CAP 27 Parte 2
Ci sono stati giorni in cui ero entusiasta di pubblicare un nuovo capitolo per voi.
Oggi non è uno di quei giorni. Perché oggi mi odierete...
E' stato bello raccontarvi di come Steve si sia innamorato di Andrea. E' stato bello descrivere il rapporto tra Simon e Andrea. In tutti questi capitoli però, quasi dai primissimi, c'era qualcun altro ad osservare le loro vite, qualcuno che conosce tutti i retroscena, qualcuno che saprebbe spiegare tutti i perché.
Oggi punto i riflettori su questo personaggio che vi spezzerà il cuore, perché è parte integrante della storia e sta sostenendo, da solo, tutta la verità... la dolorosa verità su Andrea.
E' strano che nessuno di voi miei cari lettori ne abbia neanche minimamente capito l'importanza. Nessuno di voi ha mai chiesto niente su di lei, dando per scontato quello che invece scontato non era.
Credo che, consentitemi l'autoelogio per un momento, in parte sia dovuto al mio confondere le acque, al mio spostare sempre l'attenzione su altre faccende.
Ora invece ve ne mostro tutta la drammaticità, con immenso dolore.
Un bacio a tutti voi, perché so che ne avrete bisogno dopo aver letto questo capitolo, che alla fine, è il fulcro di tutto il libro....
Andrea entrò quasi correndo in casa, aprì il frigorifero e bevve mezza bottiglia d'acqua, senza mai riprendere fiato.
Grace arrivò con calma, lo sguardo terrorizzato e chiuse silenziosamente la porta.
Nell'esatto istante in cui il rumore dello scatto della serratura attraversò la stanza, l'uragano, fino a quel momento trattenuto, esplose:
"Puttana del cazzo!" le mani poggiate sul piano della cucina, gli occhi chiusi e i capelli sciolti che le ricadevano davanti al volto. Fu questa posa a impedire che la sua vicina capisse subito l'amara verità:
"IO?Che c'entro adesso io?" fu l'innocente risposta della moretta.
"Vaffanculo!"uscì dalle labbra della padrona di casa, che con stizza si sollevò e poggiò una mano alla parete vicino alla porta finestra. Sembrava esausta.
Poi lasciò che la testa toccasse il muro e le sue labbra si mossero di nuovo:
Guarda che sei tu che ti sei cagata sotto!
"Non l'hai visto? Hai guardato dentro ai suoi occhi?"
Sì, l'ho visto! Ed ero pronta ad aiutarlo...
"Non era possibile..."
Certo che era possibile! Bastava allungare le braccia e...
"Aaahh... Stai zitta... Lasciami sola."
"Andy, che cosa...?" cercò di capire Grace.
Andrea parlottava fra sé, con una mano sembrava voler scacciare qualcuno vicino a lei. Era completamente insensibile invece alla presenza dell'amica, che lentamente, cercava di avvicinarsi, ma rimaneva comunque al di là del divano.
"Non potevo aiutarlo, lo hai visto anche tu"
No, io ho solo visto te che fuggivi di fronte al suo dolore!
"Che altro potevo fare?"
Sostenerlo?Riempirlo di baci?
"No, così non va bene."
Certo che non va bene, lo hai cacciato!
"Non va bene, non va bene per niente..."
Smettila di ripeterlo!
"Se tu non fossi sempre così... così..."
Così buona? Dillo! Così sensibile? Cosa?
"...così dolorosamente attenta! Sempre pronta ad aiutare tutti..."
Stiamo parlando di Steve, non di un poveraccio qualsiasi!
"Io avrei potuto gestire le cose a modo mio!"
L'indiana cominciò a capire cosa stava accadendo e i suoi occhi iniziavano a velarsi di dolore. La guardava ciondolare, appoggiata al muro, dondolarsi sulle gambe instabili, le braccia adesso intrecciate strette sulla pancia, come a cercare di sostenere un dolore intenso.
A modo tuo? Cioè, con spintoni e parolacce?
"I TUOI BACI NON SONO PIU' ABBASTANZA!" urlò Andrea piegandosi in avanti come colpita da un pugno. I suoi occhi erano saturi di lacrime, appannati dal dolore e la sua piccola amica la guardava soffrire, pietrificata da quella scena a cui mai, mai nella sua vita avrebbe pensato di dover assistere di nuovo. Due voci completamente opposte uscivano dalle sue labbra: una più autoritaria, limpida, ma allo stesso tempo dolce e vellutata; mentre l'altra era più stanca, sofferente e con un tono più acido e infastidito.
