Chapter 10 - Soccer
Jake passò l'ora scarabocchiando sul suo quadernetto, opponendosi ad ogni mio tentativo di suscitare il suo interesse per la letteratura.
Come poteva trovare noioso un intero campo del sapere che traboccava di storia, fascino, cultura, tradizioni e sentimenti?
Riuscii a trascinarlo nell'aula di scienze e la sua nuova occupazione fu quella di stracciare la carta su cui aveva scarabocchiato e arrotolarla in palline minuscole, che tirava addosso a tutti.
Si scatenò una vera e propria battaglia quando Thomas rispose all'attacco e si unirono anche Ethan, Harley e Andreas, tutti contro noi ragazze ed Eric.
Eric era un ragazzo mingherlino, di altezza inferiore a Sandy, che alloggiava nella sua camera, dai capelli corvini e gli occhiali enormi rispetto al suo viso minuto. Era l'unico ad indossare l'uniforme.
- Jake, smettetela. Osserva il ciclo dell'acqua che Miss Fanning ha disegnato alla lavagna. - lo rimproverai.
Jake ignorò le mie istruzioni e continuò a lanciare palline di carta da tutte le parti.
Sembrava di stare in mezzo a dei bambini di cinque anni.
Io, Alexis e Blake ci guardavamo a vicenda in continuazione, affrante.
Successivamente, ci attendevano due ore di educazione fisica con Mr Pastrok, un omone muscoloso e pelato dagli occhi sporgenti che faceva paura a quindici metri di distanza.
Un generale militare mi avrebbe infuso più tranquillità.
Ordinò a tutti di indossare la divisa sportiva e nessuno osò disobbedire.
Andammo a recuperare le nostre divise: noi ragazze avevamo pantaloncini rosa, maglietta bianca con il nostro nome stampato sopra a caratteri rosa, calze bianche che coprivano tutto il polpaccio e scarpe bianche con lacci rosa; i ragazzi indossavano una maglietta nera, pantaloncini, scarpe e fascetta bianchi.
Tutti gli individui di sesso maschile scoppiarono a ridere quando ci presentammo in divisa.
- Siete venute a cercare il vostro Ken, bamboline? Mi dispiace, ma avete sbagliato: questa non è la casa delle Barbie! - sghignazzò Mr Pastrok.
Un benvenuto coi fiocchi, insomma.
Io e le mie amiche ci capimmo con la sola forza dello sguardo: che vergogna per l'umanità ospitare elementi così rozzi, sprezzanti e maleducati nel mondo!
- Sapete giocare a football, signorine? - domandò Mr Pastrok, terminato il momento di derisione.
- No. - rispose Blake, a denti stretti.
- "No, mister". Ripeti, piccola Barbie vivente. - ribatté il professore.
- No, mister. - ripeté Blake, gelida.
Mr Pastrok fece un sorrisetto diabolico.
- Potremmo... - squadrò dalla testa ai piedi tutte quante - ... Anzi, meglio di no. Siete troppo magre per sopravvivere. Oggi si gioca a calcio.
I ragazzi espressero la loro delusione con borbottii e sbuffi.
- Ragazzi, non uccidetele. Sono fatte di ceramica, probabilmente. - aggiunse Mr Pastrok.
Detto questo, andò a prendere una palla da calcio e ci guidò all'interno del campo.
L'erba verde era stata tagliata da poco, le porte erano costituite da pali di ferro malandati e le linee divisorie delle aree del campo si vedevano a malapena.
La prospettiva di giocare a calcio, in quel campo, contro i ragazzi, non era molto invitante.
- Ragazze contro ragazzi? - propose Harry Styles, con un ghigno.
Vidi Tessa rabbrividire.
Qualcosa mi diceva che non sarebbe stata una buona idea.
- Styles, ti sembra il caso di perdere tempo? Da sole, contro di voi, hanno meno speranze di un sacco della spazzatura di trasformarsi in una borsa Chanel. - rispose Mr Pastrok.
Le sue parole erano chiaramente offensive, ma il risentimento fu sorpassato dalla certezza che non ci saremmo battute da sole contro i ragazzi.
- Posso fare le squadre? - domandò Thomas, fissando Rosie.
Lei gli restituì uno sguardo assassino e lui rise.
