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Chapter 33 - Photographs

Parigi era la città più bella che avessi mai visto. A parte Londra, non avevo visitato altre grandi città, ma ero convinta che Parigi fosse splendida indipendentemente dalle altre metropoli.

Adorai la grandiosità della Tour Eiffel, la raffinatezza dell'arte al Musée du Louvre e al Musée D'Orsay, sentii di camminare nei boulevards e nei Champs-Élysées come una regina sul cristallo, visitai Montmartre con lo spirito congelato a secoli prima nel cuore e vidi con i miei occhi a quali grandezze l'uomo era capace di elevarsi, in particolare durante alla visita alla Cathédrale Notre-Dame.

Eravamo davanti alla Tour Eiffel quando Jake iniziò a sfogare il suo estro spericolato. Mi sarei dovuta preoccupare molto di più rispetto a quanto feci.

- Ehi, Saint, sai che se sali fino in cima ti fanno santa davvero? - ridacchiò, mentre io ammiravo il monumento.

Era uno dei simboli d'amore più conosciuti al mondo, come faceva a ridicolizzare anche quel momento?

Mio malgrado, gli angoli delle mie labbra si incurvarono a formare un lieve sorriso.

Sentii lo scatto di una macchina fotografica poco distante da me e cercai di capire da dove provenisse: Shane mi aveva appena fotografata.

- Avvicinatevi e girate le spalle alla torre, vi faccio una foto. - si offrì poi.

Il suo atteggiamento mi lasciò spiazzata. Che ne era del Shane misterioso e pervertito che avevo conosciuto poche settimane prima?

Jake non esitò a stringermi la vita con un braccio e sorrisi, com'ero sicura che stesse facendo anche lui, perché qualcosa nell'aria mi rendeva felice.

Poi accadde l'inaspettato: Jake si voltò di profilo e mi afferrò il viso, per poi baciarmi. Non ebbi tempo di realizzare pienamente che mi stava baciando, perché il mio orecchio colse il suono di un altro scatto.

Allontanai Jake ricordandogli che era uno stupido e un imprudente, poi mi diressi verso Shane, che stava guardando le foto appena scattate.

Lo guardai come per chiedergli cosa ne pensava.

- Quella del bacio. - rispose.

- Cosa?

- Quella che è venuta meglio è quella del bacio. Se fossi in te, la farei stampare. - ammise, con un tono che non gli avevo mai sentito usare.

Inclinò lo schermo della macchina fotografica verso di me e osservai la fotografia. Aveva ragione, era davvero splendida. Un cielo azzurro perfettamente terso incorniciava la maestosa Tour Eiffel alle nostre spalle: io sembravo colta di sorpresa (come in effetti ero) ma piacevolmente e non riluttante (come pensavo di essere), mentre Jake era totalmente coinvolto nel bacio al quale lui stesso aveva dato il via con tanta foga ed impazienza.

Chiesi a Jake di scattare una foto anche a me e Shane, perché mi sembrava giusto conservare un ricordo con lui, nonostante i nostri trascorsi.

Lui, svogliato, accettò.

La foto con Shane mi piaceva perché la sua figura longilinea era leggermente incurvata verso la mia, più bassa, e mi circondava le spalle con fare goffo ma affettuoso.

Nel pomeriggio, visitammo il Louvre e Jake non perse occasione di fare facce buffe o pose strane, ad imitazione dei capolavori artistici esposti. La disapprovazione fu superata dall'ilarità e ricevetti qualche sguardo frustrato da parte della guida perché trattenere le risate era difficile. Jake era bravo a fare lo stupido. Shane non fece altro che starmi vicino, seppur non troppo per non far infuriare Jake, e scattare fotografie, spesso e volentieri a me.

Nonostante la forte distrazione che comportavano i due ragazzi accanto a me, riuscii a comprendere cosa significasse vedere davanti ai propri occhi un'opera d'arte studiata su un comune libro di scuola. In quel momento, le immagini che ben ricordavo di aver osservato su quelle pagine, mi parvero sciatte e riduttive in confronto a ciò che volevano rappresentare. Una fotografia non può trasmettere i sentimenti che una scultura eseguita da un maestro nei minimi particolari suscita d'impatto vivo. Una fotografia non rende l'idea del tratto che caratterizza la mano di un pittore piuttosto che di un altro, né presta fedeltà alla brillantezza e vividezza dei colori, seppur il tentativo sia grande. Una fotografia non crea quelle sensazioni di immensità in cui ci si sente immersi a levare gli occhi al soffitto e trovarlo tanto distante, riccamente e finemente decorato, affinché nemmeno il più piccolo particolare risulti indegno di sguardo attento.

