Chapter 19 - Hickey
- Hai barato, imbroglione che non sei altro. Non seguirò le tue follie da sregolato mentale. - chiarii.
Tirare fuori Jake dal letto fu un'impresa più difficile rispetto agli altri giorni. Aveva una vena particolarmente spiccata per la sensualità e continuava a volermi incastrare in posizioni poco consone ad una ragazza beneducata come me.
Inoltre, ero abituata a rifare il letto ogni mattina e impiegai il triplo del tempo quel giorno, perché lui continuava a ronzarmi intorno, disfare il mio lavoro, fare commenti imbarazzanti sul mio fondoschiena e strusciarsi sulle mie gambe o su uno dei miei fianchi.
Ero affaticata ancor prima di fare colazione. Non avevo mai riscontrato una situazione del genere.
- Però hai accettato. - ribatté l'imbroglione.
- Un accordo si annulla quando una delle due parti lo vìola. - spiegai.
Sorrise sornione.
- Le due parti hanno tratto molto piacere dalla violazione. - rimarcò.
Sospirai pesantemente, provata dalle sue provocazioni continue.
Dovevo resistere. Che ne sarebbe stato di me, altrimenti? La tempesta che Jake rappresentava mi avrebbe travolta e lasciata sulla riva come un relitto abbandonato, in condizioni misere. Oltretutto, sarebbe stata solo ed unicamente colpa mia.
- Formuliamo un accordo degno di essere chiamato tale: se oggi facciamo quello che aggrada te, da domani non dovrò più sentire parolacce da parte tua.
- Solo per un giorno, Saint. Non pretendere troppo. - contrattò.
- Metà settimana?
- Uno.
- Quattro giorni?
- Quattro giorni sono metà della settimana. - obiettò Jake.
Evitai di fargli notare che quattro giorni erano più di metà della settimana, perché non giocava a mio vantaggio.
- Tre, ultimo termine di contrattazione. - decisi.
Sospirò.
- Due.
Strinsi gli occhi a due fessure.
Non poteva averla vinta.
- Tre, se mi baci. - impose.
- Smettila di mettere in mezzo i baci come se fossero sciocchezze! Non ti bacio per uno stupido accordo! - sbottai.
Quando era troppo era troppo. Stava esagerando.
Mi si avvicinò.
- Per me, lo faresti?
Se avessi dovuto trovare una ragione per farlo, avrei citato il suo uso corretto del condizionale, ma, di nuovo, non giocava a mio vantaggio; perciò, rimasi in silenzio.
- Chi tace acconsente, Saint. - sussurrò.
Mi rubò un altro bacio, uno dei tanti che si era permesso di prendersi quella mattina.
E, in fondo, non mi dispiaceva neanche così tanto. Forse era per questa sottile ed impalpabile ragione che non ero riuscita a fermarlo.
Gli stavo concedendo troppe libertà, risolsi.
Il contatto durò poco, ma fu sufficiente a riportarlo su di giri.
No, non era possibile! Dovevo fare i conti nuovamente con la versione più infantile e repellente di Jake?
- Usciamo di qui, è meglio. - sbuffai, liberandomi ed aprendo la porta.
Stranamente, non disobbedì.
Camminò tranquillamente al mio fianco lungo tutto il tragitto che conduceva alla sala dove consumavamo la colazione e, a dirla tutta, mi era parso eccezionalmente allegro.
Non avrei mai compreso a fondo gli sbalzi d'umore di Jake, ne ero convinta.
Al solito tavolo trovai le mie amiche: Alexis, con il suo dolce sorriso, sorseggiava la spremuta d'arancia mentre Blake, rimestando i cereali nello yogurt, le parlava; Tessa inzuppava i biscotti integrali nel latte magro in silenzio e Rosie osservava le due fettine di torta che stavano nel suo piatto, probabilmente indecisa su quale consumare per prima.
Mi sedetti di fronte a lei, vicino ad Alexis.
- Buongiorno, ragazze. - salutai.
Ricevetti un coro di "buongiorno" in risposta e un coro d'imitazione dai ragazzi dietro.
Scossi la testa alla loro stupidità.
- Saint, che cos'hai sul collo? - domandò Rosie, osservandomi.
Seguii il suo sguardo e cercai di individuare il punto che Rosie fissava.
Alexis guidò le mie dita fino all'incavo tra il collo e la spalla.
Non percepii alcun dolore su quel punto che non vedevo, ma ebbi l'impressione che la pelle fosse più sensibile.
- Vuoi che ti accompagni alla toilette, così puoi vederlo tu stessa? - mi propose Alexis.
Annuii e ci allontanammo dal tavolo.
- Sembra una voglia, ma arrossata e non del colore abituale della tua pelle. - spiegò.
Preoccupata, accelerai il passo.
La toilette era totalmente bianca, a partire dalle pareti e il pavimento fino agli arredi, costituiti da semplici pannelli di cartongesso che dividevano gli spazi per i gabinetti. Direttamente di fronte c'erano tre lavandini e sul muro era infissa una lastra specchiata di lunghezza pari alla parete.
Non appena mi specchiai, notai la "voglia" di cui parlavano le mie amiche.
- Non hai idea di come tu te la sia fatta? - domandò Alexis.
Un flash mi attraversò la testa: le labbra di Jake su quel punto avevano insistito a lungo. Mi aveva lasciato il segno sia dentro che fuori.
Mantenni la calma, tuttavia, perché non potevo consentire che un tale stravolgimento interno risultasse visibile ad occhi esterni.
Scossi debolmente la testa, accentuando quell'aria confusionaria che già avevo e che mi tornava utile per mascherare quella che supponevo essere la verità.
Ritornammo nella sala della colazione e trovammo tutti in silenzio, con il direttore, Mr McGonagall, in attesa di fare una comunicazione.
- Salve, signorine. Ora che ci siamo tutti, direi che è il caso di annunciarvi l'arrivo di un altro ragazzo all'Istituto.
Spalancai gli occhi e guardai in direzione delle mie amiche, riscontrando la stessa reazione sui loro volti.
Mr McGonagall tossicchiò e richiamò l'attenzione di tutti.
- Calmi, calmi. Il ragazzo nuovo avrà bisogno di qualcuno che lo segua, ma non ci sono altre ragazze che possiamo chiamare dal collegio, perciò mi rivolgo a tutte voi, collettivamente: aiutatelo. Assistetelo e, chi si rivelerà determinante per la buona riuscita del suo test finale, otterrà ampi vantaggi: un colloquio preventivo con l'università dei propri sogni e, in caso di esito positivo e impegno serio, molte agevolazioni economiche (e non solo) nella vita universitaria. Questo dovrebbe essere tutto. - spiegò.
Se quello che aveva appena detto era vero, non c'era opportunità migliore per me di ottenere un posto a Oxford, l'università dove sognavo di studiare da anni. Personalità geniali ed illustri avevano vissuto un piccolo periodo della propria vita lì e immaginavo che il clima fosse intellettualmente molto stimolante.
Un brusìo di sottofondo riempì la sala, fatto di commenti provenienti da chiunque.
Per quanto mi riguardava, non avevo idea di quali aspettative crearmi. Dovevo figurarmelo rozzo e cattivo? Di aspetto sgradevole, modi scortesi e mentalità elementare?
Mi risolsi a terminare la mia colazione, perché avrei avuto bisogno di energie per gestire Jake quel giorno.
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Pensavate che finisse tutto con Jake e Saint? Non dimenticate quanto io ami un pizzico di complessità... Ma giusto un pizzico, stavolta, lo giuro sulle mie occhiaie.
Love you 🌹
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