"Andy... tesoro mi senti?" tentò ancora di stabilire un contatto.
Tu sei terrorizzata, dal dolore, dai sentimenti, dai ricordi, altro che!
"Tu dovevi tacere! Devi stare zitta..." continuava a rimanere con la fronte appoggiata al muro, mentre grosse lacrime scivolavano indisturbate sulle sue guance pallide.
No, non ci sto più zitta. Potevi almeno consolarlo, che ne so, abbracciarlo.
"Non sarei stata sufficiente..."
Grace sgranò i profondi occhi verdi. Doveva intervenire subito.
"Andrea, per favore... guardami!" la chiamò in una supplica.
La ragazza però continuò a vagare nella sua mente, persa in un limbo fatto di sofferenze indicibili, gli occhi opachi che non si fissavano su niente di preciso, i capelli che iniziavano ad appiccicarsi al viso, senza che Andrea ne avesse la minima percezione.
"No! Così non può funzionare... Vattene!"
Io sono qui e ci resto, hai capito?
"Perché?"
Perché adoro quel ragazzo e tu lo hai mandato affanculo perché hai paura!
"BASTA! TU NON PUOI STARE QUIIII!!!" le sue lunghe dita affusolate si immersero nei folti capelli, con un gesto rabbioso, il cui unico intento era chiaramente quello di scacciare quella voce dalla sua testa.
L'amica la guardava preoccupata: era tanto che non la vedeva in quello stato.
Alzò la voce per attirare la sua attenzione:
"Terra chiama Andy Gambelunghe!"
Andrea a quel nomignolo si voltò verso l'amica, gli occhi sgranati pieni di rabbia:
"Mandala via! Non la voglio qui..."
Improvvisamente le iridi sfocate e in continuo movimento della padrona di casa, tornarono ferme, ma una voce rauca di rabbia uscì dalle labbra di Andrea:
"Si... è... cazzo!" Singhiozzi violenti iniziarono a scuotere il corpo della ragazza, ma la voce rimaneva salda.
Mi sono innamorata di lui, quindi? Lo sei anche tu...
"Non servirà, lo vuoi capire! Non ci riuscirai neanche tu..." continuava a rispondere la seconda voce, spossata e con un tono disperato.
Questo non puoi saperlo! Dobbiamo andare da lui!
"Non posso... non ci riesco..." ad ogni parola, sembrava che le sue forze fossero sempre meno e l'abbandono sempre più violento. Si lasciò cadere interamente sul pavimento, raggomitolandosi su se stessa e chiudendo definitivamente gli occhi sul mondo.
La dissociazione era ancora in uno stadio violento, forse anche peggio di ciò che succedeva all'inizio, quando la morte della madre spazzò via in un solo colpo la ragazzina dolce e gentile, che era stata Andrea fino all'adolescenza, lasciando il posto alla donna gelida e distaccata degli ultimi anni.
Era la prima volta che Grace assisteva alla contemporaneità, sullo stesso piano, delle due personalità della sua migliore amica e per lunghi minuti, il ghiaccio le aveva impedito di fare qualsiasi movimento, persino respirare.
La moretta sapeva che, durante queste crisi, doveva aspettare che Andrea trovasse la strada dentro di sé, quindi non la forzò, ma si limitò a tenerla sotto tiro, non avvicinandosi, perché toccarla avrebbe potuto creare un risveglio troppo violento e nessuno sapeva come ne sarebbe uscita la mente di quella povera ragazza.
"Tu non vuoi capire... Sono troppo fragile, non vedi? E lui piangeva...Non posso... fa male cazzo!"
Ma non possiamo lasciarlo andare, io non voglio!
"Non lo vorrei neanch'io..."
Allora, alzati, per favore, andiamo da lui...
Anche la seconda voce, fino a quel momento più limpida e risoluta, iniziò a incrinarsi in un'accezione disperata.
"Dobbiamo lasciarlo andare..."
No!Ti prego no, è tutto merito suo se io...
"Lo so, ma anche in due non siamo sufficienti."
