CAP 18 UNDISCLOSED DESIRES
ECCOMI DI NUOVO A VOI!
SCUSATE L'ATTESA, MA CREDO CHE NE SIA VALSA LA PENA, PERCHE' IN QUESTO CAPITOLO 18, DIVISO IN DUE PARTI, VI PRESENTO ANDREA, NEL SUO INTIMO, NEL SUO PRESENTE E NEL SUO PASSATO E CAPIRETE TANTO SU DI LEI E SUI SUOI PERCHE'.
A COMINCIARE DALLA SUA CREAZIONE: SI, PER TUTTI COLORO CURIOSI DI SAPERE DA QUALE CANZONE DEI MUSE E' NATO IL PERSONAGGIO DI ANDREA, POSSO ASSERIRE CON CERTEZZA CHE SI E' MATERIALIZZATA DAVANTI A MIEI OCCHI MENTRE ASCOLATVO UNDISCLOSED DESIRES, MENTRE MI CHIEDEVO CHE TIPO DI DONNA DOVESSE ESSERE COLEI CHE POTEVA PRONUNCIARE PAROLE COSì FORTI E CORAGGIOSE. CHI POTEVA ASSUMERSI UNA RESPONSABILITA' COSì GRAVOSA? SOLO UNA TIPA CON LE PALLE...E UN ANIMO D'ACCIAO.
SIGNORE E SIGNORI, OGGI VI PORTO NEL CUORE DI ANDREA.
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Dopo pranzo, mentre ritornavano alle auto, Andrea vide Jake e Steve confabulare sottovoce con i cellulari in mano. Era però ancora troppo sconvolta dalle parole dell'amico, per chiedersi davvero cosa stavano combinando.
Non poteva fare a meno di pensare di essere in pericolo.
Jake non lo aveva detto apertamente, ma lei era quasi sicura che anche lui fosse arrivato alla sua conclusione: se non avevano trovato quello che stavano cercando a casa di suo padre, avrebbero continuato a cercarlo altrove, magari da lei.
Non riusciva a non tremare a questa idea. Poi però, si ricordava che Steve ora viveva con lei e questo sembrava rassicurarla ancora una volta. E un pochino si rilassava. Durava poco però e di nuovo la paura prendeva il sopravvento. Cercava con tutte le sue forze di non pensarci, di mantenersi calma, ma senza grandi risultati.
Quello che la terrorizzava di più era la violenza di cui erano capaci.
E se feriscono anche Steve?
Perché dai per scontato che verranno?
L'ha pensato anche Jake!
No, Jake pensa che potrebbero, ma non ne è sicuro nemmeno lui.
Sì, infatti. Perché dovrebbero venire a casa mia?
Non c'è niente di John in casa.
Ci sono solo io.
E i tuoi ricordi.
Quali ricordi?
Quelli...quelli...non lo so!
La mia infanzia? Perché dovrebbero interessarsi a me? Non ho mai lavorato con mio padre.
Sicuramente è qualcosa che ha a che vedere con il suo lavoro.
Sì, non hanno motivo di cercare da me.
O te.
Cercare me? Perché avrebbero interesse a parlare con me?
Forse pensano che tu sappia qualcosa e allora...
Non so come potrei reagire.
Sei preparata al combattimento, ricordatelo!
Sì, ma non so se riuscirei a proteggere entrambi...
"Tesoro, tutto okay?" Andrea trasalì alle parole di Grace.
"Eh? Sì, io...stavo solo riflettendo." cercò di mimetizzare.
"Su cosa? Sei bianca come un lenzuolo. Sicura di star bene?" insisté l'amica.
"Vieni, ti accompagno a casa, così ti puoi rilassare un po'" si offrì.
Andrea però, invece di accettare, cercò lo sguardo di Jake.
Lui si intromise allora nel discorso e disse con voce autoritaria:
"Scusa amore, ma Andrea la porto a casa io, dobbiamo cercare delle foto al computer della casa del padre. Tu vatti a riposare, hai l'aria stanca..." le carezzò una guancia, poi aggiunse per distrarla "Posso passare da te più tardi?"
