•|Come fiamme vive ti divorerò|•16
Forse mi sono mostrato un po' brusco nei riguardi del nostro professore, tuttavia credo che mostrargli quanto pericolosa possa essere la sua testardaggine fosse l'unico modo nel quale potessi fargli intendere che c'è una grande differenza nel modo in cui può gestire gli altri, rispetto a noi, poiché la nostra situazione è delicata e tutt'ora ignota, tuttavia la lieve tensione che si è depositata sulle mie spalle svanisce quando mi trascini velocemente nel campo, in modo da iniziare ad allenare, come dovremmo le nostre unicità e sorridiamo contenti nel renderci conto che nonostante le lezioni perdute, siamo ancora i migliori, i nostri compagni non sono riusciti ad avanzare abbastanza e molto probabilmente il contatto più genuino che ora abbiamo con noi stessi ci rende ben più potenti di quanto abbiamo mai mostrato, come se avessimo vissuto ogni istante della nostra vita trattenendo il nostro reale valore, che ora è esploso, ma non risulta difficile da controllare. Persino Todoroki può solo rimanere immobile ad osservarci mentre ci affrontiamo senza esclusione di colpi, posso sentire gli sguardi di tutti loro su di noi, ma non me ne curo e lo stesso fai tu, che mostri quel tuo sorriso entusiasta nel scaraventarmi contro una raffica di potenti esplosioni, io ricambio l'adrenalinico comportamento, schivando con reattività fulminea ognuno dei tuoi tentativi di raggiungermi, per poi spuntare alle tue spalle e chiuderti in una ferrea morsa grazie all'ausilio di "blackweep" per poi liberarti con garbo. Ansimiamo stanchi ma soddisfatti dei nostri progressi, così evidenti agli occhi altrui e ai nostri, che rimaniamo un po' perplessi dinnanzi all'inumana prepotenza delle nostre abilità, come se fino ad ora avessimo giocato con delle pistole ad aria compressa, ritrovandoci improvvisamente fra le mani un lancia razzi, è una sensazione complessa da spiegare, ma anche tu, come me, l'hai assaporata, quindi che bisogno ho di scervellarmi tanto?
«Oh, non è giusto Midobro e Bakubro hanno saltato un mese di lezioni e sono diventati persino più forti di Todoroki, noi che ci stiamo allenando come pazzi è già tanto se riusciamo a muoverci con più prontezza» sbuffa scoraggiato Denki scatenando una lieve risata a tutti i presenti, che con un poco di invidia ci osservano bonari, sanno che siamo diversi da loro, che i nostri geni ci rendono più forti e abili, dunque si arrendono a questo fatto, giurando però che non smetteranno di avanzare nella speranza di riuscire prima o poi a raggiungerci e chissà, magari anche sottrarci dalle mani quello scettro immaginario che ci affibbiano. Io in tutto questo, ti guardo di sottecchi, curioso della tua reazione, trovandoti fiero con il petto gonfio d'orgoglio, il viso rilassato in un'espressione contenta nel dire: «Ah, continuate a sognare stupidi extras, per ogni passo avanti che farete io ne farò cento e non ridere Deku, ti vedo sai, guarda che prima o poi riuscirò a fare il culo anche a-» ti interrompi senza finire la minaccia ironica che mi stavi rivolgendo, io m'acciglio avvicinandomi di più a te, non so cosa ti preda ma improvvisamente ti sei fatto pallido come la neve appena discesa dalle nuvole invernali, ti sorreggo con le braccia appena in tempo per evitarti un duro impatto con il suolo grezzo del campo d'allenamento, appoggio pensieroso il dorso della mia mano contro la tua fronte rendendomi conto d'un calo improvviso della tua temperatura corporea, il quale però muta fin troppo velocemente verso un calore ardente, ho quasi temuto d'essermi ustionato.
