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•|Ti chiamo, ti cerco, ma tu non ci sei|•8

Voglio rincorrerti per prenderti a schiaffi, tuttavia il mio corpo non si muove e appena sparisci dal mio campo visivo sento le mie ginocchia traballare, poco stabili, queste cedono sotto il peso del mio corpo muscoloso, con i presenti che mi scrutano silenziosamente, malcelando i loro sguardi torbidi di giudizio verso di me, ma appannati da un manto evidente di pura preoccupazione, tutte cose che mi accingo ad ignorare. A dire il vero so che hai ragione, sono stato uno sciocco a non preoccuparmi di quello che sarebbe potuto succedere d'ora in avanti, ma cerca d'esser comprensivo con me, è tutto nuovo e non sono abituato al mio omega che prega bisognoso di sentirsi dominato dal tuo alpha, una strana ansia mi avvolge improvvisamente al pensiero che non avrei potuto averti accanto a me per un intero mese, ho paura, non posso negarlo, non riuscirò a starti lontano, mi si chiude lo stomaco, si contorce su se stesso e un leggero fastidio che non noto comincia a diffondersi lungo le mie membra.
Non rivolgo la mia attenzione a nessuno, mi alzo in fretta e comincio a correre a perdi fiato nel vano tentativo di raggiungerti, non abbandonarmi a causa della mia stoltezza, ti prego, non odiarmi per l'orgoglio che mi trascino dietro e dal quale non riesco a svincolarmi, lascia che ti mostri i progressi che ho fatto negli anni, qualsiasi cosa mi andrà bene ora, solo ti chiedo egoisticamente di non lasciarmi solo con il demone, il quale ha preso malignamente le sembianze el mio riflesso.
Senza te non posso trovare quella quiete necessaria perché io non crolli, dunque continuo a bisbigliare nella mia mente le quattro lettere del nomignolo che ti affibiai nella nostra infanzia e faccio i conti con il battito accertato, un po' per lo sforzo ed un poco per questa angoscia che mi divora come fiamme, ma tento di non scompormi troppo, solo che quando metto piede nei dormitori non avverto il tuo odore, tremo.Il mio stupido corpo non vuole ascoltarmi, sta reagendo in maniera preoccupante e neppure io riesco ad orientarmi nella valanga di sensazioni che mi stanno cadendo a dosso, ma che riconosco, deglutisco a fatica, ora che non mi sento protetto dalla tua vicinanza o dalla sicurezza che mi hai donato nel rimanermi incollato negli ultimi giorni, i ricordi sfumati, ma ancora terribilmente dolorosi dell'orrore subito tornano ad infestare la mia mente agitata. Dimmi, ti sei già stancato di me? Hai già compreso che sbaglio hai commesso nel legarti a qualcuno di malandato, degenere, che non ha avuto la sua prima volta con te, ma con dei soggetti che m'hanno ferito irreversibilmente, o forse ti sei solo preso gioco di me, come io ho osato fare in passato, dandomi la punzone che sicuramente merito? Non ho risposte a questi interrogativi, non posso pensarci ora, ho la necessità di incontrarti, sapere dove sei e magari, con difficoltà, riuscire a comunicarti il mio pentimento, suscitando la tua gentilezza che ti spingerà a farmi rifugiare fra le tue braccia.