A quelle parole Grace divenne paonazza e il suo sguardo si fece strano, sembrò liquefarsi. Annuì in stato confusionale. Fece sorridere di tenerezza Andrea, che le diede un bacio sulla guancia, sussurrandole: "Ti chiamo domattina così mi racconti..."
Grace la guardò con lo sguardo adesso colmo di paura "Tu... tu non puoi chiedermi di... NO! Sei nostra amica, io non potrei...lui...noi...NO! Assolutamente no!" continuò a scuotere la testa.
Allora Andrea scoppiò in una sonora risata e la lasciò lì a riprendersi.
Jake le schioccò un bacio sulle labbra, sogghignando e con una voce di miele le sussurrò: "Non preoccuparti, non vedi che ti sta prendendo in giro?"
All'improvviso, anche il suo sguardo si offuscò, mentre si perdeva negli smeraldi di Grace. Stavolta le sue labbra sembrarono bruciare sulla bocca della moretta, poi la salutò con un caldissimo "A dopo amore" e seguì Andrea allungando il passo per raggiungerla. Grace si diresse imbambolata verso la sua macchina.
"Hey! Ma cosa le hai detto? Era terrorizzata!" cercò di scoprire.
"Nulla di cui ti debba preoccupare. Volevo solo prenderla in giro."
Di colpo però, si fece seria, si fermò, afferrò con forza le sue braccia e gli conficcò gli occhi nei suoi due laghi azzurri:
"Lo sai che non vorrà mai sapere quanto ci siamo divertiti noi due, sì? Noi sappiamo che non c'è stato mai niente fra di noi e che ci siamo solo fatti le coccole e consolati; in modo un po' troppo spinto, te lo concedo, ma comunque sempre in amicizia...sì?"
Jake la stava fissando serio. Ad un tratto sembrò più vecchio. Le sue palpebre si chiusero per un secondo, poi si risollevarono e rispose:
"Sì, lo so Andrea."
Quelle poche parole sembrarono racchiudere tanti discorsi, tante risate, tante nottate, tanti pensieri: che in un istante vennero spazzati via e cancellati per sempre.
"Grazie." rispose Andrea più serena.
"No, grazie a te! Te lo ripeto: io da oggi sono in debito con te"
Di getto l'abbracciò stretta "ma voglio che tu sappia anche, che per me sei sempre stata e resterai sempre una sorellina da proteggere. Ora che sei orfana, ancora di più!" e le baciò la fronte.
Andrea lo strinse forte, grata di quelle parole che le erano entrate nel cuore come una freccia. Anche per lei, Jake era sempre stato un caro amico. Nutriva per lui un affetto sincero. Era consapevole che, da quando si erano conosciuti, si era legata molto a lui, ma aveva sempre sperato che non si facesse illusioni su di lei. Era davvero bello scoprire che l'affetto reciproco aveva sempre avuto lo stesso confine per entrambi. In quelle loro nottate di follia, avrebbe tanto voluto essere tenera e dolce, perché era enorme l'affetto che provava per lui, ma non ci era mai riuscita. Saperlo felice con Grace, le toglieva un peso dal cuore. Ora potevano essere qualcosa di più, ora Jake era un fratello. Questo pensiero colmò l'immenso vuoto che la morte del padre le aveva lasciato e non poté non compiacersi, ancora di più, di aver costretto Grace a dichiararsi.Ora tutti i tasselli erano al posto giusto. In quell'abbraccio, mise tutto quello che non era riuscita ad esprimere in quegli anni e, stavolta, Jake sentì tutto il calore di quel sentimento che li legava così stretti.
Sospirò di piacere.
"Hey, voi due, non state un po' troppo abbracciati? Devo essere geloso?" li interruppe una voce alle loro spalle. Andrea rise ancora prima di voltarsi, riconoscendo il tono canzonatorio, ma non troppo, di Steve.
