•|Ti amo come non credevo di poter fare|•11
Le tue parole mi deliziano con un caldo conforto che, momentaneamente, pone fine al continuo agitarsi del mio animo in subbuglio, tuttavia dei brividi spaventosi decidono di risalire capricciosi la mia schiena, sospiro, vedo chiaramente infiniti scaffali di segreti racchiusi nelle pozze di liquida speranza che il tuo viso ospita fieramente, eppure nonostante io sappia ormai che qualcosa di lugubre aleggia, come una mostruosa ombra che si cela nel magazzino che è la tua anima, mi dico che non posso intestardirmi come mio solito, ricercando forzatamente di smascherare tutte quelle cose che ancora mi taci. Ti osservo muto, non saprei davvero come rispondere alla profondità dei pensieri che mi hai esposto con tanta baldanza e rimango sorpreso nello scoprire che tu, già da moltissimo tempo, hai attorcigliato le tue dita attorno al candido abito del mio io più profondo, cosa che mi porta a credere che mai tu abbia avuto servitati come verità l'illusione che di me ho tanto ardentemente tentato di dare a chiunque mi avesse osservato, dunque perdonami per la mia sciocca ostinazione e per questa mia immatura reazione, ma sono solo un adolescente che ha recentemente compreso di non avere fra le mani i segreti del mondo, solo qualche infimo frammento della grande realtà che ci separa.
Mi sento così sciocco ora, dinnanzi a te, incapace di spingere i miei occhi incerti nei tuoi, meravigliosamente saldi, le mie motivazioni paiono così fragili ora che te le ho esposte, con te che mostrandomi uno dei tuoi migliori sorrisi hai avuto cura di confortarmi con gentilezza quando avresti dovuto accanirti contro di me, oh, non hai idea di quanto mi senta male al pensiero di averti tanto profondamente ferito, senza nessuna buona ragione dietro la quale rifugiarmi. Cosa posso fare dunque se non abbassare il capo mortificato, incapace di reggere il peso del mio stesso egoistico comportamento irragionevole? Ti sento sospirare nella penombra della stanza, ti avvicini a me e mi lasci sprofondare nel tuo petto muscoloso, mentre con le lunghe dita maschili strofini amorevolmente i miei capelli, già scompigliati per loro natura, rilassi il corpo improvvisamente ed io, finalmente volenteroso nel prestare più attenzione a te che a me stesso, avverto un'ansia insopportabile risalire il mio stomaco e strisciare subdolamente sino ai miei polmoni affaticati, cosa che mi porta ad aggrottare le sopracciglia nel momento esatto nel quale mi rendo conto che questa non mi appartiene e dunque, concludo, debba essere un tuo sentimento. Con estrema fatica raccolgo in me quel poco di coraggio che ancora non si è spento e punto le mie iridi di fuoco, non più vivo ed esplosivo come prima, ma sotto forma di timida fiammella, nelle tue anguste e sussulto, sembri davvero combattuto, tanto da non esserti neppure reso conto della mia apprensione verso di te, la quale culmina nella mia incerta voce che tanto mi da rabbia, perché quando si tratta di te non sono più capace di rifugiarmi dietro la mia ostentata sicurezza? Chi ti diede, in passato, il permesso di sfondare tutte le necessarie barriere che avevo faticosamente eretto nel mio vulnerabile animo? Chi sei tu, forse un demone torturatore, il quale m'è accanto solo per infliggermi perpetuo dolore o magari ti rivelerai come risoluto angelo che tanta gentilmente di farmi vincere me stesso?
