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•|Come cristallo m'infrango|•3

«Tu lo ami molto più profondamente di quanto le tue parole non vogliono rivelarmi e per quanto tu certe volte possa essere complesso da comprendere, posso chiarmente vedere un bagliore differente illuminarti quando parli di lui in questo modo e posso diti che durante i mesi della nostra relazione non t'ho mai visto piegare le labbra in un sorriso tanto sincero come quello che mi hai mostrato ora» esclamò lui mostrandomi un'espressione sollevata a decorare il suo volto gioviale, carino, ma non affascinante come il tuo e solo ora posso rendermi conto di quante volte abbia tracciato le linee del tuo profilo con queste mie iridi, senza neppure esserne cosciente ti cercavo già, oh amore mio, mi perdonerai la mia lentezza? Sarà forse il destino un poco clemente con noi, come non ha voluto esserlo fino ad ora, spingendoci ripetutamente in strade tortuose che c'hanno portati alla sofferenza di un pezzo mancato che spero di poter ritrovare in te, oppure credi che il fato rida malevolo delle mie speranze attendendo solo di farmi scivolare in un mare di desolazione?

Sbuffo spazientito pressando il ruvido palmo destro contro la mia fronte: sono stanco di tutte queste domande che vagano senza metta negli sconfinati spazi della mia mente, creando spesse coltri di fumo che mi annebbiano, mi travolgono come un'ingannevole tempesta e mi spingono ad inciampare in quella che m'appare come la più alta delle montagne, ma che dissipata la polvere dinnanzi ai miei occhi, mi si rivela come un piccolo sassolino marginale che solitamente non vedrei. Tutto questo riflettere, questo agonizzare nell'attesa corrosiva d'avere tue notizie non ha fatto altro che ingigantire in maniera smisurata il mio turbamento ed il bisogno di te che mi divora dall'interno, come un fuoco indefinito, il quale si ciba della mia essenza più profonda, che s'affanna nel torturarmi con questa bramosia incontenibile, talmente incontenibile che talvolta riesce a sopraffare ogni briciolo d razionalità in mio possesso, lasciandomi solo con i brandelli di me, sopravvissuti in qualche modo a questa gelida situazione, mentre mi domando come sarà trovarmi faccia a faccia con quei tuoi meravigliosi occhi, specchi di genuina purezza, capaci però d'assumere le peggiori tinte infernali.

Dimmi ora, dominatore dei miei pensieri, fustigatore del mio animo: sei forse un diavolo maestoso nelle dolci spoglie di un angelo puro, splendente nel suo paradisiaco ed illusorio candore, oppure mi sono sbagliato nel giudicarti e ti nascondi, docilmente, dentro il corpo di un demone spietato che ha già affondato i denti nella mia carne vergine, attaccata a te quanto io che la indosso. Un piccolo tocco sulla spalla mi scuote, sussulto gettando uno sguardo al mio migliore amico, sospiro teso, mi sono nuovamente smarrito in un intricato labirinto di te, alla disperata ricerca della tua macchiata mano, ferendomi più di quanto non avrei fatto vagando con la consapevolezza che tu non puoi raggiungermi e che io non riesco a trovarti, la sua voce gentile mi spinge verso la realtà, lasciando ch'io noti come si sia alzato sconfortato: «Spero che tu possa essere felice come meriti Bakugou, lo troveremo e quando lo faremo dovrai essere pronto ad essere onesto, perché temo che sotto sotto Midoriya si sia stufato d'attendere paziente, probabilmente è già stato arso abbastanza dalla gelosia» gli sorrido, ti capirei se avessi osservato le mie labbra contro quelle del fulvo e se m'amassi come spero tu faccia, nonostante quanti danni t'abbia curdelmente arrecato, come una macchia di rimorso che mai m'abbandonerà nel muto rammentarmi cosa non osar fare mai più.

