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Capitolo 5:

Eternity was in our lips and eyes.

Cit. William Shakespeare


- Chiedici tutto quello che vuoi -. Parlò il "padre". Sua moglie gli stringeva la mano, forse per dargli molta più forza.
- Come si chiamano i miei veri genitori? -.
- Non sappiamo il padre... Tua madre ha preferito non dirlo -.
- Perché? -.
- Perché ha pensato che fosse la cosa migliore - prese fiato e continuò: - tuo padre dopo averti concepita, è sparito -. Amanda rimase sconvolta.
- Ma... Ma perché? -.
- Prabibilmente non era pronto... -.
- Magari non voleva -. Il padre adottivo abbassò lo sguardo.
- Chissà... - sussurrò. Poi, aggiunse: - Tua madre si chiamava Caterina Boscolo -.
- S-Si chiamava? -.
- È morta poco dopo la tua nascita -.
- E come sono finita in addozione? Non avevo altri parenti? -.
- Lei, una volta che ha capito di non farcela, ha preferito affidarti a noi. Tuttavia, i tuoi unici parenti ormai non ci sono più: tuo nonno dieci anni fa è morto d'infarto, mentre tua nonna sette anni fa, non ricordo di cosa... Tua mammaa conoscevamo bene -. Ebbe circa dieci secondi per digerire la cosa.
- E... Com'era? - stava piangendo. Lei non piangeva mai. Una lacrima gelata correva per le guancie. Il poco fondotinta che si metteva di solito diveniva sbavato. "Non piangere, Amanda, non piangere!" si urlava. Ora piangeva forte. Non si riusciva a trattenere.
- Amanda... - chiamò la madre adottiva.
- Sto bene -. Allora la donna le chiese: - Sicura? -.
- Sì -. Ovviamente non era vero.
- Tua madre era una donna meravigliosa, solare e forte. Aveva i tuoi stessi occhi, ma i capelli più scuri, quasi corvini - rispose l'uomo alla domanda di Amanda.
- Come... Come è morta? -.
- Tumore al pancreas -.
- Non potevano curarla? -. Era ormai rassegnata. La ragazza sentiva la morsa del dolore sul cuore. Era durissima. Il fiato si era solidificato nei polmoni: respirare era doloroso.
- Lei non ce l'ha fatta. È morta tre mesi dopo il parto... -. In seguito, strinse forte la moglie e inspirò profondamente. Continuò: - Amanda, devi però sapere un'altra cosa... Tu hai... - non riusciuva a dirlo, allora lo disse la donna: - Un fratello -.


"Cominciamo per bene le ricerche. Direi che si può cominciare con l'ospedale più vicino, magari la donna c'è passata di recente". Entrò nell'ospedale. Odiava gli ospedali. Puzzavano di medicine, flebo, malattie e sterilizzazione. Si diresse in segreteria.
- Salve - esordì.
- Buongiorno -. Guardò per bene l'uniforme dopo aver risposto.
- Ho bisogno di un favoretto -.
- Mi dica -.
- Sto cercando una donna -.
- Come si chiama? -. Si avvicinò al vetro dello sportello per sussurare il nome. Allora la segretaria: - Effettuo le ricerche -. Scrisse a computer. Dopo circa un minuto, disse: - Guardi, negli ultimi 3 anni, non è mai venuta in quest'ospedale... -.
- Capisco, la ringrazio molto. Arrivederci -.
"Proviamo un altro ospedale".
Giunse al secondo. Altro odore nauseabondo. Questa volta c'era un uomo in segreteria.
- 'Giorno -. Esordì il segretario.
- Salve. Sto cercando una donna. Mi dica se è stata qui di recente -. Analogamente a prima, fu scrutato per bene prima di eseguire.
- Certo. Mi dica il nome -.
Anche questa volta le ricerche furono inutili. Negli ultimi tre anni, la donna non è stata nemmeno lì. Uscì. Decise di andare a mangiare. "Facciamo Mc per oggi".
Mc menu. "Però, pensandoci bene, potrei avere un aiutino da Zambonin. Sono sicuro che per un po' di grana mi darà una mano". Consumó il pranzo. "Ho deciso, glielo chiedo 'sta sera".


- Elisa... Perdonami... Ti prego, incontriamoci domani -. Le disse in una chiamata Amanda.
- Va bene, non posso negartelo... -.
Arrivò il giorno successivo. Era sabato, niente scuola. Tirava un leggero vento fresco. Amanda aveva scelto di vestirsi bene. Quasi fosse un giorno importante. Bè, forse lo era. Leggins neri, giacca leggera sopra ad una maglietta a mezze maniche, scarpe più pulite ai piedi, capelli ben spazzolati e un profumo fruttato molto dolce. Si trovarono ancora davanti al lungomare. Anche Elisa era vestita benissimo. Aveva un mezzo sorriso. Quando la vide, Amanda ebbe una reazione strana: sentì il cuore che cominciò a correre più veloce, le guance scaldarsi, le mani a sudare. "Ma cosa mi sta succedendo?" pensò. "Non può essere..." ebbe paura. La abbracciò senza pensarci. Sentiva il calore di cui aveva bisogno. Stava saziando la sua anina. Però aveva paura. Paura di quello che provava. Paura di sbagliarsi. Paura di sé stessa.
- Amanda... Siamo abbracciate da tre minuti. Tu non sei un'amante degli abbracci, mi preoccupi -.
- Tu... Tu ce l'hai con me? -. Parlava piano. La sua voce si nascondeva dietro al roseo chiarore degli zigomi.
- Amanda, se non mi ami, non posso prendermela con te... - fu interrotta.
- Io non lo so -. Gli occhi si incontrarono nelle profondità. Si persero a guardare le iridi dell'altra, in un contatto fra gli sguardi che diede calore ad entrambe. Si avvicinarono.
- Amanda... Lascia che ti baci - chiese come fosse l'ultima richiesta prima della morte, l'ultimo appiglio. Amanda le prese la mano. La strinse.

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