Chapter 46 - Lie
Ero sopravvissuta ad un mese senza Jake.
Tornare al collegio era stata una prospettiva rosea per me, ma oltre all'eleganza e alla cordialità di luoghi e persone, non percepii un briciolo del calore che mi pervadeva invece all'istituto.
Camminare in un corridoio piuttosto che in un altro era indifferente, sedermi ad un tavolo piuttosto che ad un altro non cambiava nulla, perché non c'erano i tavoli dei maschi da osservare con curiosità, e parlare con un'insegnante piuttosto che con un'altra non comportava variazioni: erano tutte carine e gentili, nessun mostro di ginnastica a terrorizzarmi sul campo da calcio.
Avevo nostalgia, inutile negarlo.
Mi ero adattata ad un ambiente totalmente diverso da quello in cui ero cresciuta e avevo imparato ad apprezzarlo per i suoi lati positivi.
Era incredibile come gran parte dei miei pregiudizi sui ragazzi che avevo incontrato fossero caduti poco a poco. In particolare, avevo conosciuto Jake e Shane per quelli che erano veramente: due ragazzi dolci e con la propensione per il caos che li aveva messi nei casini. Ma, in fondo in fondo, avevano anime buone e care.
Shane mi scriveva tutti i giorni, mi chiedeva di Jake, di come mi sentissi e della vita al collegio; mi informava del suo nuovo lavoro come postino e di come ci provasse con tutte le ragazze che riuscissero ad attrarlo anche in pigiama. Dovevo dargliene atto: era un compito difficile.
Parlavamo di rado di Jake e quando capitava, cercavo sempre di deviare il discorso verso tutt'altro argomento.
Con Jake stesso, dopotutto, non comunicavo più.
Avevo deciso di mettere in pratica il detto "lontano dagli occhi, lontano dal cuore", aggiungendo agli occhi anche le orecchie e qualunque percettore sensoriale.
Volevo evitare di pensare a lui tutti i giorni, incessantemente, ma avevo l'impressione che il mio piano non fosse così efficace. Pensavo a lui di continuo.
Nonostante ciò, ero riuscita a raggiungere il traguardo del diploma. Avevo messo da parte la sofferenza, contando di addentrarmici soltanto una volta terminata l'ultima sessione di studi. Non c'era tempo per crogiolarsi nel dolore.
Era venerdì ed eravamo tutte in festa: io e le compagne che erano venute con me a Shawlane, tutte le ragazze e bambine che frequentavano il collegio, professoresse e personale vario. Persino Miss Hewitt era felice.
Indossai il vestito che Jake mi aveva regalato a Parigi. Lo trovavo perfetto per l'occasione.
Mi feci arricciare i capelli da Tessa, truccare da Alexis e Blake, smaltare le unghie di mani e piedi da Rosie e aiutare a indossare l'abito da mia madre. Sì, c'era anche lei: aveva deciso di esserci in uno dei giorni più significativi della mia carriera scolastica. In teoria, anche della mia vita, ma le mie convinzioni in merito erano decisamente cambiate.
Allontanai tutte quante non appena fui pronta e telefonai a Jake, trepidante, sperando che la prima cosa impulsiva che facevo da tempo non mi si rivoltasse contro. Pregai che rispondesse.
- Saint? - domandò la sua voce sorpresa.
- Sì, proprio io. Ciao Jake... - risposi, nervosa.
Il silenzio quieto che regnava nella mia camera rosa era accompagnato dal cinguettare degli uccellini fuori dalla finestra.
Anche in Inghilterra era estate, a quanto pareva.
- Perché sei agitata?
Sospirai. Mi conosceva fin troppo bene.
- Io... Non lo so. Volevo sentire la tua voce. Ora che sei in linea però... - esitai.
Jake non fece parola. Probabilmente si chiedeva in preda a quale squilibrio mentale fossi. Sparire per un mese e poi farsi viva non era il prodotto di un cervello esattamente sano.
- Devo chiederti perché mi hai telefonato? - sospirò.
Non ci riuscii. Non trattenni più le lacrime che battevano con forza alle porte dell'esterno. Lasciai che cadessero e mi inumidissero il viso.
- Mi manchi. - sussurrai.
