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Chapter 20 - Win

Quando ero piccola e vivevo con i miei genitori, avevo coltivato la passione per la ristrutturazione di oggetti vintage e passavo ore a lavorare con chiodi, martelletto, righello e vernice per dare nuova vita a quelli che sarebbero divenuti rottami pronti per finire nell'immondizia.

Il più bello tra i miei lavoretti era stato un portagioie risalente alla Prima Guerra Mondiale: l'avevo trovato nel magazzino sotto casa di mia nonna, nel mucchio delle cose dimenticate, e la mia immaginazione si era accesa improvvisamente. Mi ero procurata delle piccole lamine di metallo, dei chiodi, ferrami incurvati, matita, pennarello, vernice rossa, colla e pietre luminose di poco valore. Avevo dato solidità alle componenti del portagioie e mi ero assicurata che fosse semplice e sicuro estrarre i cassetti e aprire il cofano; dopodiché, ero passata alla fase che preferivo: la decorazione. Avevo dipinto il portagioie interamente di rosso e avevo lasciato asciugare, poi avevo applicato la colla per fissare le pietruzze sulla superficie. Avevo creato un grande rombo colorato sul cofano e dei piccoli rombi sui lati e sui cassetti. 

Mi piaceva moltissimo il portagioie con nuova vita, ma al tempo non avevo molti gioielli da custodire e decisi di regalarlo a mia madre, che mi dedicò uno dei sorrisi più belli e sinceri di sempre.

In nostalgia di quei tempi, vagai per l'istituto in cerca di un oggetto malmesso su cui lavorare: un'attività che probabilmente sarebbe parsa interessante anche a Jake.

Giunsi ad una stanzetta nell'ala ovest dove giacevano sedie, tavoli, poltroncine, appendiabiti e specchi inutilizzati. I miei piedi alzavano molta polvere, ma non me ne preoccupai: sentivo di essere nel posto giusto.

Rovistai qua e là, un po' delusa dagli oggetti poco interessanti che scovavo.

Immersa nello spirito della ricerca, persi mezz'ora buona lì dentro, ma ebbi dei risultati soddisfacenti: una cornice grande quanto la metà di un quaderno e un portamonete che avrei potuto facilmente trasformare in un portapenne, grazie al coperchio usurato.

Feci ritorno in camera tutta entusiasta e, anche se non avrei dovuto, fui un pochino sorpresa di vedere Jake giocare ai videogiochi. Speravo che quella mania fosse terminata.

- Guarda un po' cosa ho portato. - cercai di attirare la sua attenzione.

- Dei preservativi? - domandò distrattamente lui, senza nemmeno voltarsi a guardarmi.

Non si stancava mai di fare allusioni erotiche?

Pensandoci un attimo, però, il mio scopo era attirare la sua attenzione, anche a costo di mentire per qualche istante.

- Esatto. Come hai fatto ad indovinare? - finsi di essere convinta di quello che dicevo.

Come previsto, Jake lasciò da parte il joystick e mi guardò con gli occhi spalancati.

Notò subito i due oggetti che tenevo in mano e la sua sorpresa svanì.

- Oggi faremo qualcosa di divertente. - sorrisi.

- Tipo?

Il mio sorriso si allargò.

- Ristrutturare! Daremo nuova vita a questa cornice e a questo futuro portapenne. - esclamai.

- Che palle. - sbuffò lui, tornando a schiacciare i tasti di quel congegno elettronico.

Mi avvicinai a grandi passi.

- Sei sicuro di non voler ristrutturare con me? - sussurrai subdolamente al suo orecchio.

- Sicuro, stronza tentatrice. - ribatté lui, scocciato.

- Sicuro sicuro? - ripetei, soavemente.

Percepii il suo conflitto interiore grazie all'inattività delle sue dita e al suo sguardo fisso davanti a sé.

- Sicuro. - confermò.

Un piccolo allarme di sconfitta si insinuò nella mia testa, ma non volevo dargliela vinta.

Assumeva le vesti di una sfida personale portarlo a fare ciò che volevo io, senza costringerlo minimamente. Era affascinante indurlo a seguirmi volontariamente.

- D'accordo. Ci vediamo dopo, o magari domani, chissà... - lo assecondai, lenta e serena.

Jake registrò il silenzio per alcuni secondi, poi parve accorgersi che me ne stavo andando sul serio.

- Quindi vai a ristrutturare da sola? - si accertò.

- Non ho detto che sarei rimasta sola. Andrò a chiamare qualche altro ragazzo con la pazienza di aiutarmi. - feci spallucce.

Non feci in tempo ad arrivare alla porta che Jake, abbandonato il videogioco, mi si era parato davanti.

Piantò i suoi occhi color nocciola nei miei.

- Quale. Altro. Ragazzo. - scandì, fallendo nell'intento di formulare una domanda.

- Uno a mia scelta. - proseguii allegramente.

Ce l'avevo in pugno: era quasi fatta.

- Tipo?

Assunsi una smorfia dubbiosa.

- Non lo so... Ti interessa particolarmente o sbaglio? 

Indietreggiò.

- Eh? No, sai che cazzo me ne frega. - si ritirò.

