•|Gocce di rugiada sul tuo viso|•10
Volevo soltanto evitare di perdere la ragione, avventandomi su di te a causa dello smodato desiderio che provavo, tuttavia quella pesantezza che avevo cominciato ad avvertire lentamente formarmisi nel petto, sapevo che non era mia e nel tentativo d'evitare qualsiasi incidente, oltre che a voler far comprendere a te le conseguenze delle tue azioni, rimasi segregato nel gelido luogo buio che erano i sotterranei, almeno fino a quando avvertii la tua disperazione farsi tanto opprimente da risultare pericolosa, a quel punto non ho più pensato a nulla, mi sono divincolato dalle pesanti catene che avrebbero dovuto fermarmi anche in caso di un attacco di violenza estrema, inutile dire che si spezzarono come vetro fra le mie mani.
Il mio rut è da poco finito e tuttavia non posso dirmi tranquillo delle condizioni nelle quali versa il mio omega, cosa che trovo estremamente frustrante giacché nonostante io sappia districare i tuoi pensieri come nessun altro al mondo, tu, mio meraviglioso cherubino dalla splendente figura, ti ostini a rifugiarti nelle salde mura del tuo animo, impedendomi di raggiungerti se non quando sei a terra, crollato sotto il peso del tuo perpetuo silenzio e scosso profondamente dagli avvenimenti dai quali io, sciocco e caparbio, non sono stato capace di difenderti. Non ti chiederò mai abbastanza perdono della mia cecità, se solo mi fossi mosso prima, se avessi realizzato con anticipo gli intenti di quella feccia, ora, addormentato fra le mie braccia, tu non dovresti aggrapparti a me tremante, inquieto anche nel tuo riposo.
Accarezzo dolcemente il tuo viso pallido di luna, osservo teso quelle meravigliose gocce di rugiada colar giù discretamente dalle tue palpebre chiuse, che come veli m'impediscono di perdermi nel rosso ammaliatore delle tue iridi che tanto amo, sospiro, mi chino su di te in maniera istintiva, come a farti scudo con il mio corpo rispetto ad un male che non ha braccia ne gambe, non possiede voce o poteri, soltanto una meschina presenza che striscia da tempo immemore nelle menti mortali inquietandoci tutti, allarmandoci e consumandoci con la sua oscura entità e credimi, non esiste uomo che meglio di me conosca l'aspetto mutevole dei propri demoni, gli incubi senza fine dai quali ti risvegli sempre troppo tardi per non ritrovarti intimamente turbato da quanto visto. É tutto sempre troppo reale con quel bisbiglio silenzioso che t'accompagna ovunque vai, senza lasciarti andare per un istante, mostrandoti la parte peggiore del modo e della vita, strappandoti via il fiato dai polmoni, la luce dagli occhi, la forza dal cuore ed in fine ti sorprende spingendoti in quel denso mare pece, dal quale da solo non sai fuggire e dunque anneghi, sfinito dal continuo rimanere sospeso in quel denso liquido, il quale decide di divorarti lentamente. No, non ti permetterò di seguire lo stesso sentiero dal quale sono stato catturato senza preavviso, che ha cancellato ogni traccia di quella pallida luce di purezza, divorando ogni goccia della mia gentilezza per poi lasciarmi con animo amaro, gremito solo di cose che d'eroico e bianco non hanno nulla, neppure le porte spesse dietro le quali continuo a nascondere queste verità possono fuggire dalla natura intima di ciò che sono diventato e magari sarà solo il mio egoismo a parlare, ma non voglio permetterti di percorrere la tua strada, rischiando di farti precipitare in questo luogo privo di salvezza che ora domino, demone dei miei demoni.
Non fuggire più dalla mano tesa che ti porgo, ti prego, non tentare d'allontanarti dalla mia saggia guida che vuole solo farti evitare le numerose trappole disseminate nella vita, non seguire le orma di un ricordo sbiadito di me, sospeso in frammenti di un passato che quasi non m'appartiene e non conoscere quel veleno che lento ha corroso la mia mente, portandomi allo smarrimento più totale, vittima della depressione causatami dalla tua indicibile crudeltà e di quella dei tuoi amici. Non assaporare il gelo terrificante dell'assenza di tutto, del desiderio di fine che mi fece salire sul tetto della scuola tante volte e che, spinse ciò che ero a sparire in una nuvola di fumo, lasciando spazio a quanto sono ora: mostro senza sensibilità, privato della paura, della pietà e d'ogni traccia di mite carineria, sono solo una bestia assassina che gode nella propria vittoria e sovranità, che brama distese di sangue versato, urla sofferenti e lacrime, causate da un terrore sconvolgente che dovrò essere io a causare. Se sapessi questo di me, del male puro che hai creato in queste spoglie angeliche, mi ameresti ancora o fuggiresti da questi miei occhi, uguali eppure così diversi nel modo di scrutare questo disgustoso mondo che ci accoglie?
