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Capitolo 31 • Fuori posto

- Ho una buona notizia e una cattiva notizia. Da quale comincio? - annuncia gravemente il medico.

Siamo tutti molto stanchi e provati, col sonno che avanza man mano che la notte scende su questa lunga e difficile giornata. Mi passo una mano tra i capelli, mentre qualcun altro si stropiccia gli occhi. Gli amici di Nicola e Francesca sono andati via da poco, gli zii parlavano di tornare domani proprio qualche secondo fa.

Ad un certo punto, è arrivata anche Sara: ha portato cibo, acqua e caffé per tutti. Per una volta, le sono stato grato. Non solo perché non mi ha escluso dalle provviste, ma soprattutto perché si è presa cura di Emma, mentre io ero troppo stanco per continuare a farlo. Ho resistito il più a lungo possibile.

Quando le osservo, ho l'impressione che abbiano instaurato una comunicazione segreta, che possono comprendere solo tra di loro. Il legame che sussiste ha una natura così particolare eppure così evidente che mi sento quasi scomodo a tentare di decifrarlo. Hanno un'amicizia invidiabile.

- Ci dica quella cattiva, prima. - decide il padre di Nicola e Francesca, strappandomi ai miei pensieri.

Il medico calca bene gli occhiali e fruga nella cartella che si porta sempre appresso. Alza gli occhi sui genitori dei miei amici. Inspira a fondo.

- Abbiamo fatto tutto il possibile per Nicola. Temo che... Che i danni fossero già troppo gravi perché potessimo... Insomma, intervenire in maniera efficace.

Si ferma qualche istante per testare l'impatto che hanno le sue parole su di noi. Il suo viso esprime estrema difficoltà e dispiacere.

- Le mie condoglianze. - sussurra infine.

Il silenzio è squarciato dal grido della madre di Nicola. Seguono lamenti, gemiti disperati, fiumi di parole senza un vero e proprio senso, altre grida. I genitori di Nicola sono distrutti, lacerati nel profondo.

Noialtri soffriamo in silenzio, cercando di dare loro tutto lo spazio di cui hanno bisogno per sfogarsi. Gli sguardi che ci scambiamo sono come patate bollenti: saettano dall'uno all'altro senza che qualcuno riesca a reggerli per più di mezzo secondo.

Emma si getta tra le braccia di Sara, ma mi sento così vuoto e inutile che la attiro invece tra le mie braccia. La forza con cui piange è direttamente proporzionale a quella con cui la stringo. I singhiozzi e le lacrime si confondono, è tutto un patimento collettivo. Non oso guardare in faccia la madre di Nicola.

Il medico si è fatto da parte perché potessimo sfogare tutti quanti le emozioni sgorgate da un annuncio così disastroso, ma torna poco dopo. Non attende il permesso per parlare di nuovo.

- Francesca si sta riprendendo lentamente. Tra qualche giorno dovrebbe essere già sveglia.

Immediatamente, sento le spalle più leggere. Nuove lacrime scendono dagli occhi della madre di Nicola, sopraffatta dalla pesantezza della situazione. Quantomeno, ha una fonte di sollievo adesso. Ringraziamo tutti quanti il medico, poi ci abbandoniamo a nuovi sfoghi. Emma piange forte come non mai contro il mio petto, le sue lacrime bagnano il mio cuore.

- Perché lei sì e lui no? Perché?! Dimmelo! - urla.

Le accarezzo la schiena dolcemente.

- Non è giusto... - singhiozza.

La vita non è mai stata giusta.

Per quanto Nicola non fosse il mio migliore amico o non lo conoscessi da una vita intera, rimpiango di non aver sfruttato meglio il tempo che mi è stato dato per stargli vicino. Ho passato mesi a maledirlo per come stesse conquistando Emma, per la posizione privilegiata che aveva e che avrà sempre per lei, ignorando quanto invece meritasse il meglio dalle persone. Lui la meritava. Lo sapevo. E non sono stato capace di essere felice per lui. Lui che era così buono. Adesso invece ci sono io, qui, mentre lui non potrà mai godere dei frutti dell'ottimo lavoro che ha fatto come persona.

Perché se ne vanno sempre i migliori?

Alzo gli occhi per cercare risposte che non avrò, stringo membra che non mi appartengono. Niente mi è mai sembrato più fuori posto di così.

Accompagno a casa Emma e Sara, consapevole che a vegliare su Francesca ci sono i suoi genitori e qualche parente rimasto. Indugio in macchina. Non mi va affatto di tornare nell'appartamento di Nicola e Francesca. Sento la loro aura pesare su di me.

- Vuoi... vuoi fermarti per la notte? P-posso sistemarti s-sul divano. - mi si rivolge Emma, tentando di liberarsi dagli ultimi singhiozzi.

Mi volto a guardarla, incapace di confessarle che era l'ultima offerta in cui speravo, ma anche la migliore. Non vorrei essere da nessun'altra parte se non con lei stanotte.

- Qualunque divano sarebbe meglio che tornare nell'appartamento, ora come ora. - commento sottovoce.

- Immaginavo. Vieni. - annuisce lei.

Ancora una volta, mi chiedo come sia possibile che capisca ancor prima di me le più intime ragioni del mio sentire. Come fa? Qual è il suo trucco?

Seguo la sua figura all'interno del palazzo e su per le scale, finché non troviamo la porta lasciata aperta da Sara.

- Sicura che non sia un problema per Sara? - sussurro.

- Non dirà niente, se anche lo fosse. È una mia decisione.

- Ma vivete insieme... - obietto.

Emma mi fissa con serietà.

- Proprio per questo non dirà niente. Mi conosce ormai. Sa a cosa sarebbe andata incontro, capisce la situazione. E poi, rimane la mia coinquilina, quindi lascia che la affronti io. - spiega, esausta.

Prima che io possa replicare, va a prendermi lenzuola e coperte. Non mi resta che ringraziarla e mettermi a dormire tranquillo. Se dimostro che so anche non portare guai, magari Sara cambierà idea su di me.

O forse Emma ha ragione: la situazione è così fuori dal comune che io potrei essere l'ultimo problema della sua coinquilina. Una persona assennata dovrebbe pensarla così.

Mi addormento col viso rivolto alla finestra, le stelle un luccichio lontano e l'aria fredda che le avvolge un soffio lento ed inesorabile attraverso gli spifferi.

e conservo ad una ad una anche le stelle
le tengo fra le mani le conto sulla pelle

Sogno Emma, la mia Emma, la stella più bella. La mia mente rievoca la sua immagine distesa sul letto come una dea, i capelli chiari sparsi sul cuscino e le iridi traslucide. La mia pelle sente ancora una volta i suoi baci, la sensazione vellutata che si riverbera nel profondo, le carezze che graffiano l'anima e accendono la passione.

Spalanco gli occhi ed è qui, accanto a me, col respiro regolare. Sono le tre del mattino.

__________

È probabile che alcune di voi avessero già previsto che a non farcela sarebbe stato il povero Nicola. Possiamo piangerlo tutte insieme adesso.

Nonostante questa grave perdita, spero possiate comunque aspettare con entusiasmo gli ultimi capitoli della storia, che ne ha trentacinque in totale.

Baci ❤

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