegli" e riagganciò.
Steve posò il telefono sul tavolo e sollevò lo sguardo su Simon, silenzioso e immobile come una statua di marmo.
Il dottore sospirò con una smorfia e poi confessò: "... a volte parla a voce alta con se stessa."
"No, non è vero! Dopo la morte di Elisabeth, è diventata glaciale, ma ha perso completamente coscienza della sua personalità passata." chiarì Simon, ricordando le conclusioni dello psichiatra, che l'aveva avuta in cura per anni.
"Amnesia dissociativa, credo selettiva." scandì nervosamente lo psicologo.
"Come lo sai?" lo interrogò scioccato Simon, sgranando gli occhi.
"Guarda che, nonostante quello che pensi tu, non sono così da buttare come psichiatra!"
"Okay, ti credo. Solo che Grace ha detto che... che cosa ha detto Grace?" domandò confuso il biondo.
"Ha detto che ha sentito parlare la ragazzina che era prima della morte della madre..." spiegò pensieroso Steve.
"Cosa?" chiese adesso nervoso Simon. "No, ti dico che non è possibile!"
"Evidentemente, ha avuto un'evoluzione nella sua dissociazione."
"In che senso?"
"Nel senso che la personalità passata ha acquistato forza, arrivando sullo stesso piano della nuova Andrea, che finora l'aveva messa a tacere... Deve essere successo qualcosa... un punto di rottura di cui non mi sono accorto..." continuò lo psicologo fra sé, riflettendo.
"Di cosa stai parlando?" chiese ancora confuso l'amico, andando a prendersi un bicchiere d'acqua, per cercare di ritornare lucido.
"Niente... è solo che..." volle minimizzare Steve.
"Rispondi! Solo che?" domandò crudo il bagnino.
"Beh, ecco, è difficile da dire, ma credo che le due metà abbiano trovato un punto di incontro. Grace credo che abbia sentito parlare entrambe, ha detto che erano in discussione, sul modo d'agire, ma non sull'obbiettivo. Questo mi porta a credere che ci sia stata una causa scatenante molto potente, per cui entrambe le personalità di Andrea, adesso, siano sullo stesso piano." il tono professionale di Steve non ammetteva dubbi sulla veridicità delle sue parole.
Simon lo osservò per diversi minuti, in silenzio, le sopracciglia quasi a toccarsi.
Alla fine, sembrò come se non potesse fare a meno di confessare:
"Sei tu. La causa di tutto questo, voglio dire, sei tu. Andrea non fa altro che giurare che ti ama con tutta se stessa e... beh, quando lo dice, si capisce che il senso è più ampio di quello che pensiamo noi. Quindi credo proprio che sia tu la causa della sua evoluzione."
Steve rimase immobile, l'espressione concentrata, gli occhi a scrutare le iridi di Simon. Si potevano quasi visualizzare i suoi ragionamenti davanti al suo viso, per quanto densi erano i suoi pensieri in quel momento.
"Credo che tu ti stia confondendo. Ho detto che deve essere SUCCESSO qualcosa di sconvolgente, un fatto, un avvenimento che abbia creato una nuova frattura. Molto probabilmente la morte di John. Sì, sicuramente..."
"Perché per te è così difficile pensare che quella ragazza possa essere così profondamente innamorata di te?" chiese adesso con dolcezza Simon, riuscendo a percepire come Steve cercasse di tenersi lontano da quel pensiero. "E' successo qualcosa di sconvolgente? Beh, sei scomparso!" insistette.
"No, Simon..." rispose desolato lo psicologo. "Non posso, sarebbe bello, ma non posso..."
Fu come se avesse ricevuto uno schiaffo in faccia, così il giovane bagnino si ritrasse di scatto, in faccia un'espressione allibita. Possibile che si fosse sbagliato così tanto?
"Tu non l'ami più?" chiese sconcertato, quasi ferito.
Steve sbuffò d'impazienza: "Non dire stronzate! L'amore che provo per lei non è che di colpo può finire! Anzi, oramai è lì e ci resterà finché vivo!" proferì con forza, quasi come fosse un giuramento. Solo che non si soffermò su quei pensieri, continuando a cercare con lo sguardo un appiglio ai suoi ragionamenti, rimanendo professionale e concentrato sulla situazione di Andrea.
"Ma allora... Perché non provi a riprendertela?" chiese confuso il padrone di casa.
"Simon, lei non è mia, non sarà mai mia. Sarà anche malata, ma il pensiero che possa volere me... no, queste cose non succedono nella mia vita! E' sicuramente qualcos'altro." concluse sicuro.
"Aaahhh, allora non vuoi proprio credermi: è già tua, stronzo!" rispose allora spazientito Simon.