Aizawa mi vede fermo nella sala comune e mi raggiunge con un sopracciglio alzato, mi scruta per un istante ma si astiene da ogni tipo di commento, odio quel modo che ha di raccogliere informazioni e di non formare velocemente un suo giudizio, ma ignoro ogni cosa quando mi chiede: «Il tuo odore è aspro, credo tu sia agitato, stai cercando Midoriya?» io annuisco spaesato, con lo stomaco stravolto che mi manda su dei coniati di vomito, i quali non abbandonano la mie labbra per miracolo, lui sospira, si pizzica il ponte del naso come a prevedere una qualche mia sfuriata, cosa che certamente non mi rassicura, che è successo? Te ne sei forse veramente andato? Mi hai abbandonato come tanto temo? No, non lo faresti mai, non sei il tipo da fare qualche cosa di meschino alle spalle altrui, me lo avresti detto piuttosto.
«É andato in Rut, è stato dunque spostato nei sotterranei e prima che tu possa chiedermelo, no, non puoi parlare con lui e neppure potrete comunicare in alcun modo, quest'ultima è stata una sua richiesta, teme che possa incentivarlo a liberarsi» dice distraendomi dalla mole terrificante di pensieri che bellicosamente stava prendendo il controllo della mia mente, io sbianco, tuttavia l'insegnante non sembra notarlo, dico che ho capito la situazione e salgo lentamente le scale dicendo d'essere stanco e di voler solamente riposare, ma la realtà è che finisco con il chiudermi a chiave terrorizzato, ebbro della tua fragranza che mi avvolge, dandomi una sorta di rifugio fragile che si disfa ancor prima che io abbia potuto trovarvi conforto. Eccola ritornare, quella pesante inquietudine che si è accoccolata sul mio petto, in un peso inconsistente che riesce però a schiacciarmi il torace, impedendomi di scostarmi dal tuo letto morbido, ma anche di respirare i lasciti del tuo odore, mi sento quasi un idiota nello sfregare il naso nel tuo cuscino. Dico che non è da me cercare la tua vicinanza dopo una lite tanto brusca, non è un qualcosa che mi appartiene eppure il mio cuore addolorato brama per questa punitiva illusione di sentirti al mio fianco. Sarà per il mio calore imminente? Per gli eventi traumatici che forse in me hanno lasciato tagli più profondi di quanto avessi preventivato o sarà per il fresco legame che ci siamo scambiati, del quale porto l'indelebile segno sul mio collo chiaro?
Non ne ho idea, non riesco a pensare lucidamente, ho l'ossessivo pensiero di te che non mostra alcun segno di volermi abbandonare. Sono inquieto e smanioso, il tempo scorre in modo divertente, distorto alla mia percezione in uno spettro che mi pare dalle eterne fattezze oppure, nell'accorgermi che il cielo s'è fatto nero, ho l'impressione che queste ore senza di te siano volate via con inusuale pesantezza; non ho mai smesso di desiderare di vederti comparire dalla porta, che sia con rabbia o con un sollievo che si adatta perfettamente al tuo viso marcato, ho bisogno della tua presenza, tanto che è doloroso per me compiere dei piccoli respiri, appena sufficenti per darmi l'ossigeno necessario per rimanere cosciente.
Dannazione, neppure nei peggiori momenti nei quale sono stato ferito brutalmente ho provato una pena tale da sentirmi moribondo, con ogni battito del mio cuore che duole quanto una pugnalata nelle più molli e sensibili delle mie carni, in un'agonia forse meritata ma che non riesco a sopportare nel sentirmi rifiutato da te, crudele mio boia, sai bene che la mia innata caparbietà m'impone di non infastidire nessuno, neppure me stesso con degli inutili lamenti per un po' di dolore, eppure ora non riesco a trattenere dei piccoli guaiti acuti che abbandonano le mie labbra.

Mi rannicchio su me stesso, con gli occhi che bruciano, abbracciando le mie ginocchia ansioso, sarò costretto a passare un mese in questo modo? Mi hai davvero condannato a tale disperazione solo per la mia incoscienza? Ti prego, non essere tanto duro con me, ti prometto che in futuro ti ascolterò sempre per queste cose, quando mi dirai di prendere i miei medicinali lo farò, ma ti supplico, lascia che io venga da te, oppure raggiungimi nella mia sofferenza. Mentre penso questo dei passi sgraziati calpestano il legno del corridoio, io speranzoso alzo la testa dal cuscino con uno scatto deciso, annuso l'aria ma non fiuto quel tuo meraviglioso odore muschiato, con note di menta e pino, solo qualcosa d'indistinto che non analizzo, non mi interessa se non si tratta di te ed ecco che ritorno ad abbandonare il capo contro il guanciale, con qualche lacrima che sgorga dalle mie gemme rubino, lasciandomi sconvolto dalla sensibilità che dimostro, ma poi mi dico che, probabilmente, il mio omega si è da poco risvegliato e una tale emotività dovrà pur essere normale quando il mio ciclo di calore è tanto vicino a cominciare, se potessi ora mi strapperei il muscolo vitale dl petto, tanto fitte sono le sensazioni di puro dolore che si disperdono per la mia pelle e ovunque i miei nervi possano giungere.

