Capitolo 6 • Rivelazioni
In via Madama Cristina c'è un supermercato aperto ventiquattro ore su ventiquattro, frequentatissimo da noi studenti che dopo le lezioni passiamo a comprare due cose per mettere in piedi il pranzo. A riprova di quanto il mondo sia minuscolo, arrivo alla cassa preceduta proprio da Alessandro.
- Ma... Come mai stai comprando degli assorbenti? - domando, incapace di trattenermi. Insomma, la situazione ha un che di comico.
Lui si gira e arrossisce un minimo.
- Non sono per me.
- Questo mi era abbastanza chiaro... A meno che non sia cambiato qualcos...
- No, ma che vai a pensare! Sono per Francesca, la sorella di Nico. - mi interrompe.
Un momento.
Francesca?
- E perché li stai comprando tu e non... che ne so, Nicola? - indago.
Alessandro stringe la mascella.
- Ha chiesto a me di farlo.
La mia perplessità deve essere ancora evidente, perciò il bel moro si affretta ad aggiungere una spiegazione.
- Vivo con loro, è facile tanto per me quanto per lui portarle queste cose.
Annuisco, senza porre ulteriori domande. Ammetto, però, che mi incuriosisce la loro convivenza. E questa Francesca sarà pericolosa? Quanti anni avrà?
Ci salutiamo senza tante cerimonie, ma non prima che io mi senta trafitta da quello sguardo enigmatico che riesce così bene solo a lui. Mi sono solo immaginata l'occhiolino che mi ha fatto?
Quando torno a casa, trovo Sara intenta a girare il mestolo in un pentolone e Chiara sdraiata comodamente sul nostro divano, di fronte alla cucina.
- Ciao! Avevo la giornata libera e ho pensato di passare qui. Come va? - mi saluta quest'ultima.
- Chiara, tu hai sempre le giornate libere. - la correggo.
- Vero, ma nel mentre faccio un sacco di cose. Chi è che ha inciso una nuova canzone proprio la scorsa settimana, eh? Lo sappiamo entrambe, tesorino. - replica lei, con un elegante contrattacco.
Lascio perdere, sapendo che non cambierà mai.
- Bentornata! Tutto bene a lezione? - mi si rivolge la mia coinquilina.
Mi sistemo sulla mia solita sedia al tavolo in cucina e osservo la sua figura longilinea destreggiarsi ai fornelli. È sempre stata più brava di me a cucinare, anche se Chiara direbbe che non ci vuole molto.
- Normale, come al solito.
- Quindi non avete ancora cambiato gioco. Se volete, vi presto il mio mazzo di carte. Ha i glitter. - si offre Chiara, ammiccando alla parola "glitter".
Va pazza per tutto ciò che luccica, motivo per cui non sbagliamo mai con i suoi regali di Natale o compleanno: è sufficiente che brilli. È stata capace di fare una sfuriata al suo ex di due anni fa perché si aspettava che le portasse un diadema da vera principessa che avrebbe potuto indossare alla sua festa per i vent'anni, mentre lui aveva pensato unicamente al regalo. Un bel regalo, va detto, perché una palette di trucchi personalizzati apposta per lei è il suo sogno, ma noi gli avevamo detto di non ridere troppo all'idea del diadema.
- Siamo a posto così, grazie. Il nostro obiettivo non è farci notare, sai? - ridacchio.
- Che persone insulse. Amalgamatevi, bravi, così io risalto di più. - si vanta lei, con aria di sufficienza.
Sara le scocca un'occhiataccia eloquente.
- Oh, ti ho preso il formaggio che mi avevi chiesto. - ricordo, porgendolo poi alla mia coinquilina - E mentre aspettavo alla cassa mi sono ritrovata davanti Alessandro.
- Ehi... Il tuo "normale" non comprendeva Alessandro, vero? - si lancia subito Chiara, con entusiasmo.
- Ma se non è successo niente! - scatto.
Ricevo due occhiate penetranti.
- Però ho trovato strano che stesse comprando degli assorbenti. Ha detto che erano per la sorella di Nicola, visto che vivono tutti e tre insieme. - aggiungo.
- Cooosa?! - esclamano le mie amiche all'unìsono.
Faccio spallucce.
- La tizia si vuole portare a letto Alessandro, altroché. Te lo garantisco io. - dice Chiara.