"Andy, io devo tornare in studio. Tu cosa fai?" lo disse tranquillo, ma la sua voce aveva un sottofondo cupo, preoccupato, mentre le sue mani le carezzavano le braccia. Quel piccolo tocco, colmo di affetto e tenerezza, la riscaldò in un istante. Si rese conto così che, fino a quel momento, nel suo animo, tutto si era come ghiacciato, cristallizzato, ricoperto da uno strato rigido di paura. Si perse in quel calore e non riuscì a rispondere.
"Non ti preoccupare, la porto a casa io." si fece avanti Jake, con quel suo tono deciso da tenente di polizia. Con semplicità, come faceva da sempre, le passò un braccio sopra le spalle, come si appoggia una coperta calda sul corpo delicato di una bambina.
Andrea si sentì un po' più al sicuro e inavvertitamente, sospirò di sollievo.
Steve la osservò intensamente, mentre le sue mani ricadevano giù lontano dalle sue braccia e annuì. Un velo nero passò veloce nei suoi occhi, dove Andrea si tuffò.
Sembra deluso...
No, guarda meglio.
Geloso?
Credo che in realtà sia più un senso di inadeguatezza.
Cioè?
Cioè forse vorrebbe essere lui quello che riesce a tranquillizzarti come fa Jake.
Ma è così!
Allora spiegalo perché non sembra averlo capito.
Andrea si mosse da sotto il braccio dell'amico, allungò le sue mani gelate intorno alla vita di Steve e si accoccolò sul suo petto. Lui la strinse subito forte a sé.
"Tutto okay?" le chiese sussurrando al suo orecchio.
La ragazza si allungò sulla punta dei piedi, gli lasciò un bacio caldo sulla guancia e cercando di mantenere la voce ferma, rispose:
"Solo quando sei con me!"
"Tornerò presto, promesso!" si affrettò a precisarle lui per tranquillizzarla. Solo che, nel tono della sua voce, quella leggera tonalità più entusiasta, chiarì ad Andrea che era riuscita nel suo intento.
"Ora vado. Jake...ci si vede!"
Il poliziotto annuì, allungando la mano perché Steve gliela stringesse. Cosa che fece con forza.
Sembrava una conversazione semplice, ma l'attitudine di entrambi mise i brividi alla ragazza. I due si fissarono per un secondo, poi Steve le diede un bacio e se ne andò verso la sua macchina.
"Jake?" chiese allora lei. In quella domanda c'era tutto il suo nervosismo e la sua angoscia.
"Vieni. Andiamo" rispose lui secco. "E stai tranquilla. Ho già pensato a tutto io!"
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Era oramai quasi sera. Steve aspettava seduto al bancone del bar.
I gomiti poggiati, un bicchiere di Balcones davanti. I suoi capelli erano sparpagliati, terribilmente in disordine per le volte che vi aveva passato le mani in mezzo. Gli conferivano un aspetto più giovane. Aveva tolto il completo e ora aveva i jeans e una camicia blu con le maniche leggermente arrotolate. I suoi pensieri erano lontani, davvero molto lontani.
Le parole di Jake lo avevano allarmato. La situazione si faceva ogni giorno più complessa. Gli avvenimenti degli ultimi giorni avevano scioccato anche lui. Sembrava come se dovesse lottare contro le onde del mare, ma l'acqua riusciva a penetrare la sua barriera ogni momento un po' di più. Stava perdendo la sua battaglia di tenere la situazione sotto controllo. Troppe incognite, ma soprattutto troppe palline impazzite.
Aveva bisogno di tornare a casa e di parlare con Andrea. L'aveva vista molto nervosa a pranzo. Se Andrea andava nel panico, non sarebbe riuscito a penetrare la cortina di fumo che avvolgeva il suo inconscio. Si era fatto un'idea chiara del perché degli incubi, anche calcolando la tempistica di quando erano cominciati. Ma aveva bisogno di più tempo, per scandagliare tutti i dettagli indispensabili per arrivare al nocciolo del problema. Il comportamento di Andrea, alla morte del padre, gli aveva fornito il primo indizio. Ma ora, quello che era successo con Nilhanti, rischiava di far precipitare la ragazza nel baratro e nessuno dei due se lo poteva permettere.