Sono sorpreso nel veder spuntare, senza alcuna ragione apparente, i tuoi attributi animaleschi che stai sfoggiando dinnanzi a tutti i presenti, che tu stia andando in calore? Eppure non percepisco i tuoi squisiti feromoni dispersi nell'aria, cosa che mi lascia solo più preoccupato e perso nella situazione, getto lo sguardo sul professore tentando di trovare in lui qualche risposta, magari conosce la causa del tuo improvviso respiro affannoso, del fuoco che sta divorando le tue membra, ma prima ancora che possa muovere un passo, per indagare sul tuo presente stato, tu ti muovi raggomitolandoti contro il mio petto, mugugnando tra il sofferente e l'infastidito, con me che ti stringo dolcemente, accarezzando la tua schiena in un naturale tentativo di conforto, con una lieve nota di panico che sta cominciando ad oscurare le mie abilità di pensare razionalmente, ho paura sai?
«D-Deku... porta...mi... stanza...» rantoli contro il mio collo delle parole slegate che interpreto come la richiesta di riportarti nella stanza che condividiamo, il mio primo istinto è quello di mettermi in piedi ed esaudire il tuo desiderio, sperando che tu sia perfettamente a conoscenza dello stato nel quale versi, tuttavia prima che io possa cominciare a correre disperatamente verso i dormitori chiedo, inquieto: «Che succede Kacchan, ti senti male, sei sicuro che sia sufficente portarti in camera?» ti aggrappi alle mie spalle emettendo un ringhio infastidito dai miei quesiti, affondi gli artigli, sui quali deduco tu non abbia più controllo, nelle mie spalle strappandomi un lamento, non sei stato affatto delicato nel far sgorgare il mio sangue ma al momento sono troppo in ansia per curarmene, mi concentro sulla tua coda dorata, morbida che s'è agganciata implorante attorno al mio bacino, dopo poco, con difficoltà stringi tra i denti queste parole: «Calore...forte...trattenere» ed un gemito strozzato viene soffocato nella tua gola, spingi i tuoi fianchi verso di me, lasciandomi sentire il tuo membro indurito dal calore, i tuoi pantaloni della tuta farsi umidi a causa dell'eccitazione e capisco immediatamente la situazione: sei improvvisamente andato in calore, sembra molto forte dato come appari al momento e stai soffrendo per trattenere i tuoi feromoni, evitando che io perda il controllo in questo dannato posto, perciò annuisco a me stesso nel aver finalmente chiara la causa del tuo malessere e comincio a correre urlando al professore: «Mi dispiace ma Kacchan è appena andato in calore, dobbiamo spenderlo insieme oppure sarà estremamente doloroso, non ho idea di quanto ci vorrà poiché pare essere estremamente forte» sono lontano ma risco a percepire le parole ovattate che mi rivolge: «Va bene ragazzi problematici, ma usate le protezioni, siete ancora giovani e non sono certo che avere una famiglia a quest'età sia una buona cosa. Siate responsabili...» sospiro, temo che anche i preservativi saranno inutili, quelli che abbiamo non dureranno e nonostante i tuoi sforzi sto cominciando a percepire un odore sempre più intenso, non ho tempo di andare e svuotare il minimarket fuori dalla nostra scuola, che per altro sarebbe inutile suppongo, in più non ho alcuna idea di come reagirò se l'impatto sarà tanto violento come credo, dubito però di riuscire anche solo a mantenere la mente lucida.