Un bussare energico contro la porta mi risveglia dal mio serrato riflettere, neppure mi degno di rispondere, sono quasi certo che la mia voce risulterebbe alterata in questo momento, tutto ciò che mi sento capace di poter provocare sono semplicemente dei lamentosi versi, gremiti di preoccupante sofferenza, sono troppo dominato dai dilaganti sentimenti che mi pervadono per curarmi dell'immagine di me che rimarrà a chiunque m'avesse cercato e sono tanto disastrato al momento, che mi ci vuole una manciata buona di minuti per riconoscere la voce di capelli di merda: «Bakubro, va tutto bene?» non rispondo, chissà quante volte avrà ripetuto questa domanda: «Ti prego, rispondi, siamo tutti preoccupati per te...» dovrei forse scusarmi, ma al momento non riesco proprio a curarmi d'altro che di me stesso e di te. Non so più nemmeno se il mio migliore amico mi stia parlando, ho troppo caldo per rendermi conto di quello che sta accadendo accanto a me, sono febbricitante e con le mani che tremano tento di liberarmi dalla maglietta che mi riveste il busto, sono in calore, ne sono sicuro perché senza preavviso avverto qualcosa di umido scivolare fuori dal mio antro, il quale prende improvvisamente a contrarsi e distendersi, avverto il tessuto dei miei boxer e pantaloni bagnarsi, dunque me ne sbarazzo infastidito dalla sensazione contro la pelle, ogni cosa che tocco pare essere abrasiva come carta vetrata, fatta accezione delle coperte in cotone che mi sorreggono, perdonami, sono incapace di placare i miei istintivi bisogni, perciò mi perdo nella libidine nella quale sono inciampato, ti chiamo con quei versi mielosi, bisognosi, tipici del mio secondo sesso e quasi sfioro le vette dell'orgasmo quando, con un rauco ringhio, possessivamente dominante, rispondi al mio lamento. Sono estasiato dal suono della tua voce, percependo un senso di leggerezza tale da farmi quasi perdere contatto con la realtà, mi hai rivolto tale suono e dunque questo significa che non mi hai abbandonato, che non mi hai ripudiato, voglio ascoltare di nuovo le vibrazioni che escono dalla tua gola, percepirti e rincuorarmi nella consapevolezza che non m'hai lasciato, che nessuno m'ha mentito e che tu sei veramente a poca distanza da me, inerme e debilitato che fremo all'idea d'esser posseduto da te, circondato dal tuo fantastico odore, che però il mio sta lentamente coprendo, ormai questa stanza sa troppo di me, troppo poco di te.

Arriccio il naso scontento, mi sento a disagio, impaurito se non ho nulla con il tuo odore attorno a me, dunque rotolo con fatica giù dal letto, ignorando il tonfo sordo che ho prodotto e mi trascino faticosamente verso il tuo armadio, mi approprio di alcune delle tue magliette ma non emanano un forte odore, non mi basta, ormai sono annebbiato dai miei istinti, non rifletto e se normalmente troverei disgustoso il recuperare i tuoi vestiti dal cesto della biancheria, ora disperato come sono, mi aggrappo ad essi felicemente.
Subito dopo ritorno ansante sino al morbido materasso, creando un nido* attorno al mio corpo nudo, tutto costruito con le lenzuola sporche, magliette e tutto quello che sono riuscito a trovare, mi rilasso istantaneamente, avvertendo un calore piacevole stringersi al mio corpo bollente, mi pare quasi d'esser abbracciato da te, cosa che mi fa scivolare lentamente in un sonno tormentato.

I giorni per me passano lentamente in questo modo, mentre ti chiamo disperatamente, ho bisogno dio di te, del mio alpha e tu mi rispondi, forse soffrendo quanto me, ciò si sussegue in un'estenuante routine che viene interrotta da un gruppo di dominanti che sta tentando di forzare la mia stanza, dannazione in questo stato non riuscirei a difendermi se dovessero riuscire ad entrare, ho paura, ti prego raggiungimi, proteggimi, non voglio che qualcuno diverso da te mi tocchi e piango tremante, con un doloroso blocco sul cuore che mi domando se tu riesci a percepire, dovrebbe essere possibile con il nostro legame e ne ho conferma quando un tuo minaccioso verso risale tutti piani che ci separano, poi dei tonfi sordi si odono fino alla mia stanza, accompagnati da dei passi veloci che terminano dinnanzi alla mia porta e la voce di Aizawa mi arriva alle orecchie in questo mio breve attimo di lucidità: «Bakugou, non è sicuro per te rimanere qui, dunque ti sposterò in un altro edificio isolat-» prima che potesse finire la frase riconosco dei passi provenire dal seminterrato, voglio illudermi che si tratti di te, concedimelo. Mi focalizzo su questo, annaspando accaldato, i miei feromoni s'intensificano senza il mio consenso, in un biologico bisogno di richiamarti a me, tu non fiati, eppure mi sembra di poter percepire chiaramente il tuo odore succulento farsi sempre più vicino, più forte, cosa che mi porta a gemere e chiamarti, raggiungimi, te ne prego, ho imparato la mia lezione, ho già sofferto abbastanza, consolami e confortami, strappa via lo spettro della paura che mi perseguita insistente da quando te ne sei andato quella mattina.