In quel momento, si fece concreta la convinzione che studiare e apprendere non bastava nella vita. Era necessario provare le emozioni che la grandezza reale suscitava per vivere, nel senso più vivo del termine. E appresi così tanto da Jake, che non aveva mai aperto un libro in vita sua, ma che osservava il mondo con entusiasmo e interagiva per cercare di fare sue quelle emozioni che, forse, sarebbero andate perse senza intento. Mi resi conto persino del motivo per cui insisteva così tanto nel starmi vicino e cercare di passare con me tutto il tempo che aveva a disposizione: non sarei rimasta in eterno nella sua vita e voleva godersi ogni attimo, nonostante proclamasse di continuo di odiare innumerevoli caratteristiche che mi appartenevano. Gli incontri fra esseri umani sono sempre teatri in cui possono recitare infiniti sentimenti, no? Ammisi che Jake, consciamente o inconsciamente, si stava dimostrando di gran lunga più intelligente di me. E ammetterlo mi costava parecchio.

Perciò, quella sera, quando fece cambio con Rosie per spedirla in camera sua con Thomas e non interrompere la nostra tradizione di dormire insieme ogni notte, non protestai minimamente. Me lo sarei aspettata anche se non avessi riflettuto a lungo nel pomeriggio.

E poi, protestare era inutile: Jake faceva sempre come voleva, alla fine.

Quella sera, infilai una camicia da notte di seta rosa cipria con le spalline strette indosso, senza niente sotto se non gli slip, rigorosamente coordinati. Mi struccai e scompigliai un po' i capelli.

Jake stava frugando nella mia valigia, con i miei slip tra le mani.

Aggrottai la fronte.

Non potevo lasciarlo solo qualche minuto che già faceva casino.

- Cosa stai facendo, Jake? - domandai.

- Oh. Sto cercando di capire che tipo di intimo hai portato con te. Per vedere se mi va di togliertelo, sai... Ma credo che ti toglierei anche i mutandoni da nonna di dosso, per quanto sei sexy. E, cazzo, con quella cosa addosso stai facendo soffrire la mia parte preferita di me stesso.

Mi limitai a ridere. Era un caso disperato: cos'altro potevo fare?

Diretta verso il letto, venni bloccata proprio da Jake.

Mi prese per mano e mi portò alla finestra, dove lo spettacolo della luna piena nel cielo privo di nuvole era ammaliante.

La luce candida e fioca che sprigionava era ipnotica. La notte aveva qualcosa di intimo e suggestivo che stimolava la mente ad immaginare.

Inclinai il capo verso la spalla di Jake, ma lui si spostò e le sue braccia circondarono la mia vita, portando le sue mani ad intrecciarsi sul mio ventre. Poggiò il mento sulla mia spalla e lasciò un bacio a fior di pelle sulla curva tra il mio collo e la mia spalla destra.

Timidamente, posai le mani sulle sue e lui mi strinse più vicina a sé, facendo aderire la mia schiena al suo petto. Trovai l'incastro perfetto... Uno dei tanti che il mio corpo e il suo formavano. Che fosse destino?

- Non sento lo spessore del reggiseno, non ce l'hai addosso? - domandò improvvisamente Jake, spezzando il silenzio intimo che si era creato fra noi.

Voltai il capo e soffiai un "no" ad un millimetro dal lobo del suo orecchio sinistro.

Chiuse gli occhi e le sue palpebre premettero forte. Si morse il labbro inferiore.

- Cazzo, Saint, ce la metti proprio tutta a farmi impazzire. - commentò.

In risposta, gli feci un largo sorriso.

Poi, però, iniziai a rabbrividire per il freddo.

- Ma... Se ci mettessimo a letto sarebbe un problema per te? - annaspai.

- Vaffanculo, Saint.

__________

Spero vi sia piaciuto ❤

Love you 🌹

P.S. Non giustifico la tentata molestia di Shane nei confronti di Saint, lei stessa non lo fa né lo cancella dal proprio vissuto. Vorrei che fosse chiaro. L'amicizia che pare nascere tra i due è particolare e delicata, diversa da quelle comuni, e più avanti spiegherò meglio entrambi i personaggi e il loro modo di ragionare, capire e percepire. Tutto questo per dirvi di non tirare conclusioni affrettate...

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