Faccio appena in tempo a poggiarti sul letto e chiudere la porta a chiave che una ventata di feromoni incredibilmente seducenti mi fa ritrovare in ginocchio, con la vista annebbiata, la testa che volteggia in uno stato di suprema leggerezza, il corpo rilassato ed i pantaloni che si fanno sempre più stretti, guaisci bisognoso della mia presenza, io ruggisco in risposta arrancando con fatica fino al letto, ti voglio così tanto che penso d'impazzire, il mio omega, il mio compagno, mi stai chiamando e devo raggiungerti, penso spaesato, spostandomi lungo il pavimento con le mani artigliate, non m'importa dei solchi che ho lasciato contro le assi di legno, non ho mai sperimentato nulla di tanto piacevole, ho l'acquolina in bocca e mi pare di non aver controllo alcuno della mia razionalità, riesco a prestare attenzione solamente a te, alla brama di unirci che mi pervade mentre ti osservo, sei sudato, con il cavallo della tuta completamente bagnato e gli occhi rubino velati di libidine, allunghi le braccia disperato sussurrando: «Alpha, ti prego...»con un lieve gemito che mi fa completamente sprofondare nella tua accattivante sensualità, bramando febbrilmente la voluttà che le tue carni contratte mi promettono, ansimando stringendo i denti d'avorio fra loro e mi sposto gattonando sul materasso, voglio morderti ancora, desidero lasciarti addosso i marchi indelebili del mio possesso su di te, mi appartieni e non permetterò a nessun altro di toccarti, allungo smanioso le mani e stringo il tuo bacino con forza strappandoti un gemito, non ho idea di come io appaia ora e francamente non sono abbastanza lucido per chiedertelo o fermarmi, non riesco neppure a capire quanta forza io stia realmente applicando contro la tua pelle lattea, almeno fino a quando un alone rossastro non mostra un progressivo scurirsi, ti rimarranno i lividi e questo mi lascia sulla lingua uno strano piacere, oh mio Katsuki, mi appartieni e persino il dolore si converte in piacere, schivo come sei del nostro legame, ma non più di me che sono qui, privato del me razionale, che ansimo come una bestia, pronto ad esaudire ogni tuo desiderio.
Piombo incontrollato sulle tue labbra, rinchiudendoti in un vorticoso scambio di baci roventi come le profondità degli inferi, godendo del modo disperato nel quale affondi le unghie nella mia carne, permettendo alle mie mani di viaggiare liberamente lungo il tuo corpo scultoreo, esplorandone con avarizia ogni linea che compone il magnifico ritratto che sei, mi imprimo nella mente ogni centimetro, ogni sensazione che scaturisci in me ora che posso, ancora leggermente presente con la ragione che avverto sul punto di spegnersi completamente, come una debole fiammella proveniente da una candela consumata.
Si tratta della nostra prima volta insieme e avrei desiderato che questa avvenisse per nostro volere, con le adeguate preparazioni, in modo più galante e composto, invece sono qui che respiro affannosamente come una bestia feroce contro la tua bocca gonfia, ancora unita alla mia da un rivolo di saliva rilucente, come fosse argento fuso, illuminato dai caldi raggi solari che filtrano attraverso le tende chiuse della nostra camera da letto. Ti sento contrarre sotto i miei polpastrelli umidi, in un miscuglio del nostro sudore, sei impaziente quanto lo sono io e continuo a pensare questo fino a quando l'odore speziato ma dolce, con qualche rimando di caramello che emetti non si fa più pesante, tanto da risalire malevolo le mie narici, insediandosi nel mio cervello, prosciugando completamente la forza del mio corpo per un breve lasso di tempo, sufficente a lasciarmi sbilanciare nello smarrimento più totale, con te mio seducente cherubino, che mi osservi con le iridi ardenti, le pupille dilatate ma deformate, allungate come mezze lune capaci di stregarmi completamente.
Hai approfittato della mia vulnerabilità ai tuoi feromoni per torreggiare il mio corpo teso, gemi rumorosamente il mio nome fra le tue labbra, livide come petali di vellutate rose nel momento più bello della loro fioritura, tipico di quel fascino che il fiore raggiunge qualche istante prima di appassire nella morte, un destino crudele quello della bellezza, il quale però non è simile al tuo, lo splendore che ti accompagna ed il fascino che s'è fuso con le tue carni non svanisce, dunque mi domando se sei una creatura celeste o demoniaca, importa davvero?
No, certo che no, finché mi appartieni e posso stringerti potresti rivelarti qualsiasi cosa, non me ne importerebbe un granché, come potrebbe dato che ti amo da quando ho memoria?
Avverto i tuoi denti lacerare il mio collo, mi stai marcando come tuo, la cosa mi piace fin troppo, estasiato come sono dal suono del tessuto dei miei vestiti che vengono ridotti in brandelli dalla tua foga incontrollata, il tutto sommato alla temperatura troppo alta del tuo corpo che si fonde con il mio, segni evidenti del fatto che hai perso completamente la testa, altrimenti non sfregheresti bisognoso i tuoi stessi glutei contro il mio membro pulsante, con la tua coda che s'è attorcigliata contro la mia gamba destra, ma non posso abbandonarmi agli istinti soverchianti, sia della mia parte sadica che di quella di alpha, per la prima volta dopo tempo immemore, io e ed il mio secondo sesso, siamo completamente d'accordo su qualcosa, peccato che sia errato il modo nel quale voglio divorarti.