- Mi piace il tuo spirito d'iniziativa, Jepherd. Tu e Towton capitani, scegliete un ragazzo e una ragazza alterni. - istruì il professore.
Ebbi il presentimento che io e Rosie saremmo state le prime ragazze ad essere scelte.
- John. - iniziò Thomas.
- Harry. - continuò Jake.
- Harley.
- Devi scegliere una ragazza, imbecille. - s'intromise quest'ultimo.
- Ah. Pensavo che valesse solo per Jake. - ridacchiò Thomas.
- Muoviti, coglione. - rispose Jake.
Thomas guardò Rosie, poi incurvò le labbra in un largo sorriso e andò a sussurrare qualcosa a Jake, il quale annuì.
- Tu, che hai parlato prima. - indicò Blake.
- Mi chiamo Blake. - chiarì lei, rigida.
- Fa lo stesso. - alzò le spalle Thomas.
Fu il momento di Jake di decidere.
Guardò me, poi tutte le altre.
Scelse me.
- Saint. - disse, infine.
- Che nome del cazzo. - commentò Harry.
Gli lanciai un'occhiata omicida.
- Non ti offendere, bambolina, non l'hai scelto tu. - sghignazzò.
Intensificai lo sguardo, furiosa.
Come si permetteva di giudicarmi con quella lingua lurida dove passavano solo sudice parolacce?
- Se lo sarebbe scelto anche da sola, fidati Haz. - disse Jake, annoiato.
Lo ignorai.
Non meritava neanche la più misera delle mie attenzioni.
- Niente faccia offesa? - domandò Jake, stranito.
Perseverai nel negargli ogni attenzione, almeno apertamente.
Scelse Tessa, Julie, Cate, Alexis, Ethan, Kyle e Andreas. In tutto eravamo dieci.
L'altra squadra era formata da Thomas, Rosie (scelta per ultima, di proposito forse), Blake, Sandy, Meg, Emily, Harley, John, Arthur ed Eric, quello che consideravano lo sfigatello.
Mi chiesi come fosse finito in un istituto di correzione disciplinare, piccolo e docile come appariva.
- Saint, alla mia destra. Passami la palla ogni volta che puoi. Harry, alla mia sinistra, sai cosa fare. Ethan e Andreas, dietro con le altre ragazze. Kyle, in porta. - dettò Jake, pragmatico.
Era affascinante questo suo atteggiamento concentrato e pratico.
- Un consiglio, ragazze? Attente a Thomas e Harley. - aggiunse serio.
Si respirava tensione in campo, serietà e competitività come quella di un campionato mondiale.
Ebbi l'istinto di ridere.
Mr Pastrok fischiò il calcio d'inizio e, tra Jake e Thomas, fu il primo ad avere la meglio.
Corsi per essere a sua disposizione in caso avesse bisogno di passarmi la palla, ma scoprii che era faticoso.
Quasi vicino alla porta, Jake mi passò la palla perché John gli stava venendo addosso, e io riuscii a passargliela di nuovo in una posizione in cui poteva fare goal.
Arthur tentò una scivolata in estrema difesa, mentre le ragazze stavano ferme a guardare, ma questa non bastò per fermare Jake.
Segnò in porta molto facilmente, dato che Eric era di gran lunga impreparato per il ruolo di portiere.
Esultò e diede il cinque a Harry, abbracciò me, poi si fece inghiottire dal resto della squadra che lo acclamava.
Sotto sotto, ero ancora un po' offesa, ma stavo sbollendo il nervoso a poco a poco.
Vincere era un incentivo molto potente.
Il tiro in porta successivo fu ad opera di Thomas, in collaborazione con Harley: i due sbaragliarono con velocità impressionante e grinta stravolgente tutte le nostre linee di difesa e, tramite un abile gioco di palleggio reciproco, confusero Kyle, che si lanciò nella direzione opposta rispetto al tiro, credendo che fosse l'altro a calciare.
Eravamo in pareggio.
La tensione salì ulteriormente quando Harry fu strettamente marcato da Thomas e Arthur.
- Passa a Saint! - urlò Jake, con Harley alle calcagna.
Gli stava letteralmente addosso, impedendogli così ogni tentativo di coinvolgimento in azione.
Harry mi guardò.
Sapevo che non mi avrebbe passato la palla. Non si fidava di una ragazza.
