Chapter 13 - Endure
[Squallida, ma shh 😂]
- Quindi, la radice quadrata di diciotto come si esprime?
- Nove per due sotto radice. Porto fuori il nove e lo sostituisco con tre. Il due rimane dentro?
Jake tentennò.
- Sì, infatti diciotto non è un quadrato perfetto.
- Perciò, la soluzione è tre che moltiplica la radice di due? - domandò.
Annuii.
- Sì, porca puttana, sì! Finalmente! Ora basta con queste radici altrimenti impazzisco.
Era opportuno fargli notare che aveva risolto appena cinque equazioni?
Il suo entusiasmo sfociò in un lancio del libro di matematica contro la parete e un giro per la stanza senza maglietta.
- Non hai freddo? - ridacchiai.
Jake accese la musica, fece dei passi di ballo scoordinato, completamente dettati dal caso, e piombò di fronte a me, con la mano tesa.
- Mi stai invitando a ballare? - risi, sorpresa.
- Venga, señorita. - imitò un ballerino spagnolo.
Afferrai la sua mano, coinvolta dalla sua allegria frizzante e mi lasciai strattonare in una giravolta improvvisata.
Indossavo un maglioncino con scollo a V rosa confetto e un paio di pantaloni del pigiama a stoffa spessa di un colore più scuro: non ero esattamente abbigliata per ballare canzoni latinoamericane, ma per Jake sembrava non avere importanza.
La mia giravolta finì con il corpo stretto al suo dal braccio muscoloso che teneva sulla mia schiena.
Resse la mia mano sinistra con la sua destra e mi guidò in un ritmo sfrenato di passi veloci coordinati al movimento del bacino.
Era molto più bravo di me, dovetti ammetterlo, ed ero felice di poter imparare qualcosa di nuovo.
- Devi ancheggiare, Saint. La danza è anche seduzione. - sussurrò al mio orecchio.
Mi fece fare la giravolta e mi riprese tra le sue braccia, a pochi centimetri dal suo volto.
La situazione mi stava sfuggendo di mano.
- Non siamo troppo vicini? - azzardai.
- Era questo l'intento. - soffiò.
Qualcuno bussò prepotentemente alla porta.
Jake sciolse la presa e sbuffò sonoramente.
- Chi cazzo è?
Aprì la porta, che rivelò la presenza delle mie amiche e dei ragazzi loro assegnati.
- Stiamo aspettando che muovete i culi fuori di qui. È ora di cena. - attaccò Thomas.
- "Muoviate", ignorante. - lo corresse Blake.
Thomas le fece una smorfia.
Io lo guardai male a mia volta: non mi era ancora passata la seccatura per il colpo che aveva tentato di infliggermi sul campo da calcio.
- Tempo di mettere la divisa e arriviamo. - dissi.
- Tu ti metti quell'affare, io non metto proprio un cazzo. - obiettò Jake.
- Perché sei senza maglietta? - domandò Rosie.
Jake le lanciò uno sguardo sprezzante.
- Ma fatti un po' i cazzi tuoi.
Rosie diede una gomitata a Thomas.
- Cosa vuoi? Ha ragione. - alzò le spalle quest'ultimo.
Lei ripeté il gesto con più forza.
- Hello Kitty, mi stai facendo le fusa. Neanche con tutta la tua forza più quella delle tue misere amiche potresti farmi male. - sbuffò lui.
- Mettiti una maglietta. - suggerii a Jake, prima di chiudermi in bagno e cambiarmi.
Nel tempo che impiegai per prepararmi, non ci fu un solo momento in cui Rosie e Thomas non litigassero. Impressionante.
Quando uscii, notai che Tessa e Harry si erano aggiunti al gruppo.
- Ora che la principessa è pronta, possiamo andare? - chiese proprio quest'ultimo.
Alzai gli occhi al cielo.
Stranamente, non c'era una reale presa in giro di fondo nel suo tono di voce. Mi stava canzonando scherzosamente.
- Jake, quella maglietta è stropicciata. - osservai, con disappunto.
- Non rompere il cazzo e andiamo. - roteò gli occhi.
Serrai la mascella e lo oltrepassai velocemente, tutta impettita.
- Saint!
Ignorai il suo richiamo.
- Come state, ragazze? Io ero stanchissima dopo la partita! - mi lamentai con Alexis e Blake.
- Uh, anch'io! Quel campo è infinito. - concordò Blake.
Ricordai che Alexis si era occupata di mandarmi il pranzo in camera.
- Oh, Alexis, grazie per...
- Saint! - urlò Jake.
Mi voltai a guardarlo.
Attesi.
- Allora? Ti serve qualcosa?
- Io... No. In realtà, no. - concluse.
Non capivo il senso della sua interruzione brusca.
Lasciai perdere e mi sedetti al tavolo della mensa con le mie amiche.
- Mi stavi dicendo qualcosa? - domandò Alexis, tagliando il petto di pollo che aveva sul piatto in piccole parti.
Io iniziai a mangiare i fagiolini.
- Uhm... Non mi ricordo. - risposi, dispiaciuta.