Non fraintendermi Kacchan, non dico che sia un male per noi unirci in questo modo, però siamo giovani ed inesperti, sappiamo entrambi d'essere estremamente irresponsabili, tanto che riusciamo a malapena a prenderci cura di noi stessi, se ora io smettessi di resistere tanto dolorosamente al tuo calore, prepotente abbastanza da star solleticando nuovamente il mio rut, fuori dal suo ciclico periodo, allora finiremo per concepire un cucciolo, perciò tento di focalizzare la mia mente su qualsiasi pensiero che non ti riguardi e fidati, non ho mai affrontato nulla di tato complesso in tutta la mia vita.
Ringhi minacciosamente facendo vibrare le tue corde vocali pericolosamente vicino al mio orecchio destro, poi sussurri con quella tua voce bassa, seducente e rauca che pare invitarmi a cedere: «Alpha, a cosa stai pensando, non mi desideri?» il tono che impieghi è estremamente zuccherino, mentre con la mano distesa, leggermente rialzata, pressi le punta delle dita armate contro i miei pettorali, io non riesco a trattenere un piccolo ringhio che a fatica fugge dalle mie labbra incollate, tu non demordi, avendo ormai compreso quanto mi sia arduo trattenere ancora i desideri empi che si dimenano nel mio animo, tutto fuorché casto.
Ti allunghi contro il mio tronco col respiro affannoso, ti appoggi eroticamente sfiorando la mia bocca in un bacio che non mi concedi, usando la tua mano libera per stringere insieme i nostri sessi pulsanti, già umidi a causa del tuo calore, ti muovi stimolandoli senza interrompere per un solo breve istante la lotta fra i nostri occhi, mi stai mostrando una visione estremamente tentatrice, con le tue gote arrossate, le iridi brillanti di libidine e te che stringi fra i denti il mio nome.
Fanculo, questa è tutta colpa tua, Katsuki.
Ringhio furente giungendo all'orgasmo, fissandoti, stai tremando sia per il piacere che ha inondato le tue peccaminose carni, che per il terrore di me, non mi importa, sei stato tu a provocarmi ed ora affronterai le conseguenze della tua sfrontatezza, ti strapperò ogni desiderio d'iniziativa portandoti sotto di me, con una presa ferrea che non riesci a contrastare, ti dimeni leggermente, teso ma non mi intenerisco, mordendo aggressivamente il lato del tuo collo, sfiorando appena la ghiandola che invece è situata sul retro, nella zona della collottola. Mi godo il sapore ferroso del sangue che balla sulla punta della mia lingua, con la quale accarezzo la ferita che ti ho appena inflitto, in risposta cingi la mia vita con le tue cosce scolpite dagli intensi allenamenti ai quali ti sei sottoposto, ti muovi contro di me alla ricerca di attenzioni che non ho ancora intenzione di concederti, ghigno malevolo, ti farò sprofondare in un piacere così profondo che non sarai capace neppure di chiamare il mio nome, ti spingerò giù per il sentiero della perdizione, conducendoti nelle profondità più allettanti degli inferi, ti macchieró tanto da impedirti di poter sfiorare ancora la luce, ti legherò con catene eterne, obbligandoti a vivere al mio fianco nell'abisso oscuro che è il mio regno.
Faccio scivolare le mie labbra lungo la tua gola per poi depositare un succhiotto in corrispondenza del tuo pomo d'Adamo che vibra in estasi, ti distendi, con ancora i polsi stretti fra le mie mani autoritarie, lentamente ti consento libertà di movimento, per tormentare i tuoi boccioli rossastri ospitati dal tuo formoso petto, posso constatare come siano gonfi, pronti per generare fiotti d'incontrollabile piacere, dopotutto si tratta pur sempre della zona più erogena per un omega in calore, seconda solo all'antro lubrificato che nascondi fra i glutei sodi, con il liquido naturale che già ha macchiato le lenzuola, ogni cellula del tuo essere mi sta implorando di accoppiarmi con te, con questi feromoni che mi seducono costantemente non c'è speranza per me di riuscire a trattenermi, ricordo perfettamente che durante il tuo scorso calore non erano tanto debilitanti, infatti avevi attirato altri alpha, ad oggi se altri potessero percepirli sverrebbero sicuramente, questo non si applica a me che sono estremamente più fore e resistente degli altri, tuttavia un mese fa sono riuscito a trattenermi, cosa c'è di diverso ora?