Adesso la richiesta di Jake di incontrarlo da solo lo stava innervosendo troppo. Sentiva che c'erano tante cose di cui Jake voleva parlargli.
Forse era un bene chiarirsi con lui. Sapeva che fra gli amici di Andrea, lui era il più accorto, l'unico che poteva scavare a fondo, l'unico che finora nutriva dei dubbi sul suo rapporto così fulmineo con la sua amica. Quindi, chiarirsi poteva significare conquistarne la fiducia e di questo non poteva che gioirne.
Sapeva anche, però, che Jake voleva parlargli d'altro. O comunque non solo del loro rapporto. Che cosa aveva scoperto? Perché aveva accompagnato Andrea a casa con quello sguardo accigliato? Anche queste cose sarebbero state chiarite e ancora una volta, sarebbe stato un bene, ne era sicuro.
Quello di cui finora era certo, era che la sua famiglia non vedeva di buon occhio questa improvvisa confidenza con gli amici di Andrea. Erano convinti che avrebbe limitato le sue scelte. Forse, dalla loro angolazione, c'era un fondo di verità. L'affetto non aiuta mai la psicanalisi, perché distorce la realtà a proprio favore. D'altro canto, dovevano considerare che proprio il rapporto con Simon, lo stava aiutando a ricostruire il passato di Andrea: lui c'era durante la metamorfosi, c'era quando la madre di Andrea morì e c'era prima che tutto crollasse...
"Buh!" lo sorprese alle spalle Jake.
Steve, preso in contropiede, tastò con una mano il suo torace, alla ricerca...
"Cosa...?"
Per un istante Jake lo squadrò, stupefatto dal suo gesto. I suoi occhi si strinsero in due fessure. C'era stato qualcosa di familiare, come un dejà vu nel suo movimento. Poi Steve parlò e la sensazione svanì.
"Fottiti!" si schernì.
Jake sghignazzò e si sedette accanto a lui.
"Una birra grazie!" chiese alzando la mano verso la barista.
"Sto per impazzire! Vuoi dirmi cosa sta succedendo e perché siamo qui?"domandò Steve, oramai alla disperazione.
"Sì. Però vieni, sediamoci laggiù." indicando con la testa un angolo del locale lontano dal bancone del bar.
Contemporaneamente, si alzò con la birra in mano e si andò a sedere su un divanetto vicino alle finestre che davano sulla strada. Steve lo seguì ubbidiente.
Jake poggiò i gomiti sul tavolino davanti a lui e fissò Steve serio.
"La situazione è complicata." iniziò. "Quello che è successo alla Zietta è più grave di quel che sembra"
"Zietta sarebbe Nilhanti?" cercò di capire il ragazzone, alzando un sopracciglio.
"Ah sì, scusa. Noi la chiamiamo tutti così." si fermò e lo fissò con un'espressione stupita.
Poi continuò, sorprendendo Steve con le sue parole. "Sai che in certi momenti fatico a ricordarmi che tu sei con noi da poco? Simon e Andrea ti trattano come se ti conoscessero da secoli" tacque, lasciando la notizia in sospeso. Questo non permise a Steve di capire se lui approvava o no questo atteggiamento.
"Mi rendo conto che per te è complicato capire il nostro rapporto, quindi, se hai un minuto, vorrei raccontarti una cosa su Andrea"attese.
"Ti ascolto" lo incoraggiò Steve.
"Bene. Devi sapere che conosco Andrea da più di tre anni ormai. Quando l'ho conosciuta, in sala prove, per caso, mi si è avvicinata mentre provavo dei pezzi al basso. Mi scrutava come un serpente la preda, o almeno fu quella la sensazione che mi diedero i suoi occhi sulle mie mani..." la sua mente si perse nel ricordo.
"Mi ha chiesto che canzone conoscevo, poi ha iniziato subito a suonarla con la chitarra e io le sono andato dietro con il basso. Come hai potuto sentire tu stesso, è bravissima come musicista!" nel tono della sua voce era chiara l'ammirazione che nutriva per lei. Steve annuì appoggiandosi allo schienale del divanetto.
