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14.SOULMATE

Il viaggio di ritorno si rivela più breve di quanto pensassi e dopo pochi minuti sono già a casa. Come pensavo non c'è nessuno, probabilmente mia madre sarà a lavorare o a passare il pomeriggio con la sua nuova fiamma..quell'uomo non mi convince, so che in teoria è normale partire a giudicare prevenuti verso qualcuno di estraneo ma, da quando l'ho visto per la prima volta, il mio sesto senso non ha smesso un attimo di tormentarmi e influenzare le mie aspettative su Gary. Lancio con foga lo zaino in un angolino remoto dell'antibagno e mi tolgo le scarpe, mi sistemo i capelli in una coda alta che lascia qualche ciocca libera e inizio a prepararmi il pranzo. Preparo una delle poche cose che riesco a cucinare con successo: pasta al sugo. Metto su l'acqua a bollire e aspetto, dopo qualche minuto è pronta. Butto la pasta e nel frattempo che cuoce corro al piano di sopra per darmi una sistemata; mi spoglio rimanendo in intimo e apro l'armadio, anche se in teoria non dovrebbe inportarmi di come mi troverà Ryan scelgo accuratamente ciò che metterò. Indosso un paio di leggyns neri e una maglietta rosa fluo. Mi sento un evidenziatore ma okay, mi sistemo appena il trucco e scendo al piano inferiore per constatare se il mio "capolavoro" sia pronto. prestando attenzione a non ustionarmi come al solito mi porto un maccherone alle labbra e ci soffio sopra per prevenzione dopo aver constatato fieramente che è cotta quanto basta, la scolo e la condisco con il sugo precotto. mi siedo a tavola da sola e comincio a mangiare. La mia mente inizia a colmarsi di pensieri e rimpianti, ad esempio il rimpianto di aver chiamato Ryan quella dannata sera a quelle dannatissime tre di notte, o il rimpianto di essere andata a quella stupida festa che ha portato le mie aspettative al culmine per poi scaraventarle nel sottosuolo delle delusioni quotidiane. I miei pensieri si trasferiscono a mio padre, colui che non vedo da precisamente sei mesi e quattro giorni, dopo aver tradito mia madre se l'è data a gambe e non si è fatto più vedere. Ma personalmente è stato un bene per lei, non facevano che litigare e urlarsi contro fino a perdere la voce; mia madre non smetteva di piangere e lui la tradiva in continuazione...è stato un bene si..ma nessuno si è mai chiesto cosa ne pensassi io, ora mia madre si è rifatta una vita sentimentale e io? Io sono qui a piangere per un padre perso e un ragazzo che se n'è andato. Tutto questo pessimismo mi sta distruggendo, non mi accorgo nemmeno dei lacrimoni che stanno sgorgando dai miei occhi, uno di loro finisce sulla mia pasta e gli altri lo seguono senza sosta. Ecco cosa mi ha portato fidarmi delle promesse di due uomini: a piangere su un piatto di pasta rinchiusa nella mia solitudine senza più speranze, senza più aspettative a cui aggrapparmi. I singhiozzi prendono il sopravvento e vorrei solo far uscire tutta questa sofferenza in qualche modo, mi alzo di scatto e le mie gambe mi portano involontariamente verso il bagno. Mi accascio davanti al water e Inzio a vomitare sperando di espellere qualsiasi cosa mi stia tormentando senza sosta, dopo alcuni conati la gola inizia a bruciarmi e mi impongo di fermarmi. Ancora uno solo mi suggerisce il mio subconscio, le lacrime si mescolano ai conati, devo sembrare patetica. Dopo aver finito tiro lo sciacquone e mi sciacquo la faccia ovviamente il trucco decente che eri riuscita a ottenere si è letteralmente dissolto mi rimprovero, ora come ora non potrebbe fregarmene di meno. Butto il resto della pasta avanzata e mi sdraio sul divano cercando di prendere sonno. Senza nemmeno farlo apposta il suono del citofono fra breccia e distrugge quella barriera che si era imposta fra me e il resto del mondo chiamato comunemente "dormiveglia". Mi alzo non volente dal divano e vado ad aprire a chi mi ha disturbata
-si?- Chiedo
- sono io- sento la voce familiare di Ryan e scendo le scale per andare ad aprirgli il cancello
-ciao- lo saluto con gli occhi bassi, senza preavviso mi trascina fra le sue braccia circondandomi per non lasciarmi andare. No. non può farlo..

POV'S Ryan

-ciao-
mi saluta tenendo gli occhi fissi verso l'asfalto, non ce la faccio più devo avere anche solo un piccolo contatto con lei. Senza pensarci l'afferro immediatamente per il braccio e la conduco verso di me, la circondo con le mie braccia per non permetterle di andarsene. Nel momento in cui i nostri corpi si scontrano ritorno a respirare, mi è mancata così tanto dio. Cerca di opporsi e mi respinge delicatamente senza guardarmi in faccia
-Ryan...- mi supplica,
-scusami..- le dico, lei non risponde e mi conduce in silenzio all'interno di casa sua. Ci sono entrato relativamente poche volte ma sono bastate a cogliere ogni dettaglio

