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Luxuria •Capitolo 3

*When there's trouble you know who to call...*

La sveglia interrompe il mio sonno e io prontamente alzo il braccio per mettere fine a quella musichetta. Questa mattina mi sono svegliato con un insolito buon umore.

«Oggi niente potrà rovinare questa giornata!»

Esclamo sbadigliando. Mi dirigo verso il bagno con l'intenzione di lavarmi la faccia. Sento particolarmente fresco, da dove provengono questi spifferi? Mi viene incontro Corvina, raggiante come sempre sprizza gioia da tutti i pori. Mi chiedo come lei e Stella riescano a parlare civilmente senza che una delle due scateni una guerra atomica.

«Buongiorno Corvina!»

La saluto con un sorriso a trentadue denti.

«Buongiorno Robin. Siamo di buon umore oggi vedo»

«Vedi bene»

«Non credi che faccia un po' caldo?»

Domanda squadrandomi

«Ma io in verità sento fre...»

Noto solo adesso che sono uscito da camera mia talmente spensierato da non accorgermi di essere in mutande.

«Bei... boxer comunque»

«Ma...»

La guardo svolazzare via tranquilla come se non fosse successo niente. La prossima volta dovrò essere più attento: non è esattamente il top mettere in bella mostra le mie mutande nere con il logo di Batman proprio nel bel mezzo... Ormai il bagno è a pochi passi, sarebbe inutile tornare indietro. Viviamo in una casa enorme, possibile che l'unico bagno del piano dove dormiamo noi sia lontano almeno un chilometro dalle nostre camere? Chiudo la porta a chiave e finalmente posso lavarmi in santa pace. L'acqua fresca mi fa svegliare completamente. Apro la mensola accanto allo specchio ed afferro la confezione del gel per capelli. Non solo Corvina ha potuto avere l'onore di ammirare le mie mutande, ma anche i capelli completamente arruffati e spettinati. Almeno è stata lei a vedermi in quello stato e non Stella. Ieri sera quel suo bacio sulla guancia mi ha fatto addormentare con uno dei miei rari sorrisi stampato in faccia. La invidio come ragazza: è sempre così solare e pensa sempre positivo. Io se fossi come lei...non sarei me. Ok, forse non è uno dei pensieri più intelligenti.

«Oh, adesso va meglio»

Mi faccio i complimenti guardando il mio riflesso allo specchio cominciando a mettere in mostra i miei muscoli. Questi begli amichetti quante ne hanno passate. Un bussare interrompe le mie pose spaventandomi. Nessuno deve sapere di queste mie cose...private.

«Si?»

«Robin? Ci sei tu in bagno?»

«S-Si, ehm...»

«Potresti fare in fretta? Come si dice da queste parti...vediamo...devo scaricare i miei bisogni! O forse non era così...devo...»

«Un attimo ed esco»

Ma io sono ancora in mutande. O beh, ormai il danno è stato fatto. Afferro la chiave girandola nel senso opposto e una volta aperta la porta esco a passo sostenuto.

«Buon...giorno?»

La sua espressione varia da sorridente a... imbarazzata?

«Giorno. Ci vediamo a colazione»

«Si si, a dopo allora»

Il suo tono di voce è decisamente stranito. Credo di averla vista arrossire. Capisco che con un fisico del genere nessuno potrebbe resistermi, ma siamo amici da molto. Ormai dovrebbe essersi abituata a vedermi anche in questo stato. Forse la parte imbarazzante sono state le mutande. Dovrei comprare dei normali boxer neri la prossima volta. Nel frattempo indosso i miei vestiti, aggiusto la maschera sul volto e sono pronto per cominciare una splendida giornata.

«Buongiorno Titans, bella giornata non trovate?»

«Hai deciso di coprirti?»

«Corvy forse sei tu che dovresti essere meno coperta»

Ammicca BB che riceve un'occhiata gelida da parte della ragazza demone.

«Stamattina pancakes cucinati interamente dal sottoscritto, volete gustare?»

«Mhm volentieri Cyborg»

Ne afferro uno e mi lecco i baffi

«Sono buonissimi, complimenti al cuoco!»

«Beh, come si dice, quando uno è nato cuoco»

«Cyborg! Ma cosa mi fai mangiare?!»

«Cosa c'è che non va nei miei pancakes?»

«Hai presente la quantità di latte e burro che hai messo qua dentro?? Cucinare qualcosa con la soia costava troppo?»

«Non cucino piatti per ricoverati in ospedale, qua si sta parlando di alta cucina!»