Lo superai passandogli di fianco e posi la mano sul pomello della porta.

Ancora un piccolo sforzo...

- Però, se vuoi... Vabbe', vengo con te. - decise di colpo, mettendo fine all'indecisione che l'aveva sballottato da un'idea all'altra fino ad allora.

Aprii la porta e sorrisi vittoriosa, senza che lui potesse vedere.

La vittoria aveva un sapore paradisiaco in alcuni casi.

Per ridare vita agli oggetti che avevo faticosamente reperito, era necessaria una breve lista di materiali che avrei trovato con scarsa probabilità all'istituto; decisi, pertanto, di appuntare tutto su un foglietto, piegarlo e riporlo in tasca, per poi consultarlo davanti a Mr McGonagall, colui che avrebbe dovuto provvedere ad esaudire le mie richieste. 

Jake mi seguì passo per passo, finché non giungemmo di fronte all'ufficio del direttore.

- Mi spieghi che cazzo ci facciamo qui?

- Lo vedrai subito. - gli sorrisi fiduciosa.

La mia mano avvolse la sua in una stretta lieve e intrecciai le dita alle sue, poi bussai con l'altra mano e, ricevuto il permesso, entrai nell'ufficio tirando delicatamente Jake.

Il direttore alzò gli occhi e si tolse gli occhiali.

- Ciao ragazzi, come posso aiutarvi? 

Ero talmente abituata ad udire le voci maschili pregne di parole rozze e scabre che la garbata eleganza che ben si accompagnava alla sana educazione suonarono nuove alle mie orecchie. Apprezzai non poco quella temporanea novità.

- Buongiorno! Considerando che oggi è domenica, ovvero il giorno dedicato alle attività libere, ho pensato che potrebbe essere interessante fare qualcosa di diverso dal solito: ristrutturare piccoli oggetti d'antiquariato. Ho trovato qui all'istituto una cornice e un portamonete che potrebbe essere convertito in portapenne, ma non so se ci siano gli strumenti necessari a fare questo lavoretto. - esposi la mia idea.

Mr McGonagall parve trovarsi in difficoltà per qualche istante e si guardò intorno, notando con disappunto che il lavoro da svolgere era ancora cospicuo.

Passò una mano tra i capelli chiari, si grattò il mento e sistemò le maniche della giacca verde oliva che indossava, infine studiò il quadrante dell'orologio sul suo polso sinistro.

- Qualcuno di voi ha la patente? - domandò.

- Io so guidare, Mr McGonagall, ma essendo chiuso nell'istituto non potrei. - intervenne Jake.

Il direttore mi lanciò uno sguardo speranzoso.

- Io non so guidare, mi dispiace. - scossi la testa.

Seguì un sospiro stanco.

- Posso darvi in prestito un'auto che era qui prima del mio arrivo all'istituto, un po' datata ma comunque funzionante. Se volete fare affidamento sulla guida di Jake, vi dò le indicazioni per arrivare a Gingham, il paese più vicino con un negozio di ferramenta. Oh, e, Jake, sono costretto ad allacciarti un rilevatore metallico alla caviglia. Questioni di sicurezza. - propose Mr McGonagall.

Jake si limitò ad annuire.

Salire su un'automobile con lui e lasciarlo guidare sarebbe parso da incoscienti, probabilmente, perché era pericoloso affidarsi ad un ragazzo irresponsabile come lui, ma se l'avessi persuaso ad usare la prudenza necessaria, forse ci saremmo potuti procurare i materiali di cui avevamo bisogno.

Non impiegai molto tempo a comprendere che era l'alternativa migliore per cui optare.

- D'accordo, ci dia le chiavi dell'auto. - accettai, a nome di entrambi.

Jake alzò le sopracciglia, sbalordito dalla mia determinazione.

Seguimmo il direttore fuori dall'ufficio, lungo tutto il corridoio e giù per le scale (non più cigolanti), attraverso l'ingresso e oltre il portone, per arrivare infine all'autorimessa.

Un'automobile color pervinca chiaro, dall'aspetto vecchio e polveroso, si presentò davanti ai nostri occhi. Non me ne intendevo affatto di macchine e motori, ma volevo essere sicura che funzionasse, perciò chiesi conferma al direttore, il quale mi assicurò che "andava a meraviglia" e che, se avessimo riscontrato qualche problema, si sarebbe reso disponibile a venirci in soccorso. Mr McGonagall fu, inoltre, molto disponibile a fornire una bella banconota con cui avremmo pagato gli acquisti.

Sul retro del foglietto che avevo tenuto in tasca scrissi le indicazioni per arrivare a Gingham, che distava più di mezz'ora dall'istituto, poi feci ritorno in camera con Jake per potermi equipaggiare di uno zaino in cui riporre gli oggetti d'antiquariato e i materiali nuovi.

Terminati i preparativi, decisi di fare un salto in cucina e mettere nello zaino due panini fatti al volo e una bottiglietta d'acqua, in caso avessimo avuto fame o sete. 

Non restava che partire.

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Quanto confermate che i ragazzi si comportano così ogni volta che la ragazza a cui puntano parla di altri?

Love you 🌹

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