Mentre mi perdo nel mio fitto pensare, fisso lo sguardo sul vetro opaco della finestra, ormai siamo già in quel periodo dell'anno dove il freddo esterno contrasta con il tepore del focolare, causando quel simpatico vapore tanto adorato dai bambini giocherelloni, i quali curiosi tendono a puntare i loro ditini contro la gelida superfice, disegnandovi figure e lettere, lasciando che le loro povere genitrici si dannino poi a ripulire le ombre di grasso lasciatevi sopra dalle piccole pesti. Mi acciglio, non provo alcun piacere nel figurarmi una versione in miniatura di me che mimava la situazione che ho appena descritto, anzi, nel rendermi conto di non riuscire a ricordare quei momenti, un peggiore senso di vuoto mi congela, ghiacciandomi sino alle ossa, ma poi un calore senza eguali mi rasserena nel sentire i tuoi palmi ruvidi contro le guance, devi esserti svegliato a causa della mia ferrea stretta contro di te o magari per la rigidità che devo aver lasciato assumere alla mia muscolatura. Ti ho fatto preoccupare, lo vedo dai tuoi occhi confusi nello scrutare i miei, basta, non nasconderò il mio dissidio interiore, eccomi, mi vedi nella mia reale complessità? No, come potresti? Per te è e ancora troppo presto e prima di poter accettare quello che hai creato, senza soccombere ai rimorsi per la mia innocente purezza sottratta, dovrai essere capace di vivere con quiete calma in te, farti forte sulle tue gambe, riuscire a gestire i duri colpi che le tue emozioni seguitano nel mandarti, di nuovo mi riporti alla realtà con la tua voce calda e rauca, sensuale come poche: «Cosa ti preoccupa?» mi domandi ingenuamente, oh se solo sapessi...
«Tu» rispondo secco con una freddezza che non era intenzionale, non puoi saperlo e di fatti sussulti, credo che nella tua mente sia passato un erroneo pensiero basato sul fatto che io sia iracondo verso di te, per qualcosa che non riesci a ricordare, o magri ti son tornate in testa le parole che ti ho rivolto un mese fa, sospiro, mi alzo dal letto, non posso essere sempre io quello che ti cerca e conforta, non ti permetterò di crogiolarti nel mio amore se tu non muoverai alcun passo verso di me, dunque mi muovo irrequieto fino alla finestra, non mi curo dei tuoi brividi, la spalanco dinnanzi a me, appoggio gli avambracci sul davanzale e respiro. Pioverà, lo sento nel piacevole aroma che il vento ha trasportato sino al mio naso, con quel classico sentore di fresco e legno bagnato che per qualche ragione trovo irresistibile, tu intanto ti sei mosso nel letto, lo deduco dal fruscio di stoffe e dai tonfi sordi che i tuoi piedi causano contro il pavimento, sono sorpreso che tu abbia deciso di raggiungermi. «Sei arrabbiato?» «No» sospiri, o meglio dire, produci un lamento sospirato tra irritazione e rassegnazione, per poi incalzare: «Oh andiamo Deku! Non prendermi in giro, che ne dici, ti sembra fattibile?!» sbotti nervoso alzando la voce e mentre il mio alpha si preoccupa per te a causa del tuo profondo turbamento, io ora vorrei davvero ferirti in maniera irreparabile, lasciarti grondante di lacrime contro il suolo a implorare il mio perdono, ringhio, le gambe mi cedono e la testa comincia a pulsarmi. Maledizione il mio corpo è in contrasto con la mia mente, il mio secondo sesso mi vede come una minaccia per te e dunque sta tentando di tenermi a bada, come se già non fosse abbastanza difficile per me vivere come faccio, non ti do però il tempo di allarmarti che mi rimetto in piedi, ora non ho la forza di essere drammatico, affronteremo più avanti la tua discesa nei miei inferi.
