CAP 11 PARTE 2
"Sono principalmente due.
Il primo, sto affogando. Vedo il cielo nuvoloso sopra di me e io che cerco di mettere la testa fuori dall'acqua per prendere fiato, ma ogni volta è più faticoso. C'è qualcosa di pesante che mi trascina in basso. Non riesco a capire mai cosa sia, è sott'acqua.
Il secondo è più lungo e più spaventoso. Sogno lunghi corridoi, io che cerco di fuggire a qualcosa che mi insegue. Di solito sono sempre animali: cani, lupi, pantere, leoni. Tutti vogliono mangiarmi. Io cerco una via d'uscita, la vedo, la raggiungo, ma quando ci arrivo, è chiusa e prendo coscienza che verrò sbranata. E mi sveglio." finito il racconto guardò Steve. Lui annuì.
"Credo che i tuoi sogni sono la chiave della tua situazione. I lupi sono il dolore e l'angoscia, i corridoi sono il percorso da compiere e il bello è che tu sei cosciente che c'è una via d'uscita, infatti la vedi e sai che lottando, potresti raggiungerla."
"Sì, solo che è chiusa. E ogni volta quella coscienza che verrò sbranata è così reale, così agghiacciante...!" rabbrividì.
"Sì, questo perché evidentemente finora nessuno ti ha ispirato sufficiente fiducia da farti prendere coscienza che potrai guarire e trovare un nuovo equilibrio. Spero di essere io quel qualcuno... Anzi, se il tuo sogno dovesse cambiare in qualche modo vorrei che tu me lo dicessi, okay?"
"Okay. E l'acqua?" chiese curiosa. "Quando andavo dallo psicologo a sedici anni, ancora non sognavo di affogare. E' cominciato più tardi.
"Ricordi di preciso quando?" le chiese Steve
Andrea ci rifletté sopra. Non era sicura. Aveva sempre avuto un rapporto poco piacevole con l'acqua alta, ma da cosciente non si poteva dire che avesse paura di affogare. Tra l'altro nuotava benissimo.
"Non lo so, devo pensarci. Di sicuro dopo la morte di mia madre. Ne sono sicura, perché la prima volta che è successo, avevo passato diverse ore nel mio letto a piangere, prima che la stanchezza prendesse il sopravvento" dichiarò amareggiata facendo una smorfia con le labbra, sicuramente nauseata dal ricordo di quel brutto periodo.
"Non fa niente, lo scopriremo con più calma. Tanto il tuo sogno primario è quello nei corridoi. Hai detto che le fiere cambiano. Ma la location? Cambiano anche i corridoi?"
Era una domanda strana. Andrea non ci aveva mai pensato. Però no, effettivamente era sempre lo stesso posto. "No, i corridoi sono sempre gli stessi. Riconosco le porte, so cosa c'è dietro gli angoli. E' un luogo familiare, sarà perché oramai l'ho sognato talmente tante volte!"
"Sicura che non fosse familiare già la prima volta?" incalzò Steve.
"Forse, può darsi, ma se ci penso da sveglia, non lo riconosco. Quindi, forse, è familiare nei miei sogni e basta."
"Sì, forse hai ragione tu." Steve la guardò per un lunghissimo attimo con i suoi occhi penetranti. Poi aggiunse "Oppure è un luogo in cui sei stata e di cui ora non ti ricordi più, magari eri troppo piccola perché tu possa averne un ricordo cosciente, ma ne hai avuto paura e ora il tuo cervello lo associa alla paura del sogno." ipotizzò con un tono serio e riflessivo. Non stava parlando davvero con lei, stava facendo delle congetture fra sé e sé.
Dopo qualche attimo tornò con lo sguardo sulla ragazza, sorrise come se fosse ritornato sul pianeta Terra e concluse:
"Grazie per essere stata così sincera. Questo ci aiuterà. Per ora basta così, è tardi."
Solo un secondo dopo, si rese conto che non sapeva se andarsene a casa sua o se avrebbe avuto il permesso di dormire ancora con lei. Questo dubbio ogni volta era snervante per lui. Avrebbe voluto avere la certezza che Andrea era sua, totalmente, incondizionatamente, perennemente sua.
Purtroppo però, il gioco lo conduceva lei e se non voleva che restasse, non poteva farci niente.
"Resti a dormire con me? Domani mi devo alzare presto, ma...potresti farmi da sveglia?" La voce di lei lo sollevò dal dubbio, ma si accorse che quelle parole tradivano un certo nervosismo. Quindi la ragazza era in ansia su ciò che le avrebbe risposto? Come poteva avere certi dubbi?
Andò ad abbracciarla per rassicurarla e poi confessò "Io ci dormirei tutte le notti con te, se solo me ne concedessi l'onore!"
Andrea si alzò dal divano per allontanarsi da lui. Non credeva a quello che le aveva confessato. Lo guardò interrogativa: in fondo si conoscevano da meno di un mese. Stavano bruciando un po' troppe tappe. Gli diede le spalle: aveva bisogno di riflettere. Sapeva che Steve era lì, in attesa. Doveva prendere una decisione.
