•|Tra bene e male|•12
*Piccola nota introduttiva: tecnicamente All Might ha posseduto il suo quirk per 40 anni quindi dovrebbe avere tra i 53 e i 56 anni, se non di più, ma in realtà in questa storia ho deciso, per motivi pratici, di cambiare la sua età e quella di altri personaggi. Lui ha circa 35 anni, Inko invece è più giovane, così come gli altri genitori. Questo è dovuto al fatto che ci troviamo in una omegaverse e solitamente il concepimento, in questo tipo di realtà, avviene presto, con una media di 20 anni, tra quelli che aspettano di finire gli studi e quelli che invece lo fanno durante le superiori.*
Sono talmente tanto affaticata da non aver altra scelta che fermarmi, con un sospiro frustrato mi accomodo su una roccia al lato del sentiero sterrato che stavo percorrendo tanto ostinatamente e mi godo il silenzio armonioso, spezzato solo dai deliziosi rumori creati dalla rigogliosa natura incontaminata che mi circonda, in un abbraccio piacevole che mi spinge a rilassare le spalle tese, tuttavia mi rifiuto di lamentarmi per l'indolenzimento mentre massaggio le piante dei miei poveri piedi. Punto lo sguardo dinnanzi a me e sorrido dolcemente, questo tipo di panorama è meraviglioso, non ha alcuna importanza quante volte riesca a perdermici, le nuvole candide danzano attorno agli alti picchi che si possono tranquillamente scorgere da questo punto, sembrano dei lunghi veli di seta che accarezzano le sensuali figure di bellissime danzatrici, rivestite dal verde smeraldino delle chiome degli alberi che, come un rispettoso manto, celano i segreti di luoghi naturali, inaccessibili ma non ho tempo di distinguere il canto gioviale delle varie specie di volatili che popolano la zona, neppure ho il lusso di dilungarmi nell'individuare i vari animali che zampettano qua e là, purtroppo sono costretta a rimettermi in marcia dopo qualche istante.
«Questo mondo sarebbe meraviglioso se non fosse tanto internamente corroso dal male che, come un veleno incurabile, ha attaccato le sue radici nell'animo umano...» mi rimetto in piedi lasciando che il gelido vento di montagna faccia muovere la morbida veste nera che fascia le mie femminili curve ignote ad altri che a me e mio fratello, mischiandosi con la mia chioma sciolta di un vibrante verde che accarezza il mio viso lentigginoso, poi riprendo il mio percorso per giungere alla mia isolata residenza in questo paradiso. Proseguo lentamente canticchiando un motivetto che ho inventato con il mio gemello molto tempo fa, suoni leggiadri ed armoniosi carichi di dolorosi ricordi che eccheggiano in queste alture, colmando il mio cuore in pena di un dolce calore che mi accarezza, come la pesante mano tua che ormai non potrà più scacciare le mie lacrime, mio amato fratello. Scuoto la testa, la mia disperazione è ormai tanta che ho cominciato ad impostare dei dialoghi nella mia mente che ti vedono come mio interlocutore, sorrido appena nell'immaginarmi la tua reazione scioccata se avessi sentito una cosa del genre, so che mi avresti dato della psicopatica in modo scherzoso ma sai, il dolore gioca brutti scherzi nell'animo di persone come noi.