«Se vorrà ascoltarmi gli toccherà tenere il passo dei miei caotici pensieri, poiché temo non sia possibile comprenderli nel loro fluire se non tramite un contorto viaggio che solo lui potrebbe riuscire ad affrontare, dunque sarà costretto ad imbarcarsi con me verso una meta pericolosamente conosciuta, eppure sento come se qualche cosa ancora mi sfugga, che sia di me, di lui o di quello che deve ancora accadere, però non lo so...» ridacchia, sorpreso dal mio improvviso flusso di coscienza e dice: «Per me siete entrambi due misteri impossibili, chissà che insieme non riusciate a mettere su una bussola che possa guidarvi entrambi nell'oceano infinito dell'esistenza, ma non gettiamoci in questi complessi discorsi, nessuno di noi due avrebbe ora la pazienza di seguirli e tu, beh, tu hai bisogno di metterti finalmente a dormire» io scuoto il capo a questa sua affermazione, ha ragione, dovrei mettermi a dormire eppure il tuo pensiero crudele mi tortura dolcemente e di conseguenza ogni briciola di torpore mi abbandona, alla ricerca di una pace illussoria che so essere inutile, mi basta passare davanti alla porta chiusa della tua stanza e sento le gambe tremolare, avresti mai detto che uno come me sarebbe potuto essere così sentimentale, tanto vulnerabile sotto la rabbia cieca che m'ha sempre accompagnato? Credo proprio di si, in fin dei conti hai sempre scorto quella luce chiara che alberga in me, sebbene abbia fatto di tutto per inquinarla con il sudiciume del mondo, dal quale però sospetto che tu abbia voluto proteggermi a mia insaputa.

Arriccio il naso amareggiato, quando si ha paura, quando si teme qualcosa dalla profondità più vera del nostro animo la nostra natura è quella di riflettere asiduamente sulla questione, tanto che le nostre umane menti si inerpicano per sentieri sconosciuti, infestati di rovi, campati in aria o sospesi nel nulla, mutevoli come scale infestate che spariscono sotto i nostri piedi mentre le percorriamo e cadiamo nella consapevolezza dell'ignoranza che ci avvolge, siamo saccenti e sciocchi, crediamo di poter vedere e capire tutto ma la verità è che non sappiamo nulla di noi. Curioso che ci troviamo a scoprire numerose cose, delle più varie nature quando il timore ci sollecita l'animo, quando ci rende vigili e attenti durante l'angoscioso silenzio notturno o nell'infinita attesa che qualche cosa ci distolga dal nostro terrificante tormento e quasi qualcuno stesse leggendo la mia mente un grido rimbomba fra le pareti del dormitorio, pareva la voce di Mina quella.

Corro di sotto in pantofole, vedo dei vetri rotti a terra che sporcano il pavimento, ma non mi curo di come siano arrivati ai piedi delle scale nonostante la lontananza di queste dalle finestre, sono troppo concentrato sui villains che tengono la ragazza fra le loro mani, ridacchiando come mostruose entità dalla mente distorta dalla debolezza, ma come si può incolparli d'aver ceduto alla vita, povere vittime dell'orrore sociale? Non lo so, ma sento proprio di potermelo permettere, tuttavia non muovo minacce o passi verso di loro, sono troppo distratto dall'odore, seppur flebile, che percepisco attaccato ai loro corpi trasudanti feromoni dominanti, che per altro su di me non fanno effetto, a rallegrare i miei sensi c'è l'aroma sublime che ti porti dietro, devono averti e se loro sanno di te, io posso solo sperare che tu stia bene. In tutto questo i miei sensi, ebri di questo stuzzicante pizzicore che m'ha invaso le narici, si rifiutano di sbattermi crudelmente verso la realtà dalla quale m'ero inavvertitamente separato, motivo per il quale non riesco a dare il meglio di me nella breve battaglia che rade al suolo la stanza comune, mi sono comunque battuto, tuttavia sono stato colpito fin troppe volte, tanto che ho finito per perdere conoscenza fra lividi e mancanza di sonno.

Quando finalmente riacquisto un poco della mia ragione, la prima cosa che provo è un lancinante mal di testa che martella spietatamente contro le mie tempie, avverto il gelo di un pavimento ruvido contro la pelle e qualche bisbiglio preoccupato proveniente dalla mia destra e dopo un breve attimo di intontimento riesco finalmente a sollevare i veli di carne che mi oscuravano la vista, mi rendo subito conto di trovarmi in uno spazio buio, angusto, con le pareti rovinate, lorde di quelli che paiono grumi di sangue ormai annerito e catene arrugginite sparse ovunque, ma almeno posso dirmi rincuorato dalla presenza dei miei compagni di classe, che seppur a fatica, mantengono una decente compostezza, frutto di tutte le terrificanti esperienze che ci sono ingiustamente cadute addosso. Sto per parlare quando noto una presenza delicata alle mie spalle, rannicchiata nella penombra della cella sta una figura femminile, mal nutrita, con le membra adornate da garze luride fra liquido cremisi e sporco, ridacchia leggermente, come un soffio di debole vento estivo, mentre stretta nei pochi stracci logori che appena coprono le sue intimità, si dondola su sé stessa, lasciando ondeggiare la lezza chioma che un tempo era stata bionda.