Stai forse dicendo che non vuoi che venga a dormire, mangiare...e tutti gli annessi, tutti i giorni, qui con te?
Sarebbe fantastico!
E adesso vorresti che andasse a casa sua e che se ti va di culo lo vedi domani sera?
No, io ho ancora fame di lui.
Allora chi se ne frega delle tappe!
E' rischioso...
Cosa vuoi che ti succeda?
Non lo so.
Alla peggio fra dieci giorni ti lascia perché gli sei andata sul cazzo!
E poi io che faccio?
Basta prepararsi prima all'eventualità.
Cioè?
Cioè tu metti in conto che tanto non durerà per tutta la vita e che, prima o poi, ti mollerà. Solo io posso sopportarti per così tanto tempo! Così, sei preparata e ti pari il culo fin da subito.
Bella prospettiva...
Sì, ma utile a rimanere con i piedi per terra.
Spiacente mai io sto già volando... Mi piace troppo!
Allora cosa aspetti. Forza diglielo. Diglielo!
Odiava che la sua coscienza diventasse ogni giorno così ingombrante, ma come sempre, le ubbidì.
"Non vedo perché no!" gli rispose agitata, ancora di spalle, gli occhi fissi sulla libreria.
Silenzio. Era come se qualcuno avesse tolto l'aria dalla stanza. Tutto era immobile.
Non ricevendo risposta però, si voltò e le venne così tanto da ridere.
Steve la guardava con la bocca aperta, incapace di proferire parola. Il suo volto era il ritratto della sorpresa, una di quelle belle, però! I suoi occhi erano fissi su di lei, sembravano brillare come la luna illuminata dal sole. Era bellissimo.
Andrea, che amava rendere felici le persone che amava, non poté fare a meno di compiacersi della sua felicità. Era bastato davvero un attimo perché il volto del suo amore scoppiasse d'euforia.
"Stai dicendo che ho il tuo permesso di poter dormire tutte le notti qui con te?" la interrogò in estasi. Aveva un sorriso gigantesco che gli stava per esplodere sul viso, ma lo tratteneva perché non riusciva ancora a credere a quello che avevano sentito le sue orecchie.
"No, sto dicendo che se vuoi, puoi trasferirti da me. Puoi farti la doccia nel mio bagno, puoi mangiare quello che c'è nel mio frigo e se vuoi puoi mettere i tuoi vestiti nel mio armadio. Ma non puoi dormire nel mio letto." si fermò. Guardò la delusione nascere sul volto di Steve e quasi sogghignò. Poi finì "Nel mio letto non avrai tempo per dormire!" e gli fece uno di quei suoi soliti sorrisi da teppista.
Allora finalmente si spalancò il sorriso sulle labbra di Steve e il suo viso si illuminò come quello degli angeli. L'abbracciò stretta e la sollevò in aria entusiasta. Lei rise leggera.
"Puoi star certa, bambina, che saranno davvero poche le ore che dormirai da oggi in poi!" la minacciò.
E lei rise di nuovo. Era davvero entusiasta della decisione presa. Soprattutto perché era chiaro che anche lui soffriva di quella lontananza.
Si avviarono insieme verso la camera, mano nella mano. Mentre Andrea apriva la porta della camera, suonò il telefono che Steve aveva lasciato sulla consolle vicino all'ingresso.
"Scusami" le disse. Sul suo volto si disegnò subito un'ansia troppo intensa, sembrava quasi panico.
Andrea non voleva sembrare impicciona così entrò in camera. Ma rimase in ascolto dietro la porta. Forse era solo un paziente?
"Sì, stasera" stava dicendo Steve. "No, niente di preciso. Lo so!Datemi almeno il tempo!" e riattaccò.
Andrea andò verso la cabina armadio e cominciò a spogliarsi.
Steve entrò in camera e la vide.
Lentamente si avvicinò e le cinse la vita con le sue lunghe braccia. Inspirò il profumo dei suoi capelli.
Per un istante Andrea ebbe una sensazione strana, decisamente nuova per lei. Ebbe l'impressione che Steve le si stesse aggrappando, come se quella telefonata avesse sprigionato una debolezza, o una tristezza, non lo capì, da cui le chiedeva di essere consolato.
Si sentì debole, fragile, inadeguata. Nonostante gli anni d'affanni e di dolori, Andrea aveva sempre pensato a sé stessa come ad una donna forte, addolorata ma capace di tirare avanti. Ora, per una frazione di secondo, le sembrò come se il peso della vita di Steve fosse troppo anche per lei. Quel ragazzo aveva sofferto molto più di lei...ne fu certa e si accorse di qualcosa di più: nessuno lo stava aiutando, anzi; dopo quella telefonata era sicura che qualcuno lo stava infastidendo. La pena le riempì gli occhi di lacrime e decise di non voltarsi: non voleva che lui sapesse ciò che aveva appena capito. Soprattutto la sua compassione lo avrebbe sicuramente imbarazzato, se non offeso.
Quell'attimo passò e Steve sembrò ritrovare la sua solita energia. Fu sicuramente distratto da altro, perché lasciò che le sue mani scivolassero come velluto sul seno di Andrea, che sospirò, felice che si fosse ripreso. Se era un po' d'euforia che gli serviva, non c'era problema, sapeva bene cosa fare!