Giungo alla conclusione che non importa cosa sei o mi mostrerai d'essere, poiché credo che pur non avendo certezze in questo caotico mondo che ci accoglie, tu resterai come mio unico punto di riferimento nella nebbia dell'avvenire, sebbene questa copra ogni cosa con la sua fumosa presenza, celando ai miei occhi numerose trappole lasciate sulla mia strada dal destino, sono certo che anche dovessi inciampare saprei sempre dove tornare, come rialzarmi e quale via percorrere e questo solo avendo te al mio fianco. Sorrido, tutto questo è così stranamente piacevole da lasciarmi con un amaro sentore sulla punta della lingua, in questo abbraccio nel quale hai voluto imprigionarmi, ah, potessi tu sentire la voce del mio attuale ragionamento rideresti anche tu. Allungo le mie mani callose verso il tuo viso corrucciato, ti ho chiamato qualche attimo fa, tuttavia sei tanto perso che non m'hai udito, non importa ora, non ho davvero alcun modo d'usare nel modo giusto le parole, che poi chi ha detto che sono necessarie? Ho appena compreso, almeno credo, che le lettere che pronunciamo non sono altro che vuoti suoni, parlare è così insignificante e certe volte non porta altro che problemi, allontanandoci dalla realtà o da quanto volevamo comunicare, dunque perché in questo nostro attimo così intimo dovremmo sprecare le nostre energie in un artificioso scambio di parole, quando posso scuoterti da te stesso con questo mio corpo?
Ti strappo un bacio che inizialmente non ti provoca alcuna reazione, poco dopo però avverto i tuoi palmi viaggiare lungo il mio busto, trovando infine riposo nella curva della mia schiena, stringi con una certa soddisfazione le mie umane spoglie alle tue, mentre ti svegli, ci guardiamo per un breve paradisiaco istante, poi cediamo alla sacralità di questo contatto elettrizzante e finalmente avverto le tue labbra soffici spingere fragorosamente contro le mie, con ritrovata passionalità mi tiri fuori dalla gola qualche gemito che ti lascio assaporare. Respiro a malapena in questa pioggia di mute confessioni d'amore, non è abbastanza, ho bisogno di sprofondare in te, dunque stringo la tua mascella con forza, ti spingo verso di me e quasi mi sorprendo della spontanea intraprendenza che ho appena mostrato, non avrei mai pensato che fosse possibile baciarsi anche in questo modo tanto profondo da farmi girare la testa e mi chiedo se anche a te sembra che, tutto attorno a noi, non ci sia più nulla. Grugnisco, non staccarti te ne prego, lo so, lo sento anche io che i nostri polmoni non possono reggere il passo con la nostra bramosia, eppure non voglio separarmi dal tuo calore confortante, motivo per il quale mi aggrappo con ostinazione alle tue spalle salde quando mi mordi il labbro inferiore, staccandoti infine dalla mia bocca gonfia e umida, poi sospiri leggermente lasciandomi beare del tuo respiro bollente, mi osservi con una luce meravigliosa negli occhi, mi hai appena lasciato senza fiato, dannazione, non ero io che avrei dovuto avere questo effetto su di te?
Mi chiedo se sia stato sufficente per comunicarti tutta la fiducia che ripongo in te, so che ci sono cose che non vuoi dirmi, non sono un idiota che non riesce neppure a rendersi conto che il proprio compagno ha qualche lugubre lato di sé stesso, di una natura tanto oscura da non volerla rivelare, ma se in questi anni mi hai atteso tanto pazientemente devi saperlo già. Ho visto il tuo sorriso, quella volta nella quale sei venuto da me per la prima volta come mio alpha, ricordo come i tuoi smeraldi bruciassero di soddisfazione quando hai ridotto a brandelli Shigaraki, ho scorto la ragionevolezza spuntare fra il rossore degli istinti che t'aveva avvolto, eppure non ho voluto dedicare alcun pensiero a questo, come se stessi fuggendo da te spaventato, non era così, credimi, te ne prego, semplicemente non avevo la forza di caricarmi sulle spalle anche la certezza che in fin dei conti non ti conosco così bene come vorrei. Ti sento respirare affannosamente con la fronte contro la mia, chiudo gli occhi, deglutisco e rabbrividisco nel percepire le tue dita risalire sinuosamente i miei fianchi, il mio busto, il mio collo ed infine intrappolare le mie guance in una carezza delicata, dunque ti mostro nuovamente i miei rubini, saldi forse come non lo sono mai stati, solo a questo punto dici: «Tu... tu lo sapevi?» non distolgo lo sguardo, annuisco osservando le rughe fra le tue sopracciglia