Il silenzio si sparse per il soggiorno come una coltre di fumo, portando note di dolore e impotenza, fino a raggiungere l'animo di Grace, che ne venne travolta e a sua volta si lasciò cadere sul tappeto, sopraffatta di nuovo dall'immagine della sua migliore amica, spezzata dalla malattia e dalla vita.
In un moto di paura, le urlò contro disperata:
"Guardami Andrea! Guardami!"
Le parole uscirono insieme alle lacrime, ma caddero nel vuoto della mente di Andrea, senza risultati. Non riusciva a sentirla, troppo immersa in un universo fuori dal mondo e, senza dubbio, fuori dal tempo, a cavallo fra passato e presente.
Nessun dottore aveva mai ipotizzato la possibilità che la vecchia personalità di Andrea riuscisse un giorno a ritornare a galla. Avevano stabilito che, sopraffatta dalla paura di affrontare la realtà, a causa della morte di Elisabeth, la dolce Andrea avesse creato una nuova entità, forte, spavalda, impavida, o per meglio dire, insensibile.
Poteva essere abbastanza comprensibile, in fondo. Simon e lei ne avevano preso atto e l'avevano accettata.
Nessuno però aveva messo in conto la possibilità che la piccola Andy potesse tornare. La giovane fredda Andrea non aveva praticamente ricordo di ciò che era stata un tempo. Come era possibile che ora avesse addirittura coscienza dell'altra sé?
In quel momento era chiaro che era terrorizzata, ma cosa aveva scatenato tanta paura da farla crollare a quel modo?
Adesso sembrava più cosciente, più remissiva e spaventosamente più rassegnata al suo stato.
Passarono minuti immobili, senza che nessuna delle due ragazze avesse la forza di fare nulla.
Mentre la osservava da lontano, incapace di aiutarla, sopraffatta dalla pena, Grace trovò nel suo innato ottimismo, l'unico appiglio utile a riportare l'amica alla realtà. Scelse con cura le parole, incrociò le gambe e trovò il tono giusto per parlare a quella ragazza distesa nel dolore:
"Perché pensi di non poterlo aiutare?" non chiese a nessuno in particolare, lasciando che fosse Andrea a scegliere chi dovesse rispondere.
"Grace, fa male! Io così non ci riesco...!"
Non ci hai neanche provato!
Un lampo di soddisfazione illuminò le iridi della mulatta: avevano riconosciuto la sua voce.
"Forse potremmo provare a ragionare, okay?" provò ancora Grace, con dolcezza.
Potremmo cercare un modo per risolvere il problema.
"Sì, potrei uccidermi!" fu la risposta drammatica che provenne dalle labbra tremanti di Andrea.
Grace ebbe un brivido su per la schiena, principalmente perché aveva ricevuto due risposte diverse, da due persone con mentalità completamente autonome e questo la destabilizzava molto; in secondo luogo, perché erano anni che Andrea non parlava di suicidio e la cosa le fece tremare il cuore dallo spavento.
"Falla finita con queste stronzate!" tagliò corto la moretta a quell'idea terrificante.
"Perché? Almeno smetterebbe questa lotta quotidiana, almeno potrei chiudere gli occhi e non essere più nessuno, solo carne in putrefazione e riposo, meritato riposo..." concluse con aria sognante la giovane donna che, improvvisamente, si sollevò da terra e racchiuse le gambe tra le sue braccia.
I suoi occhi si aprirono un istante e una voce carezzevole continuò:
Allettante...
Ora che erano in contatto, l'indiana doveva farla tornare verso la realtà.
"Andrea, per favore, adesso..." iniziò con un nuovo timbro morbido e confortante.
"Per favore, cosa? Per favore smettila di piangere o per favore smettila di essere una pazza? Perché in tal caso non posso fare nessuna delle due cose!"
"Non è vero e lo sai..."
"Ohohoh, certo che lo so. Andrea calmati, Andrea, respira, Andrea smettila di farneticare..." iniziò a prendersi in giro, impostando una voce da donna elegante e finendo urlando ancora più forte: "Andrea FOTTITI! Ecco quello che devi consigliarmi. Perché a fottermi sono diventata bravissima!"
Sempre melodrammatica! Grace ha ragione, perché non vuoi ascoltarla?