«Io sono vegetariano, come pretendi che possa mangiare una cosa del genere»

Ci mostra una tra le sue espressioni più schifate mentre io sto quasi per finire i pancakes.

«Prendi come esempio Robin»

«A Robin piace sempre quello che cucini tu...»

«Corvina tu perché non assaggi questa bontà?»

Le chiedo cauto

«Preferisco una tisana»

«Ecco Corvy, preparane una anche per me grazie»

Vedo la tazza in mano di Corvina ribollire al punto di arrivare a creare una nuvoletta di fumo

«Ok ok, non ti scaldare»

«Bella questa! Anzi, no»

Commenta Cyborg, in fondo divertito dalla scena.

«Buongiorno cari amici miei!»

La salutano in coro tranne me.

«Vuoi?»

Dico porgendole un pancake.

«In realtà pensavo di mettermi al lavoro da adesso preparando una tra le squisitezze più pregiate di Tamaran!»

«Attenzione, tamariana in avvicinamento ai fornelli»

«BB! Tu sarai il primo ad avere l'onore di essere l'assaggiatore!»

«Perché non chiudo la bocca a volte...»

Farfuglia, ormai incastrato da Stella

«Sai me lo chiedo anch'io»

Commenta Corvina bevendo con tranquillità la sua bevanda.

«Se Stella cucina, Stella ripulisce. Non mi va di passare il pomeriggio a pulire piatti sporchi di cibi alieni»

Sentenzia Cyborg.

«Non importa, oggi sono troppo felice per...oh»

Viene interrotta dall'allarme.

«Sarà di nuovo Mega block?»

Chiedo preoccupato

«Quella pietrolina dell'altro giorno? Tsk, una sciocchezzuola»

Mi catapulto sul macchinario per controllare chi sia e, non appena leggo il nome mi si sbarrano gli occhi rimanendo a bocca aperta. Troppi ricordi. Troppo dolore.

«Robin? Che succede?»

Ma anche Stella, una volta letto il nome si porta una mano davanti alla bocca. Incuriositi anche gli altri si avvicinano.

«Luxuria? Chi è questa Luxuria? Cyborg ne hai mai sentito parlare?»

Lo zittisce tirandogli una gomitata. Tutto comincia a ritornare in testa, più assillante, per ricordarmi l'infanzia che ho dovuto passare lottando per la sopravvivenza.

«Il suo vero nome è Vana De Tetra»

Il silenzio regna nella grande stanza e i loro occhi cominciano a guardarmi insistentemente.

«Se non vuoi proseguire, Robin, noi non ti costringeremo»

Provo a cercare di tranquillizzare Stella con un mezzo sorriso riuscito male. Sto cominciando ad odiare quest'atmosfera. Mi siedo sul divano, cominciando a sentirmi improvvisamente pesante.

«Siete i miei amici e avete il diritto di saperlo»

L'aliena si siede accanto a me appoggiandomi una mano sul ginocchio. Non appena sento il suo contatto emetto un respiro profondo e nervoso, per poi cominciare a raccontare.

«Vana è l'essere più crudele e affascinante che io abbia mai conosciuto. Non so nulla di certo su di lei, e voi sapete quanto io possa odiare i crimini irrisolti»

Rivolgo lo sguardo verso di loro, come per assicurarmi che mi stessero ascoltando. Una volta osservati velocemente i loro volti attenti abbasso lo sguardo verso il pavimento e chiudo gli occhi per focalizzare meglio ogni singolo ricordo.

«Io ero solo un bambino quando lei trovò i miei genitori...li ferì gravemente e dopo ci spedì su un'altra dimensione, così mia madre per salvarmi decise di nascondermi in un cratere di quel pianeta sperando di nascondermi da quell'essere. Nell'esatto momento in cui stava scagliando il suo ultimo incantesimo, quello decisivo, verso i miei genitori...»

La mia bocca è diventata improvvisamente asciutta.

«per miracolo io riuscii a distrarla, così lei sbagliò incantesimo e lì spedì chissà dove, probabilmente su un pianeta non troppo lontano dalla Terra. Poi il vuoto. Ero rimasto da solo su quel pianeta. Non so per quanto tempo, era troppo»

La mano sul mio ginocchio aumenta la presa. La afferro e la stringo, come se i ruoli di fossero invertiti: Stella voleva consolare me, ma lei non riesce a trattenersi quando sente e risente questa storia ormai vecchia, così io devo consolare lei come meglio posso.