Per quale motivo le stavo parlando prima?
- Le carote sono una favola! - esclamò Rosie, prima di mettere in bocca la terza forchettata.
- A te piacciono le banane, Hello Kitty, non negarlo! - la prese in giro Thomas, dall'altro tavolo.
- Le banane sono buone e portano tantissimi benefici all'organismo. - commentò Tessa.
- Il loro succo è una delizia, vero Maria Teresa? - si unì Harry, allusivamente.
Non comprendevo il nesso logico fra una banana e quello sguardo provocante.
Malgrado le continue provocazioni lanciate dal tavolo dei ragazzi, l'atmosfera che si respirava era di allegria e spensieratezza, qualcosa che somigliava molto ad un ambiente infantile. Non era negativo, semplicemente non ero abituata a viverci.
- Saint, mi piacerebbe farti una domanda. - disse Alexis.
- Dimmi tutto!
- Perché Jake era senza maglietta prima? - sussurrò.
Deglutii.
Ricordare quel momento mi metteva in imbarazzo, perciò arrossii.
- Oh... Ehm... Era felice perché aveva risolto un'equazione difficile di matematica e si è messo a saltare per la stanza, poi si è tolto a maglietta e ha continuato a girare facendola roteare. Non sono sicura di dove sia finita quella maglietta. - spiegai.
In parte era vero. Avevo semplicemente omesso la parte in cui aveva acceso la musica e mi aveva invitata a ballare.
- C'era della musica... - proseguì Blake, che si era avvicinata per ascoltare.
- Jake è strano. - alzai le spalle.
Neanche questo era falso. Ritenevo che diversi comportamenti del mio compagno di stanza fossero inspiegabili con il solo ausilio della logica.
- Jake sarà strano, ma Thomas è insopportabile! Ha tenuto il muso tutto il pomeriggio per la partita! - commentò Rosie.
Non volevo parlare della partita né di Thomas, perciò continuai a mangiare in silenzio.
- Qualcuna di voi è riuscita a far studiare uno di loro? - domandò in seguito Alexis.
- Ho convinto Andreas a leggere la vita di Shakespeare. - disse Blake.
- Io sono riuscita a persuadere Jake a fare matematica. - mi pronunciai a mia volta.
- Harry ha lanciato il libro di scienze nel cestino. - mormorò Tessa, affranta.
Tutte quante guardammo Rosie.
Ebbi l'impressione che non fosse riuscita a domare Thomas.
- Non guardatemi così, Thomas mi insulta peggio che mai quando parlo di compiti e studio. - si giustificò.
Mi dispiaceva che fosse capitato a lei, dolce creatura piccola e indifesa, un ragazzo difficile come Thomas. Non ero sicura che sarebbe riuscita a fargli cambiare il modo di vedere le cose.
Terminata la cena, tutti quanti fecero ritorno alle proprie stanze, me e Jake compresi.
Quando mi sedetti sul mio letto con l'intento di dedicarmi ad una sana lettura rigeneratrice, sentii dei passi pesanti avvicinarsi.
- Che cosa non hai capito di "lezioni pratiche di anatomia"? Molla quel mucchio di carta inutile. - mi sgridò.
Attònita, vidi la sua mano strappare il libro dalle mie e lasciarlo cadere sul comodino con poca grazia. I libri mi erano cari: come osava trattarli in quel modo così rude?
- Abbi rispetto per oggetti che potrebbero valere più del tuo cervello. - rimbeccai.
- Shh, ora lascia parlare me. È il mio turno di insegnare. - sussurrò, con voce roca.
Simulai una mezza risata.
- Quindi tu pensi di potermi insegnare qualcosa sul corpo umano?
- Sarà divertente, non temere. E molto, molto piacevole. - sogghignò.
Inizialmente non capii tutta quella sua euforia, poi mi diedi dell'ingenua perché era più che ovvio.
Jake era sempre stato così allusivo!
- Esattamente, che cosa vorresti insegnarmi? - domandai, con la più pura innocenza nella voce.
- La scienza del piacere... Comunemente chiamata anche "sesso".
Scoppiai a ridere.
- Vai a dormire, Jake. Ti procurerà più soddisfazioni.
- Niente procura più soddisfazioni del sesso. L'orgasmo è il toccasana per eccellenza, è risaputo in ogni campo medico. - controbatté Jake, con saccente risolutezza.
Scossi la testa.
- Non farò sesso con te. - decisi.
- Ne sei sicura? - alzò ripetutamente le sopracciglia e strofinò una mano sulla mia coscia a partire dal ginocchio.
- S-sì.
Un angolo della sua bocca si innalzò.
- Ma proprio sicura sicura?
- Jake! Smettila, non mi convincerai. - mi opposi strenuamente.
Lui si allontanò, apparentemente non troppo sconfortato.
Fece ritorno sul suo letto fischiettando.
- Cambierai idea, Saint, e, quando lo farai, rimpiangerai di non aver ceduto prima...
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Jake piccolo tentatore.
Secondo voi Saint cederà?
Love you 🌹
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