Fu peggio: "NON MI DIRE QUELLO CHE DEVO FARE, HAI CAPITO?" i suoi bellissimi occhi trasparenti erano ancora pieni solo di disperazione.
Grace era sconcertata. Era parecchio che non aveva assistito a crisi così acute. Per diversi anni, era andata avanti con l'illusione che tutto fosse davvero tornato al suo posto. La nuova Andrea era gelida e cinica, ma almeno era in equilibrio. Vederla di nuovo così, sentirla di nuovo in lotta con i suoi sentimenti, in lotta con le due metà di se stessa, le faceva venire voglia di piangere. Anni di psicoterapia buttati nel cesso. Aveva ingannato tutti, dunque? O forse le cose erano cambiate con l'arrivo di Steve? O meglio, con i sentimenti che, senza dubbio, la dolce ragazzina di un tempo e la gelida giovane donna del presente, provavano per Steve.
Cercò di seguire il protocollo, oramai consolidato.
"Io e la ragazzina gambelunghe ce ne andiamo a fare una bella doccia calda, vuoi?" il tono era dolce e comprensivo, ma spudoratamente rivolto a una sola delle personalità presenti.
"NON MI TRATTARE COSì! IO NON VOGLIO FARE UN CAZZO!" fu la risposta tagliente.
Il lato positivo era... che era riuscita a creare un contatto con Andrea, beh con tutte e due le facce di Andrea, ma questo non riusciva a stabilire se fosse un bene o un male.
Il lato negativo fu che l'amica si alzò di scatto dal pavimento e si diresse verso il terrazzo quasi correndo, poi ci ripensò, si voltò verso Grace e parlò alla ragazza che le era rimasta sempre accanto in tutti quegli anni, con un tono cattivo, acido e decisamente inappropriato:
"Perché non vai a farti fottere da Jake e mi lasci in pace? MI HAI ROTTO I COGLIONI!"
Non parlarle così! Grace...
Si portò i pollici alle tempie, strinse la testa tra le mani, premette forte e uscì in terrazzo, aprendo l'anta di vetro con una spallata.
Grace deglutì rumorosamente: non voleva chiamare l'ambulanza, non voleva credere di essere tornata così indietro.
Un rumore di argilla che finiva in frantumi la fece sobbalzare e scattare di corsa in avanti. Per una frazione di secondo, ebbe davvero paura che si fosse buttata di sotto. Aveva promesso anni fa che non l'avrebbe mai fatto. L'aveva promesso, perché si era resa conto del dolore che avrebbe dato a lei e a Simon.
L'affetto nei loro confronti l'avrebbe fermata ancora? Le cose stavano cambiando. Andrea era diversa. Per la prima volta nella loro storia, Grace fu consapevole di non poter più prevedere le reazioni dell'amica. Non riusciva neanche a capire da quanto tempo stava di nuovo così male. Possibile che fosse riuscita a nasconderlo anche a Steve? Possibile che lui la tranquillizzasse a tal punto da mantenerla stabile, nonostante fosse evidente il riapparire della dissociazione?
Le avevano insegnato come gestire i suoi attacchi di rabbia, quando lo stress e la paura raggiungevano un livello tale, che portavano all'annebbiamento di qualsiasi inibizione. Stavolta però sembrava triste, più che rabbiosa.
Grace si affacciò sul terrazzo, rimanendo con un piede dentro la portafinestra.
Non avrebbe voluto, ma, come da ragazze, quella parte viscida e irrazionale del suo cuore aveva riportato a nudo una inquietudine già nota. Non era giusto, no, non lo era: aver paura di una delle persone più importanti della propria storia. Simon ne era rimasto profondamente amareggiato, quando gliel'aveva confessato. Erano entrambi consapevoli che Andrea non avrebbe mai fatto loro del male. Eppure, il bisogno viscerale di fuggire, continuava ogni volta a riaffiorare, facendola vergognare di sé. Si era convinta che molto probabilmente era qualcosa di diverso: era solo il timore di non riuscire ad aiutarla. Come in quel momento, mentre la osservava in silenzio, seduta sulla poltroncina di vimini bianco, afferrare con dolcezza i suoi amati vasi di fiori e, un istante dopo, lanciarli con cattiveria contro il muro. Non voleva neanche prendere in considerazione la possibilità che, quella ragazza pur sempre affettuosa, che solo qualche giorno prima aveva trovato le parole giuste per portarla fino a Jake, potesse in qualche modo spaventarla. No, non era possibile.