Aizawa, ferito, mi poggia una mano sulla spalla come a voler richiamare la mia attenzione e dice: «Prima che tu faccia qualcosa di sconsiderato, sappi che non siamo legati solo perché ci hanno messo dei collari che bloccano le nostre unicità e per quanto riguarda quella donna, abbiamo tentato d'instaurare un dialogo con lei ma non sembra aver funzionato, ha rivolto la sua attenzione solo ad un gruppo di nomu che sono docilmente entrati qui chiamandoli suoi figli. Deve essere rimasta i  questo posto per molto tempo e per quanto inumana possa essere l'idea, trovo plausibile solo il fatto che abbiano trasformato i suoi figli in quegli esperimenti...» all'udire questo rimango di sasso, non sono sorpreso dell'orrore che le menti dei villains sono riusciti a raggiungere, ma più del fatto che la donna sia stata lasciata in vita, senza un collare di controllo per la sua unicità e che per di più tratti quelle creature come fossero ancora sangue del suo sangue, ma mi riprendo quando dei passi irregolari e strascinati cominciano a eccheggiare fuori dalla stanza nella quale siamo stati confinati.

La pesante porta metallica cigola in maniera inquietante, mostrando tutti gli anni di incurie ed usura tramite quello stridulo suono, il quale mi ha fatto rabbrividire, qualche istante dopo dinnanzi a noi si presenta la figura convulsamente ridente di Shigaraki che, tenendosi con le mani lo stomaco, ha il viso stravolto da una smorfia di puro divertimento, un qualcosa che non lascia presagire altro che svenuta, giacché egli aveva dato ampia dimostrazione, in passato, di come per lui giocare fosse gioire del dolore e delle sofferenze che provocava agli altri, alla categoria degli eroi in particolare. Improvvisamente però il ragazzo dalla pelle rovinata e lo sguardo allucinato ritorna alla sua normale postura scomposta, con la schiena pigramente incurvata in avanti e le braccia abbandonate penzoloni lungo le gambe piegate, poi procede con lentezza disarmante sino a giungere dinnanzi a Toshinori, privato d'ogni brace del suo potere, il cattivo si piega vicino a lui per poi bisbigliare: «So che ti sei impegnato molto in questi mesi per cercare il tuo caro successore All Might, ma non temere sei stato portato da lui. Midoriya Izuku si trova qui e dovresti essere fiero della sua incrollabilità anche dinnanzi alle torture più svariate, ciò nonostante sono certo d'essere riuscito a piegarlo alla fine...» sospende quel suo breve monologo con una risatina acuta, agghiacciante, che m'attraversa le ossa insieme all'angoscia, al terrore che provo nel pensare che tu non ce l'abbia fatta e che alla fine, come prova della tua mortalità, anche tu sia stato costretto alla resa. «...Quando si sveglierà farò in modo che mi consegni il suo potere, ma fino ad allora penso che m'intratterrò, con gli altri, giocando con gli omega carini che abbiamo pescato su dalla sezione A, almeno imparerete a non ficcarvi più nei nostri affari».

Sono tutti terrorizzati e ad essere onesti io non faccio eccezione, al solo pensiero del loro tocco sulla pelle lo stomaco mi si chiude, lasciando che un pesante senso di nausea m'invada, tuttavia non posso rimanere fermo a guardare mentre trascinano via Mina, la quale per altro è vicina al suo calore, dunque mi alzo in piedi e mi propongo di prendere il suo posto, lo so che si sentirà in colpa per la maniera nella quale mi tratteranno e ridurranno, ma la situazione sarebbe decisamente peggiore se la povera ragazza si ritrovasse persino gravida di quelle belve, non avrebbe il cuore di abbortire, come la maggior parte degli omega e ne soffrirebbe per la vita intera, io invece a causa dei miei scarsi calori ho meno probabilità di ritrovarmi invischiato in una gestazione indesiderata, anche sotto gli effetti dei loro feromoni che a me arrivano sempre nauseabondi.