Esitò il tempo necessario per permettere a Thomas di soffiargli la palla.
Non mi era ben chiaro come riuscisse quel ragazzo a muoversi con tanta agilità e destrezza nonostante la massa muscolare non indifferente, ma mi appuntai il suo livello di gioco nella mente.
L'azione si spostò rapidamente verso la nostra difesa e Jake si precipitò su Thomas, mentre Harry bloccava Harley da quel giochetto imbattibile che aveva inscenato prima con l'amico.
Io ero distante, nella metà del campo che apparteneva alla squadra avversaria, perciò Jake decise di lanciare a me la palla con un calcio potente, dopo essere riuscito faticosamente a toglierne il possesso da Thomas.
Nel panico per una responsabilità tanto grande, a malapena mi accorsi che John e Arthur si stavano fiondando su di me.
Alzai il piede per ricevere il pallone e memorizzai al secondo, con una frenesia da pazzi, le posizioni dei giocatori.
Dovevo scavalcare John, avanzare verso Meg, cambiare rotta d'improvviso per cogliere di sorpresa le difese che sarebbero arrivate e sperare che Jake riuscisse ad arrivare in tempo per segnare.
Mi sentii una gazzella con le gambe agili e sottili quando riuscii a superare John e quasi mi scontrai con Blake.
Bell'imprevisto.
Spinsi la palla oltre di lei con un piede e scostai l'altro piede per farle mancare l'appoggio che avrebbe ricavato dallo scontro, al che lei perse l'equilibrio e afferrò il braccio di Arthur per non cadere.
Miracolosamente, vidi Harry comparire davanti ad Emily e gli passai subito la palla.
Lui tirò, ma notai subito che la traiettoria del lancio era troppo inclinata verso il palo e avrebbe rischiato di non entrare in porta, perciò mi lanciai in scivolata e con il piede modificai la direzione della palla.
Essa s'inceppò tra le gambe di Eric, ma lui era troppo preso dal panico per capire effettivamente che cosa stesse succedendo, quindi la palla sorpassò la linea di porta e incontrò lentamente la rete.
Due mani forti mi afferrarono per i fianchi da dietro e mi sentii sollevare.
Harry mi posizionò sulle sue spalle e mi resse le ginocchia con le mani, urlando "goal" ogni decimo di secondo.
Risi, sorpresa dal suo atteggiamento incoerente e senza logica.
- Grande Saint! Goal, goal goal! Pareggio! Pareggio! Vittoooriaaaa!
Vedevo tutto da un'altezza incredibile e non mi sembrava vero.
Acclamavano me.
- Sì, è stata brava, ora mettila giù che sviene. - ridacchiò Jake.
Harry eseguì, ma poi mi afferrò il braccio e andò dritto da Thomas.
- Come ci si sente ad incassare goal da una Barbie? - lo provocò, con la sfida che vibrava nella sua voce.
- Il tiro era tuo, lei si è soltanto messa in mezzo. - ribatté Thomas.
- Già. Se non si fosse intromessa, la palla sarebbe andata fuori e saremmo ancora in vantaggio. - lo assecondò Harley.
- Che cazzo me ne frega, era goal e si va in pareggio. Coglioni. - li derise Harry.
- Pareggio non significa vittoria. Quella è ancora da giocare. - rilanciò la sfida Thomas.
Il modo in cui mi guardò dopo aver pronunciato quelle parole, suonò come un avvertimento.
Thomas non mi avrebbe più lasciata a piede libero, mi avrebbe fatta marcare da qualcuno.
Io e Harry tornammo da Jake ed il resto della squadra per organizzare il secondo tempo.
- Innanzitutto, bravi Harry e Saint. Finalmente avete fatto gioco di squadra e siamo riusciti a pareggiare. Purtroppo, Thomas sarà ancora più inferocito di prima e dovrò stargli addosso, quindi non vi sarò molto di aiuto in attacco. Harry, confido in te. - disse Jake.
Ebbi l'impressione che Jake non sarebbe bastato per tenere a bada Thomas, in quel momento più che mai assetato di vittoria.
I fatti confermarono le mie ipotesi: Thomas mi guardava in continuazione e cercava di eludere Jake per venire a disturbare me.
