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Capitolo 7

«Vieni Daphne, andiamo a salutare la mamma» disse Chirone mettendo un braccio sulla mia spalla.

Guardai nella direzione della strada e vidi mia madre scendere dalla sua auto grigia e correre verso di me; non disse nulla, mi abbracciò stretta a sé e cominciò a piangere rumorosamente.

«Perchè non mi hai mai detto nulla? Perchè mi hai sempre tenuta all'oscuro di tutto quanto?» chiesi in un moto di delusione mista a rabbia.

«Scusami amore mio, tutto questo mi era stato imposto, non potevo rivelarti nulla prima del riconoscimento ufficiale. E' stato difficile anche per me fidati, non confessarti cosa eri in realtà e chi fosse tuo padre» disse nell'incavo della mia spalla senza smettere mai di stringermi.

Sospirai, in fondo non avevo nulla contro di lei, non aveva nessuna colpa.

«Non devi andare per forza, se non vuoi» disse dopo un po' staccandosi dall'abbraccio e asciugandosi le lacrime con la manica del maglioncino.

In quel momento, un bivio molto importante si stava ponendo davanti al mio sentiero, la scelta che avrei compiuto in quell'istante, avrebbe potuto cambiare totalmente il corso della mia vita.

Guardai prima Chirone, che mi osservava con uno sguardo apprensivo, poi mia madre, la donna con cui avevo passato tutta la mia vita fino a quel momento, che si era sempre presa cura di me, totalmente da sola.

«A quanto pare, questo è il mio destino mamma, se è successo tutto questo deve esserci un perchè, e io intendo scoprirlo» annunciai guardando verso il basso, per paura di una possibile reazione negativa.

Mia madre al contrario mi sorrise e accarezzò dolcemente la mia guancia rassicurandomi.

«Sei diventata molto saggia figlia mia, abbi cura di te Daphne e non dimenticarmi mai» disse baciandomi la fronte e consegnandomi a Chirone.

Lui mi fece segno di salirgli in groppa e lentamente ci allontanammo da mia madre, smisi di salutarla solamente nel momento in cui divenne un puntino impercettibile in un orizzonte sempre più sfocato. 

Lungo il tragitto, il centauro cercò di spiegarmi al meglio il mondo che stavo per incontrare e il ruolo che avrei dovuto adempiere, una volta arrivati al Campo Base.

«Il Campo è strutturato come un vero e proprio college: la mattina si studia fino all'ora di pranzo, che avverrà nella mensa comune, il pomeriggio invece è adibito a prove tecniche e di abiltà insieme ai compagni di casata o contro le altre, poi cena e coprifuoco alle 23:00. Ci sono in totale dodici casate di cui, al momento, ne sono abitate soltanto nove; appena arriva un nuovo studente viene assegnato alla casata dedicata al suo genitore divino. Tutto chiaro Daphne?»

«Sì Chirone, ma perché le casate sono dodici e non tredici? Gli Dei non sono tredici?» chiesi pensierosa.

«Vedi, da noi i figli di Ade non sono ammessi, lui non è più un Dio dell' Olimpo, è stato esiliato da Zeus» rispose.

«E come mai tre casate non sono abitate?»

«Una di quelle è la casa di Era, Dea del matrimonio e della famiglia, tu ce la vedi a fare figli in giro per il mondo?»

«Direi di no» ridacchiai.

«Poi, l'altra casata è quella di Demetra, una Dea vergine, quindi niente figli...»

«Ma anche Atena è una Dea vergine o sbaglio?» lo interruppi.

«Sei un'osservatrice molto scaltra»,ammise, «I figli di Atena sono figli del pensiero, nascono come è nata lei, ovvero da un pensiero di Zeus»

Io annuii convinta cercando di ricordarmi i vari legami di parentele tra gli Dei.

«Infine, l'ultima casata... i figli di quel Dio o sono troppo grandi e sono già andati via, o ancora non sono stati riconosciuti, altri ancora semplicemente non sono Semidei, ma altri tipi di creature»

«E di che Dio stiamo parlando?» chiesi con un'inspiegabile ansia dentro al petto.

«Lo scoprirai tu stessa, ora scendi, siamo arrivati»

Eravamo in un bosco, una pineta per l'esattezza. Camminammo per qualche metro finché Chirone non si fermò accanto al tronco di un albero spezzato.

«Pronta?» chiese lanciandomi un sorriso di sfida.

«Sono nata pronta» risposi trepidante.

Chirone allora iniziò a bussare sul tronco con uno dei suoi zoccoli, seguendo un motivetto ben preciso. All'istante, davanti a noi, un gruppo di alberi si spostò di colpo e sembrava quasi che facendolo, ci avessero salutato.

Dietro di loro si aprì un'enorme radura, attrezzata come un campo di battaglia al cui interno era innestato un campeggio.

C'era gente che combatteva con spade e scudi, qualcuno leggeva e altri erano intenti a giocare con alcune creaturine adorabili. Era un luogo che andava ben oltre i confini dell'immaginazione.

«Vieni Daphne, dobbiamo registrarti nell'albo» mi incitò Chirone.

Io lo seguii in silenzio, osservando tutto quello che mi circondava, cercando di coglierne ogni minimo dettaglio.

Entrammo in un grande ufficio, allestito come un gigantesco archivio, con la semplice differenza che il personale che smistava i vari documenti era costituito da creature volanti e non.

Ogni secondo che trascorrevamo lì, un libro appariva dal nulla davanti ai nostri occhi, quasi come se fosse caduto direttamente giù dal soffitto.

Chiesi a Chirone perchè quei libri cadessero direttamente dal cielo e lui mi spiegò che ogni qual volta un Semidio veniva riconosciuto ufficialmente, allora si creava una sorta di fascicolo contenente dati e azioni di quel ragazzo dal giorno di nascita fino a quell'esatto momento.

«Bene bene, cosa abbiamo qui?» disse una strana creatura con il busto da umano e la parte inferiore di una capra, «Io sono Will, sono un satiro e sarò il tuo esaminatore» continuò.

Il satiro si avvicinò a me e iniziò a farmi una serie di esami, sia fisici che psicologici. Controllò che io fossi in perfetta forma e che avessi i riflessi pronti.

«Allora, come hai detto che ti chiami?» esordì.

«Non l'ho detto» risposi tranquillamente, beccandomi un'occhiataccia da Chirone e uno sguardo curioso dal satiro, «Mi chiamo Daphne» ammisi infine.

Will mi osservò attentamente e schioccando le dita si fece apparire un fascicolo davanti al viso.

«Daphne, Daphne... Oh, eccoti qua! Daphne Chase, cognome ereditato della madre mortale Sarah Chase. Devo dire che sei in forma smagliante e anche la tua attività cerebrale è notevole» annunciò iniziando a compilare dei moduli.

«Hai un caratterino vivace, ma questo sappiamo benissimo che proviene da tuo padre» disse ridendo, come tutta risposta ottenne il brontolio del cielo che fece qualche tuono.

«E' da circa dieci anni che non pronuncio questa frase ma, Daphne, tu appartieni alla casata numero uno»

Ascoltai quelle parole trattenendo il respiro.

«La casata di Zeus» concluse.

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