«Ero completamente da solo. Non sapevo cosa fare, cosa pensare. Mi guardavo attorno e non c'era niente, solo un'enorme distesa di terreno arido e bitorzoluto. Mi sostenevo sul bordo di quel cratere perché mi sentivo le gambe cedere. Quello è stato l'ultimo istante della mia vita fin'ora nel quale mi sono sentito debole ed indifeso. Poi rieccola, apparsa da un grande fascio di luce violacea. Perlustrò con lo sguardo il terreno a lei sottostante e mi vide. Mi guardò con quel ghigno che non le si era levato mai dalla faccia. Allora capii tutto»

Dico quest'ultima frase con la voce spezzata. Con tutto lo sforzo possibile ho tentato di rimanere impassibile, ma non ci riesco mai, avvicino la mano al viso per asciugarmi una lacrima che lentamente si moltiplica. Quelle stupide lacrime non devono scendere. Non devono esistere su di me.

«Non era stata una fortuna che io l'avessi distratta. Ho solamente evitato di vedere la morte dei miei genitori davanti ai miei occhi. Vana non voleva i miei genitori, voleva me. Negli anni successivi io mi imposi di diventare più forte, così cominciai a praticare karate e ogni genere di arte marziale. Ma lei voleva questo, voleva che io diventassi più potente. Per lei ero una fonte inesauribile di energia che le sarebbe servita per il suo obiettivo, la conquista del pianeta. Ma io volevo diventare più potente per combattere il crimine e tutti coloro che avrebbero causato danni irreparabili alle persone, come se questo avesse potuto in qualche modo colmare la mancanza dei miei genitori. Io sono cresciuto e lei è rimasta sempre uguale. Col tempo ha iniziato a provare qualcosa verso di me, probabilmente attrazione fisica... così cominciò a stuzzicarmi facendosi vedere di sfuggita ogni tanto, ma io la ignoravo. Mi dava solo la rabbia che sfogavo durante gli allenamenti. Non si era fatta più vedere né sentire fino ad ora...»

Ce l'ho fatta. Non ho pianto. Non voglio più continuare, sento il cuore stringermi. Sento ancora i dardi esplodere e affondare nel terreno, sento ancora le urla dei miei genitori e le minacce malefiche urlate dall'alto. I miei genitori erano umani, non potevano neanche tentare di opporre resistenza. E io guardavo tutto, nascosto in quello stupido cratere a cercare di urlare ai miei genitori di scappare o di nascondersi.

«Mamma vieni qua! Papà!! Andate via»

«Richard rimani fermo lì! Non ti muovere!»

La voce ferma di mio padre e il sangue che colava senza sosta dalla sua gamba

«Amore mio ascolta papà! Ti prego tesoro rimani fermo qua»

La faccia impolverata e rossa dal sangue di mia mamma

«No! Non voglio! Smettila di colpire i miei genitori, non ti hanno fatto nulla di male, che cosa vuoi da noi!! Vattene! Vattene!!»

«Stupidi umani vedrete di cosa sono capace e tu Robin ascolta mammina e papino, rimani fermo là a guardarli affondare»

Dardi su dardi. Troppo rumore che mi tappai le orecchie e strizzai gli occhi ma nonostante questo continuavo a sentire i colpi sempre più potenti e il sangue spargersi sul terreno polveroso. Cercavo la mano da afferrare di mia mamma e il petto da stringere di mio papà. Ma erano troppo lontani.

«Smettila!»

Gridai con tutte le mie forze finché lei si girò a guardarmi e sbagliò a pronunciare la formula. Vidi i miei genitori sparire in un fascio di luce e subito dopo anche lei fece la stessa fine. Rimasi con gli occhi spalancati ad osservare il punto in cui poco prima c'erano i miei genitori accasciati a terra. Adesso non potevano neanche essere stesi sanguinanti, non c'erano più. Non li vedevo più. Sentivo le orecchie fischiarmi e le gambe tremare tanto che dovetti appoggiarmi a quello stramaledetto cratere.

«Non ho mai ceduto alle sue provocazioni. Lei ha già conquistato molti altri pianeti praticamente irraggiungibili da qui sfruttando il suo fascino. Una volta fatto innamorare i suoi prescelti inietta un batterio che non fa sviluppare anticorpi. Esso fluisce nel sangue fino ad arrivare al cuore. Una volta giunto lì non c'è via di scampo e sei già diventato uno stupido schiavetto pronto a far parte dell'esercito per la conquista di altri pianeti. Come ha fatto vivere l'infanzia peggiore a me, può farlo con centinaia di ragazzi e bambini innocenti»

Ed eccola riapparire sventolando i suoi capelli corvini con quel ghigno.

«Direi che adesso abbiamo finito, vero Robin?»

Il soprannome che mi dava mia mamma. Lo odiavo, ma in quel momento non volevo altro che sentirmelo pronunciare da lei. Se era vero? Non me capacitavo. Cos'era successo?