Steve sorrise della sua espressione.
"Come fa a essere mia, se non vuole neanche vedermi?" chiese con evidente disillusione.
Simon fece una smorfia, tra il pensieroso e il divertito, infine rispose:
"Lascia fare a me. Non c'è nessuno che possa convincere... o raggirare, se necessario, quella pazza della tua ragazza!"
"Non chiamarla pazza, per favore!" rispose dolcemente Steve.
"Non vuoi illuderti, ma in fondo al cuore lo sai, non è vero?" fu la domanda divertita del bagnino, che ora lo osservava attentamente con aria vittoriosa.
"Che cosa?" chiese perso il ragazzone.
"Che è la tua ragazza, coglione! Mi hai corretto sull'aggettivo, ma sul sostantivo e sul possessivo no!" rise divertito.
Il ragazzone lo guardò allibito, mentre le sue labbra si sollevavano lentamente in un sorriso nuovo, più sereno, più caldo.
"Touché!" ammise alla fine. "Allora dimmi, come pensavi di convincerla?" domandò curioso e un velo di speranza macchiò il tono della sua voce.
"E tu?" lo interrogò a bruciapelo il biondo.
Steve scosse la testa, si strinse nelle spalle, infilò una mano in tasca e ne tirò fuori un pezzo di carta stropicciato. "Per ora, l'unica cosa che sono riuscito a fare in questi giorni, è scriverle poesie. Mi permetteva di mantenermi lucido, di non lasciarmi sopraffare dalla disperazione..." spiegò, passando il foglio all'amico.
Simon gli si accostò incuriosito, lesse, poi una luce gli illuminò il viso.
"Buon inizio! Davvero non male! Non sarà sufficiente così, ma..." annuì, con l'aria di chi aveva già un piano in testa "Lascia fare a me! Ti prometto che tornerà da te!"
Steve gli sorrise, poi lo afferrò con energia poggiando le sue mani grandi sopra le spalle muscolose dell'amico, inspirò, pronto a parlare, ma Simon lo precedette:
"No, non farlo. Gli amici non si ringraziano, si ricambiano!"
Allora stavolta fu Steve ad abbracciarlo con forza.
Simon gli diede due colpetti sulla schiena, per fargli capire che era tutto okay, poi lo spinse via: "Adesso basta! Ho una reputazione da difendere, sai?"
Steve rise divertito, avvicinò il suo viso a quello dell'amico, spostando la testa di qua e di là, mise su il broncio e con voce da bambino disse: "Non mi ami più?"
Simon lo spinse via, ridendo di gusto, si allontanò dirigendosi verso il bagno e lo rimbeccò: "Va a casa, che puzzi! Ti chiamo verso sera così ti spiego!"
Steve annuì, negli occhi un misto di una malcelata contentezza e malinconia. I due ragazzi si fermarono un istante di più, gli occhi negli occhi, consapevoli di ciò che era successo in quella lunga notte. Aveva dell'incredibile, ma era la verità. La vita a volte regala una persona e, nonostante Andrea rimanesse il loro fulcro, entrambi capirono che la loro vita sarebbe stata migliore da quel momento in poi.
Infine, Steve andò a raccogliere le sue cose dal divano e si avviò verso il portone d'ingresso. Inaspettatamente, una voce profondamente seria lo raggiunse:
"Adesso riusciresti a dirmi la verità su cosa sta succedendo?".
Steve non si voltò, rimase con la mano sulla maniglia della porta, divenne però serissimo. Non rispose, non accennò a nessuna reazione, nei suoi occhi non ci fu niente altro che la preoccupazione. Fu comunque sufficiente perché il bagnino domandasse ancora:
"Dobbiamo proteggerla ad ogni costo, lo sai, sì?"
Per la prima volta nella sua vita, Steve prese l'unica decisione che non avrebbe mai pensato di potersi permettere: decise di fidarsi.
"Sì, lo so." sospirò tra le labbra e sgattaiolò di corsa fuori dall'appartamento.
Il biondo rimase un istante a fissare il portone chiuso, poi sorrise tra sé, soddisfatto.
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L'ho già detto che il mio preferito è Simon? Adesso sapete anche tutta la verità sul suo rapporto con Andrea.
Le situazioni si complicano sempre di più, ma oggi ho voluto farvi due regali:
1. Ho pubblicato il capitolo per intero, perché non ho avuto il coraggio di lasciare le spiegazioni a metà.
2. Vi ho dato il primo vero indizio: Simon ha capito che Steve sa molto di più di ciò che dice, lo accetta senza pretendere altro, perché ha capito che si può fidare di lui.
E voi? Voi vi fidereste di Steve?
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