Io tentai di fare da spalla a Harry e mi trovai nuovamente a dover affrontare John. Arthur stava addosso a Harry per rubargli la palla.
Dovevo distrarre Arthur, così Harry sarebbe potuto scattare avanti e tirare direttamente in porta.
- Arthur! - lo chiamai, senza riflettere.
Non avevo idee migliori in quell'istante cruciale.
Fortunatamente, funzionò. La mia voce catturò la sua attenzione e mi cercò con lo sguardo, perplesso.
Quel breve lasso di tempo fornì a Harry il vantaggio necessario e riuscì a fare goal.
- Che zoccola! - urlò Arthur.
Non avevo presente il significato della parola, ma sembrava un insulto. E, a giudicare dalla reazione di Jake, anche piuttosto pesante.
- Zoccola sarà tua sorella! Cosa la insulti, per una volta che ha fatto la cosa giusta! - urlò difatti, in risposta.
- Non ho una sorella, coglione.
- Lo so. Ringrazia che non ho insultato tua madre. Quella ce l'hai di sicuro.
Arthur stava per lanciarsi addosso a Jake e picchiarlo, ma Harry fu più veloce e lo trattenne bloccandogli le braccia.
- Stiamo giocando, stai calmo. - gli disse.
Calmato Arthur, la partita proseguì senza altri goal quasi fino alla fine.
Jake e Andreas marcarono strettamente Thomas e Harley, di modo che fossimo sempre io e Harry a guidare l'azione, in contrapposizione a John e Arthur nel campo avversario.
Ad un certo punto, Thomas riuscì a scansare Jake e corse verso di me, che stavo per passare la palla a Harry.
Ero affaticata, per niente abituata a correre così tanto e mantenere alta la concentrazione su un oggetto mobile come la palla.
Thomas tirò un calcio che mi avrebbe rotto la caviglia, se Jake non avesse messo la palla in mezzo e non mi avesse spinta via, facendomi cadere.
Il boato che produsse il contatto fu spaventoso.
Guardai Thomas con infinita delusione, ma lui approfittò dell'azione ancora in svolgimento per distogliere lo sguardo.
Come poteva confondere una semplice partita di calcio con la realtà? Se non fosse stato per Jake, avrei riscosso danni seri e forse permanenti.
Quel ragazzo aveva dei grossi problemi.
Harley parve accorgersi del mio stato d'animo, dato che ero rimasta ferma per terra.
Non avrebbe fatto in tempo ad accorrere in aiuto a Thomas, perché Jake e Harry si erano già assicurati di arrivare in porta e segnare.
Mi porse la mano.
Titubante, la presi e lui mi aiutò a sollevarmi.
- Grazie. - sussurrai.
- Thomas ha il vizio di farsi prendere dalla competizione. Non te la prendere.
- Il suo vizio mi avrebbe rotto una caviglia. - osservai.
Harley riconobbe che avevo ragione, ma non lo disse.
Il fischio di fine partita suonò lontano alle mie orecchie.
Fissavo Thomas.
Non potevo credere di aver messo a repentaglio la salute della mia caviglia a causa di quel bulletto sbruffone.
Mi accorsi di essere sola, ferma e impalata, solo quando Jake mi venne vicino.
- Stai progettando di uccidere Thomas? - scherzò.
Ruotai il capo nella sua direzione.
- Non guardarmi così, fai paura. Non voglio morire giovane.
Cessai di incutergli terrore e addolcii lo sguardo.
- E quando vorresti morire? Sentiamo. - sorrisi.
Si spostò dietro di me, mi abbracciò interamente la vita e poggiò il mento sulla mia spalla.
- Non lo so... Abbastanza vecchio da veder crescere i miei nipoti, credo. - confessò.
- Quindi tu pensi di trovare una poveretta da condannare a sopportarti talmente a lungo da sposarti e darti anche dei figli? - ridacchiai.
Lui mi strinse più forte.
- Non ridere, Saint. La poveretta potrebbe dirsi addirittura fortunata.
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Mi sono divertita un sacco a scrivere questo capitolo, perciò spero abbia fatto piacere anche a voi.
Non ho ancora guardato tutte le notifiche perché sto studiando tantissimo e ieri non ce l'ho fatta a pubblicare, quindi lo faccio adesso al fly. Torno alla mia filosofia adesso...
Love you 🌹
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