32- Riscatto
Federico
La mia pelle rinsecchita comincia a bruciarmi e a crearmi forti irritazioni. L'assenza di acqua si fa sentire nel mio corpo. Quei bastardi mi danno solo un bicchiere la mattina e se mi comporto bene o gli faccio pena uno anche la sera. Ma non basta. E' troppo poco per me. Sento anche di cominciare a perdere la vista. Lo stare sempre al buio mi ha causato diversi problemi agli occhi, e non sopporto più qualsiasi forma di luce. La puzza di sudore e di sudicio che ho addosso è come una pelle, mi riveste tutto. Non c'è un solo millimetro del mio corpo che non sento sporco o indebolito. Se mi torturano? Sì, questa è una tortura. Stare fermo qui a non fare niente, a morire di fame e di sete, è una tortura. La peggiore di tutte, perchè ti consuma dall'interno e ti manda alla disperazione. Dormire mi è impossibile, anche per colpa del condotto d'aria guasto che non fa altro che ricreare un suono gracchiante e metallico. La mia mete è occupata da un solo pensiero: Ashley.
Sono chiuso qui dentro da chissà quanti giorni. Non ho idea di cosa sta succedendo nel mondo là fuori, non so neanche che giorno sia oggi, se adesso è giorno o notte. So solo che Ashley è in pericolo, Nicole lo è. Se non le hanno trovate ora le troveranno presto e io devo essere lì a proteggerle.
Di colpo la porta si apre e degli uomini entrano velocemente, e senza che io me ne accorga mi afferrano e mi tirano su. Sento i muscoli bruciare e le ossa spezzarsi dal dolore.
- Che sta succedendo? - Biascico in fin di voce. - Cosa mi state facendo? -
- Abbiamo trovato Ashley Watson. A quanto pare è a New York. Forse per una rimpatriata con il padre. - Risponde l'uomo nero sorridendomi maligno. Il mio cuore perde un battito e le mie gambe cominciano a tremare. - Sai che significa questo ragazzino? -
Lo guardo aprendo appena le palpebre e gli lancio un occhiata di sfida.
- Significa che non ci servi più. E che quindi possiamo tranquillamente ucciderti. - Mi sussurra all'orecchio. Cerco di saltargli addosso ma quegli uomini hanno la presa ben salda su di me.
- Possiamo, questo è vero. E lo avremmo fatto. Purtroppo però qualcuno ha già pagato per il tuo riscatto. E anche abbastanza bene. -
Quelle parole non hanno alcun senso, chi avrebbe mai pagato il mio riscatto? Qualcuno era a conoscenza della mia situazione? Benjamin? Non lo avrebbe mai fatto, sarebbe corso alla polizia.
Non ho neanche il tempo di pensarci che mi trascinano via fino a portarmi fuori, all'aperto, dove vengo subito aggredito dai raggi del sole che mi bruciano gli occhi. Cado a terra e urlo dal dolore.
- Diecimila. In contanti. - Sento dire una voce e poi un suono, come un fruscio. Apro gli occhi pian piano intorno a me tutto comincia ad avere un senso e una forma.
E poi vedo lei...
- Ingrid? -
Spero vi piaccia! Al prossimo giovedì!
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