Fai le fusa in preda al godimento quando stringo con violenza le mie dita, addentando uno dei tuoi capezzoli, così raggiungi l'orgasmo sporcando la mia mano e la mia asta, che è contro la tua, ringhio ancora, soffiando minacciosamente contro la tua pelle odorosa, salata a causa delle gocce di sudore che ora la imperlano, rendendola più ipnotica di quanto già non fosse, grugnisco avvertendo la presenza in mezzo alle mie gambe crescere, sono estremamente eccitato, perciò mi affretto a usare le ultime briciole di raziocinio per mettere su un preservativo, mi fermi distraendomi con un bacio profondo, le nostre labbra bramose si scontrano le une contro le altre con una certa violenza, poi fai scivolare con magistrale abilità il tuo umido muscolo nella mia bocca, assaporando il retrogusto del tuo liquido scarlatto che ancora permane, sprofondo in questo contatto prendendone il controllo, facendo aderire ancora di più la tua schiena contro le coperte, obbligandoti ad inclinare il bacino in modo fin troppo promiscuo, quando realizzo quello che sta accadendo ti mordo voracemente il labbro inferiore, scostandomi, per ritrovarmi inaspettatamente senza fiato dinnanzi a delle piccolo gocce preziose che corrono giù dai tuoi occhi.
«Alpha, tu non vuoi? Non sono abbastanza per te? Vuoi cercare un altro compagno? No, ti prego posso migliorare, o è perché qualcunaltro mi ha già toccato? Non vuoi avere un cucciolo da m-» «Katsuki» ringhio aggressivamente il tuo nome di battesimo, le lacrime cessano così come la tua voce tremante, dimmi come diavolo dovrei fare a resistere a queste tue lacrime, nessun alpha che si rispetti riuscirebbe a rimanere lucido e negare un desiderio del proprio compagno davanti al suo pianto, dunque mi stacco dal tuo corpo e usando il mio tono dominante ti impongo di metterti a quattro zampe dinnanzi a me, mostrando chiaramente il tuo antro grondante, non riesco a trattenere i ringhi che riverberano nella stanza, voglio riempirti con il mio membro, farti urlare così tanto da perdere le voce, no, non devo, devo cercare di mantenere un minimo di decenza, di calma, ma voglio morderti di nuovo, voglio scavare al tuo interno per farti ricordare la mia forma, voglio riempirti di sperma fino a farti rimanere gravido. Allungo le dita formicolanti fino al muro contro il quale hai appoggiato mogio la fronte, ti spaventi leggermente quando noti i miei artigli forare il cartongesso come fosse stato un semplice foglio di carta, ma smetti di lamentarti quando avverti la mia asta turgida puntare contro la tua apertura, ansimi disperato portando la tua vita verso di me,facendomi percepire le continue contrazioni imploranti della tua intimità.
Tu fremi a causa dell'anticipazione, del febbrile desio che s'è impossessato di te di percepirmi a colmarti ed ecco che ti penetro con veemenza in un'unica, brutale ma estremamente piacevole spinta di reni. Sento che il nodo alla base del mio membro si sta già gonfiando, non è però un problema dato come le tue pareti interne si siano strette attorno a me, durante il tuo primo orgasmo avuto solo per la mia entrata, gemi forte, urli il mio nome completamente sopraffatto dalla libidine che scorre nelle nostre vene con l'adrenalina, i tuoi fianchi sensuali ondeggiano contro i miei, come a pregarmi di raggiungere la parte più profonda, quella dove si trova l'utero che avverto contro la mia punta, ormai la stanza è piena di ringhi, gemiti ed urla, accompagnati dai suoni erotici prodotti dallo scontro delle nostre pelli affamate, beate in questo istante di puro istinto e nient'altro.
