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Finalmente Fuori

GIADA

Bussarono alla porta e entrarono i dottori e dopo avermi visitato mi diedero l'uscita. Finalmente uscì dall'ospedale, e con me c'era l'uomo dei miei sogni, mi sentivo così fortunata e felice come non mai. Mi portò al parcheggio dove c'era la sua auto un Suv bianco, e al vederlo scoppiai a ridere, mi guardò sorpreso e disse: " Giada perché ridi così forte?" Lo guardai ancora ridendo e gli risposi: "Io ho lo stesso identico Suv bianco." Mi rispose: "non ci credo è impossibile," "lo vedrai molto presto" gli dissi. Salimmo in auto, accese il motore e accelleró, guidò una mezz'oretta, e per tutto il tragitto ridemmo senza sosta. Stavo bene accanto a lui.

LUCA

Finalmente eravamo usciti, la stavo portando via con me. E quando arrivammo al parcheggio scoppiò a ridere. "Giada perché ridi?" gli chiesi. Mi rispose ridendo: "ho lo stesso identico suv bianco." "non ci credo è impossibile," dissi. "Lo vedrai molto presto," mi rispose ridendo. Salimmo. In auto accesi il motore. Ridemmo per tutto il tempo. Dopo mezz'oretta finalmente arrivammo. Parcheggiai il Suv, vicino a un bellissimo giardino, spensi il motore e scesi dall'auto, chiusi lo sportello e andai dal lato dov'era lei, gli aprì la portiera gli porsi la mano destra e l'aiutai a scendere. Mentre scendeva dall'auto mi cadde tra le braccia, i nostri visi erano così vicini che riuscì a sentirne il suo respiro. Mi guardò timidamente e si staccò da me.  Si mise a correre come una bambina tutta allegra e spensierata. Io gli corsi dietro e appena la raggiunsi la afferrai per un braccio, e la tirai verso di me, lei voleva scapparmi, e mentre provó a correre via inciampó su una pietra che si trovava nel prato, non feci in tempo a prenderla, che ci ritrovammo entrambi sull'erba, uno a fianco all'altro, ci guardammo negli occhi e scoppiammo a ridere a crepapelle. Mi alzai per primo, e poi aiutai Giada ad'alzarsi. Appena in piedi, gli dissi: "hai fame splendido fiore?"
Mi rispose di sì. Gli dissi di aspettarmi lì dove si trovava, e andai verso l'auto, aprì il portabagagli e estrassi un enorme cestino, e due morbidi plaid, chiusi l'auto e tornai da lei.
Mi guardò sorpresa e esclamò: "ma quello é un cestino da picnic?" Gli risposi di sì. Sistemai una coperta a terra, tirai fuori dal cestino, dei piattini e bicchieri di carta ecologici, e li sistemai sul plaid, estrassi dal cesto una buonissima crostata alla marmellata, delle buonissime frittelle di avena, dell'ottima frutta, e un thermos con del buonissimo the.
Presi la mano di Giada e l'aiuti a sedersi sulla coperta, io mi sedetti accanto a lei. Gli chiesi se volesse del the allo zenzero cannella e cardomomo, e mi rispose che ne andava matta. Sorrisi, anche io andavo matto per quel the. Mangiammo tutto, rimisi tutto nel cestino, mi alzai, aiutai Giada ad'alzarsi, raccolsi le coperte e andammo alla macchina, poggiai tutto nel portabagagli. E facemmo una lunga passeggiata, parlammo tanto, quando raggiungemmo un muretto, ci  sedettemo sopra uno di fronte all'altro.

GIADA

Una volta arrivati, Luca scese e mi aprì la portiera e mi aiutò a scendere dall'auto, "che gentleman," pensai tra me e me. Mentre scesi da solita imbranata gli caddi tra le braccia, i nostri volti erano così vicini che ne sentì il respiro. Mi sentì in imbarazzo e mi staccai da lui, mi misi a correre come una bimba, lui mi raggiunse e mi afferó, inciampai su una pietra e lo feci cadere a terra con me, eravamo fianco a fianco ci guardammo negli occhi e scoppiammo a ridere a crepapelle, poi mi sorprese con uno splendido picnic. Una volta terminato il picnic, facemmo una lunga passeggiata, parlammo tanto, arrivati a un muretto ci sedettemo uno di fronte all'altro e continuammo a parlare. Luca mi disse, "ho come l'impressione di averti già vista da qualche parte." Lo guardai negli occhi e gli risposi: "Ho avuto la tua stessa impressione ieri, quando ti ho visto in ospedale e poi mi sono ricordata, che due anni fa, alla festa dei campioni di pugilato e di kickboxing c'eri anche tu eri seduto ad un tavolo con una bella mora." mi guardò e chiese, "e tu che ci facevi la?"
"Ero allo stesso tavolo di mio padre Edoardo Fenice". Mi guardò incredulo e disse: "il campione dei campioni il pugile più forte  del mondo, quel Edoardo Fenice lui è tuo padre?" "Si Luca lui è mio padre. Non ci siamo neanche avvicinati ne parlati quella sera, e non ci siamo più visti," continuai.
Poi mi prese la mano, e a turno ci raccontammo dei sogni che da un mese e mezzo facevamo entrambi,e  gli raccontai che ho fatto di tutto per trovarlo, ci guardammo intensamente negli occhi e capimmo che il destino con l'aiuto delle pietre ci aveva fatto ritrovare, Luca mi tirò a sé mi accarezzò il viso e mi baciò dolcemente, e io ricambiai con altrettanta dolcezza.

Tornammo all'auto mano nella mano, e una volta in macchina mi chiese dove volessi andare, gli dissi che volevo tornare al B&B per cambiarmi, avevo gli stessi abiti di ieri. Mi chiese dove si trovava il B&B, e quando sentì il nome sorrise, e mi disse, "lo conosco ti ci porto subito". Una volta arrivati, lo stavo per salutare prima di scendere, quando mi disse, "scendo anche io," lo guardai stupita e dissi, "non mi sembra il caso," mi interruppe e disse: "ma io abito qui", rimasi scioccata e tra me e me dissi "o cavoli, Luca e lui gli ho dato del casanova, le ragazze erano qui per lui, o cavoli." volevo sparire in quel momento. Mi guardò e mi chiese s'era tutto ok, mi presi di coraggio e gli raccontai tutto, scoppiò a ridere, mi prese in braccio e entrammo nel palazzo, mi portò fino davanti alla porta e mi mise a terra, era proprio un gentleman. Mi bació e mi disse che più tardi sarebbe passato a prendermi. Lo salutai e entrai in camera.

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