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Chapter 17 - Trouble

Non servì andare a chiamare i ragazzi per invitarli a partecipare alla competizione: fu sufficiente la vena pettegola di Harry a farli correre tutti davanti alla stanza di Tessa.

Strepitavano curiosi come dodicenni al concerto del proprio idolo.

La camera non poteva contenere tutti, perciò decisi che avremmo utilizzato la biblioteca.

L'istituto era stato pulito grazie ai reclami di noi ragazze e il nuovo direttore aveva assunto un'impresa di pulizie a contratto regolare. Erano state sistemate molte cose, tra cui le assi di legno del pavimento, che non scricchiolavano più, i divani erano stati sostituiti, le finestre riparate. Si percepiva inoltre meno polvere nell'aria.

Notai con disappunto che Jake non era presente.

Forse gli serviva più tempo del previsto per capire che la mia scorrettezza era nata in risposta al suo atteggiamento possessivo ed ostinato. Speravo che comprendesse che non poteva ottenere tutto quello che voleva, subito e senza sforzi. 

La competizione ebbe inizio.

- Che cosa significa la parola "atomo"?

I ragazzi assunsero sguardi vacui.

Ritenevo la domanda di estrema semplicità. Com'era possibile non conoscere il significato del termine che definisce la composizione dell'universo?

- Nessuno lo sa?

Non ci furono risposte.

- Indivisibile. Significa indivisibile, perché è la più piccola entità esistente: tutto il mondo è composto da atomi. Non c'è niente di più semplice ed elementare dell'atomo. Si era detto ieri durante l'ora di scienze, comunque. - spiegò e puntualizzò Blake, colei che aveva guidato la domanda dall'inizio.

Seguì Alexis con una domanda di storia.

- In quale anno preciso scoppiò la Rivoluzione Francese?

- 1802. - tentò Thomas.

- Prima. - disse Alexis, con tono piatto.

Era disgustata dall'ignoranza dei ragazzi.

- 1756? - disse Harley.

Lei spalancò gli occhi e lo trafisse con lo sguardo.

- Okay, no.

- Decisamente no! Dopo. - sbottò la mia amica.

Harry, vicino a me, mi chiese un suggerimento.

Gli rivolsi uno sguardo contrariato.

Non era corretto imbrogliare.

- Dai! Se non me lo dici, ti perseguito. - mi minacciò.

Nonostante il tono fosse poco serio, la prospettiva non mi allettava. Avevo l'impressione che Harry potesse essere molto pesante, se si fosse impegnato.

- 1789. - sussurrai piano.

Quando lo ripeté ad alta voce, Alexis si illuminò.

- Giusto! Un punto per Harry!

- Mi candido a King, gente. - si vantò lui.

Gli diedi una gomitata.

- Che c'è? Ho la vittoria in pugno. - mi fece l'occhiolino.

***

Harry fu effettivamente il vincitore.

Nessuno si accorse che dietro metà delle sue risposte corrette c'ero io, sotto minaccia.

Si passò poi al torneo di videogiochi e vinse Thomas, una vera e propria macchina da guerra. Non avevo mai visto nessuno muovere le dita così velocemente senza neanche guardare. Fissava lo schermo e schiacciava i tasti in automatico.

Quando tornai in camera era quasi ora di cena.

- Che schifo! C'è una puzza tremenda qui dentro! - mi lamentai storcendo il naso.

Jake stava fumando.

In camera nostra.

Sul pavimento.

Appoggiato ai piedi del suo letto.

Con lo sguardo fisso sul muro.

Mi tappai il naso e attesi che mi guardasse.

Non lo fece.

- Jake, smetti di fumare quella schifezza. Ti fai del male. - lo rimproverai.

- Più di quanto gli altri ne facciano a me? - domandò, derisorio.

Sorbendomi l'odore terribile del fumo, afferrai il sacchetto di quella che sembrava erba e andai a buttarla nel cassonetto esterno alla cucina.

Feci ritorno e Jake era ancora lì, immobile, a fumare quel concentrato di sostanze tossiche fino all'ultimo.

Aprii il palmo della mano.

Non seppi perché, ma mi consegnò la pseudo-sigaretta senza protestare.

Buttai anche quella, aprii la finestra per arieggiare la stanza e spruzzai una tonnellata di deodorante per ambienti.

Non tolleravo quell'odore, in alcun modo.

- Ora ti fai la doccia e ti lavi i denti, okay? C'è anche il colluttorio in bagno. - lo spronai.

Jake sembrava aver scollegato la mente dal corpo e seguì le mie istruzioni senza proferir parola.

Trascorse molto tempo nella doccia.

Attesi che tornasse, poi mi sembrò di rivivere la scena di alcune notti fa.

Aveva lo stesso sguardo triste dell'altra volta e sembrava sull'orlo di una crisi di rabbia.

- Jake?

Non rispose.

- Jake, vieni qui. Ti racconto una storia. - sorrisi dolcemente.

Ero seduta sul mio letto con le gambe distese e la schiena contro la testiera.

Il mio compagno di stanza si sdraiò accanto a me e poggiò la testa sulle mie gambe.

Gli accarezzai i capelli.

- C'era una volta un bambino dai capelli rossi. Tutti in paese pensavano che fosse malizioso e cattivo, proprio perché aveva i capelli rossi. Sua madre si preoccupava dei problemi della casa, sua sorella lo picchiava perché credeva che rubasse soldi e bighellonasse in giro con i suoi amichetti, anch'essi cattivi. Suo padre lavorava tutta la settimana fuori dal paese e coccolava il piccolo bambino solamente la domenica, quando rientrava a casa. Il bambino, che voleva il padre più vicino, insisté per andare con lui a lavorare, ma nessuno glielo permise perché sarebbe stato solo d'intralcio. Doveva aspettare di crescere e di imparare a svolgere il mestiere prima di seguire il padre. Fu così che, lavorando onestamente, il bambino, ormai ragazzo, dimostrò la sua buona indole e ricevette affetto da tutti quelli che desiderava vicino.

Jake ascoltò il silenzio.

- Ha trovato una ragazza poi o è morto vergine con la sua indole del cazzo? - domandò infine.

Ridacchiai.

Ebbi buon motivo di credere che avesse finalmente sbollito tutto il malumore.

- Chissà, magari la sta ancora cercando.

- Ma la storia dice "c'era una volta": 'sto povero bambino sta ancora cercando?

- Jake! Non era quello il senso della storia. - risi.

- Vai a capire pure il senso...

Lasciai che riflettesse e gli accarezzai i capelli ancora un po'.

Erano morbidi e profumati dopo la doccia.

Mi domandai se Jake avesse inteso che quel fuggevole bacio di stamattina era un sistema per non cedere alla sua pretesa insensata.

E sai qual'è la cosa peggiore di tutte?

Che ho voglia di baciarti più di prima.

No, non aveva inteso.

Jake voleva davvero baciarmi.

Era pura attrazione o provava dei sentimenti per me?

Mi stavo cacciando in un bel guaio.

__________

Il senso della storiella è che viene riconosciuto il valore del proprio lavoro dopo tanta fatica, non si può pretendere di ottenere tutto ciò che si vuole senza sprecarsi un minimo.

Naturalmente, Jake ci mette un po' per capirlo. E no, in caso ve lo steste chiedendo, Jake non avrà attacchi di rabbia di questo genere in ogni capitolo 😂

Love you 🌹

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