Capitolo 10
La notte era gelida e silenziosa, a farci compagnia soltanto il rumore dei rami che si spezzavano sotto i nostri passi e la luce della luna, che illuminava il sentiero tortuoso.
Erano già un paio d'ore che io e Layla camminavamo, verso dove, però, non lo sapeva nessuna delle due.
«Mi spieghi per favore dove stiamo andando?» mi chiese spazientita Layla.
«Io, io davvero non lo so, non so da che parte iniziare e pensavo che magari, camminando un po' nel bosco, mi sarebbe venuta l'ispirazione ma...»
«Ma niente» concluse la mia frase.
«La verità è che non ho la minima idea di dove sia finita quella bestia, voglio solo trovarla per far finire tutto questo strazio» dissi sedendomi sulle foglie secche e portandomi le ginocchia al petto.
«Vivevo da sola con mia madre fin quando non compii dodici anni, un giorno di Ottobre Chirone, che fino a due secondi prima avevo creduto essere il mio professore di Epica Greca, mi spiegò chi ero veramente e quale sarebbe stata la mia vita da quel momento in poi. Avevo appena fatto scatenare una tempesta di fulmini ed ero praticamente terrorizzata. Mia madre era consapevole che quel giorno prima o poi sarebbe arrivato, ma aveva preferito tenermi nascosta da tutto quel mondo, il più a lungo possibile. Immagina una bimba che fino a quel momento aveva creduto di essere normale, trovarsi catapultata in un mondo di Dei, Semidei e spiriti della natura. Fino a qualche minuto prima pensavo che mio padre semplicemente non avesse voluto riconoscermi come figlia e che se ne fosse andato prima che la mamma partorisse, poi scoprii di essere figlia di un Dio, ma non di un Dio qualunque, mio padre è il Re degli Dei. Mia madre annullò l'iscrizione a scuola mentre io venivo condotta nel Campo Base, ero sola, indifesa. La mia nuova famiglia la creai lì, ma non era assolutamente la stessa cosa. La voglia di combattere e di privilegiare sull'altro serpeggiava in tutto il campo. Questi lati del carattere però, non sono molto affini alla mia personalità; in poco tempo mi isolai da qualunque componente, cosa che non fu così difficile visto che mi evitavano come la peste. L'unico mio vero amico è Axel, il ragazzo che avevo protetto con la tempesta di fulmini e che dopo scoprii essere figlio di Efesto. É davvero gentile con me, è stato l'unico fin'ora. Gli altri mi guardavano con invidia, quasi con disprezzo, non era per niente facile essere l'ultima arrivata, soprattutto se sei la figlia di Zeus e hai battuto la campionessa in carica del Campo. Parlando di mio padre, lo avevo visto sì e no due volte in totale, semplici incontri per far sì che mi riconoscesse, ma dell'affetto che un padre dovrebbe dare neanche l'ombra. Mai un cenno di felicità nell' avermi come figlia, mai una carezza, mai una frase dolce, mai...»
Vomitai quelle parole tutte ad un fiato, non sapevo neanche io perché, la mia mente mi diceva di non fidarsi, lei era comunque un nemico, ma qualcosa dentro di me mi faceva sentire al sicuro. Come se una vocina nella mia testa mi dicesse: "Vai Daphne, fidati di lei".
Ad un certo punto mi bloccai, la tristezza prese il sopravvento e iniziai a tremare, le mani erano sempre più sudate e gli occhi mi si riempivano di lacrime che minacciavano di scendere da un momento all'altro.
Layla non disse nulla, semplicemente mi guardò e fece una cosa inaspettata.
Si sedette vicino a me, mi prese dalla spalla e mi fece poggiare sul suo petto.
Mi stava abbracciando e stava cercando, anche se in modo un po' impacciato, di consolarmi, e magicamente ci riuscì.
Non so come ma improvvisamente mi sentii tranquilla e rilassata.
Come destata da un sogno Layla sciolse il nostro abbraccio quasi bruscamente, spingendomi per farmi allontanare.
«Dobbiamo andare ora» disse leggermente imbarazzata e scattando in piedi come una molla.
Ero piena di interrogativi in quel momento, ma non ebbi il tempo di esaminarli in quanto il paesaggio attorno a noi cambiò radicalmente.
Una strana nube verde circondò gli alberi, un vento forte ululava tra gli spiragli degli alberi e il suono di uno stormo di civette avvicinarsi sempre di più a noi.
Poi una voce.
Quando il segreto svelato sarà,
una cascata di sabbia la guerra segnerà.
La battaglia un guerriero via porterà,
l'altro per questa perdita lacrime verserà.
Ma quando il Paradiso l'Inferno perdonerà,
nell' Olimpo finalmente la pace regnerà.
E tutto poi tornò come prima, come se quello che era appena accaduto non fosse mai successo, se non nella nostra immaginazione.
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