tremolare dalla sorpresa e rispondo: «Non sono stupido Deku, in verità era già da prima che ti rivelassi come alpha che avevo dei dubbi sul tuo secondo sesso, dunque credi che non mi sarei accorto del fatto che eri in parte cosciente quando ci trovavamo nel quartier generale della L.O.V? In questi anni ti ho prestato molta più attenzione di quanto volessi ammettere, ma ho fatto finta di non averne alcuna idea, lo sai, avevo paura» tu mi scruti sorpreso, tenti di trovare dell'incertezza nel mio cuore ma sono abbastanza certo che non ve ne sia più nemmeno un brandello, ormai so quanto ti amo e quanto terribilmente ho bisogno di te, non scapperò più né da me stesso e neppure da te. Sono un combattente, non un codardo che si nasconde sebbene le mie azioni facciano credere il contrario, sono pronto a dimostrarti, mio compagno destinato, che non permetterò ad altri dubbi o perplessità d'insinuarsi fra di noi, questo perché so di non poter sperimentare felicità maggiore di quella che mi avvolge quando mi abbandono alla tua stretta protettiva, dunque permettimi di non pretendere d'essere qualcosa che non sono, mi servirà solo qualche tempo per abbracciare il mio essere omega e poi potrai parlarmi di quello che vorrai, non me ne andrò via.
Non dici nulla, non ti aspettavi queste rivelazioni e lo posso leggere chiaramente dalla tua espressioni corrucciata, ti sorprendo ancora una volta allacciando le mie braccia attorno al tuo collo, in un seducente gesto che mi garantisce tutta la tua attenzione, perdona il mio essere tanto assillante ma non ho intenzione di lasciarti distrarre da me, non ti permetterò di divagare con il tuo continuo riflettere anche ora che ho trovato la mia risolutezza, il presente è troppo importante, al resto potremo pensare dopo. Mi sbilancio lentamente all'indietro, permetto alle tue braccia allenate di sostenere il peso dei miei muscoli tesi, tu come ipnotizzato dai miei movimenti mi segui silenziosamente, ti distendi accompagnandomi in questo, indietreggio di qualche passo con la scusa di star scivolando e ci troviamo in poco tempo adagiati contro il materasso e sussurro: «Dammi solo un po' di tempo per accettare il mio essere omega, poi potrai dirmi quello che ti preoccupa» ti accigli di nuovo e chiedi: «Non capisco, non lo avevi già fatto?» scuoto la testa aspettando che tu finisca di sistemarti, scivoli accanto al mio corpo e ti giri su un fianco in modo da fronteggiarmi, ora siamo stesi l'uno accanto all'altro. Questa familiare sensazione di appartenenza continua a sconvolgermi persino ora, nonostante abbiamo passato insieme più di un mese, respiro lentamente, lasciando per un attimo che i miei occhi si riposino, sento come se non abbia alcuna importanza quanti altri giorni scorreranno nella clessidra del tempo come granelli di sabbia dorata, non smetterò ma di meravigliarmi di queste piccole sensazioni elettriche che scuotono il mio cuore, ma non penso che sia un male, in fin dei conti non finiamo mai di conoscerci e con tutti questi segreti malcelati che custodiamo scrupolosamente sono certo che avremo molto da imparare, per ora lasciamoci liberi di distenderci nel fluire dell'esistenza, concediamoci di impegnarci in quelle lacune di profondità ignota, fino a quando non saremo fiduciosi abbastanza da lasciarci cadere ad occhi chiusi nelle braccia dell'altro, in una comprensione che apparterrà a noi soltanto.
Seppure con titubanza, mi decido a riprendere la conversazione, sorrido appena nella penombra della stanza, ravvivata da quei lievi raggi pallidi che la luna spinge fra noi attraverso la finestra ora accostata. Tu mi fissi pienamente concentrato, scruti minuziosamente ogni centimetro del mio pallido volto, quasi in me vedessi una misteriosa bestia mitica che hai bisogno di studiare, riportando i dettagli inusuali della mia apparenza mitologica su qualche libro scientifico, rabbrividisco sotto il tocco delicato delle tue mani che mi sondano quasi avessero il timo di farmi sgretolare e godo di tutto questo. Mi sistemo meglio sul mio fianco in modo da poterti dedicare una decente conversazione, mi sembrerebbe troppo sfrontato anche per qualcuno come me, parlare di qualcosa di tanto delicato ed intimo senza dare al momento la giusta rilevanza, poi a pensarci credo sia la scelta migliore, se non ti rivelassi questo, come potrei pretendere in seguito d'indagare su quello che ancora mi rendi ignoto di te?
