lovely
Giugno 2024
Ci sono cose a cui preferisco non pensare. Ci sono cose che preferisco ignorare, cosicché la realtà non mi schiacci col suo peso. Ci sono cose che ammetto in silenzio, ma mai ad alta voce, perché il suono delle mie parole suonerebbe patetico alle mie orecchie. Non perché ci sia nulla di male in quello che ho fatto, ma almeno così è più facile convivere con questa consapevolezza.
La consapevolezza che tu mi conosci, mi conosci sul serio. Hai visto le tracce di odio e di sangue nascoste sotto alla mia pelle, affinché nessuno possa immaginare quanto sia stata terrificante la mia infanzia. Hai letto nei miei occhi la mia paura di essere solo quello e mi hai dimostrato il contrario.
Sai perfettamente come la filosofia sia diventata la mia religione laica da quando ho perso la mia fede. Ti ho visto sorridere più di una volta mentre parlavo di Nietzsche e Hegel con la stessa foga con cui raccontavo dei miei amici. La filosofia è stata il mio balsamo dopo la nostra rottura. La filosofia mi ha indicato la vita da seguire, insieme alla terapia e alla certezza che quello che è successo non è stato altro che il risultato dei miei e dei tuoi dolori.
Poi è arrivato Arthur Schopenhauer, che detesto in una maniera così viscerale che solo Hegel può batterlo. Poi è arrivato Schopenhauer, con le sue stronzate sul fatto che l'essere umano è destinato a soffrire per sempre, che nessuno può cambiare il suo destino, che tutti quanti nasciamo con una certa natura e che, non importa quanto ci impegniamo a cambiare, questa è la stessa natura con cui moriremo. Poi è arrivato Schopenhauer, con le sue fottutissime teorie sul carattere e sulla volontà.
Arthur ci dice che tutti noi vogliamo qualcosa nella nostra vita e che questa volontà si manifesta nel nostro carattere. Una persona che vuole il bene altrui avrà un carattere altruista. Una persona che vuole il proprio bene avrà un carattere egoista. L'essere umano è una casa infestata da desideri e pulsioni, ma ciò che vuole davvero è quello che si manifesta nel suo carattere. E il carattere si manifesta in quello che facciamo.
Ho perso il conto delle volte in cui la mia psicologa mi ha chiesto che cosa voglio. Una domanda molto semplice, ma che mi sono posta sul serio solamente dopo quello che è successo la scorsa estate. Una domanda devastante per una persona come me, addestrata ad ubbidire e a soddisfare i desideri altrui a qualsiasi prezzo, persino la mia stessa vita. Ma pur sempre una domanda a cui avevo bisogno di dare una risposta, così da poter tracciare la rotta verso il mio destino.
E quello che voglio, stranamente, non è essere felice. Quello che voglio è molto più concreto: io voglio una casa. Voglio un appartamento che abbia una stanza in più per mio fratello, nel caso volesse fuggire anche lui e non sapesse dove andare. Voglio una casa in cui vivere con i miei migliori amici. Voglio una casa in cui Calliope possa fermarsi quando passa per Roma. Voglio una casa in cui cucinare per tutte le persone che amo.
La cosa davvero devastante è stato scoprire che in quella casa ci sarebbe posto anche per te. La cosa davvero divertente è stato chiedermi che cosa ne avresti pensato di tutto questo. Se avresti comunque trovato un modo per ronzarmi attorno mentre cucino col Nerd. Quanto spesso avresti litigato con Ninja. Se saresti stata gelosa del rapporto che si è creato tra noi dopo che le nostre vite amorose sono andate in frantumi.
Ho scacciato queste immagini dalla testa. Mi sono ripetuta che erano solo illusioni, che erano solo sogni e che tu non sei quello che voglio davvero per me stessa.
E poi è arrivato Arthur a ricordarmi che ciò che vogliamo si manifesta nelle nostre azioni. Se davvero non ti voglio più, perché non riesco a fare a meno di pensarti al mio fianco? Se davvero non ti voglio più, perché sento la tua mancanza la mattina, quando il letto è ancora caldo e l'unica presenza oltre a me è un cuscino da abbracciare nel sonno? Se davvero non ti voglio più, perché continuo a scriverti? Perché continuo a cercare le tue parole?
Se davvero non ti voglio più, perché leggerti con la tua voce placa il mio cuore? Perché cerco le tue tracce dove so che potrei trovarle, anche là dove le probabilità sono così basse da essere praticamente nulle? Perché ti cerco ovunque?
Non sono così stupida da negare l'evidenza: io ti voglio ancora. Per quanto io ci provi, per quanto io sia uscita con altre persone, per quanto non mi fidi di te, per quanto mi ricordi ogni giorno quanto male ci siamo fatti, io voglio te. Inesorabilmente e solamente te.
Non mi sto nascondendo. Non sto provando a combattere con te, né tantomeno a sconfiggerti. Se c'è una cosa che ho imparato in questi mesi, è che spesso i risultati migliori si ottengono senza combattere, bensì cercando un modo di convivere col nemico senza lasciarsi uccidere. Sto imparando a convivere col fatto che ti voglio così tanto che non avrò mai qualcun altro al mio fianco come ci sei stata tu. A convivere col fatto che non ha senso lottare per stare con una persona che può distruggerti. A convivere col fatto che le ragioni del cuore e l'arringa del cervello sono giunti ad un precario equilibrio. Posso sfiorarti, ma non toccarti. Cercarti, ma non trovarti. Ammirarti, ma non raggiungerti.
Convivere, perché la volontà, così come il carattere, non cambia mai. Per quanto non lo sopporti, in questo Schopenhauer ha ragione: non c'è un modo per smettere di volerti. Non c'è un modo per placare il mio desiderio di vederti, di sfiorarti, di far finta che le cose possano andare bene. Perché amarti è nella mia natura. Perché sognarti è nella mia natura. Così come lo è sapere quando mi leggi e come ti senti nel farlo. Così come lo è parlarti così, sotto agli occhi di tutti, come se questa lettera potessi leggerla solo tu. E non mi vergogno di questo, né di amarti, perché per me è la cosa più naturale e giusta che io possa fare.
Mi sentirei in torto a fare il contrario, a fingere che questi scambi non stiano avvenendo, che tutto questo non abbia un qualche significato in quello che è stato e sarà sempre il nostro rapporto. Amarci per noi è necessario così come lo è per due poli opposti attrarsi. Amarci per noi è naturale come lo è per i girasoli volgersi verso il Sole. Non è una nostra scelta, non siamo libere di smettere di farlo e farci male nel mentre. L'amore vince ogni cosa e noi cediamo all'amore: non è un caso se a dirlo per primo è stato proprio Virgilio.
L'unica cosa che possiamo fare è trovare un modo per non distruggerci più dell'inevitabile. Stare lontane. Guarire. Crescere. Sbocciare. Accettare il fatto che non vedrò mai l'agire del tempo sul tuo viso. Comprendere che è questa è l'unica strada per non camminare insieme verso la nostra stessa fine - perché, davvero, non c'è nulla di romantico in questo.
Il destino ha scelto per noi a chi regalare il nostro cuore. A noi sta conservare l'una il cuore dell'altra, affinché la sofferenza sia la minore possibile. A noi sta accettare che l'unico modo per farlo è stare lontane perché insieme siamo dinamite, pronta ad esplodere alla minima scintilla.
Lo so che non è giusto, ma la vita è giustamente ingiusta con tutti gli esseri umani. Almeno, però, il nostro fardello è condiviso.
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