Con un profondo sospiro, fece un passo verso l'esterno.
Ultimamente, le era sembrata molto stanca, quasi che la lotta nella sua mente la stesse debilitando. Questo però era accaduto solo dopo che Steve era scomparso.
Steve... L'aveva sentita confessare tra sé, che la dolce piccola Andrea di un tempo era ricomparsa dopo aver conosciuto Steve... come se il cuore gelido della nuova Andrea non fosse adatto a contenere un sentimento così grande...
Ebbe un'illuminazione: il pensiero che quello potesse essere il fulcro del problema e la chiave di accesso, visto come Andrea, in tutta la sua complessità, mostrava un debole per quello psicologo, di cui adesso l'indiana avrebbe tanto voluto la presenza nella stanza, le diede la speranza per fare una prova:
"Vuoi spiegarmi perché non hai voluto parlare con Steve?" le chiese quasi sussurrando. Sapeva che non sarebbe riuscita a capire tutta la domanda, in mezzo al chiasso che stava facendo, con tutti quegli enormi scoppi di vasi lanciati a terra.
Come le succedeva un tempo, le sue crisi passavano, in un lampo, dalla disperazione alla rabbia, e viceversa. Adesso la rabbia era addirittura in una fase violenta.
Conosceva però la curiosità della sua ragazza scatenata.
"Cosa?" fu infatti la risposta, mentre la mano, armata di un altro vaso, si arrestava a mezz'aria.
"Non sei riuscita neanche ad abbracciarlo..." continuò, come se Andrea avesse capito.
"Di che cazzo parli?" chiese di nuovo, ora abbassando il braccio e appoggiando il vaso sul tavolino di vetro, dolcemente, perché non si frantumasse.
"Parlo di Steve!" fu la risposta pronunciata ad alta voce in aria di sfida dalla moretta.
Andrea sbuffò acida. Era sulla difensiva. Bene, voleva dire che stava tornando in equilibrio, si compiacque la mulatta.
"Perché tu pensi che se lo meritasse?" chiese ironica la riccia, guardando Grace in faccia, con molta più curiosità di quella che avrebbe voluto.
"Tutti meritiamo di essere perdonati e consolati, persino tu..." la provocò la mora, stringendo gli occhi a due fessure.
Andrea sogghignò e tirò fuori il peggio di sé: "Come se non sapessi quanto tu e Simon desideriate che io sprofondi in un buco nero, così da non dovermi sopportare più!"
Cosa? Grace perdonala! E' una stupida...
Si alzò di nuovo con fare rabbioso, le passò accanto, spostando la piccola brunetta in malo modo con un braccio, rientrando in casa.
Questo era davvero troppo, si trovò a pensare Grace. Va bene che erano amiche, va bene tamponare il danno, ma era stanca e desiderava con tutta se stessa che Andrea la piantasse.
"Adesso falla finita!" contraccambiò stavolta Grace, lasciando che la rabbia vincesse sulla ragione. "Vuoi che ti dica che hai fatto un casino? Beh, normale amministrazione per te!"
"Sì, perché sono una pazza scatenata, ecco cosa sono diventata! Non sono stata capace di fare un cazzo!" fu la risposta trafelata della padrona di casa, che, subito dopo, prese un piccolo soprammobile dal buffet e lo scagliò con forza sulla parete d'ingresso, sfiorando quella costosissima in vetrocemento.
Grace sgranò gli occhi, mentre guardava il piccolo pupazzetto di ceramica infrangersi sull'intonaco. Si voltò furibonda verso l'amica e le si scagliò contro, con una tale foga da riuscire a sbilanciarla. Persero l'equilibrio e caddero ambedue miseramente lunghe per terra.
L'indiana non perse tempo e saltò cavalcioni sulla pancia della sua più cara amica, colpendola più volte con le sue manine delicate. Gli schiaffi rimbombarono per tutto il soggiorno. In due secondi, le guance di Andrea iniziarono ad andare a fuoco.