«In realtà non credo di aver mai preso del tempo per me stesso, sedendomi a pensare davvero al mio secondo sesso. Come tu ben sai la mia personalità non era certamente qualcosa che si adattasse al ruolo più remissivo dei tre secondi sessi, allora più di adesso e ho continuato ad ignorare questo fino a quando ho potuto, ti ho già dimostrato ampiamente di avere la terribile tendenza ad evitarei miei problemi come la peste...» mi fermo ad ascoltare la tua cristallina risata che m'investe piacevolmente per qualche breve attimo, deglutisco nella speranza di liberarmi dell'opprimente peso che mi s'è piazzato sulla bocca dello stomaco, ignorando le tacita richiesta del mio essere di non continuare oltre questa piccola confessione e dunque proseguo. «Vedi ho creduto di potermi comportare tranquillamente dato che non avvertivo alcuno dei sintomi del mio secondo sesso, anche se a dire il vero anche prima di ascoltare i risultati dell'infermiera avevo il presentimento che non sarei stato un alpha, sentivo come se ad esserlo avresti dovuto essere tu, perciò quel giorno non dissi nulla, non capivo i miei stessi pensieri e devo ammettere che sono riuscito a cominciare a farlo solo l'anno scorso» sospiro, come ho potuto essere così cieco? Basta, non posso continuare a pormi questi inconcludenti quesiti, ormai è già accaduto e non ho modo di rimediare alle azioni che feci, posso solo cercare la redenzione attraverso questo salto nel vuoto che sto compiendo per te.
«La prima volta che ho davvero compreso di essere un omega è stato quando ti ho chiamato tanto disperatamente, sapevo che eri il mio compagno destinato e che se ti avessi pregato di raggiungermi lo avessi fatto, anche se la mia mente non riusciva a stare dietro ai miei istinti e dunque il mio orgoglio ne è uscito gravemente danneggiato. Per me è stato incredibilmente difficile rendermi conto che non ero così forte come avrei desiderato, ho dovuto far fronte a un forte carico emotivo dovuto ad uno sbalzo di feromoni al quale non ero affatto abituato e non lo sono neppure ora, non mi hai visto? Ogni volta che succede la minima cosa o che non ti ho accanto per più di qualche ora non riesco a controllarmi, come potrei essere tranquillo quando le cose mi sfuggono tanto di mano?» vedo le tue iridi smeraldine addolcirsi immensamente nel notare la difficoltà evidente nel espormi, sospiro in modo tremolante, mi beo del dorso della tua mano che mi accarezza dolcemente la guancia e trovo in questo tuo premuroso gesto la forza di continuare: «Da quando sono diventato il tuo compagno le cose per me si sono fatte incredibilmente difficili, non posso più vivere come facevo prima e ogni caratteristica che prima non trovava sfogo ora è libera di mostrarsi, dunque è per questo che ti sto chiedendo un po' di tempo per abituarmi a questa eccessiva emotività, istintività e questa vulnerabilità che probabilmente non digerirò mai del tutto, lo so che è una richiesta egoistica ma-» con un bacio divori le ultime parole che stavo per gettare fuori dalle mie labbra incerte, sei scivolato con il tuo corpo contro al mio e mentre le nostre lingue si assaporano gentilmente, senza precipitare in un frivolo scambio di libidine, rimanendo sulle soglie di una dolcezza piacevole mi stringi in un abbraccio che mi trova impreparato, nonostante io sia ben cosciente di quanto tu m'abbia a cuore.
