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Chapter 3 - Shut

L'Istituto di Correzione Disciplinare di Shawlane era in assoluto il luogo più ripugnante in cui io avessi mai messo piede.

Il viaggio con il pullmino del collegio era durato un'ora appena e tutte noi eravamo divise fra l'eccitazione per una nuova sfida e il timore per l'ignoto.

Era una giornata uggiosa, in cielo grandi nuvole nere si raggruppavano di continuo ed ero certa che sarebbe piovuto. Anzi, era molto inusuale che non fosse già avvenuto.

Munite di stivali di gomma (rigorosamente rosa) ai piedi, scendemmo sull'asfalto umido e percorremmo il lungo viale ghiaioso che produceva un rumore irregolare ad ogni passo e divideva l'ampio cortile pieno di erbacce in due parti uguali.

L'edificio imponente dalle mura grigie presentava un portone massiccio di legno scuro all'ingresso, stranamente chiuso.

Attendemmo sotto il portico bianco che il nostro autista trasportasse tutti bagagli e delegammo, infine, a lui il compito di suonare il campanello polveroso alla destra del portone.

Un paio di minuti più tardi, il portone cigolò e si aprì, rivelando la figura di un giovane uomo in completo d'ufficio blu notte. Pensai immediatamente che si trattasse di una personalità importante all'interno dell'istituto, ma non sarei riuscita a collocarlo con precisione nella gerarchia della struttura, a giudicare dal solo aspetto esteriore.

Portava i capelli castani tirati indietro con il gel e non aveva barba né baffi, caratteristiche che apprezzai immediatamente. Ad una vicinanza maggiore, forse, avrei scoperto che profumava di colonia da uomo.

Seguimmo la sua alta e snella figura all'interno dell'istituto, percependo il calore del riscaldamento acceso prima d'ogni altra cosa.

- Buongiorno, signorine. Mi chiamo Matthew McGonagall e di recente ho assunto l'incarico di direttore di questo istituto, perciò ci tengo particolarmente a darvi il mio più caloroso benvenuto qui. Immagino che Miss Hewitt vi abbia spiegato tutto quanto con chiarezza, ma vorrei che vi sentiste libere di segnalare qualunque problema a me, in tutta tranquillità. Siete ospiti più che gradite ed il vostro benessere è in cima ai miei interessi. 

Mr McGonagall parlò con voce pacata e tranquilla, come se fossimo figlie sue dalla prima all'ultima. Rincuorante, senza dubbio.

Quello che non era rincuorante era il posto.

Il grande ingresso a soffitto alto sapeva di polvere, sporco e umido. Le assi di legno del pavimento erano rovinate e scricchiolavano al minimo spostamento d'aria, le mura erano dipinte di grigio con alcuni pezzi scrostati, da cui emergeva una tonalità bluastra di colore.

Alla nostra destra, un'ampia apertura permetteva di accedere alla biblioteca, ma in quei divani di pelle rossa presumibilmente abitavano i ratti e con tutta probabilità i libri presentavano almeno quindici strati di muffa ciascuno. Avrei controllato più tardi, con una divisa protettiva a proteggere il corpo, una mascherina per il viso e un paio di guanti per le mani.

Dal lato sinistro c'era una piccola sala con delle sedie malridotte e sgualcite raggruppate a file, come una brutta imitazione della nostra sala delle conferenza al collegio. Rabbrividii.

Dietro Mr McGonagall, che stava in piedi di fronte a noi con un'eleganza stridente, si ergeva una rampa di scale, anch'esse di legno, il cui pianerottolo in cima imponeva di proseguire la salita a destra oppure a sinistra, dato che alla parete di fronte erano appesi dei quadri impolverati.

Ebbi paura a sollevare la testa, preferendo non sapere subito se c'era della polvere anche sul soffitto, pronta a cadere sulla mia testa.

- Ho l'impressione che, dopo il viaggio compiuto, siate impazienti di conoscere i vostri... collaboratori, perciò vi accompagnerò alle vostre camere. Ci penserò io a imporre loro di non darvi fastidio, non temete. - sorrise lievemente il direttore.

Non resistei alla tentazione di esplorare con lo sguardo anche il soffitto: un lampadario enorme pendeva sulle nostre teste, minaccioso. Ero sicura che sostenesse una quantità spaventosa di polvere.

Il direttore precedente non si era mai curato di chiamare un'impresa di pulizie negli ultimi... settant'anni?

Avrei sicuramente consigliato a Mr McGonagall di provvedere, ignorando del tutto la presunzione che tale consiglio avrebbe mostrato di me. 

Non avrei passato dieci settimane a starnutire nella polvere e nello sporco, per niente al mondo.

- Miss Hewitt è la sua fidanzata? - domandò Rosie d'un tratto, spezzando il silenzio mite che si era instaurato.

Sbarrai gli occhi, non credendo al coraggio sfacciato che aveva avuto nel porre l'interrogativo.

Mr McGonagall si limitò ad una lieve risata.

- Sì. Come l'ha capito, signorina? - rispose, per nulla turbato.

- Oh, lei sembra molto giovane, esattamente come Miss Hewitt, e il progetto è nato proprio in occasione dell'inizio dell'incarico di entrambi! - esclamò Rosie, innocente come una bambina.

- Rosie! - sussurrò Blake, che camminava alla sua destra.

Io mi trovavo nella fila retrostante e non sarei potuta intervenire, perciò ringraziai mentalmente la mia amica intuitiva.

Salendo le scale, notai che anch'esse scricchiolavano forte. 

Entrambe le rampe che partivano dal pianerottolo portavano ad un unico corridoio ampio, il cui pavimento era coperto dalla moquette rossa rovinata in più punti.

Le porte delle camere erano contrassegnate con i numeri a partire da cento e il legno di cui erano fatte sembrava rosicchiato agli angoli.

- Camera numero 102, Thomas Jepherd. Chi è la fortunata? - iniziò Mr McGonagall.

Rosie alzò la mano.

- Benissimo. - annuì il direttore.

Bussò alla porta.

Dei passi pesanti preannunciarono un ragazzo svogliato e in pigiama alle dieci di mattina. 

- Buongiorno, Thomas. Lei è...

- Sì, buonanotte, ciao. - lo interruppe il ragazzo, sbattendogli la porta in faccia.

Alzai le sopracciglia fino a sentire l'attaccatura dei capelli tirare.

Com'era possibile un affronto del genere?

- Thomas! Apri questa porta e accogli Rosalie Trent come una persona civile! E poi fila a lezione! - gridò il direttore.

Non si udì alcuna risposta.

Mr McGonagall fu costretto ad aprire la porta usando la forza e a minacciare Thomas di rinchiuderlo direttamente in un carcere vero e proprio il prossimo settembre, prima di ottenere un responso positivo.

La giornata si prospettò lunga e difficile.

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Nel prossimo capitolo conosceremo una persona importante... Tenetevi pronte.

Love you 🌹

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