Infatti Steve le accostò la bocca all'orecchio e le chiese:
"Sai che hai il seno più bello della storia dell'uomo?" Le sue mani sollevarono i suoi seni contemporaneamente e vi premette sopra i suoi palmi. Nel farlo si avvicinò con il busto ancora più vicino a lei. Era di nuovo eccitato, bene! Era quello che serviva per superare quel momento di gelo.
"Mmhmm mmhmm." rispose Andrea e si chinò in avanti per raccogliere la gonna che si era appena tolta. Nel farlo, un sorriso malizioso le increspò le labbra.
Steve infilò subito le mani sulle sue mutandine, facendole scivolare da dietro sulle sue cosce.
Una delle mani continuò fin sulla pancia, scivolò fino al suo inguine e la penetrò con un dito.
Andrea gemette e si appoggiò con le mani sullo schienale della poltroncina dentro la cabina armadio. Poi aprì leggermente le gambe e appoggiò il suo bacino a quello di Steve. La sua distrazione stava funzionando proprio bene!
Lui andò a fuoco. Per lui quella ragazza aveva un modo così diabolico di fare l'amore, che lo ubriacava ogni volta. Dimenticò tutti i suoi problemi e pensò solo ad averla.
Tolse le mani da lei e si slacciò i pantaloni e li buttò a terra insieme ai boxer.
Si allontanò di colpo e ritornò quasi subito. Lei allora lo guardò interrogativa da sopra una spalla. Lui alzò le spalle con nonchalance: "Ormai so dove li tieni!".
Lei sogghignò e ritornò a guardare avanti a sé. Non voleva distrazioni.
Steve allora la penetrò con foga e lei non poté trattenere un grugnito di piacere. Amava quella posizione.
Non parlavano più adesso, erano troppo coinvolti, troppo inebriati dalle sensazioni perché il cervello potesse costruire una frase di senso compiuto.
"Steve..."non poté fare a meno di sospirare Andrea.
Era davvero bravo. A conoscerlo non si immaginava, ma era stupendo il modo in cui il suo corpo tonico si incastrava con il suo, il suo essere sempre pronto, in ogni posizione. Era così eccitante vedere che non si scomponeva mai, non si scandalizzava mai. Andrea sapeva ormai che in certe cose non era certo un novellino, solo che non se ne vantava. Finché era tranquillo, sembrava un ragazzo timido e decisamente facile all'imbarazzo. Invece, bastava dargli il via e la sua personalità cambiava: era sicuro, esperto, dominante! Questa duplicità era per lei inebriante: amava il modo in cui la toccava, come se non potesse rifiutarlo, come se volesse farla sua ad ogni costo. Allo stesso tempo però era delicato, dolce nelle carezze, da amare!
Per la prima volta, con lui faceva l'amore davvero, non c'era sesso, ma solo tanta voglia di toccarsi, di possedersi, di lasciare che dalla pelle le carezze arrivassero al cuore. E le sentiva davvero fino al cuore. Era un brivido così intenso che stava diventando dipendente da quella sensazione.
Lentamente, Steve allungò una mano e le carezzò il clitoride. Le uscì un urletto di piacere. O forse di sorpresa, persa com'era nel suo pianeta di nome Steve.
Le tremarono le gambe, ma non si sarebbe fermata per nulla al mondo. Steve continuava a spingersi dentro di lei, ogni volta più a fondo, più intenso. Era completamente ubriaca. Lui si appoggiò con il petto sulla sua schiena e le baciò il collo vicino all'orecchio. La sua pelle impazzì, percorsa da una scossa elettrica e non riuscì più a trattenersi. Fu un piacere così intenso che le uscì un urlo involontario dalle labbra e poi buttò la testa in avanti sulle mani e per non cadere alzò un ginocchio sulla poltroncina. Quella posizione doveva essere terribilmente sexy perché Steve diede due ultime spinte e poi urlò anche lui con voce rauca, di sicuro involontariamente. Era quasi meglio della sua musica sentirlo urlare per lei. Poi si poggiò con la fronte sulla cascata dei suoi capelli e ancora affannato parlò agitato:
"Non so come, non so quando e non so perché, ma so quanto cazzo ti amo e non voglio vergognarmene più!"
Suonava come una promessa e sulle labbra di Andrea comparve uno stupendo sorriso di felicità, quella vera!
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Una mezz'ora dopo, mentre Steve era in bagno, Andrea inviò un messaggio a Simon e Jake:
Se gli chiedessi di venire a vivere da me farei una cazzata?
Dopo pochi istanti Simon le rispose:
Contenta tu! Ma guardati sempre le spalle.
Jake invece fu davvero entusiasta:
Wow bambolina, non potevi trovare modo migliore per fargli svuotare gli armadi! Così sarà più facile trovare i suoi scheletri!
Chiuse il telefono e tornò a letto.
Il cuore le batteva forte.
Era felicità o era paura?
Paura di soffrire o paura di perderlo?
Era quello che intendeva scoprire...
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