La mia folta coda smeraldina segue la mia regolare andatura, ignorando quelle piccole palle di pelo batuffolose che hanno preso a seguirmi, ignoro il loro adorabile saltellare nel tentativo di seguirmi ed attirare la mia attenzione, presa in un mare tempestoso che non si sarebbe acquietato per quella giornata, indurisco il mio viso gentile quanto il tuo e trattengo le piccole gocce di sconforto che vorrebbero abbandonare i miei occhi, non voglio piangere ancora nonostante siano passati numerosi anni dal tuo eroico sacrificio, ti ho promesso che non sarei scivolata nel rimpianto eppure non sono capace di tirarmi fuori da questa pietosa situazione e cosa posso fare se non chiederti perdono? Un singhiozzo involontario sfiora le mie labbra tremanti, scuoto la testa vigorosamente imponendomi di combattere questo male che mi pervade le membra, devo essere forte come tu lo sei sempre stato e come m'hai insegnato ad essere, abbandonadomi alla mia natura mi trasformo in un lupo verde, sono grossa in questa forma ma non eccessivamente e corro disperatamente fino a raggiungere il picco sempre innevato del vulcano più alto del paese: il monte Fuji. Spero che potrai mai perdonarmi per quello che il mi egoismo rischia di causare, se mai arriverà il giorno nel quale i tuoi meravigliosi occhi, tanto simili ai miei, si apriranno una volta ancora per sorridere come erano soliti al sereno cielo sopra le nostre teste, fratello mio, sono pessima e me ne rendo conto mentre balzo velocemente lungo il sentiero nascosto fra la folta vegetazione, che funge da riparo per me e la famiglia che spero di poter tenere al sicuro, so che dovrei comportarmi in modo diverso e adottare quella trasparenza che è sempre stata tua, però non voglio perdere ancora qualcuno d'importante, per ora, posso solo essere ipocrita e pregare gli dei che nulla accada, anche se è già ben chiaro che la sua follia non si placherà.
Mi trasformo nuovamente, lasciando che la mia figura torni al suo umano aspetto mentre avanzo nella spaccatura sul lato del vulcano, si tratta di una piccola caverna creata in maniera superficiale dal materiale fuoriuscito dalla bocca del monte, dunque non è una zona pericolosa dove prendere momentaneo alloggio, ancora una volta prendo un profondo respiro e pongo sul mio viso pallido il sorriso più tranquillo di cui le mie labbra consumate siano capaci, per poi raggiungere la mia meta, stringendo fra le dita alcuni animali che ho cacciato rincasando, mi calmo parzialmente solo quando scorgo, illuminata dallo scoppiettio del fuoco, la figura esile del mio compagno, il quale scruta con gli occhi azzurri le nostre due bambine dormire pacificamente, con le manine intrecciate in una visione che non può che addolcire il mio animo indurito. Mi trascino fino all'alpha, abbandono le carcasse vicino al legno, in un angolo della nostra provvisoria sistemazione, poi scivolo stremata fra le sue braccia, le quali mi afferrano con prontezza nonostante abbiano ormai perso la forza possente che le caratterizzava in origine e tristemente non è lo scorrere del tempo ad aver danneggiato tanto il suo fisico, ma parte dell'oscuro seme che ha ormai infilato le sue putride radici in questo mondo, pensiero che mi porta a sospirare, accarezzando con lenta indecisione la profonda cicatrice che svetta nella parte alta del suo busto, lascito di un pericolosissimo intervento che gli ha salvato la vita, ma con il prezzo della sua lontana prestanza.
La sua voce gentile abbandona le sue labbra sottili come un delicato spiffero di vento, nella chiara intenzione di non destare i nostri cuccioli, i quali riposano beati a qualche passo da noi: «Hikaru, lo sai che ti amo profondamente e ho piena fiducia in te. Sei la mia compagna, la madre dei miei cuccioli e quella persona alla quale ho sempre saputo di poter dire ogni cosa... tuttavia sento una forte apprensione nel tuo cuore, una guerra combattuta fra due fonti ed ora siamo stati costretti a rifugiarci qui, come se tu voglia disperatamente celare la nostra esistenza, puoi dirmi cosa sta succedendo?» il suo profilo affilato splende nella penombra dell grotta, io affondo le dita contro le sue spalle, respiro una grossa boccata d'aria e rispondo: «Toshinori, lo sai bene che non farei qualcosa del genere se non temessi l'avvento di qualcosa di catastrofico, so di potermi fidare di te, che non faresti mai nulla per venire contro la tua famiglia o per metterci in pericolo, ma comunque non posso davvero parlarti della situazione, è una promessa che ho fatto molto tempo fa con i miei fratelli, anche se non so se mi stia comportando nel modo corretto, forse sto facendo tutto l'opposto, sto solo cercando di proteggere la famiglia che ho con te e quello che mi resta del passato felice» rivelo appena accarezzando dolcemente la sua guancia, posso scorgere con chiarezza l'inquietudine che percorre il suo meraviglioso sguardo e sospiro, non vuole arrendersi e percepisco un certo senso d'inutilità farsi spazio in lui, con dei feromoni amari, i quali si placano sopraffatti dalla dolcezza dei miei, nel tentativo non solo di evitare che quelle due piccole pesti si sveglino in lacrime, ma anche di portare un poco di conforto in lui.