«Bakugou mi senti? Hai capito quello che ti ho spiegato?» lo ignoro «No, probabilmente no» ti chiamo ancora, allora sento quel calpestio che spero appartenerti farsi più rapido, finché la voce del nostro insegnante non pare morirgli in gola nel chiederti tu cosa ci faccia qui, sei perso negli istinti tanto quanto lo sono io, dunque rilasci un grugnito infastidito, sento le tue unghie graffiare la porta e mi lascio cadere un paio di volte nel mio frenetico correre per raggiungerti, sblocco la serratura, permettendoti di precipitarti dentro, poi blocchi di nuovo la parte lignea e subito dopo, con un ringhio più soffice, infili il naso nella ghiandola posta sotto al mio orecchio, io sospiro e mi aggrappo alle tue spalle, tremando come una foglia secca, scusami, non dovrei mostrarmi tanto debole, non dovrei obbligarti a correre lo sguardo su una scena tanto patetica, sulle mi lacrime che, come timidi torrenti, scivolano lungo le mie guance arrossate dal calore. Quasi avessi letto nel mio sguardo il mio sgomento, tu mi stringi, impedendomi di affogare ulteriormente nella mia fastidiosa emotività, la mia attenzione si rivolge velocemente ad altro, infatti posso sentire il tuo sesso duro contro la stoffa dei tuoi pantaloni, scontrarsi contro il mio turgido e gemo, mi baci e mi sciolgo, assuefatto al tuo sapore meraviglioso e alla sicurezza che mi trasmetti grazie alla tuo protettivo abbracciarmi. MI rifugio timidamente contro il tuo petto, godendomi le tue dita artigliate, un po' taglienti contro il mio corpo, che scorrono fra i campi dorati del mio cranio, domandandomi faticosamente cosa sia accaduto, cos'era tutta quella terribile paura che ho sentito e che tu, tramite il nostro legame, hai avvertito come tua.
Non voglio risponderti poiché me ne vergogno, eppure non mi lasci altra via che essere onesto, dunque, senza il coraggio di guardarti negli occhi, con le dita infilate nel tessuto rovinato della tua maglia, come a volerti impedire di allontanarti ancora, ti racconto di tutte quelle sensazioni inattese che m'hanno teso un agguato al quale non ero sicuramente preparato, ti parlo di come io abbia avuto paura d'esser abbandonato da te e come i terribili ricordi degli abusi subiti m'abbiano scosso più di quanto avrei pensato possibile, in fine ti chiedo perdono per la mia incoscienza, per quanto io possa essere deludente dinnanzi ai tuoi smeraldi brillanti, ormai quel bellissimo colore è quasi completamente obliterato dalla tua pupilla dilata, la quale con il suo nero profondissimo ha divorato la preziosa valle che tanto amo, ma non ha importanza dato che non credo d'essere in uno stato di molto differente da quello in cui mi appari. Sospiri fra le zanne allungate, non ti curi dei rivoli di sangue che, come petali scarlatti, abbandonano le tue labbra, sfilando in una casuale ma sensuale danza che si dilunga nel tuo collo teso, terminando con un elegante inchino fra le tue clavicole, nel piccolo solco che timidamente introduce i tuoi sodi pettorali, oh non hai idea di quanto stravolto abbia seguito tale seducente spettacolo...