In un primo momento, fra le mie stoccate poderosamente selvagge e i tuoi continui orgasmi, avevi lasciato strabordare delle frasi scandalose come che volevi che ti annodassi e riempissi, poi ti sei semplicemente ridotto a suoni poco mascolini, estremamente seducenti come dimostrazione di quanto piacere stai provando nella spirale di godimento nella quale t'ho trascinato, ringhio in modo più rumoroso, forse un po' lugubre, osservando il sudore che scivola lungo la tua schiena muscolosa, la risalgo estasiato godendomi lo spettacolo di piccole gocce che percorrono le linee definite della tua muscolatura perfetta, finché la mia attenzione non viene catturata dal marchio che svetta fieramente lungo il tuo collo candido, mi lecco i canini con la vista annebbiata da un velo opalescente che mi sussurra d'esser sul punto di raggiungere l'apice del piacere, a questo punto infilo completamente la mia intimità in te, sento come ti inarchi tra fusa e gemiti quando avverti il rigonfiamento bloccare la fessura fra le tue natiche sode, mentre il mio caldo seme si raccoglie nel piccolo utero, d'istinto affondo la dentatura nella tua collottola causandoti una serie di nuove vette sensoriali che ti lasciano debole, sorretto da me, percependo come nuovi fiotti caldi continuino a bagnare le tue pareti interne, che si muovono convulsamente con l'intenzione di far fuoriuscire fino all'ultima goccia, due semplici lacrime di godereccia natura scivolano lungo il tuo viso arrossato, accarezzando malevole le tue labbra livide, dischiuse in un continuo produrre richiami accattivanti. Dopo una manciata di minuti ti riprendi abbastanza per ancorarti saldamente al muro, nonostante il tuo continuo contrarti in preda al piacere ad ogni getto che rilascio in te, ciò mi permette di allontanare una delle mie braccia dal tuo corpo, per accarezzarti il viso in modo consolatorio, attenendo che il mio nodo si sgonfi per potermi muovere nuovamente. «Alpha...» io mugugno interrogativo affondando il naso contro la tua ghiandola del legame, attendo che tu ti esprima per quanto possibile: «Vuoi una famiglia con me?» ringhio leggermente stringendo la presa che ancora tenevo sui tuoi addominali scolpiti: «Se non avessi voluto non ti avrei marchiato come mio omega» tu ti rilassi leggermente una volta che ho pronunciato tali parole, ma ecco che i tuoi feromoni tornano a darmi alla testa non appena sono libero di affondare ancora in te, annodandoti ancora ed ancora, fino a che siamo abbandonati all'oscurità della notte.
Finalmente l'ondata di calore è passata ed esausto sei crollato fra le mie braccia, accarezzando inconsciamente il tuo ventre, gesto che ho seguito, non ci sono possibilità che ora tu non ospiti il nostro cucciolo, tra il mio rut che aveva momentaneamente preso il controllo ed il modo in cui sembravi aver perso ogni briciola di controllo, sono preoccupato ma non abbandonerò né te e neppure la piccola creatura che abbiamo portato alla luce, appoggio la mia guancia contro i tuoi capelli umidi, strusciandola lentamente facendo le fusa contento, stringendo la tua coda con la mia, forse non saremo pronti per essere dei genitori, ma ci restano dei mesi per imparare ed io faro tutto ciò che è in mio potere per proteggervi, perché siete la mia preziosa famiglia e spazzerò via dal mio cammino chiunque si mostrerà anche lontanamente una minaccia, come penso questo un ringhio cupo e minaccioso si espande per tutto l'edificio e nonostante l'odore del sesso abbia saturato la nostra stanza, posso comunque percepire il tanfo di paura ed agitazione che tutti stanno rilasciando, questo mi porta a piegare le labbra in un macabro sorriso di pura soddisfazione, con lo sguardo puntato nelle ombre che ci circondano, ridacchio appena accarezzando le tue orecchie appuntite, godendomi questo attimo di pace dei sensi, con un appagamento totale che rilassa me ed il mio alpha.
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