«Caro ascoltami, rimpiangere i vecchi giorni di gloria, quando ancora eri il simbolo della pace e potevi combattere con fervore, non poterà ad altro che dolore nel tuo animo. So che hai da lungo tempo accettato che non avresti più potuto essere ciò che eri prima del fatale scontro con quel terrificante villain, ma che temi che il tuo attuale essere indifeso sia cagione della mia scelta, che altrimenti non avrei compiuto, eppure non potresti essere più distante dalla verità. C'è qualcuno che si sta muovendo nelle ombre che incombono in questo mondo, da anni sta cercando e ricercando un'opportunità di colpire, di coronare dei folli piani e temo che ora veda i tempi maturi per cominciare qualche folle piano che non dovrebbe esistere, ma ne io e neppure tu al massimo della tua forza potremmo fare qualche cosa, dopotutto nemmeno il mio amato fratello maggiore è riuscito a fermare la ferocia che si è impossessata di lui, ma non è davvero cattivo, non ha potuto sopportare quanto gli è accaduto scivolado nella pazzia...» mi guarda stranito, si pizzica il ponte del naso e chiede: «Tu lo conosci?» scuoto la testa facendo segno di negazione, sento il cuore bruciare nel petto e un senso di angoscia chiudermi lo stomaco ma tento di non cedere allo sgomento, porto una mano all'altezza del muscolo vitale, con il viso corrugato e qualche goccia di sudore che scivola lungo le mie tempie: «So solo quello che mi disse mio fratello prima di affrontarlo, assicurando che la sua compagna ed il suo cucciolo fossero in buone mani» dico faticosamente, graffiando impercettibilmente il terreno sotto ai miei piedi. Perdonami, questa è la strada che ho scelto, fratello, non ho potuto fare nulla all'epoca e non posso fare alcunché ora che sono cresciuta, che mi sono fatta donna e ho scoperto chi siamo, quali sono le caratteristiche di quelli come noi e quanto brutale voglia essere il destino per i nostri cari, scusa la mia debole indole che mi spinge a credere che possa esistere un modo per risvegliare il tuo cuore dallo stato comatoso nel quale è scivolato.
Lui annuisce dubbioso, sono certa che in tutti questi anni di conoscenza abbia imparato a comprendermi perfettamente, questo significa che ha quasi certamente scandito quella patina d'incertezza che è calata sulla mia voce nel narrargli quello che ho creduto egli avrebbe dovuto sapere, non di più e non di meno, anche se ho tralasciato alcuni particolari, i quali però non posso permettermi di divulgare neppure a me stessa, cercando in un futile discorso con qualcuno che non può rispondermi, un poco di conforto e di certezza in più nel seguire con il malo percorso che i miei piedi m'hanno portato ad intraprendere, lasciandomi in bilico su un ponte rovinato, marcito. Sono sono solo che avanzaro lentamente, con quanta più ponderazione possibile per evitare di cadere nel ripido fiume oscuro che mi accompagna, un solo passo falso e la mia vita brucerà, il mio cuore, come il tuo, terminerà nella disperazione più assoluta e allora non avrò fatto nulla, i miei sacrifici saranno stati come cenere dispersa al vento e questo non posso proprio permettermelo, spero che potrai capire, ma so già che non lo farai, perché questa vita non è indulgente e non perdona le meschine creature egoiste che lottano per loro, senza sbilanciarsi, che sia per il bene o per il male. Io mi limito a dedicargli un debole cenno del capo per poi fare qualche passo verso l'uscita, sentendomi quasi intrappolata in quel luogo, quando l'unica causa della mia ansia è il mio comportamento e si, so bene che le scelte che sto compiendo sono estremamente ipocrite, eppure non riesco a scorgere altre vie.
