Chapter 5 - Teach
Durante tutto il tempo che impiegai per riempire l'armadio e i cassetti con le mie cose, Jake non si mosse dal pouf.
Sentivo soltanto quel rumore irritante che producono i tasti quando vengono premuti freneticamente.
- Non ti mette a disagio sprecare del tempo prezioso giocando ai videogiochi? Dovresti prepararti per andare a lezione. - gli feci notare, con le mani sui fianchi.
- Ma chi sei, mia madre? Vacci tu a lezione, almeno ti levi dai coglioni. - rispose maleducatamente, senza neanche guardarmi in faccia.
Indispettita, lo guardai malissimo e fui costretta a contenere la rabbia.
- Perché sei così scortese con me? - riprovai.
Jake sbuffò sonoramente e mise il videogioco in pausa.
- Senti, non ho bisogno che una che si chiama Santa mi fa da tata, okay? Sto benissimo così, non rompere. - chiarì.
- Faccia. Si dice "che mi faccia". - ribattei, sperando che vedesse quanto evidente era il suo bisogno d'aiuto.
Lui, invece, minimizzò la mia correzione con un gesto distratto della mano.
- Che cazzo me ne frega! Lasciami finire la partita in santa pace, Saint.
Strinsi le labbra in una linea dura, malsopportando le sue continue offese nei miei confronti.
Non aveva motivo di comportarsi in quella maniera.
- Un videogioco non è neanche lontanamente importante quanto una stimolante lezione su come funziona il mondo là fuori. Non ti interessa neanche un pochino saperlo? - ritentai.
Jake mi ignorò.
- Sono sinceramente delusa da te, Jake. Mi aspettavo una persona più collaborativa di te, venendo qui. - commentai.
Il ragazzo attese alcuni istanti prima di voltarsi e rispondere.
- Vuoi una persona collaborativa? Una persona come te? Scommetto che preghi dalla mattina alla sera in quel collegio del cazzo, oltre a studiare cose inutili che non ti serviranno mai. Devo diventare un coglione anch'io, per caso? È questo che vuoi? - inveì.
Arretrai, spaventata.
Osservando il suo volto acceso di rabbia, mi accorsi di una cosa.
- Non puoi diventare qualcosa che già sei, Jake. E ora preparati perché non resteremo qui dentro. - affermai, con una decisione che riuscì a convincerlo.
Tra mille "uffi" e sbuffi, Jake si fece trascinare a lezione di matematica.
L'aula era ampia e polverosa, come il resto dell'edificio, ma l'insegnante sembrava di buon cuore. Naturalmente, serviva molto di più per ottenere l'attenzione di un gruppo di adolescenti maleducati.
Scambiai occhiate di comprensione con tutte le mie amiche e persino con le altre ragazze, intuendo che non si trovavano affatto meglio di me.
Notai l'assenza di Tessa e Rosie, il che non avrebbe dovuto sorprendermi più di tanto: fra tutte, erano le ragazze con mano meno ferma in assoluto.
Rosie riuscì a comparire un quarto d'ora dopo, più esaurita che mai. Thomas, al contrario, sembrava divertito.
Tamburellai le dita sul banco di Jake almeno quattro volte in venti minuti, per esortarlo a seguire, ma capii soltanto perché era tutto inutile: Jake non aveva conoscenze di base di matematica e non avrebbe capito quello che stava spiegando il professore neanche con tutta la buona volontà del mondo.
Perciò, alzai la mano.
- Sì? - mi sorrise l'insegnante.
- Ehm... Potrebbe spiegare più chiaramente i concetti, facendo un ripasso delle basi? Ho l'impressione che diverse persone ne gioverebbero molto. - mi espressi, sotto lo sguardo annoiato dei ragazzi e quello sorpreso delle ragazze.
Jake mantenne un'espressione neutra.
Tuttavia, riuscì a risolvere due equazioni semplici di primo grado dopo dieci minuti dalla variazione del livello di spiegazione. Più concetti venivano puntualizzati, più rapidamente imparava a risolvere.
Questo durò mezz'oretta appena. Le sue capacità di concentrazione vennero evidentemente meno e non si sforzò neanche di prestare attenzione alle spiegazioni di letteratura e di scienze.
All'ora di pranzo, ebbi modo di riunirmi con le mie amiche ad un unico tavolo, dopo esserci assicurate tutte quante che i piatti dei nostri affidati fossero riempiti di cibo sano.
Fu un sollievo poter conversare nuovamente con persone civili, gentili e dai sani principi morali.
- Andreas non si lava da tre giorni. - si lamentò Blake.
- Thomas non fa che punzecchiarmi come un'ape! - esclamò Rosie, un po' troppo forte.
Dal tavolo dei maschi emersero le voci che imitavano un ronzio.
Trattenni una risatina.
- Thomas! - urlò Rosie, in tono di rimprovero.
Il diretto interessato si sganasciava dalle risate con i suoi amici, Jake compreso.
- Harley lascia i vestiti sporchi ovunque, non lo sopporto. - borbotta Alexis.
- Oh, se è per questo anche Jake! E non fa che dire parolacce. - mi aggiungo.
La discussione si prolungò fino alla fine del tempo concesso.
Mi dispiacque salutare le mie amiche per tornare a badare a Jake.
Era snervante la sua riluttanza ad obbedire.
Frustrata, lo recuperai dal tavolo dov'era seduto.
- Che rompipalle che sei. I pompini li sai fare, almeno? - ghignò, camminando dietro di me in corridoio.
- Eh?!
- Non dirmi che non sai cos'è un pompino! - scoppiò a ridere.
Lo guardai con cipiglio confuso.
Si stava prendendo gioco di me?
- Ho qualcosa da insegnarti anch'io, Saint.
__________
È USCITA MATEMATICA!
Ora ho il cuore in pace. Non che credessi davvero che avrebbero potuto rifilarci fisica all'esame in seconda prova, ma c'era la possibilità e adesso che si è deciso con certezza che ci sarà matematica, sono più tranquilla.
Chi altri ha la maturità quest'anno?
Love you 🌹
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