Respiro piano, in un piccolo fremito quando infili la tua dentatura perfetta nel marchio che già mi hai scavato nel collo, io mi aggrappo alla tua maglietta, ancora di più, tanto che i miei artigli allungati graffiano leggermente la tua pelle, sono ebbro dei brividi elettrici che questo, il tuo morso, mi provoca, simile ma differente da quella prima volta, ora ti avverto più energico, meno considerevole e vengo inaspettatamente, sporcando il tuo busto con il frutto del mio corpo libidinoso che t'implora di strappargli ogni rimasuglio di questo desiderio asfissiante, ringhi contro il mio collo, i tuoi feromoni hanno avuto un picco tanto elevato che per un attimo m'è parso di volare, ma poi, dopo una contrazione piacevolmente insoddisfacente del mio addome, sono stato riportato alla realtà dal cupo ringhio che hai liberato con riluttanza nel dire: «Kacchan, non volevo farti male e avendo avvertito la ghiandola rompersi mi sono ritratto la prima volta, ma non l'avevo spezzata abbastanza da impedire ad altri alpha di percepire il tuo calore, perdonami» io mi stacco dal tuo corpo con quel briciolo di ragione al quale ancora mi aggrappo, ti osservo tra le lacrime che m'appannano la vista, ci impiego un po' per mettere a fuoco il tuo viso mesto, non mi piace che tu ti rabbui in questo modo, siamo entrambi inesperti e non siamo dei normali omega ed alpha che possono basarsi su conoscenze certe, siamo un qualche cosa che di molto differisce dalla norma e solo tramite sbagli, esperienze e qualche studio potremmo riscoprirci, per ora lasciamoci andare al momento che stringiamo fra le dita, come me, anche tu lascia da parte ogni cosa e amami, divorami con quelle infernali labbra che mi mostreranno un paradiso macchiato dal peccato, permettimi di cadere con te, in questo viaggio senza ritorno.
Ti afferro con decisione il viso, appoggio la mia bocca bollente contro la tua, faccio scivolare la mia lingua contro il sangue che ancora sgorga con qualche piccola goccia, ne assaporo il gusto ferroso in modo sensuale ed infine ti permetto di sottrarmi il controllo di questo focoso istante, mi inarco contro il tuo busto saldo nel percepire la tua presa forte, stringere il mio bacino ed ecco che comincia un vorticoso bacio di folle intensità, che mi fa sentire come Paolo e Francesca che, peccatori di lussuria, precipitarono nel girone infernale che li vede vorticare eternamente a causa della bufera punitiva e non credere che io esageri perché quando ci separiamo, troppo bisognosi d'ossigeno per rimanere appiccicati l'uno all'altro, mi rendo conto di non essere più in piedi dinnanzi alla porta, ma bensì disteso contro il morbido materasso del mio letto, mentre ammiro il tuo flessuoso corpo statuario denudarsi sopra di me, con la voce preoccupata di Aizawa che si disperde fra di noi, rendendoci impossibile udire i suoi moniti insignificanti. Oh, il mio cuore batte, palpita fortemente, un'emozione spaventosa mi risale dal petto sino alla gola, si ramifica e s'infila malevola in ognuno dei miei capillari, provocandomi uno sconvolgimento tale da bloccare il mio pianto, che tu sei troppo sopraffatto per poter consolare.
Sono solo attonito, percosso dalla scoperta appena avvenuta nel mio animo adorante, con un senso di completezza tale che mi pare d'aver sempre vissuto a metà, lontano da te e come posso chiamarlo questo se non amore? Mi sento così stupido ad aver creduto di non poter inciampare in qualcosa di tanto forte in una manciata di mesi, nei quali ho dovuto subire le gravi conseguenze dalla tua assenza, come ho potuto non tenere da conto la travolgente forza d'un legame fra anime gemelle e la consapevolezza che tu m'abbia rincorso fino ad ora mi commuove, oh perdonami, non sono proprio capace di darmi un contegno oggi, eppure tu non sembri turbato da questi ruscelli salati che abbandonano nuovamente, ma per diverse ragioni le mie pozze fiammanti, anzi, mi scruti rapito, forse sorpreso dalla stessa sensazione che scalda il mio animo, lo percepisci non è vero, come sono cambiato non appena mi hai stretto? Hai sentito tutta la paura, il tormento e l'angoscia trasformarsi in qualcosa di meraviglioso?