«Dove stai andando?» mi chiede il mio compagno con una sfumatura mal celata di preoccupazione nella voce calda, sussurrata con rinnovato contegno mentre con le dita ossute accarezza i volti arrossati delle cucciole, le quali in risposta arricciano i loro minuti nasini, spingendosi inconsciamente verso la fonte del familiare odore, sorrido leggermente rispondendo: «Non preoccuparti, vado solo a farmi un bagno, ho sudato molto nel raggiungere questo posto, dunque spero che un po' d'acqua fredda possa rilassarmi, ci metterò qualche minuto al massimo, va bene?» annuisce puntando le sue gemme blu nelle mie, per poi ricordarmi con tono ammonitore: «Non stare via troppo tempo, sai che si agitano se non sentono entrambi i nostri odori, purtroppo abbiamo dovuto vivere separati per un po' e non credo che questo abbia fatto bene alle cucciole» «Lo so bene, ma non avevamo altra scelta, se quel pazzo avesse scoperto di noi avrebbe tentato di usarci contro di te, ci avrebbe sicuramente fatto del male, o almeno avrebbe potuto provarci» «Già... a volte mi chiedo se io non sia stato un pessimo genitore» sospiro leggermente, ecco che tornano le numerose insicurezze dell'uomo che ho deciso di amare per tutta la mia vita, torno al suo fianco per poi passare le dita accaldate fra la sua chioma dorata, accarezzo la sua cute con mosse delicate e lente, in un muto conforto al quale decido di dar voce dicendo: «Caro, non crucciarti in questo modo per quello che è già successo, non sei stato un pessimo genitore, anzi, hai fatti molti sacrifici per tenere tutti all'oscuro della nostra esistenza, so anche quanto deve esserti costato allontanarti dal tuo successore in una situazione che sembra tanto critica per lui. Sei un uomo fantastico, tale sei stato nel tuo ruolo da simbolo della pace e sono ben certa che sarai più che perfetto come padre, abbi un poco più di fiducia in te, anche perché dovresti sapere che se avessi pensato che non ne fossi stato capace non ti avrei mai permesso neppure di vederle» mi stringe leggermente la vita, pressando la fronte rilassata contro il mio bacino, poi con uno slancio di entusiasmo fa ricadere le braccia accanto al suo busto, mi rivolge un enorme sorriso che fa alzare i suoi zigomi prominenti e arricciare gli occhi ridenri, mentre mi spinge verso l'uscita, pregandomi di far presto che se continuo a dargli corda finirò per non fare mai questo bagno, così ridacchiando m'infilo nel primo rivolo che incontro.
Mi godo la carezza gelida dell'acqua che quasi avesse inteso chi sia con essa entrata in contatto, pare improvvisamente farsi maligna, più impetuosa contro la mia pelle chiara, quasi dolorosamente con la forte corrente che prende a strusciare contro il mio corpo esausto, che neppure madre natura approvi la mia scelta? Che questa non sia altro che la dimostrazione di quanto tu sia deluso, scontento delle azioni che mi appresto, incerta, a compiere, fratello? Non sono una sciocca sprovveduta, sono cosciente del fatto che cercando di ottenere due cose che sono su un piano opposto, rischio di non raggiungerne nessuna ma, al contrario, ho anche la possibilità di perdere ache altro, eppure sono debole nel mio animo, non il ho il cuore di voltare le spalle a nessuna delle due direzioni, spero solo di non aver esagerato nel valutare la situazione e d'essere capace di gestire tutto quello che verrà, anche se quello che ho scoperto mi preoccupa estremamente, sai, tu sei sempre stato l'incarnazione della cordiale gentilezza e persino quando hai rischiato di veder perire la tua unica e sola compagna hai provato a dare al mondo un'altra possibilità, con un dialogo che t'ha provocato di ritrovarti nel tuo attuale stato, ma dubito che il tuo cucciolo abbia da te o dalla cara donna che hai reso tua compagna di vita, eredita questo tratto e temo che purtroppo sarà impossibile vedere il sangue essere versato su questa terra, ma a quel punto cosa farò? Sarò chiamata a compiere una scelta?