- Non è detto, ma può essere. Che ne sappiamo del loro rapporto? - annuisce Sara.
Le supposizioni che stanno facendo non mi piacciono. Si avvicinano troppo alle mie e, forse, alla realtà.
Arriccio una ciocca bionda intorno al dito, riflessiva.
- Ho scoperto di lei solo oggi e non ne so praticamente nulla. Perché, poi, avrebbe baciato me d'impulso se sta con lei? Mi guarda sempre in modo così intenso... Io so che non mi ha dimenticata. - affermo.
Sara dispone su ogni piatto un po' di carne di vitello passata in padella, con puré e fagiolini in accompagnamento. Io mi occupo di portare il pane, i condimenti e di distribuire posate e tovaglioli.
- Neanche Tommy mi ha dimenticata, ma continua a fare lo stronzo e insistere che siamo troppo distanti per mantenere una relazione. - borbotta la mia coinquilina, acida.
- Oh, Sara... Dov'è che studia, già? - domanda Chiara.
- È passato a Bologna al test di medicina.
Inizio a tagliare la carne e assaggio il tutto.
- Non sa cosa si perde. Una brava cuoca, una fidanzata affettuosa ma non appiccicosa, una consigliera saggia... Potrei andare avanti all'infinito. - elenco.
- Grazie, Emma. - sussurra Sara, con un tono di voce che mi fa capire che, nonostante la mia dolcezza, si sente ancora giù di morale.
Chiara appoggia le posate sul bordo del piatto con un tintinnio metallico.
- Io mi chiedo che senso abbia spedire gente del sud al nord e gente dell'est ad ovest. E viceversa. Per diventare medico uno deve mettere nelle mani del caso il proprio destino. Qui a Torino si sarebbe trovato benissimo e il carico di studio da affrontare è lo stesso. Secondo me c'è qualcuno che sarebbe disposto a fare cambio con lui e cedergli il posto qui per andare a Bologna. - argomenta.
Sara sospira.
- Magari fosse così semplice risolvere questo tipo di problemi! Non ti danno una scelta. O, meglio, sì, avrebbe potuto rinunciare al posto per stare con me, ma non gliel'avrei mai permesso. È un'opportunità che non ricapita due volte. - ragiona, saggia come sempre.
La sua maturità nell'affrontare le difficoltà della vita è ammirevole. A volte, mi chiedo perché io stia ancora a piagnucolare o arrabbiarmi come una bambina viziata.
- Neanche tu capiti due volte, Sara. - osserva Chiara, arguta.
Queste parole le strappano un sorriso di quelli rari, di quelli commossi dalla gentilezza che ancora fluttua a sprazzi ineffabili nel mondo.
Chiara si volta verso di me.
- C'è anche un altro motivo per cui sono passata di qui oggi.
- Scroccare il pranzo? - ipotizzo.
- A parte quello. Anzi, in realtà non avevo voglia di cucinare. Dicevo, l'altro motivo è che voglio che ci siate tu e Alessandro nel mio video musicale. - mi informa.
Aggrotto la fronte.
- Io? Alessandro? Perché?
- Perché vi faccio fare cosacce e secondo me sarete bravi. - gongola Chiara, pregustando il divertimento.
- Ma se non ci hai neanche mai visti insieme! - esclamo.
Lei mi rivolge lo sguardo di chi la sa lunga.
- Non mi serve. Vedo te quando parli di lui ed è una garanzia sufficiente. - sminuisce il problema.
Termino il cibo sul mio piatto, complimentandomi con Sara.
- Tu sei matta. Ti faremo fare fiasco. - la avverto.
La mia amica dagli occhioni verde-azzurri scuote la chioma castana con nonchalance, intimamente convinta che non è possibile che faccia fiasco.
- Sarete perfetti.
Lancio un'occhiata alla mia coinquilina, ma lei fa spallucce.
Mentre sparecchio, scuoto la testa.
- Sei decisamente fuori di testa. - ripeto.
Chiara esibisce uno dei suoi adorabili sorrisi zuccherosi che usa spudoratamente come arma di persuasione. È anche piuttosto brava, purtroppo.
- Lo so, mi vuoi bene esattamente per questo.
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Nicola ha una sorella, a quanto pare. Sento già odore di diffidenza nei suoi confronti 😂
Se vi è piaciuto il capitolo, votatelo 🙈
Baci ❤
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