«Kacchan, prima di potermi far prediche d'ogni tipo, non ti sembra il caso che tu cominci a comunicare con me, senza lasciarmi intuire tutto tramite il nostro legame? So che sei turbato, va bene, me ne hai accennato il motivo quando mi sono presentato qui in pieno rut, ma solo perché stavi andando in pezzi, ciò significa che altrimenti non lo avresti fatto» rimani interdetto, non ti aspettavi una simile risposta da parte mia, ti sto solo mostrando per l'ennesima volta che non mi conosci come credi, tuttavia come mi sono prefissato, ti mosteró gradualmente il mio vero volto. «Hai ragione, non posso avere delle pretese...» il tuo tono esprime una malinconia che non mi piace, non so cosa stai pensando, il mio cervello si annebbia, qualsiasi cosa accada non ti concederò di sfuggirmi, non ora che ti tengo stretto: «Ascoltami bene, possiamo collaborare e tentare di risolvere insieme il problema, oppure posso forzarti a farlo, la scelta è tua ma sappi che non esiste una terza opzione» sibilo a denti stretti contro il tuo viso, godendo di quel lampo d'inquietudine che ha macchiato i tuoi rubini, sebbene sia stato per un solo breve attimo è stato sublime per me, so che sei brillante, ho sempre ammirato il tuo acume sopra la media che tanto ti rende abile sul campo di battaglia, ma dubito che tu abbia già inteso la mia oscura natura, anche se i tuoi istinti ti stanno probabilmente comunicando di un periglio imminente che non sai però, quale esso sia.
Incombo su di te ad un passo di distanza mentre dico: «Ti ho detto che non avrei permesso a nessuno di farti più del male giusto? Spero tu sappia che con questo intendevo anche te stesso e non fraintendermi, so che sei certamente responsabile, tuttavia nel mio conoscerti meglio di chiunque altro, so anche le tue tendenze autodistruttive e non ho intenzione di concederti d'aggrapparti a qualcosa di tanto deleterio, non vorrei allarmarti ma Kacchan, sai quanto posso diventare suscettibile in base al tuo stato emotivo, non vorrai che qualcuno si faccia male, vero?» termino la frase con sorriso, afferrandoti le mani che tremano impercettibilmente, eccolo, lo smarrimento, il quale mi da un infinito appagamento, soprattutto se addosso al questo tuo meraviglioso viso, spero che ciò possa insegnarti a non farmi preoccupare, tuttavia tu corri troppo, hai compreso che sul mio volto è posata una maschera che non potrebbe essere più distante da quello che cela, tuttavia so bene che non sei affatto pronto a vedere ciò che ti ho taciuto tanto a lungo.
«Ho capito... Ma voglio delle risposte, che diavolo significa tutto questo? Mi sembra quasi di non conoscerti affatto» ti osservo serio da dietro le mie iridi momentaneamente inespressive e dico: «Avrai le tue risposte quando avremmo risolto questo problema, soprattutto perché temo non ti farà affatto piacere scoprire certe cose, ma per ora posso solo dirti che meno sono irritabile più sicuro sarà per tutti» tu annuisci titubante, mi credi è solo che sei confuso, spaesato dall'indiretta ammissione che ti ho fatto e che sono ben certo tu abbia colto: t'ho in poche parole detto che hai ragione, non mi conosci affatto.
Rimani in silenzio per una manciata di minuti, con una nebulosa di consistenti pensieri che asfissia quei tuoi meravigliosi occhi, stai riordinando le idee e finalmente spero di potermi beare della tua rara onestà che però, fra di noi, sarà necessaria se vuoi conoscere i miei segreti. MI dispiace doverti forzare in questo modo Kacchan, ma sappiamo entrambi che altrimenti non parleresti affatto e forse questo mio volere ti sembrerà meschino, ma cerca di capire che non posso espormi se non mi lasci modo di potermi fidare in maniera incondizionata dei tuoi sentimenti, non lo faccio per puro egoismo come potresti credere... Semplicemente cerco di proteggerti il più possibile anche da me stesso, infatti se per caso dovessi mostrarti il mio vero viso, l'orrore che celo e tu ne rimanessi pietrificato e tentassi d'allontanarti da me, non mi resterebbe altra via che quella d'obbligarti ad amarmi e potrei farlo senza alcun rimorso nello spazzare via ogni cosa dalla quale trai forza, quindi asseconda la mia attesa, poiché se tu dovessi ferirmi in qualche modo una volta che mi sarò reso vulnerabile a te, allora dovrai pagare amare conseguenze che ti perseguiteranno a lungo.