Ci stacchiamo con i nostri caldi respiri intrecciati in uno solamente, il quale con il suo suono leggero spezza l'improvviso silenzio che è calato su di noi, come pesanti tende scarlatte su un palco, siamo solo noi che ci osserviamo tra pensieri ancora inespressi e sentimenti sfavillanti che tuttavia ancora teniamo stretti, non siamo pronti a lasciarci andare in questo istante, preferendo un percorso più calmo e graduale, sebbene qualche cosa in me mi suggerisca che i nostri intenti non giungeranno ad esser realizzati come vorremmo, ma non importa, non ho più intenzione di scivolare in lunghe e tortuose riflessioni, allontanandomi dalla piacevolezza della nostra amorevole intimità poiché il mio desiderio più grande, per ora, è di godermi tacitamente noi e l'amore che scorre come un fiume in piena fra i nostri muscoli vitali. «Va bene Kacchan, non mi peserà attenderti per un po' tuttavia devi farmi un paio di promesse...» il modo in cui punti i tuoi occhi sui miei lascia risalire la mia schiena da una corrente elettrica piacevolmente minacciosa, io deglutisco nervosamente e annuisco con il fiato sospeso, dannazione, mi hai stregato molto più di quanto mi andrebbe di ammettere, sono ad un punto nel quale ogni tuo minimo gesto mi pervade, stravolgendo la mia ragione, sorridi appena e dici: «Bene, dovrai giurare di non prendere mai alla leggera quanto dico, non escono dalla mia bocca parole prive di significato, dunque ti prego tienile a mente, che sia un avvertimento o quanto riguarda i miei sentimenti ed inoltre voglio che tu prometta di rivolgerti a me ogni volta che qualche cosa non va, che si tratti dei tuoi sentimenti o di qualcuno che osa importunarti, se mi nasconderai qualcosa del genere non sarò affatto cortese» sospiro, sarà estremamente complesso per me, eppure desidero mostrarti la mia serietà in questa nostra relazione.
«Per la tua prima richiesta non credo dovrebbero esserci problemi, ho imparato a mie spese quanto sia necessario per me darti retta su certe cose, tuttavia per la seconda potrebbero esserci dei problemi... No, aspetta, non guardarmi in quel modo ancora prima che io abbia terminato di parlare, rilassa la tua espressione e ascolta. Dicevo, conosci la mia personalità, per me è estremamente difficile rendere evidenti i miei problemi anche alle persone che ho più a cuore, però posso prometterti che farò del mio meglio per essere quanto più trasparente possibile sul mio stato emotivo e su eventuali difficoltà. Non posso giurarti che riuscirò completamente, ma voglio che tu comprenda che sto facendo del mio meglio...» «Lo so Kacchan, per ora va bene così, so quanto ti indispettisca il necessitare di chiedere qualcosa, anche delle più sciocche, ma spero che con il tempo imparerai ad affidarti a me, altrimenti che alpha sarei?» domandi con ironia nella voce, io arriccio il naso contrariato e un po' pestifero rispondo: «Va al diavolo Deku, non importa quanto io possa amarti o il fatto di accettare d'essere omega, non pensare che mi comporterò come la classica fanciulla che ha continuamente bisogno d'esser protetta, ho più la tendenza a spaccare la faccia di chi m'importuna» tu ridacchi e vedo una distesa di lucenti stelle scivolare magicamente nel prato racchiuso nelle tue iridi, come se nuova vita avesse fatto risplendere delle preziose gemme e poi scoppi in una risata che delizia il mio udito, seppellisci il mio viso nel tuo petto muscoloso facendomi udire il tuo battito accelerato mentre dici: «Va bene, lo so e ammetto di trovarti irresistibile quando dimostri la tua superiorità in combattimento. Beh, in ogni caso adoro quando mi dici d'amarmi con tanta tranquillità e ne sono felice, ma ora dormiamo» io sbuffo contro il tessuto della tua maglietta e struscio il mio naso contro di esso, mi muovo un poco irrequieto per risalire sino al tuo collo, solo quando posso inspirare tranquillamente l'odore dei tuoi feromoni trovo quiete e decido d'abbandonarmi al sonno che m'ha già risalito le gambe.
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