«Cosa...cosa hai fatto a mamma e papà?»

«Tesoro, lo sai cosa ho fatto a mamma e papà»

Rimasi con la bocca spalancata a mugugnare parole senza capo né coda. Balbettavo. La forza di piangere non ce l'avevo. Sentivo solo un vuoto incolmabile e il cuore stringermi, come adesso che sto raccontando tutto ai miei amici.

Corvina mi porge un bicchiere d'acqua che ricade direttamente tra le mie mani, allontanando così la presa alla mano di Stella.

«Robin, mi dispiace così tanto»

Mi abbraccia Stella in preda alla disperazione. Cerco di rassicurarla accarezzandole i capelli. Cyborg è sul punto di piangere, Corvina ha gli occhi spalancati che vagano nel vuoto e la bocca serrata, BB invece avvicina continuamente la mano cercando di fermare in qualche modo le lacrime. Nessuno sa più cosa dire.

«Ma lei non sa con chi ha a che fare»

Dico alzando il tono di voce, cercando di dimostrare più a me stesso che agli altri di essere determinato a sconfiggerla. Cyborg mi guarda sorridente, Corvina prende finalmente fiato e BB si asciuga definitivamente le lacrime alzandosi in piedi

«Esattamente! Noi siamo i Teen Titans ragazzi!»

«Se rimarremo uniti saremo indistruttibili»

Incalza Cyborg

«Io sono con voi»

Dice Corvina con un entusiasmo che non ha mai mostrato.

«Anch'io»

Sussurra Stella sul mio collo. Le rilascio un rapido bacio sui capelli e la allontano leggermente da me.

«Chi siamo noi allora?»

«I Teen Titans!»

Rispondono tutti in coro.

«Così vi voglio ragazzi»

Senza aggiungere altro Corvina si avvicina a me abbracciandomi. La imitano anche gli altri tre. Loro sono la mia famiglia adesso.

«Solo una cosa, Robin, come fa Stella ad essere l'unica a sapere di tutto ciò?»

«Qualche volta lo fai lavorare il cervello, bravo»

Si ripropone la rituale scena di BB che guarda deluso Corvina

«Sul mio pianeta, non so per quale motivo, anni fa era in voga questa notizia. Avevo saputo di un piccolo bimbo terrestre chiamato Richard Grayson rimasto orfano di madre e di padre... Finché non ho conosciuto Robin...»

Non riesce a continuare la frase. Sembra quasi che stia soffrendo più lei adesso di me nel corso di questi anni. Le si è spezzata la voce, di nuovo, da quando ha pronunciato "piccolo bimbo terrestre". A ripensare a quelle tre parole mi compare un flebile sorriso.

«Stella è tutto passato e soprattutto è tutto finito»

La rassicuro appoggiando la mano sulla sua guancia asciugando una rapida lacrimuccia che stava già scendendo dal suo viso.

«Ragazzi, posso capire la situazione...ma ehi»

Commenta BB leggermente infastidito. Poi da cosa? Perché ho accarezzato la guancia di Stella? Forse perché non può fare altrettanto con Corvina... Automaticamente mi giro verso la mezza demone che accorgendosi di essere osservata gira la testa cercando di evitare quegli sguardi fastidiosi. Stella appoggia la sua mano sulla mia e sussulto non aspettandomi una sua reazione e spalanco gli occhi, ma tanto lei non può vederli. Confesso che a volte può essere davvero fastidioso portare questa maschera costantemente, ma spesso ringrazio di averla sul mio viso perché evita di mostrare una parte così sensibile di me. Dagli occhi si può capire tutto se solo si osservano con attenzione. Se divaghi con lo sguardo, se li rotei infastidito da qualcosa o qualcuno, se li spalanchi o se li sgrani. Mostrano le tue espressioni e in certi sguardi ci puoi rimanere intrappolato. Ma queste perle di saggezza da dove le tiro fuori a volte? Cyborg nel frattempo tira una seconda gomitata a BB per zittirlo e questo incrocia le braccia rivolgendo lo sguardo triste a terra. Ecco, cosa dicevo degli sguardi?

«Ragazzi, oggi non sprechiamo ulteriori energie, domani partiremo presto per andarla a cercare e vedere che cosa ha combinato questa cattiva ragazza»

«Hai ragione Cyborg. Oggi dovremo riposarci. Ci aspetterà sicuramente un lungo viaggio...lei non si farà trovare facilmente»

Dico nervoso e sospiro rumorosamente. Avrei preferito Mega Block a una strega del genere.

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