Chapter 43 - Jealous
Tornare nella grigia Inghilterra dopo quattro giorni nella splendida e soleggiata Parigi fu un po' deprimente. Mi ripromisi di tornarci un giorno.
Mr McGonagall ci chiese un resoconto scritto del viaggio e, per un momento, guardai Rosie: quasi scoppiammo a ridere entrambe. Io e lei ricordavamo meglio le nottate piuttosto che le attrazioni turistiche visitate.
Lasciai che le altre ragazze si occupassero di scrivere il resoconto e ingaggiai Shane per integrare con qualche foto, vista la quantità esagerata di cui disponeva.
Erano così tante, tuttavia, che mi pregò di aiutarlo a smistarle e scegliere quelle da inserire nel resoconto per il direttore. Mi ricordò, inoltre, che avrei potuto selezionarne alcune da sviluppare e tenere.
Con tale accordo, ci trovammo in biblioteca la settimana successiva, perché durante quella precedente avevo aiutato Jake a riprendere contatto con lo studio delle varie materie, e iniziai a scorrere le immagini sullo schermo del computer.
Erano tutte messe bene a fuoco e, nonostante nessun soggetto avesse posato per le fotografie, le immagini erano tutte bellissime. Amavo i colori vivaci di Parigi che la macchina fotografica aveva catturato, l'aria antica che trasmettevano gli edifici e la spontaneità che traspariva da ciascuno scatto.
- Hai un album in cui mettere delle foto? - domandò Shane alla quindicesima foto che gli dissi di apprezzare.
Mi tornò in mente quello regalatomi da Jake proprio a Parigi.
- Sì! - esultai.
- Bene, riempilo. - mi sorrise Shane.
Aveva un sorriso molto bello: sghembo, formato da labbra sottili e assolutamente accattivante. La dolcezza di quello di Jake, però, aveva una marcia in più.
- Comunque hai un talento strepitoso come fotografo. Non so nemmeno se ci staranno tutte le foto nell'album che ho con me. - conclusi, una volta che furono state suddivise in gruppi tutte le fotografie.
- È sempre stata una mia passione. Fotografavo Emma più che potevo, quando stavamo insieme, anche se a lei dava fastidio...
- Emma? Chi è Emma? - lo interruppi.
Ero certa di non aver mai sentito quel nome pronunciato da lui.
- Emma era la mia ragazza, un po' prima che fossi rinchiuso qui. - sospirò Shane.
Lo guardai con crescente curiosità.
Non mi aveva mai raccontato fatti personali inerenti alla sua vita prima di venire qui. Chi era Shane West, quello vero?
- Perché mi fissi? - domandò, a disagio.
- Fatto un nome, fuori la storia. - recitai.
Avevo letto quell'espressione in un romanzo recente e mi era rimasta impressa, perciò la utilizzai a mio favore. Sembrava adattarsi perfettamente al contesto.
- Chi cazzo ha detto una stronzata simile? - protestò, sbuffando una risata.
- Non ha importanza. Forza, racconta. - lo spronai.
Un'occhiataccia e due maledizioni casuali dopo, Shane si arrese a condividere con me un pezzettino di sé.
- Emma, come ti dicevo, era la mia ragazza. Odiava farsi fotografare, anche se era tanto bella. Somiglia a te, devo dire: stesso colore dei capelli, occhi e bocca simili... Forse il tuo naso è più piccolo del suo. E ha più tette lei. Non offenderti, però. - ridacchiò.
Alzai le mani in segno di resa. Finché Jake non osava lamentarsi, perché avrei dovuto offendermi? E, anche se Jake non fosse stato soddisfatto del mio corpo, non ne avrei desiderato un altro comunque. Era il mio corpo, l'avevo nutrito dalla nascita e mi piaceva quando lo guardavo. Nessuno aveva il diritto di farlo sentire inadeguato.
- La storia è abbastanza corta, in realtà: Emma mi tradiva con il suo vicino di casa, un bastardo che aveva insultato dalla mattina alla sera per mesi, e io, accecato dalla rabbia, l'ho pestato per bene. Un po' troppo, però, perché sono finito qui. - spiegò con semplicità.
- Shane. Fidanzato geloso? Tutto qui? È per questo che passi le giornate all'istituto adesso? - sospirai, delusa.
Da una parte, ero contenta che non fosse un serial killer; dall'altra, mi dispiaceva che fosse punito tanto severamente quando molestatori veri giravano liberi per il Paese perché nessuno aveva il coraggio di denunciare l'obbrobrietà dei loro atti. Questo non cambiava, come nel caso di Jake, che Shane dovesse essere soggetto ad una punizione. Meritava di scontare una pena.
- Sai qual'è la cosa peggiore di tutte? Non mi va neanche di insultarla. È colpa sua se sono qui adesso e, se me la trovassi davanti, la riempirei di baci. Dovrei aver voglia di ammazzarla, capisci Saint? - sbottò Shane.
Assunsi una facciata di apprensione.
- Mi dispiace. Quelle come lei la fanno sempre franca, in un modo o nell'altro.
- Scommetto che ora scopano come conigli in calore. - borbottò.
Scoppiai a ridere.
Sembrava un bimbo rabbiuato perché gli avevano sottratto il giocattolo preferito e ci stavano giocando davanti ai suoi occhi.
- Ah, già, adesso scopi tanto anche tu. Dio, ma cosa devo fare per avere una ragazza pure io?
La mia risata si accentuò e mi piegai in due perché mi faceva male la pancia per quanto erano forti gli impulsi.
Shane cedette a grosse e grasse risate a sua volta, perché dovevo apparire buffa mentre mi sbellicavo.
E chi l'avrebbe mai detto, solo un paio di settimane prima, che saremmo finiti a ridere a crepapelle come due buoni amici di vecchia data?
__________
Ed ecco spiegato perché Shane è stato rinchiuso in un istituto di correzione disciplinare. Non prendete la leggerezza di Saint come una giustificazione: la violenza deve essere punita, senza alcun dubbio! Quel che lei voleva trasmettere era il suo sollievo nell'aver appreso che non si trattava di un crimine grave come un omicidio o peggio.
- 7 🎉
Love you 🌹
P.S. #9 in classifica, vi adoro 😍
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