L'uomo lancia Mina verso il muro, fortunatamente però Kirishima l'afferra al volo impedendole di farsi male contro la superficie dura, poi egli mi si avvicina, mi sfiora i lineamenti con l'indice e in una grassa risata conclude che: «Sarà divertente vedere il grande Katsuki Bakugou essere ridotto ad uno straccio, vediamo come te la cavi con almeno quattro alpha. Oh sarà magnifico vederti soccombere ai nostri feromoni e tremare dal piacere chiedendone di più, d'essere marchiato ed ingravidato» io lo osservo disgustato, digrigno i denti e dopo avergli bisbigliato qualche insulto, specifico che ciò non avverrà mai, cosa che malauguratamente infervora ancora di più il suo animo, obbligandomi ad esser trascinato per i capelli fino ad una stanza orridamente impregnata da feromoni d'ogni genere, disorientante poiché riempita da omega goderecci, spaventati, arrabbiati, disgustati oppure alpha affamati, alcuni sono anche andati in Rut ma a me questo non importa. Posso aggrapparmi alla consapevolezza che per qualche oscura ragione io paia non reagire all'altro sesso secondario, a dirla tutta quegli odori che dovrebbero attrarmi come le api al miele, non fanno altro che farmi salire qualche corrosivo conato di vomito lungo la gola, cosa che all'inizio preoccupò moltissimo mia madre, spingendola a trascinarmi in tre ospedali differenti per esser certa che fosse tutto normale, la donna si calmò soltanto quando gli venne più e più volte confermato che fossi in completa salute, che non fossero stati registrati scompensi nel mio sistema recettivo o comunque olfattivo, tantomeno avevano trovato problemi di sterilità nel mio sistema, uno dei medici ipotizzò che, per quanto improbabile, potevo aver già incontrato e riconosciuto il mio partner destinato.

Ah, dannazione, non so neppure come sono riuscito a perdermi nei miei pensieri fino ad ora, quando mi hanno infilato in bocca un paio di pastiglie che però non hanno fatto molto di più che rendere indolenzite le mie braccia e gambe, ritrovandomi così accasciato contro il materasso con i membri dell'unione dei cattivi che mi fissano estasiati, sono davvero viscide le occhiate che fanno vagare sul mio corpo tonico, sospiro al pensiero di dover sopportare la loro libidine per ore nelle quali so già che saranno costellate da magnifici spruzzi di vomito da parte mia e dunque mi decido ad ignorare le loro chiacchiere su come sia incredibile che io non reagisca a quelle droghe, oppure come mi strappino i vestiti di dosso, di come mi mordano, mi graffino, lasciando lividi e solchi odiati contro la mia carne, che brucia come a ribellarsi a quel rapporto che m'ha già causato di rigettare alla prima, dolorosa ed incauta penetrazione. Delle gocce salate, frutto delle fitte lancinanti della pelle lacerata mi sgorgano fuori dagli occhi rubino che punto nel nulla, con la bocca forzatamente penetrata dal membro di Dabi che mi toglie il fiato, senza lasciarmi modo di lasciar fluire i succhi gastrici, il tutto mentre delle stoccate per nulla delicate affondano nelle mie interiora, con mani estranee e sessi desiderosi che si strusciano schifosamente contro di me. Tento di respirare, seppure a fatica, mi sforzo di ignorare i crampi diffusi per ogni mia cellula, sintomi di quello che pare un completo rigetto di quelle basse azioni, di una forzata unione che mai dovrebbe avvenire nel modo in cui io sono obbligato a fare, come pure violenza, marchio indelebile di abusi che potrò solo sperare di superare, aiutato dalla consapevolezza d'aver risparmiato questa sorte alla mia amica e dalla totale non reazione dal mio corpo, che pare non possedere neppure le sue ambite doti seduttrici.

Ti disgusterei se potessi vedermi ora? Non riesco ad immaginare neppure il finale di questo atto increscioso, forse perché non riesco a scandire bene il tempo che passa mentre fiotti caldi e puzzolenti mi inondano in ogni angolo di me, accompagnati dalle loro viscide lingue che cercano d'assaporare la zona della mia ghiandola del legame, tutelata dal collare che loro stessi m'hanno messo, sono grato di non poterli far saltare in aria in questa situazione, poiché ciò significa che non possono marchiarmi. L'unica cosa che riesco a notare è quanto faccia male l'essere agganciato dal loro nodo ogni volta che vengono dopo di me, non è l'atto in sé che mi provoca dolore, giacché è qualcosa di naturale che serve a bloccare il sesso dell'alpha nell'omega in modo che la fecondazione abbia successo, ciò che mi duole è il loro repentino muoversi subito dopo, che lacera le mie pareti interne facendomi sanguinare copiosamente, ma faccio del mio meglio per resistere perché credo che morire in questo modo sia decisamente patetico e ci credi se ti dicessi che, per quanto ti amo, ora vorrei che ci fossi tu con me a spendere la mia prima volta, a salvarmi da questi bastardi che mi consumano avidamente, strappandomi i pezzi del mio orgoglio che mi hanno tenuto in piedi da quando sei stato rapito.

