Capitolo 12 • Sintonia
- Sono già le otto? Non è possibile!
Il mio telefono ha dormito per ore mentre io chiacchieravo con Nicola. Abbiamo parlato di tutto. Mi ha raccontato delle superiori, abbiamo riso dei professori e delle loro stranezze, mi ha parlato della sua passione per il calcio e della squadra in cui gioca, mi ha ascoltata mentre parlavo di quanto mi piace ballare, di quanto sono affascinata dall'arte e dalla letteratura. E abbiamo diviso un muffin a metà, perché non volevamo saltare la cena.
- Devi andare? - domanda lui.
- Sì, la mia coinquilina non sta benissimo e voglio starle accanto. - spiego.
Annuisce.
- D'accordo. Ci vediamo domani a lezione?
- Certo. A domani! - lo saluto.
Ricambia con la mano e rimane al bar, mentre io corro verso la metropolitana.
Invio un messaggio a Sara per chiederle se vuole che prenda qualcosa al supermercato o d'asporto, ma lei mi dice soltanto di tornare a casa.
Il mio ingresso nell'appartamento è pervaso da un profumino delizioso di pollo arrosto.
- Oh, mio Dio! Ma tu non eri decisa a non uscire dalla tua stanza per una settimana?! - esclamo, sorpresa.
Sta rimettendo al loro posto pentole e utensili che ha usato, asciugandoli con un panno.
Sulla tavola troneggia il mio piatto preferito, con tanto di patate al forno in accompagnamento.
- Sì, be', mi stavo annoiando. Dopo un po' mi stufano le scene melense. Così, ho pensato di occuparmi della cena, ma ero troppo indecisa su cosa volessi mangiare, quindi ho scelto di fare qualcosa che piace a te. - racconta.
- Grazie per la considerazione. - ridacchio.
Mi appresto a togliere il cappotto e lavare le mani per mettermi a tavola, contenta per le sorprese inaspettate di oggi.
- Mi sembri molto felice. C'è un motivo in particolare? - indaga Sara.
Taglio la parte di pollo che mi interessa e riempio il piatto di carne, sughetto e patate. Che meraviglia!
- Il cibo. Sicuramente il cibo. Ma anche Nicola. Ero con lui fino a poco fa e sono stata benissimo. Abbiamo parlato di tantissime cose e abbiamo riso un sacco! Wow, non me lo sarei aspettata da un tipo bello come lui. - esulto.
La sua occhiata penetrante mi ricorda che lei è passata al lato cinico e pessimista del tribunale degli uomini. Resto in attesa di una sentenza crudele.
- Sono tutti così all'inizio. Belli, simpatici, divertenti, interessati, coinvolti, felici. Poi si rivelano gli stronzi che sono in realtà. Tutte bugie, tutte coperture, stratagemmi per nascondere quanto siano infimi e indegni. Apri gli occhi, Emma.
Sospiro. Come prevedevo.
- Tu hai il dente avvelenato, Sara.
- Vero. - concorda lei - Ma la verità è più o meno questa. Alla lunga, mi darai ragione.
Alzo gli occhi al cielo.
- Non posso godermi un po' di sano entusiasmo? Solo adesso, all'inizio. E poi, io e Nicola siamo amici. Mica c'è qualcosa in più.
- Può essere, per adesso. Se lui pensa le stesse cose di te che mi hai appena raccontato, però, allungherà in fretta le mani. I cromosomi non mentono, rimane pur sempre un XY come tutti gli altri. - replica lei, severa.
La nostra conversazione abbandona il campo delle relazioni, con la reciproca consapevolezza che l'una la pensa in maniera diversa dall'altra in questo momento, e commentiamo per un po' qualche serie televisiva.
È quando ci spostiamo sull'argomento "libri" che ritroviamo la solita sintonia, poiché siamo tutte e due delle lettrici avide e accanite di romanzi rosa. Ci sono molti titoli che subiscono solo critiche, altri invece scatenano la parte più romantica e sognatrice di noi, facendoci sospirare all'unìsono.
Io tendo a trovare libri improntati sull'ironia e l'assurdo delle coppie, lei quelli che dedicano ampi intervalli di pagine al sesso. È un bene che ci scambiamo idee e opinioni, così le nostre letture variano.
Andiamo avanti a chiacchierare e ridere come delle pazze fino alle due del mattino e io mi addormento in camera sua. Così, quando suona la sveglia sul mio cellulare, alzo la testa sputacchiando ciocche di ricci corvini.
Mi tiro su a sedere stropicciando gli occhi.
- Svegliati, Sara. È mattina. - la scuoto.
Lei si rigira dall'altra parte, rischiando di cadere dal letto. La trattengo per un soffio.
- Sara, dobbiamo andare a lezione. - ripeto.
Mentre io mi alzo e mi stiracchio, l'unico segno di vita che ottengo da lei è un borbottio schiacciato nel cuscino.
Non cambierà mai: sarà sempre complicato tirarla fuori dal letto prima delle undici di mattina.
Decido di andare a prepararmi per darle il tempo di svegliarsi mentalmente. Raccolgo i miei lunghi capelli biondi in una coda alta, applico un leggero trucco rosato sul viso sorridendo al bel tratto di eye-liner che mi è venuto e indosso un maglioncino rosa antico da abbinare alla gonna bordeaux di stampa scozzese, piuttosto svasata. Infilare le calze è una fatica che non avevo messo in conto, ma ne è valsa la pena se vedo l'effetto snellente che danno alle mie gambe.
Tiro su la zip degli stivaletti neri che completano il look, mi assicuro di avere nella borsa tutto ciò che mi serve per andare a lezione e ripasso in camera di Sara.
Sta fissando la finestra, corrucciata.
- Non è minacciando il Sole che farai tornare la notte. - sentenzio.
- Io non ci vado a lezione. Tanto non è obbligatoria la frequenza. - risponde lei, svogliata.
Alzo le sopracciglia.
- Ed è per questo motivo che intendi immaginare poi cosa chiederà il professore all'esame invece di essere presente per annotarlo?
- Esistono i compagni.
Vado a sedermi sul bordo del letto.
- Hai matematica oggi? - domando piano.
- No. - sussurra lei.
Annuisco.
- Domani sicuramente ce l'hai, quindi andrai a lezione. Giusto?
- Devo proprio? - si lagna la mia amica.
Faccio cenno di sì prima di recarmi in cucina per fare colazione. Rientro in camera sua venti minuti dopo per salutarla, ma noto che è sprofondata di nuovo nel sonno.
Le faccio una carezza.
- Ciao, Sara. Tornerò presto. Quando avrai bisogno di me, io ci sarò. Non temere.
Socchiudo la porta, cammino attentamente per non fare chiasso con i tacchi degli stivaletti e vado ad affrontare la mia giornata.
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Cogliete la spietata filosofia di Sara sugli uomini, grazie: merita.
Baci ❤
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