«Non riesco a capire cosa mi stia succedendo ultimamente, intendo da quando il mio omega s'è finalmente dato una svegliata. Mi sento estremamente a disagio con me stesso, quasi non riesco a riconoscermi e detesto terribilmente questa sensibilità che non mi appartiene. Guardami! Mi è bastata una settimana lontano dalle tue continue rassicurazioni che sono crollato, sono andato in panico e sono stato sopraffatto dalla paura, cazzo, questo non sono io, non fa parte di me... non voglio essere così fottutamente patetico. Tutto questo è ridicolo!» urli esasperato l'ultima frase, cammini avanti ed indietro nella stanza sperando di distrarti dai nervi che vorrebbero farti piangere ancora, ma abituato come sei a morderti la lingua e far finta di nulla, ti stai impedendo di lasciarti andare e non perché sei dinnanzi a me, ma perché sei tu a non voler vedere le tue stesse lacrime, ah come sei complesso mio amato. Vedo le tue mani traballanti viaggiare come navi in quella distesa burrascosa che è la tua bionda chioma, osservo i tuoi polpastrelli bianchi come neve posarsi su alcune ciocche con una finta delicatezza, la quale si trasforma poi in crudele forza nell'affondare sino a raschiare il tuo cuoio capelluto ed infine tiri vigorosamente, speri forse che la frustrazione passi in questo modo? Sembri estremamente sconvolto da questo cambiamento che in realtà non è avvenuto, sei solo disorientato dinnanzi ad un te stesso che non conoscevi, ti sei ritrovato sottosopra, a camminare sul soffito e non riesci più a percepire la terra sotto i piedi, suppongo che sia l'ignoranza che hai verso te stesso a terrorizzarti tanto, quasi camminassi da solo in una densa oscurità.
Mentre ascolto i tuoi lamenti, le dure parole che rivolgi a te stesso, m'acciglio pensieroso con una folle idea che, nell'egoistico piacere che mi dona, mi sta portando lentamente a credere che in verità, il fulcro di questo tuo senso d'inquietudine, di disaccordo con la tua intimità, sia data dalla paura di deludere le mie aspettative e sorrido nel pensarci, poiché se avessi ragione questo vorrebbe dire che tu, mio piccolo fiore acerbo, credi che io ami la forte parte di te che hai sempre ostentato, quando in verità ciò che bramo è proprio il te stesso fragile che non hai mai mostrato ad altri che a me. Mi alzo, ormai sei perso in un oceano indomabile di riflessioni che ti hanno portato a formare frasi senza significato, dalle tue meravigliose labbra morbide escono solo frammenti di parole, verbi slegati da tutto il resto e l'odore della nitroglicerina ti avvolge con la sua dolcezza, lasciandomi percepire la tua agitazione a causa della sudorazione aumentata.
Tu eviti in tutti i modi di lasciarmi anticipare concetti che tenti d'esprimere, vaghi nell'osservare ogni angolo della stanza, eppure eviti accuratamente la mia figura che ormai t'è dinnanzi, divertita dalle piccole scintille che non riesci a controllare, dubito persino che tu ti sia accorto di star lentamente perdendo la padronanza della tua unicità. Non sei forse adorabile ora? Ti afferro le dita con le mie gelide, le risalgo lentamente con i tuoi rubini lucidi che le seguono senza parole, sembra che io sia riuscito a catturare la tua attenzione, ammaliandoti con il piccolo gesto di risalire piano le tue braccia forti, solo ora raccimoli qualche briciola del tuo orgoglio e ti costringi a reggere il mio sguardo intenso che solo tu avrai mai l'onore di conoscere in tutta la sua irrazionale passione, poi dico: «Cosa ti preoccupa davvero, puoi dirmelo Kacchan?» le tue labbra si separano impercettibilmente, un verso strozzato ti sorprende a posto delle tue parole, sono sorpreso di averti catturato a tal punto rubarti la voce, ma per un attimo quasi perdo cognizione di me nel realizzare come mi scruti, il mio cuore accelera fuori d'ogni controllo ed il mio respiro trema nei miei polmoni capricciosi, oh non puoi farmi qualcosa del genere e sperare che io non mandi a quel paese la mia ragione.