- Oh, Saint. Non piangere. Ti prego, non piangere. Sai bene che mi manchi tanto anche tu. - rispose.
Mi ero assicurata di cambiare il numero salvato sotto il mio nome nel suo cellulare e avevo chiesto a Shane di non fornirgli alcun contatto tramite cui sarebbe potuto risalire a me. L'avevo istruito affinché gli facesse capire che era importante che non mi cercasse.
Avevo bisogno di concentrarmi sullo studio in quel mese e non potevo permettermi distrazioni. Parlare con Jake mi avrebbe scombussolata, lo sapevo. Ma, dopo aver ricevuto il diploma, a chi sarebbe importato del mio stato d'animo? Potevo essere libera di consumarmi di lacrime quanto mi pareva.
- Shh, lasciami parlare. - lo zittii, intuendo che volesse aggiungere qualcosa.
Presi un respiro profondo.
- Mi sono diplomata, Jake. Volevo che lo sapessi. E sto indossando il vestito che mi hai regalato tu a Parigi, perché, diamine, mi sta davvero a pennello! In un certo senso, credo di volerlo indossare anche perché mi ricorda della tua presenza. È come se fossi con me, anche se non è così. - spiegai.
- Dio, Saint, darei qualsiasi cosa per essere lì con te, adesso. - ammise.
Espirai energicamente. Ce la stavo facendo. Dovevo continuare così.
- Io e te non ci vedremo mai più, Jake. - singhiozzai.
Silenzio.
- Che cazzo significa che non ci vedremo mai più? Saint, porca puttana! Non puoi piombare nella mia vita così e andartene e dirmi che non ci vedremo mai più! Non puoi, cazzo! Non puoi! Ti cercherò, andrò in Groenlandia, anche se non so dove cazzo è, pur di vederti. E staremo insieme. Cazzo, se staremo insieme! Non ce la faccio senza di te.
Dopo essere esploso in urla e imprecazioni, crollò anche lui. Tutto secondo i miei stramaledettissimi piani.
Mi sarei buttata giù dalla finestra a breve, se nessuno mi avesse fermata.
Buttai fuori un grosso respiro.
- Mi sono fidanzata. I miei genitori mi hanno fatta incontrare un ragazzo perfetto per me e io ho accettato di sposarlo fra non molto. Volevo che lo sapessi da me, così potrai dimenticarmi e cercare una ragazza anche tu, essere felice... Lo spero. Te lo auguro davvero. - mi sforzai di dire.
Non era tutto falso: i miei volevano seriamente farmi conoscere un ragazzo, un figlio di amici di famiglia, ma io non avevo alcuna intenzione di fidanzarmi con lui né di sposarlo. Volevo che Jake lo facesse, sotto incentivo delle mie menzogne, così da trovare la forza di farlo per davvero a mia volta. Avevo bisogno che lui mi desse la spinta per lasciarlo andare, dalla mente e dal cuore.
- Mi stai dicendo un mare di stronzate, Saint. E ti cercherò, ti troverò, ti farò sputare la verità a suon di baci e vedrai se vorrai ancora riempirmi di balle. Non ci credo, non credo ad una sola virgola di quello che hai detto. Vaffanculo, non ci credo manco per un cazzo. - sbottò Jake.
E ora come avrei fatto ad andare avanti?
Lasciai fuggire un ultimo singhiozzo.
- Mi dispiace, Jake. Addio. - sussurrai e interruppi la chiamata. Non avevo mai pronunciato una parola con tanta difficoltà.
Addio.
Non avevo la certezza di riuscire a dirgli addio sul serio. Negli abissi del mio cuore, sarebbe rimasto vivo e vegeto anche se non lo avessi rivisto mai più.
Ma io dovevo andare avanti. Avevo una vita ben precisa da vivere.
Asciugai le lacrime perché ero una donna forte, sistemai il trucco con qualche spennellata di polvere colorata sulle guance e aprii la porta della camera.
Mia madre mi guardò dalla testa ai piedi, talmente sorridente da apparire estasiata.
L'espressione fiera della donna che mi aveva messa al mondo accentuò in me il desiderio di sparirvi.
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Insulti in arrivo fra tre, due, uno...
Non siate troppo cattive, su. Sono un essere umano con dei sentimenti 🙈
- 4 🎉
Love you 🌹
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