Flashback
-mamma lui è Ryan- mi presenta alla donna difronte a me con un sorriso sgargiante
-piacere Ryan- mi dice porgendomi la mano sorridente
-piacere mio- dico nervoso, non ho smesso di sudare da quando sono entrato in questa casa e non capisco il perché..insomma dovevamo solo prendere una fottuta giacca e invece tutto questo sembra essersi trasformato in una richiesta di matrimonio, ma quando vedo il sorriso dipinto sul suo viso i pensieri negativi spariscono. Mi guardo intorno, mi piace questa casa le pareti intonacate color crema "riscaldano" l'ambiente e l'aspetto moderno la rende perfetta. Appena prende la giacca salutiamo sua madre e usciamo..
-allora?- mi chiede
-allora cosa?- domando a mia volta
-come ti sembra?- di norma non dovrebbe farla a sua madre questa domanda?
-non lo so le ho solo stretto la mano Chiara e poi non vedo che importanza possa avere- il sorriso che pochi secondi fa padroneggiava sul suo volto sparisce immediatamente lasciando posto alla delusione, non ce la faccio proprio a filtrare le parole dal cervello alla bocca.
-okay- dice sconsolata cambiando direzione, la seguo immediatamente afferrandole un polso, la faccio voltare verso di me e le strappo un bacio a fior di labbra
-scusami sono un coglione- confesso,
-si lo sei- ammette con un filo di voce -ma ti amo così-
cos'ha detto? Mi..ama? No non può essere, non può averlo detto veramente. In risposta alla sua confessione le cingo i fianchi con le mani e faccio scivolare lentamente una mano sulla guancia accarezzandola delicatamente col pollice, sorride. Sorride. Okay perfetto.
Non ho fatto totalmente un disastro, devo solo non farglielo scoprire. Posso tenerlo nascosto.

-vado a prenderti la felpa- mi avvisa salendo al piano di sopra, senza chiedere il permesso mi siedo sul divano e aspetto. Aspetto. Dopo cinque minuti che sto aspettando mi spazientisco e mi dirigo verso il piano superiore, salgo le scale ed entro nella prima camera che mi capita a tiro ma ovviamente lei non c'è, vedo una porta chiusa e busso
-chiara- la chiamo, non ricevendo alcuna risposta
-ci sei?- chiedo nuovamente
-si scusami..entra pure- mi dice, apro la porta e la trovo appoggiata alla testata del letto con le mani sul viso, corro nella sua direzione
- ei, cos'hai?- chiedo preoccupato
-niente, sto bene scusami- mi risponde guardandomi finalmente negli occhi, posso vedere con certezza che è molto più pallida dell'ultima volta che l'ho vista e per un cambiamento così improvviso non riesco a capacitarmi la prendo per mano e l'aiuto ad alzarsi, lei mi porge la felpa e ritorniamo al piano di sotto
-vuoi qualcosa?- mi chiede gentile come al solito, se voglio sistemare le cose devo restare il più possibile.
-si grazie un caffè- mi guarda storto
-per favore- mi correggo, soddisfatta inizia a prepararlo e io non smetto di guardarla.
-vuoi una mano?- le chiedo
-no grazie- ammette, dopo qualche minuto il caffè è pronto, mentre lo sorseggio non smetto di fissarla, lei cerca di distogliere lo sguardo ma sa perfettamente come so io che non riuscirà a resistere, infatti come previsto il suo sguardo si sposta sul mio
-non puoi fare così- dice tristemente - cosa sto facendo?- non risponde, ammicco un sorriso senza smetterla di guardarla
-e non puoi fare nemmeno così- mi rimprovera.
- ho bisogno di te- prima che possa finire la frase i suoi occhi si sgranano e si impiantano sui miei
-non ti sembra di averlo capito un po tardi?-
-si, ma l'ho capito è questo che conta- cerco di spiegare. Le prendo le mani fra le mie
-lasciami dimostrare che posso renderti felice per davvero, basta stronzate ho chiuso con i giochetti che prima facevo-
mi guarda di sottecchi incerta e posso sentirle le sue mani tremare tra le mie.

POV'S Chiara

Mi prende le mani fra le sue e ho un sussulto
-lasciami dimostrare che posso renderti felice per davvero, basta stronzate ho chiuso con i giochetti che prima facevo- tengo lo sguardo fisso verso il basso guardandolo di sottecchi, sto tremando e spero vivamente che non se ne accorga.
-non voglio più soffrire Ryan..non più ti prego- ammetto esausta, lo voglio. Voglio questo ragazzo come non ho mai voluto nessun'altro in vita mia, ma per tutto questo tempo ho dovuto patire e patire standogli appresso...forse è cambiato veramente, forse questa potrebbe essere la volta buona mi suggerisce il mio buon senso che tanto buono non mi sembra.
-non ricapiterà, non voglio perderti un'altra volta- ammette, guardandolo negli occhi posso vedere la sincerità che traspare e non posso più resostergli, ammicco un sorriso debole ma pieno di felicità e lui se ne rende subito conto. Si alza di scatto e un brivido di paura mi attraversa la schiena, ma subito dopo lo vedo inginocchiarsi davanti a me e prendermi la mano
-Chiara Townson, vorresti darmi l'immenso privilegio di poterti considerare la mia ragazza?-
Un sorriso inaspettato si scaglia sulle mie labbra è fatta mi canzona il mio subconscio
- ma tutto questo romanticismo?- chiedo sorpresa
-solo per te.- afferma
-solo per me- ripeto per convincere più me stessa che lui.

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