Mi mordo il labbro inferiore, non so cosa ti sia preso ma sei così seducente che potrei cederti ora, tuttavia quando, entrambi succubi dell'improvviso cambio d'atmosfera, ci ritroviamo con le nostre calde bocche sul punto di sfiorarsi, tu sembri renderti conto della situazione e indietreggi leggermente, tuttavia non ti separi dal mio corpo freddo e sussurri: «Ho sempre avuto paura di deluderti, anche in passato. Ricordo d'aver pensato che se un giorno m'avessi superato e ti fossi dimenticato di me, allora sarei stato io a dover rompere ogni legame prima di ritrovarmi ferito dalla tua scomparsa, ho sempre saputo che avresti fatto qualcosa di grande, che dovevi raggiungere vette altissime che io non avrei neppure potuto sognare di scorgere o tantomeno di sfiorare e ho sempre temuto di dover rimanere indietro, a vedere i ruoli capovolgersi» questa volta è il mio turno di non aver modo d'esprimere il turbinio emotivo che hai portato in me con questa semplice dichiarazione, sospiro piano, sbatto le palpebre più volte in tutta la mia comprensibile incredulità: tu hai sempre temuto che io ti abbandonassi? Non posso credere che sia questo che tanto ti destabilizza, temi forse che io potrei stancarmi d'averti al mio fianco?
Afferro le tue guance con le dita, mi beo della magica sensazione che solo i nostri sguardi uniti riescono a provocare in me, poi ti bacio, lentamente, con una cura amorevole che non è propria della personalità che ho, tuttavia trovo che in questo momento non ci sia nulla di più corretto di questo da fare, ogni parte di me vuole sentirti in questo modo, con una dolcezza che non pensavo d'esser capace di dedicare a qualcuno con cotanta naturalezza, causa e cura dei miei mali, come potrei mai vivere senza di te? Ci separiamo ad agio, con una luce nuova ad illuminare gli specchi delle nostre anime, ora intrecciati in una danza celestiale che delle misere lettere non potrebbero mai esprimere con l'intensità di questo nostro momento, con gli aliti di vita, gremiti di caldo amore che sfiorano le nostre bocche tremanti, le quali tentennano imbarazzate, incerte se chiedere di più e noi, assuefatti a questa calma improvvisa, pace inattesa dei nostri animi perduti, non permettiamo loro neppure un passo, come fossimo eterni, raffigurati nel momento di un bacio non acora raggiunti, bloccati nell'immortalità delle tempere in un momento che potrebbe essere di perpetuo piacere o frustrazione infernale. I nostri nasi si sfiorano con fare civettuolo, ci desideriamo così tanto che sarebbe un peccato affogare nella lussuria la leggerezza che ora ci ha colto, sono così vicino a te che posso sentire come tu continui a rabbrividire a causa della finestra lasciata aperta, ora piove, lacrime di cielo scendono con un rilassante scrosciare che mi scuote l'animo, se sapessi quanta voglia ho di azzannare la tua innocenza mi prenderesti per pazzo, sicuramente, ma non temere non mi imporrò su di te, non ora, non oggi che il mio cuore è limpido in un modo che non avrei mai potuto credere possibile.
Ancora non lo sai, ma hai un enorme potere su di me, sulla terribile bestia che ti scruta da dietro le vetrate smeraldo dei miei occhi vispi, lo imparerai con il tempo, ma per ora lasciami amarti nella maniera più profonda e sincera di cui sono capace, permettimi di approfittare di questo calore meraviglioso che hai sprigionato nel mio petto con quelle parole e tutto questo lo racchiudo in mezze sillabe che faticano a scivolare fra le mie labbra, fare rumore con la mia voce mi sembra così sacrilega come azione ora che me ne sorprendo. «Questo è il motivo di tutto? Degli anni delle medie e della tua caparbia ostinazione d'esiliarmi dai tuoi pensieri?» annuisci con un'ombra di pentimento che normalmente gioirei nel vedere, ma non adesso, guardami, imprimi nella tua mente queste parole: «Che sciocco che sei Kacchan. Pensi che di te io ami la tua forza? Oh no, certo, sei affascinante anche sotto quel punto di vista ma come potrei essere diverso dagli altri se di te mi ammaliasse quello che chiunque conosce? Vedi, la realtà è che trovo irresistibile questa tua adorabile fragilità che tanto disprezzi, ho sempre saputo che nel profondo sei come un fiore, perciò non temere che questo possa farmi dispiacere, perché non potrei fare altro che amarti ancora più profondamente di quanto già non faccio» ti accarezzo dolcemente, con il battito che si arresta dinnanzi al sorriso radioso che mi rivolgi e infine, non sono più capace di trattenermi oltre: «Non potrei mai dimenticarmi di te, è per te che vivo e ho deciso di diventare un eroe e se tu non ci fossi io non riuscirei a vivere».
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