Lentamente non riesco più a percepire nulla, mi estraneo dalla realtà che mi ha costretto a vivere un tale orrore e neppure mi rendo contro di come io stia, oppure del modo in cui io sia tornato dagli altri, ritorno dal mio temporaneo stato di dissociazione solo quando le braccia gentili della ragazza aliena mi circondano calorose, con un tocco quasi materno che si appoggia sulla mia fronte sudata, lasciandomi riposare debolmente contro il suo corpo sinuoso e permettendole di prendersi cura dell'eccessiva quantità di sangue che scivola giù dal mio antro, misto allo sperma dei miei stupratori. Devo essere una visione sconcertante quanto disgustosa per i presenti, vorrei poter in qualche modo camuffare il tutto ma proprio non ne ho le forze, riesco solamente a far vagare i pensieri fino a te, cosa che mi provoca una grande voragine nel petto, facendomi contrarre su me stesso e boccheggiare alla ricerca d'aria, mentre mi domando quanto più di me tu sia stato costretto a subire, chiedendoti se ti vedrò ancora, se avrò mai modo di dirti quali sono i miei reali sentimenti o se moriremo entrambi prima di poterci sfiorare anche solo un istante e, come se ciò non bastasse, il pensiero d'esserti stato infedele mi fa sentire ancora peggio, sebbene il mio io razionale sappia che non è così. Sono confuso, spaventato, disgustato, amareggiato e la testa mi gira, non riesco a tenere gli occhi aperti, travolto dall'omega dentro di me che forse emerge per la prima vera volta, senza che io riesca a capacitarmi del perché il mio corpo abbia improvvisamente deciso di rilasciare i feromoni che comunicano le mie emozioni, non m'era mai accaduto prima, in oltre non credo sia una buona idea dare soddisfazione a quegli psicopatici, ma a questo punto non riesco ad oppormi.

Improvvisamente un ticchettio si diffonde nel luogo, non riesco a muovermi per poter guardare chi si sta avvicinando a me, tutto quello che sono capace di fare è pensare a te, anelare al tuo tocco delicato contro il mio corpo debilitato, in un bisogno viscerale, profondo e sconcertante che mai nella mia esistenza avevo provato, tuttavia riesco ancora a scandire nel pesante silenzio che ci circonda, la voce acuta, ridente della donna che prima era rimasta chiusa nel suo mondo: «Oh poveri, poveri stolti! Hanno compiuto il misfatto ed ora la bestia si desterà dal suo sonno, come avevo visto grazie alla mia unicità e verrà la caduta di chi m'ha privata della libertà e ha ferito i miei bambini, cadrà il male ai piedi del mostro sopito, or desto, furibondo a causa della loro crudeltà» sospira contenta e si trascina vicino a me, osservandomi in modo curioso, poi sussurra a tutti che sia meglio lasciarmi riposare contro il pavimento e lei ci dirà un po' più sulla sua situazione.

A quel punto tutti la seguono spostandosi di lato e nel loro bisbigliare riesco a comprendere che ella fu rapita appena determinato il suo essere omega, All For One non la uccise solo per questo e per il fatto che il suo quirk le permettesse di vedere alcuni frammenti del futuro e non riuscendo a strappargli via questa capacità pensava di abusare di lei finché non si fosse arresa a lui, cosa che rivela però non essere accaduta, giacché sapeva che un giorno il destino avrebbe mandato contro di lui un tale che con la furia più dura del secolo avrebbe sbaragliato quella banda di psicopatici, dal suo racconto risulta evidente l'odio che nutre per chi ha trasformato i suoi bambini in quelle terribili cose, ma a lasciarmi senza parole sono le ultime frasi che pronuncia: «Io morirò oggi, Shigaraki mi ucciderà ma lo attenderò alle porte degli inferi per trascinarlo giù con me, quando lui arriverà e fuori controllo, non più sé stesso, attaccherà chi è causa della sua furia e vi consiglio di essere cauti, non riconoscerà altri che chi deve.»

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