Le ore scivolano come sabbia fra le dita, come sudore fra le nostre pelli umide, ma pur sempre in contatto, come i nostri sessi bisognosi che ci spingono di tanto in tanto a muoverci come animali imbizzarriti, aggrappati alla speranza che questo nostro tempo non voglia concludersi. Una delle tue grandi mani m'accarezza il capo in un gesto estremamente confortante, al quale rispondo con delle fusa deliziate che ti fanno sprigionare un sorriso incantevole che pare l'incarnazione stessa della bellezza, come diavolo fai a brillare più del sole nonostante in questa stanza non ci sia neppure un filo di luce? Oh che importa?! Te lo dico io, ascoltami, nulla ha valore al di fuori dei nostri corpi intrecciati, aggrovigliati come lana, i quali però ancora conservano intatta la loro purezza giacché ci siamo promessi di non fare alcun chè d'avvento prima di scoprire bene cosa potrebbe accadere durante un rapporto intimo e come prendere delle precauzioni dato che siamo giovani, incoscienti fanciulli che credono di poter cambiare il mondo con le loro forze, ci buttiamo a testa bassa negli scontri più pericolosi e seppur feriti non ci tiriamo via dalla battaglia, ma resistiamo e lottiamo fino a che il respiro non ci abbandona o fino a che siamo troppo stremati per rimanere svegli, dunque come potremmo noi, per come siamo ora, proteggere una piccola vita, renderla la nostra priorità sacrificando tutti gli sforzi che abbiamo compiuto? Riusciamo a rimanere saldi nella nostra decisione solo perché la devastazione che ho provato deve aver stranito profondamente non solo me, che nonostante l'eccitazione non mi sento completamente perso, ma un poco timoroso, ancora incerto della tua presenza e quanto a te, vedermi tanto fragile nonostante quanto io odi rivelarmi nella mia debolezza, deve averti colpito ed ecco che mi coccoli amorevolmente.
E per il quesito posto prima, non è necessaria risposta, mi basta rimanere contro il tuo petto ad inspirare il tuo magnifico odore, strusciandomi contro il tuo sesso in un continuo susseguirsi di piacere, arriccio il naso dopo l'ennesimo orgasmo di entrambi, so già che l'odore della nostra libidine non abbandonerà facilmente queste mura eppure non me ne interesso, sarà perché hai preso a lasciarmi dolci baci lungo il corpo tremante, mordendo ognuna delle mie ghiandole con possesso.
Sospiro estasiato allungandomi, ogni cellula di me freme succube di queste sensazioni magnifiche alle quali potrei abituarmi, arriccio i piedi sentendomi vicino ad un'altra esplosione biancastra ma nulla esce dal mio membro esausto, poi tu risali rubandomi un piccolo schioccare delle nostre labbra, lasciandomi il tempo di riprendermi e notare il nodo gonfio sulla tua asta turgida, cosa che mi porta a deglutire in anticipazione e a sentire il mio omega voler essere annodato più d'ogni altra cosa al modo, anche se un piccola parte pare anelare con disperazione, come se tema che il sua alpha se ne vada ancora, lo ignoro ma in parte lo assecondo, ti sento sussultare sorpreso quando porto la mia bocca bollente sopra la tua intimità, i suoni di apprezzamento che ti lasci sfuggire aumentano, riempiendomi in qualche modo d'orgoglio. Lecco e succhio tutta la tua grandezza, concentrandomi però sul glande e la parte sottostante in modo da farti sprofondare in un indomabile vortice di godimento, poi, preso dall'enfasi del momento giungo fino alla base di questo e azzanno con decisione il nodo*, cosa che ti porta a ringhiare selvaggiamente, lasciando fuoriuscire un'inaspettata quantità di sperma che scivola copiosamente contro la mia gola, me ne vergogno un poco lo ammetto, ma mi ha provocato abbastanza piacere da farmi scuotere da elettrici brividi  e quando finalmente i fiotti ardenti del tuo liquido cessano mi tiri su per baciarmi tempestosamente, mi stringi la vita con un braccio e io, stremato, crollo.

*Nido: quando un omega è nel periodo del calore, tende a costruire un nido con coperte e vestiti dell'alpha (per chi se lo sta chiedendo lo so che si scrive alfa in italiano ma a me piaceva ph) per sentirsi protetto. Questo meccanismo è tecnicamente un istinto naturale per fornire all'omega un posto caldo e sicuro per il concepimento, in fatti per gli omega che partoriscono naturalmente, appena hanno terminato, è consigliabile che essi ne preparino uno, poiché sentiranno il bisogno di infilarcisi con il proprio bambino, in modo da proteggerlo.

*Nodo: come spero sappiate le omegaverse sono inspirate al meccanismo di vita dei lupi, che di fatto vanno in calore, mordono il proprio compagno e scelgono un unico compagno per tutta la vita, cosa rara per un animale. I lupi fanno parte della specie dei canidi ed in quanto tale alla base del pene hanno una piccola escrescenza tondeggiante che, nel mentre dell'accoppiamento, si gonfia, impedendo al membro di uscire prima che sia stata completata l'eiaculazione. Si tratta di un meccanismo naturale della specie per garantire l'inseminazione della compagnia e quindi il progredire della specie.

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