"Lasciami, pirata di merda! Non servirà! Lasciami andare subito!" urlava la ragazza sotto i colpi dell'amica. "Lasciami! Non importa più..." la voce divenne improvvisamente meno acuta. "L'ho cacciato..." due grosse lacrime trasbordarono dalle ciglia lunghe della riccia, mentre con le braccia cercava di parare i colpi, senza pensare lontanamente alla possibilità di rispondere agli schiaffi. "Oramai è finita..." sembrò esalare in un ultimo respiro.
Grace si fermò. Erano entrambe con il fiato corto. I petti di entrambe si sollevavano e si abbassavano senza sosta.
Alla fine, la moretta si alzò da sopra l'addome di Andrea e si lasciò cadere sul divano.
Ci furono parecchi minuti di silenzio. Sembrava di essere in una di quelle cittadine della Louisiana dopo il passaggio di un tornado: nonc'era più il vento forte, ma rimanevano cocci e sporcizia ovunque. Era stato tremendo, ma era finito.
Grace alla fine prese un bel respiro, un po' perché Andrea sembrava aver superato la crisi, un po' per riprendere fiato:
"Scusami" iniziò ad occhi chiusi, appoggiata allo schienale, i capelli tutti in disordine. "Ho avuto paura..."
Andrea era stesa ancora sul pavimento, guardava il soffitto e cercava di tornare ad un respiro più regolare: "Per un istante ho desiderato di nuovo di morire..." sentenziò, di nuovo tornata razionale.
"Ecco perché mi hai fatto paura..." rispose l'indiana dal divano. "Adesso alzati e bevi qualcosa."
Invece, quella creatura sconvolta sul pavimento iniziò a singhiozzare, cercando di non farsi sentire, mentre passava con forza le mani sulle guance bagnate dalle lacrime.
Allora la testa di Grace si sporse per guardarla in faccia:
"Non serve Andy, è tutto okay."
Quella bellissima ragazza sconvolta, sfinita dalla sua lotta, incapace di risollevarsi da terra, continuò invece a lasciare che le lacrime uscissero indisturbate, in silenzio.
Dopo parecchi minuti, un sussurro rassegnato colpì le orecchie di Grace come una fucilata:
"Non guarirò più, Grace. Non sono abbastanza forte."
"Non ti fidi più di Steve?" chiese allora la moretta a bruciapelo, per controllare se finora aveva visto giusto.
Nonostante gli occhi chiusi di Andrea, fu chiaro, da come il suo mento tremò, che quel pensiero l'aveva ferita fino in fondo.
Ci volle ancora un po' di tempo, perché un altro sussurro uscisse da quelle labbra rosse: "Mi manca così tanto..."
Un leggero sorriso incurvò le labbra di Grace. Come quando d'improvviso verso sera, passeggiando in un lungo viale, si accendono all'unisono tutti i lampioni e ci mostrano il cammino fino in fondo alla strada, adesso, per la piccola amica indiana, la via da seguire fu talmente chiara che, dopo quasi due ore di paura, sentì il suo cuore leggero, finalmente libero dal dolore per lo stato della sua migliore amica.
Quando la vide appoggiarsi sulle ginocchia e tirarsi su da terra, si permise di poggiare la testa alla spalliera morbida del divano e spiegò:
"Non hai nessun motivo di preoccuparti: Steve... beh Steve, mi dispiace per lui, ma ti ama, tanto, forse più di quel che meriti e passerà anche sopra a questo momento di pazzia."
"Non sarà facile per lui capire..." rispose Andrea, finalmente con la sua voce di nuovo morbida e tranquilla, con un bicchiere in mano.
"Ma di che cazzo parli? Steve credo che abbia capito già da un pezzo e poi... ti ama talmente tanto, che vorrebbe starti accanto anche se lo picchiassi tutte le mattine!" sentenziò con una smorfia Grace.
Sulla bocca di Andrea, lentamente, si accese un sorriso delicato, mentre un pensiero dolce velava di profondità il verde dei suoi occhi, di nuovo limpidi.
"O lo mordessi..." continuò la frase sovrappensiero.
"Cosa?" chiese sotto shock l'indiana.
Andrea, come ritornata da un lungo volo, sgranò gli occhi, come colta in flagrante e, con vergogna, rispose: "No, niente!"
Grace allora scoppiò a ridere, considerando vere le sue parole. "Sei proprio tutta matta!" la insultò.