"Ad un certo punto, è arrivato Simon, incuriosito dalla mia presenza. Allora lei si è fermata, ha consegnato la chitarra a Simon, mi ha scritto un intero spartito in due secondi con le modifiche sulla canzone, ha dato un paio di imbeccate per la chitarra e alla fine ha iniziato a suonare la batteria. Ne sono rimasto folgorato. Non riuscivo a credere che da quella creatura dall'aria così delicata, potesse scaturire tanta forza. In due parole, aveva modificato la canzone, ma anche il mio modo di suonare. Simon mi studiava, mentre suonavo e quando la canzone è finita, ha chiesto ad Andrea se poteva avermi. Per un attimo ho anche pensato male: sai...abbronzato, biondo, capelli lunghi..." sogghignò.
Steve sorrise figurandosi la faccia di Jake al pensiero che Simon fosse gay.
"Andrea allora mi ha informato che da quel giorno avrei suonato con loro" si fermò scuotendo la testa.
"Non capisco" dichiarò Steve, lo sguardo a scrutare il poliziotto.
"Non mi ha chiesto se avrei voluto! Lo ha dato per certo! Eppure non mi aveva fatto nemmeno un complimento. In tutto questo tempo, non mi ha mai chiesto dove ho imparato a suonare, non sa quasi nulla della mia infanzia, ma mi ha voluto con sé. Sapeva che era quello che volevo! E ti assicuro, che dopo averla sentita suonare, l'avrei pregata in ginocchio di prendermi con loro!" annuì come a dare più forza a quell'affermazione.
"Jake, non ti seguo. Mi stai dicendo che è una donna sicura di sé?" insistette allora Steve, un po' perso.
"No. Ti sto dicendo che, ad Andrea, non gliene frega niente della vita di tutti i giorni, come se il mangiare e il dormire non avessero significato per lei. Sembra venire da un altro pianeta. Si comporta sempre fuori dalle righe. Se ne frega delle regole. In più, ha sempre quell'aria strafottente, come se ti guardasse dall'alto in basso, come se ritenesse tutti dei perfetti imbecilli!"
Steve sogghignò e annuì. A lui capitava di continuo.
"Invece, è tutto l'opposto. Mentre tu ti preoccupi di parare i colpi della sua lingua tagliente, lei ti fa scoprire le tue carte e ti legge dentro come se fossi fatto di vetro. Quando ti guarda, ti guarda nel cuore e poi fa la cosa più bella di tutte..." sospirò a quel pensiero, come incapace di trattenere l'emozione che lo stava invadendo.
Steve pensò che dovesse amarla molto e un brivido gli percorse le spalle. Jake invece continuò perso dietro ai suoi pensieri.
"Ti aiuta a colmare le tue lacune! Chiude con le sue manine affusolate tutti i buchi sul tuo muro, ti rimette in piedi senza neanche sforzarsi. In parole povere, ti ridona la tua felicità!" per un attimo gli occhi di Jake si velarono di lacrime.
"Credo che abbia fatto la stessa cosa con me..." gli confessò allora Steve, ripensando a come lo faceva sentire bene vivere accanto a quella creatura deliziosa.
"No, con te ha fatto molto di più! È questo che sto cercando di spiegarti." Steve lo guardò con curiosità.
"E'complicato. Credo che tu debba sapere tutta la verità: Andrea ha un modo tutto suo di vivere la sessualità..." si fermò notando come Steve si fosse irrigidito a quelle parole.
"Sì, lo so: è stata molto libertina su questo fronte!" sputò con amarezza Steve, abbassando lo sguardo, mentre le labbra si arricciavano in un broncio doloroso.
"Steve, non è così! Vedi per Andrea il sesso è sempre stato come fare sport. Te lo dice uno che ci è passato..." confessò ingrossando le spalle, come a parare un duro colpo.
"Mi stai dicendo che tu e Andrea..." le parole gli si strozzarono in gola. Un dolore profondo offuscò gli occhi di Steve, adesso di un nocciola scuro e le sue mani si strinsero a pugno sopra al tavolino. "Ma che cazzo...!"
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