Ho fatto di tutto per evitarlo, ho cercato in ogni modo di distanziare il nostro mondo da quello dei comuni alpha ed omega ma è stato tutto inutile, ferite profonde come quella lasciata dal nostro passato non svaniranno mai, si sono radicate nella realtà come ultimo disperato tentativo di una nociva pazzia che ora sta sbocciando, nonostante quanto duramente io abbia lavorato, accarezzo con le dita la superfice dell'acqua osservando il cielo diventare sempre più freddo, esco dall'acqua e sospiro per l'ennesima volta nel giro di poche ore, mi libero il più possibile delle gocce che si sono aggrappate alle mie membra infreddolite, ho bisogno di conforto ora, cosa che mi porta a stringere il mio stesso busto con disperazione. Se solo tu fossi ancora qui io non dovrei affrontare tutto questo da sola, non dovrei temere quel giorno nel quale forse mi toccherà di decidere quale promessa rompere, quali vite perdere, nonostante io non voglia essere artefice di tale futuro, temo che qualcuno sarà costretto a morire e questo mi distrugge nel profondo.
Rientro, trovando Toshinori ad attendermi con un asciugamano e degli abiti con i quali mi fascia gentilmente, poi ci distendiamo attorno alle culle delle nostre due cucciolotte, ascoltando silenziosamente l'intenso scrosciare della pioggia all'estreno, che il cielo stia piangendo per me, per te fratello, per lui o forse per tutti noi che viviamo sotto questo cielo? Mi distraggo velocemente quando dei piccoli schiamazzi attirano la mia attenzione, le due, quasi fossero una soltanto, si destano contemporaneamente mostrando due occhi di un verde vivido, allungano le loro manine verso di noi con qualche lacrima di capriccio che riga le loro guanciotte paffute, con le boccucce poco definite intente a cercare un modo di attirare i nostri sguardi, come se non avessero idea del fatto che le nostre vite girino attorno a loro, sorridiamo entrambi come due idioti, sono così piccole ed adorabili che non riusciamo a credere siano nate dalla nostra unione, le prendiamo fra le nostre braccia e strusciamo i nostri nasi contro di loro, poi lasciamo che si calmino nel percepire entrambi i nostri feromoni, ora sanno che la loro madre ed il loro padre sono entrambi attorno a loro, che se ne prendono cura ed ecco che delle piccole risate dolci si disperdono nell'aria, scaldata dallo scoppiettare del fuoco.
«Guardale, hanno i tuoi occhi Hikaru» io annuisco quasi commossa sussurrando: «Si tratta di una caratteristica di famiglia» lui mi rivolge un caldo sorriso, rubandomi un tenero bacio che mi rincuora dal pensare alla mia situazione familiare, distraendomi e riportando tutta la mia attenzione alle due adorabili bimbe che sono ormai fra le mie braccia, desiderose d'essere allattate, con le mani del loro padre che le accarezza di tanto in tanto, permettendo loro di percepire la sua vicinanza, hanno quasi un anno, sono ancora molto piccole, eppure paiono essere rimaste segnate dalla lunga permanenza lontane dal genitore, tanto che se non lo avvertono vicino cominciano a piangere disperate, temendo, forse, d'essere abbandonate.
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