"Sì, completamente pazza... di lui!" si ritrovò ad affermare Andrea, lasciando che finalmente il sorriso rischiarasse luminoso il suo viso stanco.
"Vieni qui!" la incoraggiò la moretta allora, facendole segno di sedersi sul divano vicino a lei. "Spiegami, vuoi?" le chiese con dolcezza.
Andrea prese un gran respiro, come a farsi coraggio. Si avvicinò al divano, carezzò con la mano libera dal bicchiere i capelli di Grace, mentre le passava davanti e lentamente si accomodò, intrecciando le gambe.
Dopo tutto quell'inferno, gli sguardi delle due amiche si incrociarono: c'era consapevolezza, rassegnazione, ma anche tanta forza. Erano entrambe stanche di questi momenti, troppi anni trascorsi a tamponare il danno.
Con malinconia, finalmente la verità uscì dalle labbra di Andrea:
"Non ce la faccio, Grace. E' una persona meravigliosa, ma vederlo piangere disperato... Non è forte come Simon. Steve da me merita di più, un appoggio, la pace. Ho bisogno di dargli di più, ma non ci riesco..."
Le labbra dell'indiana si strinsero in una smorfia.
"Steve è fuggito da me, perché sa che io non posso aiutarlo, non sono forte abbastanza. Qualunque cosa sia successa fra lui e Jaime, porta con sé un profondo dolore ed io sono troppo instabile per sostenerlo." Nuove lacrime avevano iniziato a scorrere lente, sul viso pallido e scavato di Andrea.
Ecco, ora era chiaro: l'idea di essere così rotta, così bisognosa di aiuto, l'aveva fatta vergognare della sua fragilità. Ecco svelato il motivo per cui era fuggita. Ecco il perché di quella crisi così violenta.
"Hai pensato che per lui questo potrebbe non essere importante?" fu la soluzione che trovò la moretta. Possibile che Andrea non riuscisse a vedere la verità?
Andrea posò il bicchiere sul tavolinetto da caffè e con i palmi iniziò a premere la fronte, riflettendo. Infine parlò: "Come puoi instaurare un rapporto con una persona, sapendo che sarà sempre un peso, mai un appoggio? Non riesco neanche a capire su quale base si sostiene la nostra amicizia!"
Grace sgranò gli occhi e le diede una sberla sulla chioma riccia:
"Si basa sull'amore, deficiente! E sulla pazienza..." la prese in giro.
Da sotto quel cespuglio di capelli ricci accanto a lei, arrivò un rumore che rassomigliava tanto a una risata.
La chioma si rialzò e in un lungo sospiro confessò:
"Se è per questo, posso riempire crateri interi con l'amore che ho per lui. Credo che sia stato per questo il panico. L'idea di lasciarlo andare mi fa sentire così...vuota."
Grace sorrise soddisfatta "Andiamo a dormire ora. Simon sa quel che fa. Se tiene a bada te, pensi che non possa riportare Steve a noi?" chiese ironica, cercando di rasserenare i toni.
Andrea sorrise amara: "Il mio dolore non fa più male, quello di Steve invece ne fa ancora tanto!" Così dicendo, si alzò dal divano verso il corridoio.
Poi ci ripensò, si voltò verso Grace, la squadrò per un momento lunghissimo, con tante emozioni negli occhi, infine le disse:"Grazie!"
Mentre la osservava chiudersi la porta del bagno alle spalle, la piccola moretta dagli occhi verdi, spense lentamente il suo sorriso. Si passò una mano nei capelli, sospirò esausta e si ripromise, prima di ripartire per lavoro, di fare un discorso serio con Steve. Forse era vero che il dolore di Andrea non faceva più male, ma solo perché lei aveva imparato ad ignorarlo. Troppi anni di attesa erano oramai passati senza successo e in quella lunga serata, aveva avuto l'ennesima conferma, che quella ragazza aveva bisogno di un aiuto esperto: aveva bisogno di rientrare nei suoi corridoi bui e di affrontare le sue fiere, aveva bisogno di trovare la via d'uscita, aveva bisogno di ritrovare il suo passato e quello che vi era stato sepolto. C'era qualcosa di terribile nei meandri più nascosti della mente della sua più cara amica, un drago ben nascosto che continuava a sputare fuoco.
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